Home Mi Presento I miei studi Siti Amici Contattami
I due leoni cibernetici
I due leoni cibernetici - Macro Edizioni
Gaetano Barbella
I due leoni cibernetici
Macro Edizioni (E-Book)
Nel passato remoto le scienze esoteriche erano un tutt'uno con le scienze pratiche poi, con l'avvento della scienza moderna, a cominciare da Galilei, ci fu la definitiva separazione che già si era delineata da tempo. Fu come il distacco di una certa luna dalle madre terra sempre più rivolta alla ricerca scientifica al riparo dal vecchio empirismo. Ci sarebbe da pensare che oggi è chimerico sperare di ritrovare il legame perduto delle due scienze, eppure c'è qualcosa di nuovo ed imprevisto che forse potrà mutare questa situazione di distacco, quasi incolmabile.
Ad un tratto, e fuori dalle terre battute, sia dai circoli esoterici che dalle accademie scientifiche, spuntano i due leoni ermetici di vecchio stampo, ma in tutt'altra foggia e disposti a dialogare con un linguaggio non più antico, ma secondo canoni matematici da fare invidia agli accademici stessi della matematica.
Il leone verde lo si vede in azione nel famoso numero irrazionale e trascendente 3,14..., noto come pi greco, mentre l'altro leone, quello rosso, che interagisce col primo, è la nota sezione aurea, ossia il numero irrazionale (ma non trascendente) 1,618...
Ma così come sono non potrebbero mai trovare fra loro relazione, eppure attraverso il quarto del primo e la radice quadrata dell'inverso del secondo, noto come sezione argentea, la cosa sembra possibile.
Leggi tutto...
Menù
Home Mi Presento I miei studi Siti Amici Contattami
Bacheca
Primo Concorso di Poesia "ERMES"
Primo Concorso di Poesia ERMES
-----

Il mio primo libro in formato e-book:
I due leoni cibernetici - Macro Edizioni
Chi vuole ottenere gratuitamente un estratto dell'ebook puo' rivolgersi a Macro Edizioni. Per l'acquisto vale lo stesso indirizzo.
Dati
Ultimo aggiornamento:
13/01/2012



Valid XHTML 1.0 Transitional

Valid CSS!

Il geometra pensiero in rete di Gaetano Barbella
L'Italia di San Padre Pio del Gargano
Gaetano Barbella
venerdì 13 gennaio 2012
L'Italia di San Padre Pio del Gargano.
Il 9 giugno 1972 suscitò un notevole scalpore una frase di Paolo VI, da tutti considerato un Papa “moderno e illuminato”. «Si ha la sensazione − disse Papa Montini − che da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio». Non solo, ma più volte tornò sull’argomento, ribadendo che il demonio non è un mito, ma una terribile realtà, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore.
Ed ecco che oggi, sul filo di internet, molti si agitano per un segno, quello che si vuole far trasparire in particolare dalla planimetria della basilica del Santo Padre Pio finita di costruire nel 2004 a San Giovanni Rotondo. Si montano ipotesi, addirittura che l'orditura a raggiera a mo' di spirale sia stata allestita a bella posta all'insegna massonica del numero 666, emblema della bestia, ossia di Satana e così si pone, chi vi è correlato, i Frati Minori della chiesa e con essi la Chiesa di Roma, alla gogna del pubblico dominio dei famelici lettori telematici, “fumatori” accaniti dell’argomentato genere di «fumo di Satana» di Papa Paolo VI...
Leggi tutto... Torna su
Le ellissi del Colosseo con la geometria dei due moduli
Gaetano Barbella
venerdì 18 novembre 2011
Colosseo.
Mi è sorta l'idea di disegnare lo schema della pianta del Colosseo, ossia dell'ellisse che lo delimita esteriormente e l'ellisse dell'arena, con una mia geometria con la quale si rintracciano i due moduli del sottotitolo di questo saggio. Si tratta, all'origine, di un procedimento geometrico che ho elaborato per dar risposta ad un problema scolastico proposto sul web dal titolo “Il puzzle della capra nel recinto”, cui ha fatto seguito un mio studio specifico pubblicato sul mio sito e in altri.
In verità non è con sorpresa che, dopo aver concepito l'idea di indagare sulla geometria del Colosseo, si sono rivelate le tracce casuali dei due moduli suddetti, attraverso le disposizioni planimetriche presentate in questo saggio. Ma si potrebbero definire casuali – mettiamo – solo se fossero limitate esclusivamente ai due casi citati, invece no...
Leggi tutto... Torna su
Leonardo, Madonna col bambino. Geometria del rosario il fiore dell'Apocalisse.
Gaetano Barbella
lunedì 24 ottobre 2011
Leonardo. Madonna col Bambino. Particolare del fiore e del Rosario.
Il sottotitolo che ho dato a questo saggio senza dubbio è un forte richiamo che può destare l'attenzione di cultori d'arte magari incuriositi, e se no almeno i dilettanti come me. Mi basta così, ma meglio di più, per sentirmi appagato per tutto il mio lavoro rivolto a togliere veli su un dipinto di Leonardo da Vinci, noto col nome di Madonna Benois, ovvero Madonna col Bambino.
La spilla ovale appuntata sul petto della Madonna e la semplice coppia fiorellini al centro dell'attenzione del dipinto in osservazione, col titolo che ho dato appunto, già potrebbero bastare per disporre il lettore a riflessioni che non ho riscontrato fra le critiche d'arte in merito. Ma intanto, con quella spilla, giusta sull'asse di simmetria verticale del quadro in visione, secondo me, si ha modo di intravedere il vero Leonardo, il matematico Leonardo che qui pone la questione generativa umana in chiave apocalittica se ad essa si affiancano i due bianchi fiorellini a quattro petali, non solo allegoria di crocifissione com'è stato interpretato dalla critica d'arte.
La spilla è contornata da 15 sfere di diametro decrescente in senso antiorario a iniziare dall'alto, e al suo centro vi si intravede la nota M di Maria madre di Dio: di qui il passo è breve per interpretarlo come simbolo del Rosario che era di 15 decine in tre serie chiamate corone. Nel 2002 queste decine sono diventate 20 con l'aggiunta di una quarta serie ad opera di papa Giovanni Paolo II per richiamare la cristocentricità di questa preghiera....
Leggi tutto... Torna su
La Grecia dei templi denudata. I due moduli occulti
Gaetano Barbella
domenica 25 settembre 2011
Taranto. Due colonne doriche dei resti del tempio di Poseidone. Proporzionamento con i due moduli occulti. Il modulo “n”.
Nell'architettura dei templi dell'antica Grecia, il metro dei loro costruttori era il Modulo che è la misura del diametro di base delle colonne. Con i rispettivi multipli e sottomultipli venivano proporzionati nel dettaglio i colonnati, le trabeazioni ed altro. A compendio concorreva a tutto questo il supremo intento di armonia e perfezione. Il ricorso alla geometria euclidea era di prammatica, e vi faceva da regina la proporzione aurea con la quale tutto vi si conformava, come si riscontra per esempio nel Partenone di Atene dedicato alla dea Atena. Ma se nell'insieme tutto torna ineccepibilmente e risulta sufficientemente chiaro per dar luogo a una didattica onde consentire l'apprendimento scolastico e universitario, sulla questione del metro di misura capace di tutto, ovvero il Modulo, sorge una ragionevole perplessità, almeno da parte mia. Si tratta del fatto che l'uso di questa sorta di compasso è poco chiara per stabilire l'interasse dei colonnati, non riscontrando bene una costante estesa a tutti i templi in genere...
Leggi tutto... Torna su
Altari dorati. Una matematica nascosta
Gaetano Barbella
lunedì 19 settembre 2011
Pantheon.

