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Il velo della fede, il rombicubottaedro del ritratto di Luca Pacioli
Gaetano Barbella
lunedì 21 agosto 2006
Ritratto di Luca Pacioli
Enigmatico ritratto di Luca Pacioli.
Si cerca la verità, ma non la si trova mai, sapete perché? Perché è come quel tenue filo che tiene sospeso il rombicubottaedro dell'enigmatico «Ritratto di Luca Pacioli» sopra esposto. Tutti si chiedono spiegazioni su quest'opera d'arte della quale non si hanno nemmeno cognizioni certe sul suo autore. Certezze essi cercano in ogni dove di questa sorta di esposizione allegorica.
Solide certezze sapienziali, innanzitutto, come sembra indicare quel solido poliedrico, un piccolo dodecaedro al lato opposto dell'evanescente rombicubottaedro. Esso è poggiato infatti su un grosso volume dalle tante pagine ben serrate, per significare con l'immobilità il potere incisivo del sapere del libro chiuso, però. E le dodici facce poligonali del poliedro sono quelle dell'uomo esposto al variare periodico del tempo che muta continuamente dodici volte l'anno, appunto.
Ci sono due rovesci di questa sorta di medaglia del sapere del certo: il primo è la fissità di ogni cosa, sinonimo di condizione di morte che, se non altro, con il placar dei sensi essa par che si bendisponga; il secondo, non migliore del primo, è quella mosca sul cartiglio a scompigliar l'assoluta completezza del saper saccente.
È qui il “tenue” filo opposto a quella sorta di cristallo, che par che viva, in alto sospeso a sinistra, attrattivo e assai amabile, che sembra però irraggiungibile. E c'è anche discordia sull'interpretazione del cartiglio, a causa dell'iscrizione parzialmente occultata dal noioso insetto.
Che vuol dire tutto ciò, oltre a capire che le decisioni finali dei fatti della vita, spettano, comunque, alla sorte? Che è in questa sede “ombrata” provvidenzialmente messa a bella posta, che si adopera «sorella Morte», come l'ha venerata il poverello di Assisi, S. Francesco, per porre la croce che si conviene su ogni uomo, l'evangelico «peso soave» a detta di Gesù.
Il sapere è una bella cosa ma porta a far scegliere all'uomo che se ne nutre a sazietà, quasi sempre la strada del benessere, che non è quella del giusto bene. Ecco che ora si capisce il mistero riposto nella mosca che è, molto spesso, portatrice di infezioni a volte inguaribili!
E il rombicubottaedro, del quale ho tenuto sospeso anche il parlarne, dopo aver detto che la verità è come riposta nel tenue filo che lo tiene sospeso ad un cielo che nemmeno si vede?
Certo però fra' Luca Pacioli è come assorto, assorbito da quella figura stranamente come se fosse vivente. La guarda con mestizia ed amore e sembra che l'agogni perdutamente. In realtà il rombicubottaedro non esiste, è presente solo nell'immaginazione del solerte “geometra” in lui che lo dispone alla sua specifica geometria, ed è questo che sembra indicare il suo daffare con la mano destra ed anche la sinistra.
Ma allora la verità che gioverebbe all'uomo, così come la suggerirebbe fra' Luca Pacioli, e non l'altro accanto che è sempre Pacioli (ma come uomo disposto alle assolute certezze, se pur con i rovesci indicati dal cartiglio e la mosca peregrina), è nella fede in Cristo e nella sua Chiesa, che può essere paragonata al “velo” della mente che custodisce l'anima immortale dell'uomo.
Ecco la verità del potere cristallino e dell'antica armonia delle possibili sfere in essa che ruotano, un tutto all'insegna di una ferrea matematica!
Dunque la verità del rombicubottaedro sta nel mantenimento della fede attraverso un imprecisato velo dogmatico che non andrebbe mai eluso. Di qui il dogma mariano che ha dovuto subire nell'arco della storia assalti che non si contano. Tuttavia la vita impone necessariamente che l'uomo, quello del dodecaedro, cerchi anche da sé la verità attraverso la «scienza del bene e del male», senza però propendervi al punto da mortificare l'altro, l'uomo del rombicubottaedro, il «Figlio di Dio», mentre il primo è il «figlio dell'Uomo». Il passo è breve per immaginare che si sta parlando di un emblema chiaramente cristico la qual cosa non esclude altre parvenze di espressioni culturali del mondo dell'arte e non solo.
Avete notato un'altra cosa che sembra aderire a tutto ciò e che ho fatto emergere sul conto del «Ritratto di Luca Pacioli»? È l'allegoria offerta dal disegno che ho eseguito ed esposto con l'articolo precedente a questo, dal titolo «Il geometra, il Cannavaro della coppa del mondo 2006 del calcio». Ma non si creda che la sfera nella mano del giovanotto esultante, anch'essa evanescente, quasi vivente, sia una cosa d'oro come quella del vero Cannavaro del calcio! No! È una sfera, anzi un mistico graal di anime in pena come quella vedova esaltata da Gesù e di chi si prodiga per loro, perché ricalca l'esatta geometria dell'Ospedale Civile di Brescia. Non manca a suo sostegno il giusto segno cristiano, una croce sul petto del baldo geometra d'oggi, per fissare la serpe dell'inganno, ma senza ucciderla, bensì asservirla perchè giovi all'uomo il “veleno” della sua sapienza.
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Il geometra pensiero in rete di Gaetano Barbella