Home Mi Presento I miei studi Siti Consigliati Contattami
Sacrificio pagano di Garofalo - triplofonia dell'irrazionalità
Gaetano Barbella
giovedì 17 febbraio 2011
Particolare del “Sacrificio pagano” di Benvenuto Tisi detto il Garofalo.

Oscurità e luce

“Oscurità e luce”. In realtà tema multiforme, perché si entra nel campo delle frontiere della fisica e della cosmologia, e cioè la materia oscura, conosciuta con l'improprio nome di massa mancante, visto che non è mancante ma invisibile alla radiazione elettromagnetica, e però necessaria per spiegare il modello cosmologico basato sul Big Bang e l'energia oscura, ovvero la radiazione cosmica di fondo che permeerebbe tutto l'Universo, quella che viene chiamata l'energia del vuoto.
E con un ossimoro, oscurità luminosa, potrebbe descriversi l'idea intuitiva insita in questi due concetti: l'oscurità di una materia che c'è ma non si vede e la luminosità che porta con sé l'idea di energia abituale, ma che viene però eliminata dall'aggettivo oscuro che le è associato, perché ancora ipotetica.
Ecco che si profila l'analogo paradosso in 'Sacrificio pagano', l'opera pittorica rinascimentale di Benvenuto Tisi detto il Garofalo. Qui è il sacrificio cruento, praticato nel paganesimo in onore di divinità, da correlarsi – nella premessa iniziale – a “oscurità e luce” due realtà, appena intraviste antitetiche, che l'autore del dipinto anzidetto risolve coinvolgendo una terza realtà, l'eufonia che si mostra magicamente risolutiva per la vita, aiutata allegoricamente dalla forma della materia in alternanza armonica, la geometria e la giocoleria di un flautista.
Eufonia significa armonia nel suono, che qui si estrinseca con la virtuosa 'triplofonia' di un flauto doppio, ovvero due suoni che ne generano il terzo.
Altra correlazione al ricercato modello cosmologico del Big Bang degli astrofisici, ancora più significativa, è che il suono ci porta al Logos creatore, alla Parola, il Verbo, da cui scaturì il creato, come viene detto nel Prologo del Vangelo di Giovanni apostolo, ma anche tutte le religioni antiche impostate su questo stesso credo. In questo senso, più che altri, si deve presumere l'intento dell'autore di 'Sacrificio pagano', poiché egli ha prediletto l'arte dedicata al cristianesimo. Dunque la rappresentazione pagana del sacrificio è il suo peculiare modo di risalire al mito per sfiorare il tempo della creazione voluta dal Verbo, con un suo inno al Logos...

Mito e Musica

Vero e proprio antesignano degli studi musicologici, di impostazione tradizionale, può essere considerato Marius Schneider. Questi univa, nella propria formazione, una non comune competenza mitologica e musicologica che mise a profitto, sia nelle lezioni tenute nelle Università di Barcellona, Colonia e Amsterdam, nonché in una sere di saggi e di pubblicazioni. Egli dedicò la sua esistenza al tentativo di ricostruire la cosmologia arcaica fondata sul suono, schiudendo vie inusitate che spaziano, in modo comparativo, dal mondo indoeuropeo al Verbo giovanneo.
Il suo sforzo ermeneutico rimase, purtroppo, incompiuto. Dalle sue opere si desume che, nei diversi miti di creazione, un momento acustico interviene nell'atto creatore: gli dei sono canti poiché, la fonte dalla quale emana il mondo, è sempre musicale. L'abisso primordiale, da cui il suono si eleva, è cassa di risonanza, le cui note sono personificate dagli dei cantori. Non è casuale che, presso la tradizione vedica, gli dei siano sorti dalla bocca di Brahma e che Brahman significhi inno, parola sacra. A volte, nelle diverse tradizioni, il canto creatore è identificato con il tuono, in Asia Minore il dio Ea o Enki è bulug , il tamburo, così come lo sono gli dei che si trovano incarnati in alberi parlanti.
Quindi, se l'atto creatore è un canto, è chiaro che il mondo cui dà vita è puramente sonoro: “ La radice, la potenza e la forma di tutte le cose esistenti sono costituite dalla loro voce o dal nome che portano. [•] La natura dei primi esseri è puramente acustica. I loro nomi non sono definizioni, ma nomi o suoni propri, [•] sono gli stessi esseri”.
D'altro lato, in un gran numero di miti, si dice che i primi canti della creazione furono apportatori di luce, diffusero il chiarore dell'aurora. In sanscrito svara e svar , suono e luce, sono uniti in base alla loro affinità fonetica e così, il cantore del Rig Veda, è detto “Colui che ha luce propria”. La sillaba mistica OM, avente in sé i suoni base A,U, M, è considerata la freccia sonante, analogicamente identificata con il primo raggio di sole. Lo stesso testo sacro ci segnala i sette Rsi, poeti mitici o metri poetici, il cui canto generò la prima aurora e formò la testa di Prajapati...
...Continua sul >pdf<
Torna alla rubrica Torna su

Il geometra pensiero in rete di Gaetano Barbella