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Ma siamo preparati ad una civiltÀ multietnica?
Gaetano Barbella
giovedì 14 settembre 2006
Teledomando
Teledomando, trasmissione televisiva bresciana in onda su Teletutto (fonte: Giornale di Brescia).
Il 9.9.06 si è tenuta una tavola rotonda a Brescia con la trasmissione «Teledomando» di Teletutto a cura del dr. Gianbattista Lanzani con voci della politica e della cultura a confronto sul caso Brescia in relazione ai recenti sette omicidi avvenuti nel giro di diciassette giorni che hanno agitato l'opinione pubblica a livello nazionale. Non ho assistito a questo incontro attraverso la tv di Teletutto, ma essendo un lettore del quotidiano locale, il «Giornale di Brescia» (che in seguito indico GdB), il giorno successivo mi sono messo al corrente della cosa alla quale è stata dedicato un'intera pagina della cronaca.
Scopo di questo mio scritto è riportare le mie impressioni - meglio perplessità - su ciò che mi è parso emergere dall'incontro suddetto, in base al resoconto del GdB del quale fino a pochi anni fa è stato direttore il menzionato Gianbattista Lanzani di Teledomando.
«Governare l'immigrazione scommessa per il futuro», così viene presentato, dal GdB, il tema di questo incontro in stretta relazione con l'accoglienza e legalità dell'immigrazione. Invitati a dibattere sono stati cinque personalità di spicco di Brescia, Emanuele Severino, rinomato filosofo, il sindaco Paolo Corsini, la vicepresidente della Giunta, Viviana Beccalossi, il presidente dell'Amministrazione provinciale, Alberto Cavalli, e don Gabriele Filippini, direttore dell'ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Brescia (nella foto, da sinistra dopo Lanzani compaiono nell'ordine).
In anteprima, in relazione alla presenza del filosofo Severino, in tema di scommesse dovrebbe influire non poco un'altra scommessa, in cui egli si è reso interprete a livello nazionale. Si tratta del servizio «Scommetti sul futuro» di Newton RCS Periodici, tutt'ora in atto, di grande ripercussione mediale attraverso il mondo internet. Il Severino, in questa occasione telematica vede l'Occidente in una situazione di catastrofe quasi irreversibile a causa della «tecnica», la stessa su cui si sofferma, ponendola però sul «moggio», come si vedrà, nella suddetta rotonda politico-culturale bresciana di «Teledomando». Sul web egli è fosco nelle previsioni di come sarà «la tradizione occidentale governata da una tecnica senza etica»: di qui - secondo lui - addirittura un mondo senza Dio, unico argine che possa guidare l'azione dell'uomo tale da asservire la tecnica in questione.
Senza contare che lo stesso Severino tempo prima, in un articolo di fondo sul Corriere della Sera di lunedì 4 aprile 2005, aveva rilasciato affermazioni contraddittorie in relazione al concetto della supposta «morte di Dio». Si trattava di una forza straordinaria che il filosofo bresciano riconosceva in Papa Giovanni Paolo II (e di conseguenza - secondo la mia visione - anche nella sua Chiesa), ma che non ravvisava nel mondo laico.
Verrebbe da dire allora che sussistendo questo eccezionale baluardo, ebbene sarà anche la stessa cosa per la «tecnica», nelle mani del mondo laico in balia delle onde. Resterà ciò che deve salvarsi, quel mondo che ha saputo tenere salda la fede di Dio, per esempio quello del Papa «venuto da lontano» tanto coraggioso e intrepido, grazie alla stessa «forza» mancante al mondo laico.
Detto questo, vedremo che queste argomentazioni preliminari trovano interessanti legami con il dibattito di Teledomando in oggetto.
Ma vengo alla rotonda bresciana, in particolare alla posizione assunta dal prof. Severino che, insieme a don Gabriele Filippini, mi sono apparsi i poli su cui è ruotato il confronto bresciano in discussione che mirava a far luce sul caso Brescia nell'occhio del ciclone a causa dei fatti di cronaca che sappiamo, primo il caso Hina.
Il GdB, riporta in sintesi queste parole dette dal Severino che mostra la cosa fondamentale sul problema dell'immigrazione: «Se il mondo povero diventa pericoloso oltre un certo limite, quello ricco cerca di distruggerlo. Basti vedere la posizione del presidente americano Bush sull'Iran. In questo contesto, credo che solo la tecnica possa risolvere i problemi, a patto però che essa arrivi dai poveri prima che essi in massa emigrino nei paesi ricchi».
