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Magia, religione, superstizione e mito


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Mito, magia e religione (anche per merito di un certo tipo di "studiosi" che volentieri li confondono) formano un impasto in cui è difficile distinguere un elemento dall'altro, ma i concetti sono diversi ed è bene chiarirli.

 

Magia

E' probabilmente il modo più antico di dominare i fenomeni che non si possono influenzare con i mezzi normali. Nasce probabilmente da una visione animistica del mondo, in cui s'immagina che tutte le cose possiedono un "principio vitale" (anima). Secondo Piaget, l'animismo è una tendenza caratteristica della prima infanzia.

L'azione magica, quindi, può essere rivolta ad ogni genere di "entità" (il bufalo, l'uomo, l'albero, la roccia), reale o immaginaria (la sorgente, il Diavolo) ed anche a fenomeni naturali (il sole, la pioggia). Non richiede la collaborazione delle entità a cui si dirige, ma  tende a "forzarle"  in qualche modo; quindi non tende a stabilire con esse un "rapporto" o un "dialogo".

 

Religione

Anche la  religione  (nel senso di culto)  consiste in  azioni  dirette ad "entità" naturali o soprannaturali; ma tende ad ottenere la loro benevolenza o almeno ad evitare la loro ostilità. Questo è necessario quando non è possibile forzarle (che sarebbe la soluzione preferibile) e quindi si deve venire a patti con loro.

Esse però restano libere di reagire positivamente o negativamente alle azioni umane, o – al limite – di non reagire.

v. concetto di religione e descrizione delle religioni principali  vai

Possono essere oggetti di culto ogni genere di entità, compresi gli esseri umani: è il caso dei sacerdoti, dei re-sacerdoti, dei re mesopotamici, dei faraoni egiziani ai quali veniva riconosciuta una natura divina o semi-divina e che spesso si facevano credere sposi o figli o discendenti di qualche divinità

Soltanto dopo i bombardamenti atomici sul Giappone – che evidentemente non aveva saputo evitare –  l'imperatore Hiro Hito ammise pubblicamente di non essere un discendente degli dèi (1948).

Solo l'azione magica agisce per ottenere direttamente lo scopo (per es. far cadere l'orso nella trappola, provocare la morte di un nemico); invece l'azione religiosa tende ad ottenere lo scopo con la mediazione dell'entità a cui si rivolge e, a differenza della magia, tende a stabilire con esse un rapporto, un dialogo.

Si chiede a questa "potenza" di non essere ostile ai sui fedeli e/o di agire nel loro interesse per far morire il nemico, cadere la pioggia, crescere il grano acc. Per ottenere questo, di solito si cerca di compiacerla, per es. cantando le sue lodi, offrendole preghiere, sacrifici ecc.

Caratteristica delle religioni è la totale subordinazione dei credenti alle divinità; anzi, pare che nelle più antiche religioni conosciute (quelle della Mesopotamia sumerica e assira) gli uomini erano stati creati al solo scopo di servire gli dèi

Dove Dio appare, l'uomo si annienta; e più la divinità si fa grande, più l'umanità diventa miserabile.

Bakunin, Dio e lo Stato

 

Superstizione

Il termine latino superstitio indicava una particolare insistenza nel rivolgere preghiere alle divinità. Nel significato attuale, indica genericamente le "false credenze" e diversi comportamenti, fondati su credenze non-razionali che stanno tra la religione e la magia ed attingono ad entrambe.

La componente di tipo religioso prevale, per es., nei rituali diretti a propiziarsi la fortuna o allontanare le disgrazie: cioè, in sostanza, ad assicurarsi la benevolenza o neutralizzare l'ostilità di qualche ignota potenza.

La componente di tipo magico prevale, per es., nelle pratiche di scaramanzia, spiritismo, chiromanzia, cartomanzia, astrologia e simili: cioè, in sostanza, nel tentativo di paralizzare le potenze ostili, o di forzarle – ostili o no –  a rivelare informazioni, anticipare il futuro ecc.

In alcuni casi, le superstizioni sono o potrebbero essere residui di credenze dimenticate o non più consentite dalla religione dominante; in altri casi sono invenzioni pseudo-scientifiche (per es. l'astrologia o le aberranti teorie "matematiche" sui numeri del Lotto). Va osservato che nelle moderne società occidentali le superstizioni sono coltivate e incoraggiate dai mass media (v. per es. le abbondanti pubblicazioni di oroscopi, le insistenze sui numeri "ritardatari" del Lotto, le notizie di cronaca con riferimenti a profezie di indovini, zingare e chiromanti).

 

Mito

Il termine greco mythos ("parola, racconto") indica una  narrazione,  che generalmente ha lo scopo di spiegare fenomeni naturali, pratiche religiose, istituzioni sociali, elementi della tradizione culturale (per es. la coltivazione del mais) ecc.

Si chiamano  cosmogonìe  i miti che raccontano l'origine del mondo;  teogonìe  quelli che raccontano la nascita degli dèi.

Il mito del  Diluvio universale  è presente nella letteratura di 64 popoli (la versione più antica è quella dei Sumeri, la più nota è quella della Bibbia); un genere molto diffuso nell'antichità era quello dei miti di  nascita dell'eroe  (Otto Rank ne ha analizzati più di 30), che hanno tutti in comune un personaggio potente che si sente minacciato dalla nascita di un bambino, cerca di sopprimerlo o di liberarsene ma fallisce sempre.

I miti non sono azioni, quindi hanno natura e funzioni diverse da quelle delle religioni. Il mito dell'Uovo Cosmico non significa che esisteva di un culto dell'Uovo Cosmico. I miti non appartengono alla sfera del culto, ma a quella della conoscenza:  sono forme elementari di letteratura o di filosofia.

Sulle cosmogonie, v. scheda "I miti della creazione"  vai

 

 

 

 

 

 

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