Il puzzle della capra nel recinto

Una parabola scolastica d'oggi per un'esortazione alla moderazione.
Un campo ha la forma di un cerchio di raggio lungo 100 metri, delimitato da un recinto circolare. Una capra è legata da una corda ad un paletto, in un punto fisso del recinto. Per impedire alla capra di diventare troppo grassa, l’agricoltore vuole fare in modo che essa possa raggiungere soltanto la metà dell’erba del campo. Quanto deve essere lunga la corda?...
Leggi tutto... Torna su
A Cesare quello che è di Cesare, due numeri nei loro archi trionfali
Gaetano Barbella
mercoledì 07 settembre 2011
Moneta.
Nella sua completezza il titolo iniziale è «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio», il celebre detto attribuito a Gesù e riportato nei vangeli sinottici, in particolare nel Vangelo secondo Matteo 22,21, nel Vangelo secondo Marco 12,17 e nel Vangelo secondo Luca 20,25. È un detto registrato anche al di fuori degli scritti canonici: è presente nel Vangelo di Tommaso (100,2-3) e, rielaborato, nel Vangelo Egerton (3,1-6).
Questo passo è stato interpretato variamente e considerato un insegnamento sul laicismo o sull'obbedienza alle autorità civili.
Da parte mia, alludendo a due numeri sconosciuti, sempre in relazione al titolo che ho voluto dare di proposito, potrei far intendere che la matematica, in particolare la geometria, venga data a Cesare. Si capirà in pieno poi sul finire, che la matematica, coadiuvata dalla geometria, porta a ben altro significato. Ma ironia della sorte, l'analisi grafica degli archi trionfali, che io sviluppo in questo saggio, pur mostrando evidente la matrice geometrica riferentesi a due moduli numerici, dunque artefici del trionfo, non ci sono documentazioni che attestano questo ricorso da parte dei loro costruttori romani. Sorge allora l'idea che questi due numeri siano simili a due fredde remore alchemiche, “sepolte” misteriosamente nella mente degli architetti costruttori degli archi romani in questione, per contrastare la focosa e bellicosa salamandra. Oppure, in aderenza alla fede cristiana, credere alla provvidenza di Dio dall'amore infinito che, al momento opportuno, è come se fosse il Signore che si presenta al suo apostolo Pietro sulla via Appia Antica romana, inducendolo ad accettare la croce che lo aspetta, piuttosto che sfuggirla. Ed è proprio in questa relazione che si rivela abbagliante la conclusione di questo mio lavoro, fatto nell'umiltà e indigenza, giusto come monito rivolto a tutti i Cesari della Terra. Cioè tutti coloro che, in tanti modi, non solo quindi per il comando di nazioni, conseguono trionfi eccellendo in ogni campo, della cultura, dell'arte, dello sport, dell'economia, e così via...
Leggi tutto... Torna su
Due astronavi a Roma e il calendario dei Maya
Gaetano Barbella
domenica 31 luglio 2011
Calendario Maya.
Nella stesura originale del presente saggio non era prevista quest'anteprima che il misterioso e intrigante destino delle cose mi ha indotto forzatamente a predisporre. Ero così stanco dall'aver finalmente giunto al termine, dopo numerose rielaborazioni spossanti, senza contare errori ed omissioni da correggere lungo l'itinerario di un vero e proprio viaggio. Il guaio è che questi generi di viaggi si fanno trascurando ciò che succede nella vita reale e così credendo di essere giunto alla stazione di arrivo mi affaccio al finestrino e mi accorgo di essermi sbagliato. In realtà mi trovo a leggere sul web un articolo che mi ha fatto trasalire.
Mentre mi occupavo di un'esoterica astronave intravista nella mappa urbana di Roma Eur per dar corpo a delle concezioni ideografiche tutte in coda alla geometria della Costellazione dell'Ariete, ecco che se profila una vera immaginata come tale e disposta proprio in seno alla zona centrale dell'Eur romana.
L'articolo letto è “In volo nell'Astronave di Fuksas in una Capitale senza più opere” di Paolo Boccacci sul suo giornale online Repubblica Roma /Cronaca, guarda caso, giusto in coincidenza della fine stesura di questo mio saggio che riguarda un'altra astronave su Roma, ma del genere esoterica, come già detto. Non si può negare di essere in pieno esoterismo, dove la casualità fa da regista, per alludere al fatto che non ci sono mai appigli concreti, mentre ora, eureka!, sembra che ci siano.
E così dopo aver letto con grande interesse l'articolo di Paolo Boccacci ho colto l'occasione per abbinare i due “eventi”, approfittando dell'imprevisto soccorso disposto dalla casualità.
Questo mio scritto aveva un altro titolo che, necessariamente, ho cambiato con quest'altro: Due astronavi a Roma...
Leggi tutto... Torna su
Il concorso del caso in fatti esoterici di due italie
Gaetano Barbella
martedì 31 maggio 2011
Agonia. Carta geomantica di Bagnolo Mella (BS) eseguita dall'autore.
Sulla fine del 1913 cominciarono a manifestarsi segni, che qualcosa di nuovo richiamava le forze della tradizione italica. Questi segni, ci furono direttamente palesi. Nel nostro «studio», senza che mai si potesse spiegare per quali vie fosse giunto, rinvenimmo, in quel periodo, un foglietto. Vi era tracciata, schematicamente, una via, una direzione, un luogo. Una via oltre la Roma moderna; un luogo, là dove nel nome e nelle silenti auguste vestigia sussiste la presenza dell’Urbe antica. Indicazioni successive, avute a mezzo di chi allora ci faceva da tramite fra ciò che ha corpo e ciò che non ha corpo, confermarono il luogo, precisarono un compito e una data, confermarono una persona....
Leggi tutto... Torna su
Amore e patria in una lettera del 1909
Gaetano Barbella
venerdì 18 marzo 2011
Luisa Sapio.
Ma cosa si dicevano gli innamorati nel secolo scorso? Solo parole d'amore? Non sempre, per esempio, s'intrecciava nei loro pensieri e parole la Patria, più di quanto si possa immaginare. Poteva capitare che il nome dell'amata si chiamasse Italia e non quella effettiva, come nel caso di una lettera di mio nonno paterno indirizzata alla sua Gina, un paio di anni prima che la sposasse. Credo di onorarli riportandoli al presente col mostrare di seguito la lettera suddetta della quale riporto in fondo a questo scritto le copie conformi all’originale...
Leggi tutto... Torna su
Sacrificio pagano di Garofalo - triplofonia dell'irrazionalità
Gaetano Barbella
giovedì 17 febbraio 2011
Particolare del “Sacrificio pagano” di Benvenuto Tisi detto il Garofalo.
“Oscurità e luce”. In realtà tema multiforme, perché si entra nel campo delle frontiere della fisica e della cosmologia, e cioè la materia oscura, conosciuta con l'improprio nome di massa mancante, visto che non è mancante ma invisibile alla radiazione elettromagnetica, e però necessaria per spiegare il modello cosmologico basato sul Big Bang e l'energia oscura, ovvero la radiazione cosmica di fondo che permeerebbe tutto l'Universo, quella che viene chiamata l'energia del vuoto.
E con un ossimoro, oscurità luminosa, potrebbe descriversi l'idea intuitiva insita in questi due concetti: l'oscurità di una materia che c'è ma non si vede e la luminosità che porta con sé l'idea di energia abituale, ma che viene però eliminata dall'aggettivo oscuro che le è associato, perché ancora ipotetica.
Ecco che si profila l'analogo paradosso in 'Sacrificio pagano', l'opera pittorica rinascimentale di Benvenuto Tisi detto il Garofalo. Qui è il sacrificio cruento, praticato nel paganesimo in onore di divinità, da correlarsi – nella premessa iniziale – a “oscurità e luce” due realtà, appena intraviste antitetiche, che l'autore del dipinto anzidetto risolve coinvolgendo una terza realtà, l'eufonia che si mostra magicamente risolutiva per la vita, aiutata allegoricamente dalla forma della materia in alternanza armonica, la geometria e la giocoleria di un flautista.
Eufonia significa armonia nel suono, che qui si estrinseca con la virtuosa 'triplofonia' di un flauto doppio, ovvero due suoni che ne generano il terzo.
Altra correlazione al ricercato modello cosmologico del Big Bang degli astrofisici, ancora più significativa, è che il suono ci porta al Logos creatore, alla Parola, il Verbo, da cui scaturì il creato, come viene detto nel Prologo del Vangelo di Giovanni apostolo, ma anche tutte le religioni antiche impostate su questo stesso credo. In questo senso, più che altri, si deve presumere l'intento dell'autore di 'Sacrificio pagano', poiché egli ha prediletto l'arte dedicata al cristianesimo. Dunque la rappresentazione pagana del sacrificio è il suo peculiare modo di risalire al mito per sfiorare il tempo della creazione voluta dal Verbo, con un suo inno al Logos...
Leggi tutto... Torna su
Antropologia di arte sacra - In Natività Allendale di Giorgione
Gaetano Barbella
Venerdì 16 dicembre 2010
“Natività Allendale”, o “Adorazione Beaumont”, o “L'adorazione dei pastori”, è un dipinto autografo del Giorgione, realizzato con tecnica ad olio  su tavola, presumibilmente intorno al 1505, misura 89 x 111,5 cm. ed è custodito nella National Gallery di Washington.
La Natività Allendale di Giorgione è come un'icona bizantina, ma se questa è un'arte liturgica che si distacca dal mondo terreno e si eleva vertiginosamente verso il mondo divino - il Regno dicono gli “iconoduli” ossia i cultori di icone -, la prima non è da meno come arte liturgica che abbraccia la teologia, la antropologia religiosa.
La Natività Allendale si differenzia da tante altre, dal tema della natività di Gesù rinascimentali fino ai giorni nostri, essa si svincola dal mondo fenomenico per innalzarsi verso una vetta, al pari delle icone. Giorgione affronta appunto la rappresentazione liturgica dell'evento messianico con un' arte che non solo è “forma della forza estetica”, ma anche “capacità di liturgia” - nell'accezione greca del termine “leitos ergon”, ossia “azione del popolo” (che crede), oggi sostenuta per l'arte sacra.
Ma vi sono altri artisti rinascimentali, come Benvenuto Tisi detto il Garofalo che perseguono lo stesso percorso antropologico....
Leggi tutto... Torna su
Incendio di Borgo di Raffaello - Il rosone del mistero trinitario
Gaetano Barbella
Venerdì 22 novembre 2010
Incendio di Borgo di Raffaello.
Guardando il particolare dell'Incendio di Borgo, che si vede nell'illustrazione, notiamo in primo piano l'edificio da cui si affaccia Papa Leone IV che invoca l'intervento divino perché si spenga il fuoco ed è ciò che avviene con grande stupore. Spostando ora l'attenzione verso sinistra, vediamo un altro edificio che si ipotizza sia la basilica paleocristiana di S. Pietro. A questo punto, si osservi bene il particolare del rosone, posto in sommità della basilica anzidetta appena sotto il tetto, come di consueto. Nulla che possa celare chissà che cosa di particolare questo rosone, salvo a renderci conto che esso è di 22 raggi e questo insospettisce non poco in materia di rosoni consueti adottati nel IV secolo d.C., l'epoca in cui fu eretta la basilica in questione. I rosoni ricorrenti potevano essere in generale di 5, 6, 7, 12, 24 ed altri raggi, ma anche nelle epoche successive fino ai tempi di Raffaello, non si trovavano casi con 22 raggi, salvo a trovarlo nel duomo di Orvieto. E guarda caso si tratta proprio di una cattedrale che fu eretta per celebrare il famoso miracolo di Bolsena, evento che costituisce il tema di riferimento dell'affresco, la Messa di Bolsena, posto nella Stanza di Eliodoro di Raffaello.
Ma anche l'Incendio di Borgo risente del miracolo di Bolsena, e ne parlerò in seguito, in relazione alla trattazione del rosone a 22 raggi del duomo di Orvieto. Questo insolito rosone sarà l'argomento che costituirà un interessantissimo polo, tutto all'insegna di un'ignota geometria che svelerà, appunto, la virtù trinitaria del rosone a 22 raggi come promesso dal sottotitolo di questo saggio.
Infatti, come in parte appena accennato, l'arcano viene risolto dalla geometria del Reliquiario del Corporale del miracolo di Bolsena che si trova, appunto, nel duomo di Orvieto.
Sappiamo che Raffaello, nell'apprestarsi a dipingere il suddetto affresco, Messa di Bolsena che riguarda il miracolo di Bolsena anzidetto, avrà ammirato il bel rosone della facciata principale del duomo di Orvieto, ma resta un mistero come interpretare il numero dei sui raggi fuori dalla casistica di tutti gli altri rosoni di cattedrali europee compreso l'Italia...
Leggi il pdf... Torna su
La piccola Caprera iseana
Gaetano Barbella
Venerdì 10 settembre 2010
Iseo - Piazza Garibaldi.
Strane e inspiegabili decorsi di destini di uomini famosi, come Giuseppe Garibaldi, l'Eroe dei due mondi, che spese la sua vita per imprese militari compiute sia in Europa, sia in America meridionale.
Egli fu la figura più rilevante del Risorgimento ed uno dei personaggi storici italiani più celebri nel mondo, nondimeno là dove sorse, prima d'altri, l'iniziativa di erigergli un monumento, e fu ad Iseo provincia di Brescia, venne segnato, attraverso un singolare monumento, quale doveva costituire la sua immagine da rilasciare agli italiani una volta deposte le sue armi.
Come un dio Marte che alfine ritorna ad una sua certa Venere tutta sua e soggiacervi, forse un immaginario puro riflesso di un indelebile suo vecchio ricordo stampato nella sua mente nel mettere piede a Caprera per trascorrervi il resto della sua vita...
Leggi il pdf... Torna su
Arte e percezione visiva
Gaetano Barbella
Venerdì 10 settembre 2010
Madonna della seggiola.
“Vedere” è un atto creativo e il giudizio visivo non è contributo dell'intelletto successivo alla percezione, ma ingrediente essenziale dell'atto stesso del vedere. Quanti, tuttavia, sanno prendere coscienza del giudizio visivo e tradurlo e formularlo? Sapere quali sono i principi psicologici che lo motivano e quali sono le componenti del processo visivo che partecipa alla creazione come alla contemplazione dell'opera, significa sapere “che cosa” in realtà, vediamo. Per “vedere” in tal senso l'opera d'arte, non occorre essere un artista o uno psicologo: ma niente può esser prezioso quanto l'avvertimento di uno psicologo che è anche finissimo critico d'arte.
«L'arte è la cosa più concreta che esista e non c'è giustificazione alcuna per il fatto di confondere le menti di chi vorrebbe saperne di più attorno ad essa.»
Leggi il pdf... Torna su
Grammichele - La spada nella roccia
Gaetano Barbella
Sabato 17 luglio 2010
Spada.

