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A Cesare quello che è di Cesare, due numeri nei loro archi trionfali
Gaetano Barbella
mercoledì 07 settembre 2011
Moneta.
«Poi mi fu data una canna simile a una verga e mi fu detto: “Àlzati e misura il tempio
di Dio e l'altare e il numero di quelli che in esso stanno adorando.»
(Apocalisse di Giovanni 11,1-14. Bibbia 2008)

Due trionfali testimoni vestiti di sacco?

Nella sua completezza il titolo iniziale è «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio», il celebre detto attribuito a Gesù e riportato nei vangeli sinottici, in particolare nel Vangelo secondo Matteo 22,21, nel Vangelo secondo Marco 12,17 e nel Vangelo secondo Luca 20,25. È un detto registrato anche al di fuori degli scritti canonici: è presente nel Vangelo di Tommaso (100,2-3) e, rielaborato, nel Vangelo Egerton (3,1-6).
Questo passo è stato interpretato variamente e considerato un insegnamento sul laicismo o sull'obbedienza alle autorità civili.
Da parte mia, alludendo a due numeri sconosciuti, sempre in relazione al titolo che ho voluto dare di proposito, potrei far intendere che la matematica, in particolare la geometria, venga data a Cesare. Si capirà in pieno poi sul finire, che la matematica, coadiuvata dalla geometria, porta a ben altro significato. Ma ironia della sorte, l'analisi grafica degli archi trionfali, che io sviluppo in questo saggio, pur mostrando evidente la matrice geometrica riferentesi a due moduli numerici, dunque artefici del trionfo, non ci sono documentazioni che attestano questo ricorso da parte dei loro costruttori romani. Sorge allora l'idea che questi due numeri siano simili a due fredde remore alchemiche, “sepolte” misteriosamente nella mente degli architetti costruttori degli archi romani in questione, per contrastare la focosa e bellicosa salamandra. Oppure, in aderenza alla fede cristiana, credere alla provvidenza di Dio dall'amore infinito che, al momento opportuno, è come se fosse il Signore che si presenta al suo apostolo Pietro sulla via Appia Antica romana, inducendolo ad accettare la croce che lo aspetta, piuttosto che sfuggirla. Ed è proprio in questa relazione che si rivela abbagliante la conclusione di questo mio lavoro, fatto nell'umiltà e indigenza, giusto come monito rivolto a tutti i Cesari della Terra. Cioè tutti coloro che, in tanti modi, non solo quindi per il comando di nazioni, conseguono trionfi eccellendo in ogni campo, della cultura, dell'arte, dello sport, dell'economia, e così via...

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Il geometra pensiero in rete di Gaetano Barbella