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Il pentagramma dell'arco di Costantino
Gaetano Barbella
giovedì 19 giugno 2008

Nodi da sciogliere

L'arco di Costantino
Illustrazione 1: L'arco di Costantino.
Ecco una trilogia di imperatori celebri di Roma, Traiano, Adriano e Marco Aurelio, come posta sulle spalle di un quarto imperatore, Costantino, attraverso l'Arco trionfale romano (illustrazione 1) attribuito a quest'ultimo.
Ma Costantino era anche Pontefice Massimo, ed era colui che aveva concesso ai cristiani la libertà di culto. In più al Senato, che lo aveva eletto, premeva che, con questo monumento, non fosse dimenticato l'esempio di Settimio Severo e della sua dinastia. Si tratta della fruttuosa politica di tolleranza per tutti i culti, dunque non meraviglia immaginare che il monumento a Costantino inneggi all'esaltazione di una concezione universale della religione con solide premesse filosofiche e metafisiche.
Già quest'idea di un significativo legame di un tutto fra impero e pontificato diverso dal solito, scolpito nella pietra, richiama alla mente singolari esempi di "nodi", di due o quattro colonne a più fogge, di moltissime cattedrali europee del Medioevo.
Ma nell'Arco di Costantino non sembrano comparire simili segni strutturali. Tuttavia non sarebbe peregrina l'ipotesi di trovarne traccia, magari in virtù di una inconcepita nomenclatura geometrica immaginata dall'architetto di questo monumento, tale da far risalire al concetto di unità intesa come solido legame, meglio: un patto di alleanza terrena e metafisica da tramandare nei secoli.
Insomma una mens divina sigillata nella pietra cui farebbe da preludio la relativa celebrazione epigrafica, quella a sinistra in alto del monumento trionfale. È di Plotino e pone in alto la concezione monoteista, con Helios, il più grande degli dei. L'Uno il Sole, colui che unisce tutte le parti dell'universo, fisico e metafisico.
Ma già dall'esecuzione di accurati rilievi geometrici del frontone del monumento, risalta una tavola tripartita, il quadrato partito in nove caselle, giusto l'accostamento con l'analogo quadro dell'apprendista, punto notevole (detto in geometria) del grado di Maestro della Massoneria.
È interessante questa piega assunta nell'interpretazione esoterica che sembra derivarne, al punto da disporre i filosofi ermetici a domandarsi dove la stella da “seguire” e poi dove il “nodo” da sciogliere senza disporsi a metterlo in pratica?
E poi, trattandosi del culto solare, caro agli antichi egizi esperti nell'arte muraria, viene da chiedersi dove rintracciare il segno della piramide, e magari del pentagramma dei massoni.
In fatto di stelle, sappiamo di una legata ad una capanna, quella di Betlemme, ed è vero anche che con l'Arco di Costantino si sono voluti “annodare” fra loro diversi culti religiosi, e fra questi il Cristianesimo. Perciò la citata metafora sulla capanna di Gesù è buona per intravederne un'altra, associata appunto alla Massoneria.
Di una stella romana, il pentagramma, sembra esservi traccia in una serie di monete dell'età repubblicana e ragionando da filosofi potremo trovare la cosa coerente, giusto la famosa frase di Gesù, attraverso i Vangeli di Matteo, Marco e Luca: «Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio!».
Procedendo per tale stella, l'unica cosa che si sa è che è associata a simboli come capitelli corinzi, squadre, basamenti di colonne e altri oggetti che fanno pensare ad un suo collegamento con la professione del costruttore. Di qui il passo è breve per pensare a l'arte muraria dei Massoni, come sopra supposto, che si rifa prevalentemente al simbolismo architettonico dei muratori operativi medievali che lavoravano effettivamente la pietra. Il simbolo di luce metafisico dei massoni è appunto il pentagramma che rappresenta la verità, la conoscenza.
Considerando per buona questa strada dell'arte muraria, che ipotizzo nota anche all'architetto romano addetto ai lavori dell'Arco di Costantino, si è nelle condizioni per considerare il rituale indispensabile per salire alla sommità piramidale attraverso "sette gradini", ma che in realtà non esistono se non nell'unità. è fondamentale concepire l'idea che ogni operazione ha il suo rovescio, quale riflesso di sé stesso, come di altrettanti “sette gradini” speculari. Insomma il “nodo” non viene mai sciolto in effetti.