Qual dolce mela che rosseggia alta su un
ramo, se ne stava sola, alta fra le più alte:
la dimenticarono i raccoglitori? No,
non la dimenticarono. Solo, non
riuscivano a raggiungerla...
[Saffo, Frammenti]

Sulla via di Grammichele

Questo scritto non ha alcuna pretesa scientifica e tanto meno umanistica, sfiora un certo ambito esoterico ma solo a "prestito", tuttavia è frutto di idee sorgive in me, forse trasmutazioni delle cose anzidette, ispirate di recente da brevi dialoghi sull'onda di Internet con una cara amica, Maria Intagliata che non conosco personalmente, ma solo sul web. Maria ama la poesia e si è resa nota per un virtuoso poemetto in versi, nientemeno adattando i versi alle prime 999 cifre del celeberrimo numero irrazionale e trascendente della matematica, π che si legge Pi greco. Ma è vero anche che è una docente di matematica di un istituto superiore di Siracusa e perciò questo non meraviglia. Vedremo in seguito che il caso ha voluto predisporre la giusta persona per permettermi di fare questo scritto e incamminarmi verso Grammichele ove nacque e visse la sua prima giovinezza la mia cara nonna paterna Luisa Sapio, grazie appunto a Internet oltre che lei. Internet è un nuovo mondo d'incontro di persone che, il più delle volte, non si conoscono e restano tali.
Maria Intagliata di Siracusa, così come è ora per me, somiglia ad una misteriosa musa di questo nuovo mondo. Ella si è accostata a me lodandomi per uno studio singolare fatto ultimamente (qualcosa di simile a questo in esposizione), e incoraggiandomi mi ha condotto, quasi per mano, al mio paese di origine, Grammichele di Sicilia, non per la mia nascita, avvenuta paradossalmente all'estremo nord d'Italia, a Bolzano. Infatti Maria mostra di essere fieramente di stirpe siracusana, sicuramente messaggera di archimedei ingegni a me tanto cari, e, dunque, forieri di cose nuove per la mia mente.
Per ora mi giova che Maria Intagliata sia simile ad un vago pensiero fluttuante e benefico che mi sfiora, è così che la mia mente si allarga decisamente a insondati orizzonti sull'onda induttiva del pur estraneo Internet.
Leggi il pdf... Torna su
Anish Kapoor a Brescia: pi greco in una scultura
Gaetano Barbella
Martedì 15 giugno 2010
Brescia, Piazzetta San Luca. Scultura senza titolo in granito nero d'Africa, di Anish Kapoor. Per gentile concessione del gallerista Massimo Minini di Brescia.