«Tecnica» sì o no? Viene spontaneo chiedere, a questo punto, al prof. Severino che non ha memoria di ciò che ha detto sul filo del web, sopra riportato. Transeat, ma è proprio solo qui il nocciolo della questione?
Io sono concorde nel dar retta al sindaco Corsini che dice bene quando ammette che «esiste, sì un problema Africa, ma dimentichiamo la forte immigrazione all'Est Europa e dall'Asia, per il quale, il tema cruciale dell'incontro tra culture diverse debba essere affrontato in tre diversi aspetti. Che sono: il profilo della sicurezza e della tutela dell'ordine pubblico, il lavoro ed infine i valori. Il nocciolo duro è proprio quello dei valori e degli stili di vita: la chiave di volta è l'interculturalità, ovvero l'obbligazione del rispetto della regola nell'ambito di un atteggiamento di dialogo coltivato fin dai banchi delle scuole materne».
Ed è su questa posizione anche don Filippini concorde, almeno sul piano dei valori nel sostenere che «La strada dell'integrazione non la si percorre con 50 poliziotti in più o in meno. La questione semmai, è di tipo morale ed etico e coinvolge insieme a noi, anche di alcuni continenti». Questa è una visione che si trova allineata al pensiero di Severino, a sua volta aderente a quello del sindaco Corsini.
Severino, dal canto suo, fermo su una posizione radicale, aggiunge «che non bastano gli stanziamenti per risolvere i problemi del Terzo mondo. Serve, invece, che i paesi ricchi rinuncino a gran parte dei loro privilegi, alcuni perfettamenti superflui come avere telefonini ipertecnologici e via dicendo, ma vi chiedo - egli fa osservare - quale governo ha il coraggio di imporre questi sacrifici? Fermi restando per me, non politico, forti sospetti nei confronti di ogni configurazione del politico, cerco di analizzare quanto accaduto in tempi recenti. Da un lato, il centrodestra che ha pericolosamente fatto credere che sia giusto non pagare le tasse. Dall'altro, il centrosinistra, attraverso la legge dell'indulto, ha ingenerato la convinzione che dopotutto, la delinquenza possa evitare le pene. Una pericolosa facilità sociale che altro non ha fatto se non rafforzare proprio la delinquenza». Le leggi del mercato porteranno ad una convivenza civile con gli immigrati? «Credo che la tecnica ci salverà, ma solo se sarà così rapida da precedere l'arrivo in massa di tutti i poveri del pianeta, emigranti verso la ricchezza», conclude il filosofo.
«Tecnica sì o no»? Torno a ripetere, fra me e me sempre più sfiduciato, nei confronti del pensiero della filosofia moderna in Severino che non s'avvede egli stesso di ciò che aveva stigmatizzato sul conto del mondo laico nel citato articolo di fondo, sul Corriere della Sera di lunedì 4 aprile 2005. «Il mondo laico, si limita a galleggiare - egli disse fra l'altro - : non vede più la potenza che all'inizio del nostro tempo ha distrutto la tradizione. La potenza del pendio... Forse intravede la tragedia che, a valle aspetta il torrente, ma evita di guardarla in faccia e di assumersi la responsabilità del presente».
Quale il «torrente» se non quello dei «valori» su cui si sono soffermati il sindaco Corsini, don Filippini ed il filosofo Severino, ma senza coglierne, purtroppo, il punto cruciale nella sua forza viva e virulenta?
Esaminiamo brevemente il caso Hina , la ragazza pakistana uccisa dal padre perché «troppo occidentale» (N.d.R. del GdB 29.8.06), il primo di sette omicidi accaduti a Brescia nello spazio ristretto di diciassette giorni. Seguono una giovane bresciana soffocata dal sacrestano cingalese mentre accende un cero alla Madonna; un pittore assassinato nella sua casa-studio; un pakistano accoltellato; poi una spietata esecuzione di una intera famiglia dentro le mura domestiche; infine padre, madre e figlio legati e sgozzati. Naturalmente in tutti questi atroci fatti di cronaca nera si ravvisa più di una matrice, ma quella che più ci interessa, in relazione al tema della questione dell'immigrazione, oggetto di discussione nella riunione bresciana di Teletutto in discussione, è - secondo me - il caso Hina, appunto.