Secondo gradino

Il rettangolo aureo
Illustrazione 2: Il rettangolo aureo.
Viene da chiedersi sul primo gradino che qui non compare: ma si tratta del capitolo appena completato, che ha riguardato l'aspetto essoterico dell'Arco di Costantino! Perciò ora ci si appresta, a salire sul secondo gradino in base ad un mio itinerario esoterico tutto impostato sulla geometria strutturale del monumento trionfale in esame.
Il primo impatto, ovviamente, è per la sua massa parallelepipeda e non per il resto, come i quattro pilastri, tettoia, statue ed altro riportato sui due frontoni in modo posticcio. Si parte perciò dalla base AB (illustrazione 2) con l'intento di arrivare alla sommità A1B1, ipotizzando che sia stata proporzionata secondo rettangoli aurei accoppiati.
Si procede quindi alla tracciatura della mezzeria del rettangolo di base AB, grazie a due coppie di archi di circonferenza, puntando il compasso in A e poi B. Poi si disegna la semicirconferenza di arco AB e centro in H della mezzeria e si ottiene il quadrato ACDH. Di qui, puntando il compasso in D1 della diagonale CB sulla mezzeria, si traccia l'arco CH1. Infine si disegna la parallela ad AB passante per H1 e così abbiamo la conferma che l'intero frontone, al di sotto del cornicione della tettoia del monumento, è veramente composto da due rettangoli aurei accoppiati. È ovvio, a questo punto, che HH1 non è altro che la sezione aurea rispetto ad AH idealmente uguale a 1.

Terzo gradino

La trilogia
Illustrazione 3: La trilogia.
Questo è il gradino della trilogia dei tre imperatori, chiamati in causa all'inizio, Traiano, Adriano e Marco Aurelio, che, idealmente, è come se fossero sulle spalle di Costantino.
Come dire sui quattro pilastri di centro che in realtà sono posticci insieme agli altri laterali: perciò sono da prendere per emblema.
Si conosce il rettangolo AA1B1B e la mezzeria H1H (illustrazione 3). Si individua poi il centro G dell'arco sulla mezzeria suddetta e si traccia l'asse G1G2 passante per G. Puntando di seguito il compasso su F ed E degli assi delle colonne E1E ed F1F, e tracciando gli archi con raggio EF, si riscontra che essi passano per G. Dunque il triangolo EGF è equilatero, tale da costituire il degno emblema geometrico per rappresentare la supposta trilogia regale, pontificale e guerriera.

Quarto gradino

La piramide
Illustrazione 4: La piramide.
Questo è il gradino della piramide e degli occhi di Horus per individuarla, come quella di Cheope di Giza d'Egitto. Si sa che essa non può essere proporzionata all'insegna di pi greco (il rapporto fra la circonferenza ed il relativo diametro che è 3,14...), perché non è concepibile ottenerla con “riga e compasso” (essendo un numero irrazionale e trascendente), perciò opto per la proporzione aurea che più vi si approssima. In tal modo è possibile eseguire la relativa costruzione geometrica della piramide.
Il dato di partenza, come sopra accennato, è l'asse che passa per i due centri, I ed L, degli archi laterali (illustrazione 4), e che ho associati agli occhi di Horus. Quest'asse individua i punti I1 ed L1 sulle colonne laterali PP1 e QQ1. Ora se si congiungono questi punti con quello dell'asse verticale mediano, H1, ci si rende conto che queste linee contrapposte risultano tangenti alla semicirconferenza di arco AB e con centro in H. Otteniamo così il triangolo rettangolo MH1H che ha per ipotenusa la sezione aurea e per cateto MH immaginata uguale a 1 (vedi capitolo del secondo gradino) e che è quanto basta per confermare che il triangolo isoscele I1H1L1 è la sezione trasversale della piramide ricercata, avente come apoteme L1H1 ed H1L1. Ma c'è di più per capire che questo triangolo isoscele individua, con i due lati obliqui suddetti, i punti notevoli E2 ed F2 derivanti dall'incrocio delle rispettive diagonali dell'intero frontone AA1B1B con gli assi delle colonne di centro EE1 ed FF1.
Già da questo momento si comincia a intravedere, attraverso questi due punti notevoli, la supposta “annodatura” dei pilastri del monumento a Costantino, tale da accostarla alle tantissime analoghe “annodature” di pilastri delle cattedrali medievali accennate nel primo capitolo sui “nodi da sciogliere”. Ma si vedrà poi che questi “nodi” hanno una loro specifica geometria meravigliosamente marcata in questo Arco trionfale romano.