Pi greco, scettro e bisturi di un artista d'avanguardia

Nell'antichità, la "quadratura del cerchio" è stata il tormento degli scienziati, poiché nessuno è stato mai capace di disegnare, con riga e compasso, un quadrato che avesse la stessa area di un cerchio. E questo, tutto a causa di un numero, 3,14 e infiniti decimali, simboleggiato con la lettera greca π e noto come Pi greco.
Il Pi greco è definito come il rapporto tra la circonferenza di un cerchio (2πr) ed il suo diametro (2r), oppure equivalente all'area di una cerchio (πr²) di raggio 1.
La peculiarità del Pi greco risiede nella sua natura: nel 1761 Lambert ha infatti dimostrato che è un numero irrazionale, non può cioè essere espresso come rapporto di interi. Più recentemente, nel 1882, è stato dimostrato essere anche trascendente, non è cioè soluzione di un’equazione a coefficienti interi o razionali.
Questo è in sintesi il lato matematico di Pi greco e, naturalmente della relativa "quadratura del cerchio". In parallelo la cultura umanistica non poteva che esserne attratta e subirne il fascino tanto da tradurli in simboli per farli divenire interpreti di rango nel mondo del pensiero. L'arte, è stata quella che ne ha fatto forse maggior uso trasmettendone l'essenza attraverso la visione diretta con opere di enorme potere penetrativo. E, dunque, di perfezione che si lega all'armonia delle opere d'arte ispirate alla “divina proporzione”, nota come “proporzione aurea”, cosa in uso nel Rinascimento e indietro nel tempo.
Così è ancora per alcuni artisti contemporanei. Fatto è che non è in termini geometrici che essi cercano di sviluppare le loro opere, piuttosto in termini filosofici ed estetici.
Ma non meraviglierebbe accorgersi di segnali di svolte dell'arte moderna e vedere numeri all'opera in tanti modi espressi con la geometria in modo palese e perché no, del loro olimpico pi greco?
Leggi il pdf... Torna su
È l'algebra la lingua dei quattro Angeli della Morte
Gaetano Barbella
Lunedì 10 maggio 2010
Albrecht Dürer. I quattro angeli apocalittici della devastazione.
L'Apocalisse di Giovanni mostra di sé un fatto nuovo che non è stato mai rilevato sul conto della Morte. Eppure in essa, i quattro angeli che stavano ai quattro angoli della terra a trattenere i venti perché non soffiassero sulla terra, né sul mare, né sulle piante, alla luce di un'indagine approfondita, mostrano di agire in base ad una logica incomprensibile che si spiega solo in un preciso modo. Si tratta di una vistosa contraddizione in relazione al comando del quinto angelo che saliva dall'oriente.
Ma non basta la sorpresa di scoprire che gli angeli suddetti della morte è come se relazionassero fra loro in codice algebrico, perché, in cascata viene da ipotizzare una stretta relazione dell'opera devastatrice dei quattro angeli in questione con lo scopo della missione di Gesù che, anziché portare la pace fra gli uomini, reca con sé una spada. Nulla che induca a inficiare la sua missione che ha permesso, attraverso la sua dottrina, la rinascita di un'umanità rinnovata nello spirito e nell'anima. Ma allora la spada su chi viene sguainata?
Leggi il pdf... Torna su
Concluso Il 1° Concorso "Ermes": La Poesia Vincitrice
Gaetano Barbella
domenica 14 marzo 2010
Primo Concorso di Poesia ERMES
Cari lettori, si è concluso oggi il 1° Concorso di Poesia "Ermes" con la proclamazione della poesia vincitrice e delle poesie 2° e 3° classificate. Pubblico di seguito i titoli delle poesie e i relativi autori:
  1. Poesia vincitrice: "Aprile" - Autore: Finestra sul cortile
  2. Poesia 2° classificata: "Indispensabili attese" - Autrice: Tamango
  3. Poesia 3° classificata: "Cieli trasparenti e vita" - Autore: Sangervasio Antonio