Perciò seguendo tale linea, fa riflettere il titolo dell'articolo su questo caso, proprio dello stesso GdB ma del 19.08.06, che dice così: «Le andava incontro quando la figlia veniva dalla città a Zanano di Sarezzo. Allora le metteva il velo per proteggerla dal padre».
Certo, doveva essere forte nello sciagurato genitore la volontà di malmenare violentemente la povera Hina, ma quel velo, in modo occulto, lo allontanava dall'infame proposito, secondo la sua credenza religiosa di pakistano!
Pochi commenti per capire che la lezione che vi può attenere - per quanto legata ad un tenue filo - riguarda una sana revisione di «costume e società», nel senso che all'Occidente farebbe tanto bene mettere sul capo un ragionevole velo della discrezione, a cominciare dal mondo femminile, evitando di apparire sovente quasi ignude. Di certo, a causa di ciò quel papà di Hina non è riuscito ad accettare di vedere Hina “conciata” come un'occidentale. E c'è da immaginare, che sia del tutto simile la situazione di tanti immigrati, come questo padre che all'occidentale appare come un barbaro spietato e crudele.
Al di là di perseguire per via di legge il suo delitto intollerabile resta - a mio avviso - la sola ed unica cosa saggia da fare all'Occidente per porvi rimedio, proprio perché è avanzato sul lato umanistico: fare il miracolo di sé rivestendo, per quello che può, ciò che sembra recare disordine nella mente di gran parte di quelli dell'Oriente.
Di altro, che non viene abbastanza soppesato e collegato alla questione sopra eviscerata è l'estrema intransigenza del mondo islamico attraverso chi sembra oggi influirvi enormente, il Presidente iraniano Ahmadinejad, ben più di Al Qaeda che da tempo terrorizza tutto il mondo occidentale.
Il 6.9.06, Ahmadinejad ribattendo alle aspre critiche del suo omologo americano, Bush, fra altre cose così ha sentenziato spavaldamente e con tono di sfida: «Siamo sicuri che il mondo si sta rapidamente incamminando verso il governo del puro Islam di Maometto» (GdB 7.9.06).
«Si può resistere ad un'invasione da parte di un esercito ma non un'idea il cui momento è giunto», secondo Alexandre Dumas, ed è veramente così nel mondo islamico, altrimenti da dove proverrebbe la forza suicida di tutti gli attentati kamicaze posti in atto dai terroristi, non solo di Al Qaeda?
E così continuano incessantemente sbarchi quotidiani sulle coste italiane del sud di potenziali nuovi immigrati che a differenza - mettiamo - degli italiani poco prolifici (ma è un fatto che vale anche per gli altri europei) una volta accolti, rifocillati e collocati amorevolmente, tempo e tolleranza locale permettendo, non meraviglia immaginare di vederli attuare il proposito di Ahmadinejad per un folto islamismo, forte e diffuso, contro un cristianesimo europeo tiepido e gravemente laicizzato.
Non si può evitare di immaginare che è in atto una guerra di religioni sulla terra, chissà (per i credenti), forse il pareggio, di quella avvenuta ai primordi nei cieli fra le schiere angeliche contrapposte di Michele e Lucifero di cui si parla nell'Apocalisse di Giovanni. Che dire, se così fosse? Che il perdente Lucifero condannato all'esilio terreno cerca la sua rivincita?
Ma pur restando con i piedi a terra, come si fa almeno a moderare la chiara virulenza islamica estremista, la cui bandiera, anche se strumentalizzata, è infine quel «cador» che la madre di Hina poneva sul capo della figlia per proteggerla dalla furia del padre!
Che importa credere che la religione centra e non centra? Non fu così anche per Costantino, romano imperatore, il segno cristiano del labarum che dispose come nuovo stendardo militare alla vigilia della battaglia al ponte Milvio vincendo Massenzio? Infatti Costantino non mutò il suo vecchio credo restando sempre il Pontifex Maximus, ovvero il massimo esponente della religione pagana.