Quinto gradino

Il pentagramma di Horus
Illustrazione 5: Il pentagramma di Horus.
Questo è il gradino della stella di Horus e dei massoni, e dei suoi occhi che la configurano.
Se dai centri dei due archi laterali è stato possibile, grazie alla geometria illustrata nel capitolo precedente, la costruzione grafica della piramide aurea, è successivamente possibile la configurazione di un peculiare pentagramma.
Unendo infatti i centri suddetti I ed L (illustrazione 5) con il centro G dell'arco centrale (trattato nel capitolo del terzo gradino), ci si rende conto che gli angoli opposti, relativi all'orizzontale asse G1G2 passante per G, sono di 18° sessagesimali. Questo porta a supporre di poter disegnare il ricercato pentagramma. Per capire che la cosa è fattibile si riscontra che se si traccia una circonferenza di raggio GH1 con centro in G, essa interseca i due assi PP1 e QQ1 dei pilastri laterali nei punti P1 e Q1, gli stessi delle due cuspidi del pentagramma. Interessa allacciare il riscontro della pentastella dell'Arco in esame con un altro caso analogo. Si tratta del portale del famoso Castel del Monte di Adria (Bari), fatto costruire dall'imperatore Federico II nel XIII secolo

Sesto gradino

L'annodatura a maglia di triangoli equilateri
Illustrazione 6: L'annodatura a maglia di triangoli equilateri.
Ci si dispone verso la conclusione dell'opera grafica da me concepita, un sesto gradino per riunire ogni cosa del monumento attraverso gli otto pilastri. E qui il punto di vista cambia per disporsi in alto, come a indicare un immaginario distacco dalle cose terrene, pur restando vincolati ad esse: oserei alludere ad una certa “resurrezione” metafisica. Niente di trascendente, perché si tratta solo di uno stato mentale così predisposto per dire e non dire compiaciuti, eureka! Come di una vittoria personale, al pari di Archimede che rese celebre questa parola. Ma veniamo ai fatti che si vedono chiaramente solo guardando l'illustrazione 6 senza bisogno di aggiungere altro.
Non si può affermare con certezza, ma aver concepito la trilogia di partenza del terzo gradino, è stato il primo passo per giungere ora al sesto gradino. Qui il triangolo equilatero dell'arco centrale serve da matrice strutturale per un meraviglioso telaio che unisce gli otto pilastri al corpo del monumento con un'armonica nomenclatura di analoghi triangoli. Ecco la visione dell'annodatura ricercata, gradevole a vedersi.

Settimo gradino

Mi sarebbe piaciuto poter disporre di precisi disegni dell'Arco di Costantino, invece mi sono dovuto accontentare di una foto e di un disegno d'insieme, entrambi racimolati su internet. Nondimeno mi compiaccio con me stesso per essere giunto a dei risultati sorprendenti.
Certo con i dati precisi del monumento avrei avuto la convalida di ogni cosa supposta, particolarmente sulle congetture relativo al sesto gradino. Ma sono comunque soddisfatto di essere giunto a questo gradino procedendo con l'unica mia dote, quella di essere un buon “geometra”, ovvero sufficientemente abile nell'uso di “riga e compasso”.
In realtà, io credo che non c'è un settimo gradino se non salirvi nell'unità attraverso chi, per esempio, può verificare queste mie teorie potendo disporre di disegni abbastanza fedeli alle effettive proporzioni dell'Arco di Costantino.
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