Leggi tutto... Torna su
Primo Concorso di Poesia "ERMES"
Gaetano Barbella
giovedì 31 dicembre 2009
Primo Concorso di Poesia ERMES
Cari amici e lettori, prende il via il primo concorso di poesia "Ermes", in memoria di Alfio Petralia, giovane autore di talento, scomparso a soli 23 anni il 10 dicembre 1997. Il concorso è aperto a tutti gli utenti della rete che siano blogger.
Sul blog POESIE IN VETRINA, che ospita il concorso, troverete il regolamento per potervi candidare.
Il tema proposto è la speranza. Le poesie dovranno pervenire entro il 31 gennaio 2010 al blog suddetto. La poesia vincitrice, svolte le fasi di ammissione, semifinale, e finale, sarà proclamata il 14 marzo 2010.
Leggi tutto... Torna su
Raffaello Sanzio - Ipazia d’Alessandria - La sapienza della scuola di Atene
Gaetano Barbella
mercoledì 9 dicembre 2009
capra
Ipazia d'Alessandria viene ricordata, ancora oggi, come la prima matematica della storia, anzi, fu la sola matematica per più di un millennio: per trovarne altre, da Maria Agnesi a Sophie Germain, bisognerà attendere il Settecento. Ipazia fu anche l'inventrice dell'astrolabio, del planisfero e dell'idroscopio.
Nel celebre affresco di Raffaello, la Scuola di Atene, l'unica figura femminile rappresentata è lei, che è anche l'unica filosofa, oltre all'autoritratto dell'autore, che guarda verso l'osservatore.
Se si rammenta che Ipazia fu massacrata da un gruppo di monaci cristiani invasati e che il dipinto è sito in un palazzo del Vaticano, interpretazioni diverse possono darsi di questa peculiarità. Nondimeno non mi è parso di veder circolare sul web o su riviste e libri ipotesi a riguardo.
Leggi tutto... Torna su
Geometria di una curva: l'ovoide a cipolla di Barbella
Gaetano Barbella
mercoledì 29 luglio 2009
capra
Il puzzle "La capra nel recinto" è un problema di matematica, che la professoressa Annarita Ruberto, mia cara amica, ha proposto il 17 maggio scorso ai suoi giovani alunni di media e lettori adulti sul suo blog Matem@ticamente. Nell'occasione fui invitato da Annarita a partecipare al suo gioco con una soluzione che fosse corredata da una geometria confacente, sapendo quanto ami la geometria, appunto.
Il problema era questo:
Un campo ha la forma di un cerchio di raggio lungo 100 metri, delimitato da un recinto circolare. Una capra è legata da una corda ad un paletto, in un punto fisso del recinto. Per impedire alla capra di diventare troppo grassa, l'agricoltore vuole fare in modo che essa possa raggiungere soltanto la metà dell'erba del campo. Quanto deve essere lunga la corda?
E così mi diedi da fare per accontentarla con più di una soluzione, cosa che fu assai gradita insieme a quelle, altrettanto interessanti, di un altro lettore, l'amico Bruno.
La cosa sembrò esaurirsi a questo punto, ma in seguito la mia conclusione del gioco matematico in questione mi si ripresentava continuamente nella mente. Questo, finché non mi sorse la volontà di sviluppare una geometria che generalizzasse il problema limitato alla ricerca della lunghezza della corda che doveva formare una parziale superficie del recinto, la sua metà.
Leggi tutto... Torna su
Specchi ustori nel cielo del cenacolo
Gaetano Barbella
venerdì 10 luglio 2009
Il Cenacolo di Leonardo.
Cosa cela in realtà il Cenacolo di occultamente attrattivo che sembra rivelarsi ai tanti occhi critici ma che non se ne ravvisano segni concreti? Eppure il tema, che attraverso di esso si sviluppa, pur non togliendo nulla alla concezione cristiana in coerenza ai Vangeli canonici, lascia intendere velatamente che si tratti di un'impostazione esoterica, in cui Leonardo deve aver profuso tutto il suo sapere e ingegno.
In materia di arte pittorica rinascimentale, per quanto la critica sia comunque portata – come è naturale che lo sia – all'analisi "visiva" (colore, forma, volume, linea ecc.), tuttavia oggi c'è in essa anche propensione a rivolgere l'attenzione al significato nascosto ed alle simbologie latenti, facendo ipotesi e deduzioni che, per quanto non verificabili, sono indubbiamente interessanti.
A tal proposito si può dire che il Cenacolo di Leonardo sia l'opera che, più di altre famose, ha subito l'assalto di indagatori dell'occulto, prova ne è, ad esempio, il clamore epocale che si è disposto intorno all'interpretazione di Dan Brown con il libro Codice da Vinci.
Dal canto mio, non credo proprio che Leonardo da Vinci, si sia disposto fino al punto di predisporre il dipinto com'è stato immaginato da Dan Brown, e di conseguenza prendersi beffa dei Domenicani della Chiesa di S. Maria delle Grazie di Milano, ove egli ha eseguito l'opera. Piuttosto sono propenso per l'approfondimento dell'interpretazione che diede tempo fa un autorevole critico d'arte bresciano, il dott. Maurizio Bernardelli Curuz con un articolo proprio su questo tema.
Leggi tutto... Torna su
Sulle tracce del piccolo popolo
Gaetano Barbella
venerdì 10 luglio 2009
Il segreto degli Gnomi, edizione Rizzoli.
«Il 19 dicembre trovammo nella cassetta delle lettere i biglietti ferroviari per Kemijärvi via Bentheim, Brema, Odessa, Copenaghen, Stoccolma, Haparanda e Rovanieni.
Su un pezzettino di corteccia de betulla, bianca come neve, spiccavano le parole incise a mano, a caratteri minuti ma eleganti: "Venite dobbiamo discutere con voi di questioni importanti!". Era di certo un messaggio degli gnomi, che non potevamo in alcun modo ignorare...».
È l'inizio di un bel libro, Il segreto degli Gnomi, edizione Rizzoli. I due autori, Rien Poortvliet e Wil Huygen, parlano di un favoloso viaggio nella Lapponia ove incontrano gli gnomi del suddetto messaggio che si dimostrano assai industriosi...
Ma non è di questo viaggio che intendo parlarvi, bensì di un altro, per trovarci Sulle tracce del Piccolo Popolo che è quello in cui fanno parte, tra altri, gli gnomi suddetti.
Leggi tutto... Torna su
L'allineamento dei pianeti del messaggio della Madonna di Capua
Gaetano Barbella
venerdì 10 luglio 2009
Allineamento pianeti 1998.
«Qual dolce mela che rosseggia alta su un ramo, se ne stava sola, alta fra le più alte: la dimenticarono i raccoglitori? No, non la dimenticarono. Solo, non riuscivano a raggiungerla...»
Ma se la citazione sulla mela riguarda la scienza del bene e del male – mettiamo – dell'albero posto al centro del biblico giardino edenico, quindi chiaramente mirante a mettere in guardia il lettore perché è avvelenata, appunto, nulla vieta di immaginare che possa esistere anche la mela buona per la scienza e per l'umanità che può beneficiarne.
Insomma ci sono mele che non vanno colte ed altre sì, ma chi lo può dire?
E qui ora entra in discussione il concetto di "serendipity" per dar corpo al fatto che per un oscura sorte ci piove casualmente addosso una normale mela – niente di speciale –, come quella di Newton, cosa che gli permise di cogliere un'altra mela di grande portata scientifica nel campo della fisica astronomica. Una "normale mela" che però, pur notandola, nessuno la raccoglie, eppure Gesù addita, a coloro che cercano da lui un segno cui avvalersene, il «segno di Giona» che può aprire la loro mente a cose insospettate! (Matteo 12,38-42)
Leggi tutto... Torna su
Melencolia I - Anversa, infausto porto per Albrecht Dürer
Gaetano Barbella
sabato 30 maggio 2009
Albrecht Dürer, Melencolia I.
Ci si domanda a che località di mare (di lago o di fiume) Albrecht Dürer, si sia ispirato per eseguire nel 1514 la xerigrafia di Melencolia I.
Esaminando un disegno fatto nel 1520, l'anno in cui l'artista si recò nei Paesi Bassi per essere confermato pittore di corte dal successore Carlo V, sorge l'idea che sia qui la risposta che si cerca.
Sappiamo anche che durante il soggiorno nei Paesi Bassi, Dürer volle recarsi in Zelanda (sull'estuario del fiume Schelda, lo stesso di Anversa) per vedere lo scheletro di una balena ivi arenatasi. Non la trovò, poiché il mare se l'era già portata via, ma disgrazia volle che durante questo viaggio l'artista resti vittima di una grave forma di malaria che, mal curata, non lo abbandonò più.
Infatti la malattia si prolungò al punto di far morire Dürer il 6 aprile 1528. Fu sepolto nel cimitero della chiesa di S. Giovanni a Norimberga, ove riposa tuttora.
Osservando due sue opere a confronto, Melencolia I e un disegno a penna e inchiostro, una veduta del porto di Anversa presso il fiume Schelda, non sembra peregrina la rassomiglianza fra loro della conformazione delle case.
Leggi tutto... Torna su
L'oro in Melencolia I di Albrecht Dürer
Gaetano Barbella
lunedì 13 aprile 2009
Albrecht Dürer, Melencolia I.
«Per essere veramente immortale un'opera d'arte deve uscire completamente dai limiti dell'umano: in essa il buon senso e la logica mancheranno del tutto. In tal modo l'opera si avvicinerà al sogno e anche alla mentalità infantile.»
Questo detto, del famoso artista contemporaneo, Giorgio de Chirico, permette di capire quali siano le migliori condizioni intellettuali di chi si accinge a visitare templi d'arte come quello in proposizione, Melencolia I, di Albrecht Dürer.
Dunque, conta essere come bambini, ma anche con spirito di chi è capace di svincolarsi dalle pressioni della ragione sia quella imperniata sulla concezione del materialismo, che l'altra disposta a radicali concezioni metafisiche. Perciò nel caso della lettura di opere come questa, Melencolia I, le ragioni siffatte sono di serio ostacolo.
Tuttavia la presenza del bambino suddetto tiene in vita un clima di serena fiducia, per quel tanto che basta, per disporsi all'opera di Melencolia I in studio, fuori dai canoni accademici del razionale. E a questo punto può anche cedere e disporsi ad altra fede ignota che serve per stadi superiori di verità da conseguire. Ed è questo che vuole significare la presenza del cane dormiente che tanto ricorda Argo il cane di Ulisse, dei racconti omerici, che lo riconobbe al suo rientro ad Itaca e che poi morì. Ma Argo porta alla consapevolezza del modo di riconoscere un certo suo "padrone", cosa che ci viene dal mito. Argo (in greco, Άργος) è un nome che si riscontra spesso. Esistono infatti altre quattro figure mitologiche che portano tale nome.
Leggi tutto... Torna su
L'enigma di Monna Lisa
Gaetano Barbella
domenica 1 febbraio 2009
La Gioconda
Sul web, attraverso questo mio sito, Il geometra pensiero in rete, ed altri, ho esposto i risultati di studi che riguardano Lo sposalizio della Vergine di Raffaello, La Tempesta di Giorgione, e da poco Il Cenacolo di Leonardo.
Ora mi accingo ad occuparmi della famosa opera di Leonardo, La Gioconda, anche nota come Monna Lisa, esposta al Museo del Louvre di Parigi.
Il metodo da me seguito, per sviluppare questi studi, non è nuovo poiché è lo stesso praticato dai critici d'arte che si avvalgono della geometria composita per entrare "dentro l'opera" di artisti del Rinascimento. Però io fuoriesco dai loro canoni con l'intento di mettere in luce risvolti geometrici che sono difficili da attribuire all'effettiva intenzione degli artisti rinascimentali nell'accingersi ad iniziare l'opera pittorica, non essendoci documentazioni autografe a riguardo.
Quel che si accetta nel mondo accademico delle Belle Arti è che sicuramente gli artisti del Rinascimento utilizzavano schemi geometrici, a volte complessi, per impaginare le loro figure nella composizione generale, ed è altrettanto vero che tali schemi, il più delle volte ricostruibili "a posteriori" (ossia solo sulla base dell'opera e non degli studi autografi), per essere credibili devono intersecarsi con i punti salienti della composizione. Altrimenti, potremmo sovrapporre a questo o quel quadro figure geometriche a iosa o selve di linee il cui percorso finirebbe per essere del tutto arbitrario.
Leggi tutto... Torna su
Diario del capitano, data stellare 200901.06
Gaetano Barbella
martedì 6 gennaio 2009
Stargate

Non sembra essersi dimostrata in quest'epoca una buona cosa del destino far mescolare le cose dell'antica Inghilterra, Scozia e Bretagna, con quelle dei romani di Giulio Cesare e dei suoi successori imperatori di Roma, presi per la conquista a cominciare, dei Galli e oltre il loro mare..., ma poi per mano di un giovane esperto di "geroglifici" si rivela di smisurata portata scientifica...
Leggi tutto... Torna su
Titolare il proprio libro
Gaetano Barbella
giovedì 11 dicembre 2008
I due leoni cibernetici - Macro Edizioni
Titolare un libro, che è poi quello fatto da me, il primo per giunta: un bel problema, non meno importante quanto concepirlo e poi scriverlo che è stato una vera fatica d'Ercole! Occorre che sia attrattivo come un fiore, perché ci si avvicini e se sente l'intenso profumo e così si è tentati a sfogliarlo e poi a comprarlo.
Io credo che dopo aver completato un libro, come quello della copertina in presentazione, assai fuori dell'ordinario, sorga all'autore, me stesso, e con lui l'editore, l'arduo problema del titolo da concepire come suddetto. Il tema del libro, nel mio caso, meno male che è talmente palese da indicare subito il giusto titolo. Infatti alle prime stesure del libro, che comprendeva anche argomenti collaterali, profani alla scienza matematica (poi elusi su suggerimento di amici matematici con i quali mi sono consultato), il titolo era I due leoni di sphere packing cibernetica. Poi, preso dall'intenzione di abbreviarlo, decisi per I due Leoni cibernetici, e da allora non ho più cambiato idea.
Perché questi due Leoni e non optare invece per altro soggetto meno "enigmatico"? Me lo sono chiesto continuamente, ma influivano sostanziali ragioni per riaffermare sempre i due Leoni, come se avessero già una propria volontà indipendentemente dalla mia, pressata dalle pur legittime ragioni editoriali per la buona diffusione del libro.
Quali dunque queste ragioni?
Sorvoliamo sul fatto che occorre revisionare il libro là dove si fa riferimento al titolo da cambiare e questo non è poco.
Leggi tutto... Torna su
La Tempesta, La remora di Giorgione del mistero
Gaetano Barbella
mercoledì 5 novembre 2008
La Tempesta di Giorgione
Non sono in pochi i critici che hanno tentato di valicare la porta del mistero per giungere al significato riposto, come in una tomba, nel dipinto di Giorgione, La Tempesta. Ma è vero anche che se di mistero si tratta, il pensiero corre subito alle concezioni esoteriche che molti famosi artisti del Rinascimento hanno eseguito in tanti modi e soggetti.
Tuttavia l'opera La tempesta, è singolare perché il vero soggetto non è palese, giusto a ragione dello scopo dell'Artista di ben "seppellirlo" e porlo così al sicuro perché "rinasca" al giusto momento nel futuro designato.