Ha ragione, dunque, il filosofo Emanuele Severino, eccetto che per la sua inspiegabile contraddizione sulla questione della tecnica (che non si sa per lui, se è della perdizione o salvezza), nell'intravedere che «Il mondo laico, si limita a galleggiare - rinvangando le sue previsioni funeste - : non vede più la potenza che all'inizio del nostro tempo ha distrutto la tradizione. La potenza del pendio... Forse intravede la tragedia che, a valle aspetta il torrente, ma evita di guardarla in faccia e di assumersi la responsabilità del presente».
È il torrente di «costume e società» inarrestabile, molto di più dell'altro torrente dell'abuso dei «telefonini ipertecnoligici» e cose del genere, che il Severino giudica superflui negli occidentali.
Intanto, se all'indomani della cronaca del GdB sui risultati del forum di Teledomando sull'immigrazione, lo stesso GdB euforizza la questione dando ampio rilievo al fatto, oramai in fase di consolidamento per risolvere il nodo immigrati, che poggerebbe considerevolmente su Brescia che diventa così «laboratorio nazionale», per contro sullo stesso giornale, attraverso la pagina delle «lettere al direttore» c'è chi pone le sue riserve su questo progetto in atto. Già perchè in Brescia gli immigrati sono oggi il 13,5 per cento della popolazione. «In cinque anni raddoppiato il numero delle presenze regolari», cita il GdB.
«Ma siamo preparati ad una civiltà multietnica?», domanda dal canto suo Adriano Bosio di Brescia, un rispettabile opinionista che viene spesso ospitato dal GdB. Egli dice, in risposta alle conclusioni del forum di teledomando in discussione, che si è «ignorato un tema che a mio modesto avviso è, di primaria importanza. La necessità di una identità forte, che da tempo l'Italia e l'Europa ha smarrito.». Ed il punto saliente su cui Bosio pone l'accento, in merito alla convinzione istituzionale del momento, «caritevolmente» (per rimarcare la posizione della Chiesa nelle vesti di don Filippini della suddetta tavola rotonda) favorevole all'immigrazione, è questa domanda: «Del resto - egli dice con fermezza - perché gli immigrati dovrebbero assimilarsi supinamente allo stile di vita occidentale? Cosa è questo stile di cui stiamo parlando: individualismo, materialismo, consumismo, distruzione dell'ambiente, pandemia sessuale, banalizzazione del corpo, droga, patologie legate alla solitudine, multinazionali e globalizzazione economica? Certo, non basta attenersi ad una Costituzione democratica per sentirsi antropologicamente migliori. L'immigrazione prospera perchè non abbiamo più una idea forte di società: siamo una società con una identità fragile che non sa più cosa custodire: altrimenti sapremo come reagire e, eventualmente, come difenderci. È di questo - conclude Bosio - che non ho sentito dibattere nel pur interessante dibattito in oggetto.».
Ecco un altro signore di Brescia, dopo di me, che intravede, in una sua prospettiva, il sorgere di una forza sgretolante in seno alla «tradizione occidentale», per rifarmi al pensiero di Severino! Un fatto di notevole mole che potrebbe portare inevitabilmente al successo, ironia della sorte, le idee di dominio mondiale islamico di uno emblematico ingegnere di una certa «profezia epocale», il radicale e intransigente presidente dell'Iran, Ahmadinejad. Fra il serio e il faceto verrebbe da aggiungere, forse proprio quello dei famosi «numeri» apocalittici che tutti sanno?
Ora prevalgono in me vaghi ricordi di un viaggio fatto a Teheran tanti anni fa per lavoro. Si discuteva per il progetto di una vetreria da fare presso Teheran, insieme ad altri colleghi accanto riuniti una stanza. Di tanto in tanto interveniva qua e là l'ingegnere capo progetto iraniano, scorrendo i grani di un piccolo rosario fra le dita. E poi, un matrimonio festoso nel grande albergo ove alloggiavo. Mi fu permesso di sbirciare nella sala dello sposo che era come in trono su una pedana, e tutti cantavano e ballavano fra loro ridendo festosamente, ma a me apparivano goffi. Sentivo a mala pena un brusio proveniente dalla sala del piano inferiore, quella della sposa, ma non mi era consentito accedervi. A pensarci oggi, mi dà un senso d'angoscia, come di un mondo svincolato dal tempo.
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Il geometra pensiero in rete di Gaetano Barbella