Home Mi Presento I miei studi Siti Consigliati Contattami
L'allineamento dei pianeti del messaggio della Madonna di Capua
Gaetano Barbella
venerdì 10 luglio 2009
Allineamento pianeti 1998.

La mela del bene di serendipity

«Qual dolce mela che rosseggia alta su un ramo, se ne stava sola, alta fra le più alte: la dimenticarono i raccoglitori? No, non la dimenticarono. Solo, non riuscivano a raggiungerla...»[1]
Ma se la citazione sulla mela riguarda la scienza del bene e del male – mettiamo – dell'albero posto al centro del biblico giardino edenico, quindi chiaramente mirante a mettere in guardia il lettore perché è avvelenata, appunto, nulla vieta di immaginare che possa esistere anche la mela buona per la scienza e per l'umanità che può beneficiarne.
Insomma ci sono mele che non vanno colte ed altre sì, ma chi lo può dire?
E qui ora entra in discussione il concetto di "serendipity" per dar corpo al fatto che per un oscura sorte ci piove casualmente addosso una normale mela – niente di speciale –, come quella di Newton, cosa che gli permise di cogliere un'altra mela di grande portata scientifica nel campo della fisica astronomica. Una "normale mela" che però, pur notandola, nessuno la raccoglie, eppure Gesù addita, a coloro che cercano da lui un segno cui avvalersene, il «segno di Giona» che può aprire la loro mente a cose insospettate! (Matteo 12,38-42)
Il termine serendipity entra nel vocabolario delle scienze sociali grazie al lavoro di Robert K. Merton, il quale, interessato da sempre alla sociologia della conoscenza, ne fa uso per elaborare una teoria sulla accidentalità delle scoperte scientifiche.
Egli riprende questo termine inglese, comparso a fine XVIII secolo, da Horace Walpole il quale, leggendo il racconto "Tre principi di Serendippo" di Cristoforo Armeno, conia la parola serendipity per identificare tutti quei casi che si scopre inaspettatamente una cosa, mentre si era alla ricerca di un'altra.
Merton affronta l'analisi delle scoperte scientifiche nella sua opera più nota "Teoria e struttura sociale", dove usa il termine di serendipity per riferirsi a quelle scoperte e teorie che nascono dall'osservazione di un dato inaspettato, inusuale o imprevisto (come la famosa mela della teoria gravitazionale di Newton). Con serendipity, dunque, non si intende la casualità della scoperta, bensì l'accidentalità insita nella ricerca scientifica che lo scienziato deve saper cogliere o seguire, anche inconsapevolmente, e che conduce a scoperte fondamentali per l'avanzamento dell'uomo nella conoscenza. Il concetto di serendipity rafforza l'idea di una realtà che deve essere letta attraverso i segnali che ci fornisce, allo scienziato spetta il compito di saperli leggere.
Attraverso questo concetto, Merton sottolinea anche il carattere di necessaria apertura che uno scienziato deve avere nel suo lavoro di ricerca.
Molti sono gli esempi delle scoperte avvenute attraverso la serendipity, tra le quali è possibile citarne alcune: il nuovo continente scoperto da Cristoforo Colombo, l'acido lisergico di Hoffman, la scoperta di Urano di Herschel mentre era alla ricerca di comete, la bioelettricità da parte di Galvani e molti altri.[2]
Certo sull'onda di serendipity non sarebbe male che l'imbeccata per la scienza fosse del genere di mela di Newton, e non come quella che ora presenterò e che riguarda certi fatti di ordine mistico, nulla a che vedere quindi con la ricerca scientifica.
Ma se invece non è così? In fondo cosa conta se questa condizione non sussiste a vista d'occhio. Cosa conta se l'imbeccata che lo scienziato ma anche l'uomo comune desideroso di sapere, s'aspettano, per svincolarsi dallo stallo delle sue importanti ricerche, gli perviene da un mondo "estraneo"? Che poi si va a scoprire che non lo è affatto!
Il defunto scienziato Richard Feynman, Nobel per la fisica, nel suo libro «Il senso delle cose» tratteggia la natura dello scienziato moderno con le seguenti parole: «Molti si stupiscono che nel mondo scientifico si dia così poca importanza al prestigio o alle motivazioni di chi illustra una certa idea. La si ascolta, e sembra qualcosa che valga la pena di verificare – nel senso che è un'idea diversa, e non banalmente in contrasto con qualche risultato precedente – allora si che diventa divertente. Che importa quanto ha studiato quel tizio, o perché vuole essere ascoltato. Il questo senso non ha nessuna differenza da dove vengano le idee. La loro origine vera è sconosciuta. La chiamano "immaginazione", "creatività" (in realtà non sconosciuta, è solo un'altra cosa come l'"abbrivio"). Stranamente molti non credono che nella scienza ci sia posto per la fantasia. E' una fantasia di un tipo speciale, diversa da quella dell'artista. Il difficile è cercare di immaginare qualcosa che a nessuno è mai venuto in mente, che sia in accordo in ogni dettaglio con quanto già si conosce, ma sia diverso; e sia inoltre ben definito, e non una vaga affermazione. Non è niente facile».
Dunque, lasciando da parte la solita concezione degli scienziati moderni di stimare i fatti di serendipity come casuali, l'imbeccata in questione, vada come abbrivio, anche se non sembra una spinta "imparentata". Si tratta di chiudere gli occhi e affidarsi a qualcosa che non riesce nemmeno a immaginare, giusto come afferma Feynmann.
...Continua sul >pdf<
Note
  • 1) Saffo, Frammenti.
  • 2) Sito Internet: http://sociologia.tesionline.it/sociologia/glossario.jsp?GlossarioID=3387
Torna alla rubrica Torna su

Il geometra pensiero in rete di Gaetano Barbella