Se si ravvisa nel dipinto, "La Tempesta", un'impostazione esoterica, non meraviglia che ci sia il concorso dell'autore che ne interpreta la trama in qualche modo. In questa ottica Giorgione è un iniziato alle arti occulte che trasmette un suo sapere derivante da un suo personale procedere usando, come è d'uopo in questo genere di cose, tutti gli artifici ermetici per dire senza dire. Non si deve penetrare ciò che egli rappresenta pittoricamente ma solo lasciarvisi "penetrare" misticamente attraverso la meditazione.
Occorre immaginare che "La tempesta" si presenta, entro certi limiti, come se fosse una sorta di "mandala". Doveva essere questo lo scopo richiesto dal committente del quadro.
Come ad esempio una cosa fondamentale, quale effetto occulto del dipinto in questione, è la disposizione appena inclinata rispetto la verticale dei fabbricati. Nessuno è infastidito da una simile cosa e lo dimostra il fatto che non se ne è mai parlato. Ma in modo interiore è inevitabile, per coloro che si dispongono alla relativa osservazione, "inclinare" di conseguenza sé stessi. È come la fede. Di qui il flusso delle cose del quadro, come una sorta di popolazione che migra, entra nell'anima dell'osservatore senza che egli sia distolto.

Ci sono appunto cose del nostro dipinto in osservazione, che nessuno ha posto in rilievo o addirittura osservato. Ed è grazie a ciò che l'intimo destino di Giorgione (così vanno le questioni occulte) viaggia sospeso nel tempo per trovare la sua ideale Madre dal "latte" di cui ha bisogno per rinascere.
Leggi tutto... Torna su
Una parabola per il mistero della grande piramide
Gaetano Barbella
mercoledì 8 ottobre 2008
Lo Zed.
La piramide di Cheope resta il mistero dei misteri, il primo dei quali è la sua funzione. Si hanno perfino dubbi se essa fu eretta come monumento tombale per il faraone Cheope o no. Ma una cosa è certa, il fatto di ritenerla un'opera eseguita secondo canoni matematici a ragione delle sue proporzioni.
Se questa è l'unica cosa assolutamente certa, ed è così, perché allora non tentare di incamminarci con l'aiuto della scienza matematica per scoprire, chissà, altre relazioni sulla scorta di un felice prosieguo in tal senso? Quindi ignoriamo per il momento tutte le concezioni, in gran parte paragnostiche, sul conto di questa opera edile, e incanaliamoci con l'uso di "riga e compasso" nei meandri geometrici che possono derivare dalla piramide congegnata, come si sa, secondo il canone della sezione aurea o di pi greco.
Il titolo di questo scritto ci anticipa un termine che potrebbe far pensare ad una similitudine per tentare di svelare il mistero della Grande Piramide, ma chiaramente come già detto, si capisce subito che si tratta della conica che si studia in geometria che è determinata dall'intersezione del cono con un piano parallelo ad una generatrice. E il mistero da svelare, notevolmente grande come la piramide stessa, è la sua funzione, ossia a cosa doveva servire di preciso.
Leggi tutto... Torna su
Un padre della geofisica - Lo scriba Ani del dell'antico Egitto
Gaetano Barbella
domenica 31 agosto 2008
Sposalizio della Vergine.
La rappresentazione che si vede attraverso l'illustrazione qui accanto è la scena della cosiddetta "pesatura del cuore", dei defunti dell'antico Egitto, che di frequente si trova sui libri sui papiri. Si tratta di un rituale riportato sul "Libro dei Morti" e si chiama "psicostasia" e rappresenta il giudizio divino. All’interno della sala si vede il presidente del tribunale divino, Osiride, affiancato a Iside e sua sorella Nefti, ma non sempre in altre rappresentazioni simili.
Il rituale prevede che all'inizio il defunto venga accompagnato da Anubi (quello accanto al bilico di "pesatura"), Dio dalla testa di cane, il quale pone il cuore del defunto su uno dei piatti della grande bilancia posta al centro del tribunale.
Sull’altro piatto si trova invece Maat, la Dea della verità, oppure una piuma (come nel nostro caso), simbolo della Dea.
Thot (sulla destra), Dio dalla testa di Ibis, sorveglia la "pesatura", pronto ad annotare il risultato su una tavoletta. Il defunto inizia così la sua "confessione"…
Leggi tutto... Torna su
Raffaello Sanzio - Geometria della trasfigurazione in Sposalizio della Vergine
Gaetano Barbella
lunedì 18 agosto 2008
Sposalizio della Vergine.
Non sono in pochi a domandarsi, "Ma perché mi piace Raffaello? Le sue Madonne sono una più bella dell'altra". La risposta ce la dà Giorgio Vasari: «Sicurissimamente può dirsi che i possessori della dote di Raffaello non sono uomini semplicemente, ma dèi mortali».
Dunque la piena comprensione dell'arte di Raffaello, che piace da morire attraverso le sue madonne, come la Madonna del Granduca qui accanto (conservata oggi presso la Galleria Palatina – Palazzo Pitti di Firenze), risulta insufficiente se vista solo in modo esteriore. Allora non resta che tentare di entrare "dentro l'opera", e ravvisare, per cominciare, l'arte del dipingere col doppio senso dei segni. Naturalmente questo genere di visione non può riscontrarsi nella Madonna del Granduca, ma sembra di sì in opere, come lo "Sposalizio della Vergine" (conservata oggi presso la pinacoteca di Brera di Milano), per esempio, sulla quale si svilupperà il tema di copertina, "la geometria della trasfigurazione". Vedremo il giusto modo per entrare "dentro l'opera" attraverso una singolare geometria strutturale, inconsueta fra gli artisti del Rinascimento cui Raffaello apparteneva.
Leggi tutto... Torna su
Raffaello Sanzio - Geometria astronomica in sposalizio della Vergine
Gaetano Barbella
venerdì 15 agosto 2008
Sposalizio della Vergine.
Scrive Raffaello: «il pittore ha l’obbligo di fare le cose non come le fa la natura, ma come ella le dovrebbe fare». Ed ancora: «Qualunque cosa la mente umana si trovi a dover comprendere, l'ordine ne è una indispensabile condizione. Disposizioni quali la planimetria di una città o di un edificio, un insieme di utensili, un'esposizione di mercanzia, la manifestazione verbale di fatti o di idee, ovvero quali un dipinto o un brano musicale, sono disposizioni dette tutte ordinate quando sia possibile a chi le osservi o le ascolti per coglierne la struttura generale ed anche il diramarsi di essa in una certa articolazione di dettaglio. L'ordine consente di concentrar l'attenzione su quanto si assomiglia e quanto è, invece, dissimile; su quanto vicendevolmente si corrisponde o è, invece, segregato in sé.». Detto questo, col presente saggio, non mi pongo subito la questione di capire come Raffaello intenda l'"ordine" con il quale egli si prefigge di correggere la natura, attraverso le sue opere pittoriche ed altro. Ma seguendo le relative possibili "disposizioni" cui egli si è attenuto in virtù di quanto egli stesso assicura di fare di proposito, mi preme mettere a fuoco non poche avvisaglie anomale che mi è parso di riscontrare in una sua opera in particolare, "Sposalizio della Vergine".
Leggi tutto... Torna su
La storiella di zero che preferiva restare anonimo
Gaetano Barbella
sabato 26 giugno 2008
Romeo
C'erano dieci numeri da 1 a 9 e con loro anche zero che erano compagni di classe. Zero, per via della sua nullità era assai timido e anche per questo nessuno badava a lui. Ma zero sentiva il forte bisogno di far valere la sua personalità e cercava di dire la sua ai suoi compagni. Tentava continuamente di vincere la sua timidezza senza, però, riuscirci. Ciò che cercava di dire gli rimaneva sempre dentro ed era come fosse lo scritto, se pur amabile, di una lettera anonima.
Un giorno i nove numeri e, naturalmente, anche zero, decisero di fare un gioco diverso dal solito, tanto per cambiare. Dissero, facciamo delle coppie, come per fare un ballo, e così trovarono un modo assai geniale di attuarlo. 1 si unì a 9, 2 a 8, 3 a 7, e 4 a 6 e così facendo divennero 4 magnifici 10 con la loro sorpresa.
Leggi tutto... Torna su
Il pentagramma dell'arco di Costantino
Gaetano Barbella
giovedì 19 giugno 2008
L'arco di Costantino
Ecco una trilogia di imperatori celebri di Roma, Traiano, Adriano e Marco Aurelio, come posta sulle spalle di un quarto imperatore, Costantino, attraverso l'Arco trionfale romano attribuito a quest'ultimo.
Ma Costantino era anche Pontefice Massimo, ed era colui che aveva concesso ai cristiani la libertà di culto. In più al Senato, che lo aveva eletto, premeva che, con questo monumento, non fosse dimenticato l'esempio di Settimio Severo e della sua dinastia. Si tratta della fruttuosa politica di tolleranza per tutti i culti, dunque non meraviglia immaginare che il monumento a Costantino inneggi all'esaltazione di una concezione universale della religione con solide premesse filosofiche e metafisiche.
Già quest'idea di un significativo legame di un tutto fra impero e pontificato diverso dal solito, scolpito nella pietra, richiama alla mente singolari esempi di "nodi", di due o quattro colonne a più fogge, di moltissime cattedrali europee del Medioevo.
Ma nell'Arco di Costantino non sembrano comparire simili segni strutturali. Tuttavia non sarebbe peregrina l'ipotesi di trovarne traccia, magari in virtù di una inconcepita nomenclatura geometrica immaginata dall'architetto di questo monumento, tale da far risalire al concetto di unità intesa come solido legame, meglio: un patto di alleanza terrena e metafisica da tramandare nei secoli.
Leggi tutto... Torna su
Torino romana fu fondata all'insegna della matematica
Gaetano Barbella
venerdì 13 giugno 2008
Pianta di Torino
La Città di Torino nacque nel tratto di pianura che collega il Piemonte settentrionale a quello meridionale, tra i rilievi morenici di Rivoli e le colline del Po, in un'area delimitata dal corso di due fiumi: la Dora Riparia a nord ed il Po ad est.
La città venne fondata e costruita ex novo - sul luogo di preesistenti insediamenti di tribù celtiche-liguri (i Taurini) - in epoca romana, ai tempi di Augusto.
I Taurini avevano ottenuto la cittadinanza romana ed era stata insediata una prima colonia romana (Julia Taurinorum) già alla morte di Cesare, nel '44 a.C. Verso il 28-29 a.C. Augusto vi trasferisce una seconda colonia, ricostruisce l'insediamento e da allora la città viene denominata - come noto - Julia Augusta Taurinorum.
Con questi atti la città divenne il più importante insediamento fortificato del Piemonte ed il suo impianto urbanistico, tipico della colonia militare, o castrum, ebbe un ruolo determinante per il successivo sviluppo della città. Si trattava - in origine - di una forma urbis quadrata, cinta da mura e lottizzata a scacchiera, con lati di circa 720x 660 metri (secondo il Promis). La superfìcie della città era, secondo alcuni, di circa 53 ettari (180 jugeri romani), secondo altri di 45 ettari.
Leggi tutto... Torna su
Gli occhi di Horus
Gaetano Barbella
domenica 7 ottobre 2007
Occhio di Horus
Horus è il nome greco del dio egizio HOR, una delle divinità più antiche dell’Egitto, la cui forma originale era quella di un falcone. Era un dio solare, considerato la manifestazione del re da vivo così come Osiride rappresentava il sovrano defunto. Antiche iscrizioni raffigurano Horus con le ali distese come a voler proteggere tutti i re della nazione.
Un’altra forma molto popolare era Horus figlio di Iside il quale, deciso a vendicare la morte di Osiride, riuscì a conquistare la vittoria finale nonostante la perdita di un occhio in combattimento.
Una leggenda egiziana diceva che "Seth, il dio del male, aveva strappato a Horus l'occhio sinistro e glielo aveva ridotto in pezzi, ma Thot riuscì a ricomporlo".
Thot, è il nome greco dato alla divinità egizia che insegnò agli uomini la scrittura, la magia e la scienza.
Il Thot egizio veniva rappresentato in sembianza di ibis, un gruppo di uccelli caratterizzati da un lungo collo curvo, da cui la denominazione di dio-ibis o anche "iB-is".
Leggi tutto... Torna su
Meglio essere gatto?
Gaetano Barbella
domenica 30 settembre 2007
Romeo
Non si creda che per i gatti
si arrivi a tanto in casa mia.
Il buon Romeo della foto
infatti, è stato lesto a profittare
del mattutino desco, non suo.
Nulla di grave, anzi ilarità
non senza una foto ricordo,
ma poi un comando, e via!
Leggi tutto... Torna su
L'ottavo re di Roma, «La bestia che era e non è più» (Ap. 17,11)
Gaetano Barbella
martedì 14 agosto 2007
Piazza Augusto Imperatore
L’0ttavo re di Roma, «La bestia che era e non è più» dell’Apocalisse di Giovanni (Ap. 17,11), sembra rivelarsi attraverso una surrealtà olografica che mi è parso di intravedere nella topografia romana di Piazza Augusto Imperatore.
Ma è solo una mia idea, piuttosto balzana, partorita dalla mia fervida fantasia, direbbero i lettori, pur disposti, magari, a curiosare sulle mie riflessioni in proposito, avezzi a simili cose presentate in precedenza nel sito.
Ma se si fa capo alla profezia, la forza di spicco delle manifestazioni esoteriche, immaginando che l’argomento in allestimento, vi possa riguardare, c’è la possibilità che lo scetticismo si traduca in più che curiosità.
E, naturalmente chi se non Michel Nostradamus , famoso astrologo e veggente francese del 1500, può essere coinvolto in proposito, considerato che di «bestie» ve ne sono a iosa nelle sue profezie e presagi?
Leggi tutto... Torna su
Nuova veste grafica
webmaster
martedì 14 agosto 2007
Vecchia Home Page
Dopo un anno di vita il "geometra pensiero in rete" ha deciso di cambiarsi di abito.
Torna su
Storie sui calamari giganti
Gaetano Barbella
domenica 14 gennaio 2007
calamaro gigante
Traggo da un libro alcune storie sui calamari giganti, chiaramente delle leggende e, una volta presentate, mi propongo di trarne delle mie riflessioni. Nulla che possa coinvolgere i “giganti” della cultura d'oggi, «accademici gulliveriani», orgogliosi del proprio io altamente erudito, che mal sopportano piccoli “gnomi” disposti a dar credito a certe leggende e bazzicare, emblemi, metafore, parabole, segni e quant'altro. Le cose del mondo sono andate sempre così, infatti al tempo del mito questa stessa razza di giganti riguardava, per esempio i Ciclopi il cui solo occhio alludeva all'io in questione che, però, fu possibile gabbare. Infatti l'odisseo ebbe la meglio sul ciclope siculo, ma occorreva che non filtrasse luce nelle “tenebre” profanate e quel «nessuno» di Ulisse serviva a tanto, almeno fino a quando tutto “pareva” in salvo. Però, come fu con l'Odisseo, non è detto che la cosa non si ripeta ora con questa mia iniziativa di dire qualcosa di inedito sui calamari giganti. Nel senso che qualcuno resti “accecato” preso nel suo ebbro dormire delle feste di questo Capodanno.
Ecco, intanto le cose del libro suddetto della scienza sui calamari giganti e qui nessuno può obiettare, poi dopo dirò quel che mi sono proposto di dire su questo tema, molto interessante a dire il vero.
Leggi tutto... Torna su
«Yes» di Cruise e Holmes a Bracciano
Gaetano Barbella
giovedì 23 novembre 2006
Castello Odescalchi
Il diavolo non è (così) brutto quanto / come lo si dipinge, si sente dire e ci si deve credere anche se con ironia, riflettendo non tanto sui piccoli fatti della vita, ma su quelli che incidono su molti, anzi sulla storia del mondo intero. Guardiamo le cose di quest'epoca tutta presa per la lotta al terrorismo di Al Qaeda: l'Occidente sembra d'accordo nel riconoscere in Bin Laden un “arcidiavolo” incarnato, non è così? E il perchè è semplice: a nessuno piace la violenza che conduce alla morte, ma nel caso di Bin Laden è ancor peggio, non avendo costui alcun rispetto per la vita, nemmeno per quella dei suoi seguaci islamici disponendoli al sacrificio personale. Il guaio è che nessuno riflette sul fatto che la vita non è mai disgiunta dalla morte, per dire che se Bin Laden è l'incarnazione - mettiamo - di uno dei tanti “arcidiavoli” di una congreca infera del male, rivolta in modo estremo ai danni della vita, per l'imprescindibile equilibrio cosmico, si adoperarnno corrispondenti “arcidiavoli” esclusivamente rivolti ai danni della morte, anche questi in modo estremo. La macchina dell'esistere cosmico non può che agire in tal modo e non altrimenti. Però l'uomo no, perché può modificare le cose del cosmo se solo ritocca, per un quid insignificante, questo equilibrio, ed è così che la storia sulla terra cambia e l'evoluzione prende un suo nuovo assetto conforme una nuova proposizione di vita.
Leggi tutto... Torna su
'O spaccastrommole
Gaetano Barbella
giovedì 23 novembre 2006
'O spaccastrommole
Tutti i giochi della vita sono belli e cari, ma quando al limite, si trasformano in un azzardo mettendo, non solo, in pericolo l'onore, fino all'incolumità fisica, di chi si dispone a praticarli, ma anche la stessa cosa degli altri, al punto di coinvolgere intere popolazioni, allora occorre intervenire urgentemente. Ma come si fa a porvi rimedio, quando la cosa riguarda personaggi di grande potere? Per non parlare di ideologie e religioni ancora più difficili da circoscrivere. Al di là dei giochi di potere, a tutti i livelli, che però non sempre riescono a smuovere situazioni come quelle su accennate, ha avuto grande efficacia, almeno in Occidente il potere della satira, dell'ironia. Quì la comicità, molto spesso magnificamente interpretata, sia spettacolarmente ed ancor più attraverso l'opera artistica di eccezionali disegnatori di caricature, vignette e fumetti, ha scardinato non poche riottosità di personaggi e ideologie. Resta poi il conflitto delle religioni, in particolare il Cristianesimo che nel recente passato, in seguito a pressioni laiche si è disposto in un clima di possibilità con esso, ma che oggi si trova di nuovo a mal partito a causa di un'altra grande religione eccezionalmente diffusa, l'Islamismo. Proprio su quest'ultimo tema in particolare se ne è discusso in sede televisiva pochi giorni fa, e non poteva mancare, nel salotto del dott. Ferrara, «Otto e Mezzo» di La7 dello scorso 27 ottobre.
Leggi tutto... Torna su
Flagellazione
Gaetano Barbella
giovedì 23 novembre 2006
Flagellazione
Resterà per sempre un segno indelebile nel tempo, come tanti altri, il tragico evento dell'11 settembre 2001 a New York allorché furono viste sbriciolarsi e crollare su sé stesse le due Torri gemelle con le persone che vi si trovavano prigioniere, fra nuvole di polvere e le grida strazianti degli astanti, da tutto il mondo attonito incollato ai video!
Oggi a distanza di cinque anni, non manca di sentir riecheggiare quei terribili momenti che si presentarono improvvisamente alla gente intenta alle solite cose di rutine giornaliere di una New York, città simbolo di un'America modello di civiltà trainante per il millennio da poco iniziato. Un giorno di una data memorabile che ha cambiato il mondo contemporaneo proiettandolo in un nuovo evo denso di turbamenti ed incertezze.
C'è chi si domanda «cosa ci rimane»? dopo una simile tragedia, con le tante conseguenze di guerre ed attentati terroristici che ne sono derivate in tutto il frattempo da quell'11 settembre.
Leggi tutto... Torna su
'O milione de Cuncettina
Gaetano Barbella
mercoledì 25 ottobre 2006
Il signor Bonaventura di Stilo
Chisto è ‘nu fatto de quann'ero ‘nu giuvenciello, quanno nun sapevo che ffà' e jeve a truvà zi' Clotomiro e zi' Margherita.
Zi' Clotomiro era ‘nu frate du nonno mio paterno e ‘u truvavo sempe areto a ‘na scrivania, assettato ‘ncoppe a ‘na bella poltrona in pelle. Era in pensione da parecchio tiempo, e a llà ddreto se consulava pensanno i viecchie tiempe, quann'era ‘nu maresciallo d'a Finanza e cumannava a bacchetta i sottoposti.
Viveva cu sti duje zii, a mamma da zia e nun steve tanto bbene ca' capa soja, ma quanno se parlava de' ccose de' sòrdi, dei denari, a stessa capa ieve a gonfie vele senza sbaglià.
Mo a zi' Margherita, verenne a mmè comme a' ‘nu bbuono giuvinotto di primo pelo, me diceva tutt'i vvote: Ma Tanì, allora ce pensato a Cuncettina? Ta vuò spusa, accussì co' sòrdi che tene te sistemi comme a ‘nu ddio!
Leggi tutto... Torna su
Piero Della Francesca a San Salvador e oltre
Gaetano Barbella
giovedì 12 ottobre 2006
Piero Della Francesca
12 ottobre che va... 11 settembre che viene
Non ci si aspetta per una critica d'arte l'esposizione di una questione tradotta in versi, come si vedrà di seguito, ne convengo, ma si tratta, appunto, dell'«Arte» e mi è venuto in mente di fare così per Piero della Francesca, un artista speciale che deve aver amato l'«Arte» come non mai, al punto da indurmi a come anzidetto. Non si può non intravedere la poesia nell'immagine della sua Madonna del Parto, e il patos che vi trapela adombra un altro grande amore che Piero ha voluto porre in risalto come un pari valore. È la Matematica tradotta all' essenzialità che è un fatto assolutamente epidermico nella sua pittura.
La domanda che si pone, allora, è che cosa implica profondamente il concetto dell' essenzialità riconosciuto in Piero della Francesca se non un' adombrata struttura geometrica che, per altro, ogni artista rinascimentale non si ritraeva dal concepire in anteprima all' insegna della Divina Proporzione, per dar luogo alla sua opera? Da notare però che nel caso di Piero è ancora più marcata questa necessità, al punto da “obbligarlo”, quasi, ad evidenziarne il segno, ma con estremo rispetto e armonia delle forme.
Leggi tutto... Torna su
Sei personaggi in cerca dell'autore
Gaetano Barbella
martedì 19 settembre 2006
Uomo Agrippa
Sarò scarno nel presentare questo scritto, a differenza di come si fa di consueto col descrivere compiutamente premesse e motivazioni per un tema in proposizione, cose che sacrifico lasciando al lettore di concepirle dopo aver letto ogni cosa.
Il tema, chiaramente visibile con la figura qui accanto, è l'uomo espressione solare di un sistema planetario che sostanzialmente è visto in chiave terrena. La terra è la sua matrice, da cui trae ogni cosa nel nascere espandendosi circolarmente in base a una mirabile geometria, e ad essa ritorna presso il suo centro d'origine.
Mi vien da aggiungere solo una cosa ed è questa che mi ha indotto ad elaborare il presente Dill'aria di una concezione didattica.
Dirò che mi giova peregrinare per il web e soffermarmi presso i vari blog che non si contano. Internet è una certa nuova terra epocale dell'uomo, tutta da esplorare e da conquistare, in virtù della sua natura che ha sempre dominato in lui, l'arte del navigare. A volta sono attratto da alcun post davvero interessanti che meritano riflessioni da parte dei convenuti invitati a commentarli, ma resto deluso non ravvisandovi nei contenuti, a volte nutriti, ciò che poteva ravvivare il dialogo in atto e farlo diventare un amabile convivio. In talune occasioni mi sono accinto a intervenire a modo mio riuscendo ad accendere il dialogo, almeno con il padrone di casa del blog e questo mi ha appagato.
Leggi tutto... Torna su
Altri articoli...

14/09/06 Ma siamo preparati ad una civiltà multietnica?
06/09/06 L'Arcangelo Michele del Moretto
22/08/06 Hina Saleem un cador in olocausto per l'occidente
21/08/06 Il velo della fede, il rombicubottaedro del ritratto di Luca Pacioli
17/08/06 Il Geometra di «Pensiero in Rete», il Cannavaro della Coppa del Mondo 2006 del calcio
08/08/06 Il Gioco - Giogo
Torna su