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Jung e la psicologia mistica

 

Ultima modifica: 15/1/2013

 


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Osservazioni

 

Note, riferimenti, link  vai


Carl Gustav Jung (1874-1961) era figlio di un pastore protestante e fin da ragazzo s'interessò di filosofia, religione e spiritismo. Nel 1900 si laureò in medicina e andò a lavorare nel famoso ospedale psichiatrico di Zurigo (Burgholzli), sotto la direzione di Bleuler, che aveva cominciato ad applicare il metodo di Freud. Nel 1903 Jung sposò la figlia di un industriale e nel 1905 diventò libero docente all'università di Zurigo.

Benchè da anni utilizzasse il metodo di Freud, si mise in contatto con lui soltanto nel 1906 (vedremo poi perchè) e nel 1907 diventò suo collaboratore. Nel 1910 partecipò alla fondazione dell'IPA (International Psychoanalytical Association) guidata da Freud, che lo fece eleggere presidente.

L'IPA è tutt'ora attiva, ha circa 12.000 membri ed è formata da più di 70 associazioni nazionali. Dal 1910 in poi ha organizzato 48 congressi internazionali (uno ogni due anni). In Italia ne esistono due sezioni: quella "storica" (SPI, nata nel 1932, circa 600 membri) e l'AIPsi (1992, circa 50 membri).

Nel 1909 si dimise dal manicomio di Zurigo, probabilmente a causa di uno scandalo (la sua relazione con una paziente minorenne) e nel 1912 cominciò ad allontanarsi dagli insegnamenti di Freud. Rimasto isolato, lasciò l'insegnamento ma, grazie ai generosi finanziamenti di una sua ricchissima cliente (una Rockfeller), fondò lo Psychologischer Club di Zurigo.

Nel 1914 si dimise dalla presidenza dell'IPA ed uscì definitivamente dal movimento psicanalitico. Si dedicò quindi alla libera professione ed allo studio delle "scienze occulte". Freud, però, gli proibì di chiamare "psicanalisi" la sua attività, sicchè la chiamò "psicologia analitica".

Freud ed una buona parte dei fondatori erano ebrei. Nel 1933 Jung aderì al nazismo per diventare direttore della Società tedesca di psicoterapia e cominciò a svolgere opera di propaganda contro la "psicologia ebrea", attaccando Freud ed esaltando la superiorità dell'inconscio ariano. Continuò fino al 1939, quando i nazisti gli diventarono ostili.

Le sue invenzioni mistico-religiose, che ebbero parecchi seguaci tra coloro che trovavano "scandalose" le idee di Freud, furono gradite e favorite, in funzione anti-freudiana, dagli ambienti religiosi e reazionari.

Attualmente i suoi seguaci tentano di nascondere o minimizzare gli aspetti più "imbarazzanti" delle sue teorie e della sua biografia (per es. non parlano di spiritismo ma di "spiritualismo", nascondono la sua adesione al nazismo, ecc.).

Il loro interesse a mantenere in attività l'industria junghiana si accorda con quello degli eredi di Jung, che vivono di rendita sui diritti d'autore delle sue opere, continuano a tenere segrete una buona parte delle sue carte e sono intervenuti pesantemente sulla Princeton University press per bloccare la pubblicazione di un libro che denuncia Jung come ciarlatano e truffatore.

 

articolo su Repubblica: "Jung, la truffa dell'inconscio"  vai

articolo sul Corriere della Sera: "Jung, truffatore del profondo"  vai

Jung, la Wanna Marchi della psicologia  vai

Richard Noll, docente di Storia della scienza all'Università di Harvard e nel Massachusetts Institute of Technology, sostiene che Jung non si è mai posto interrogativi scientifici e che le sue teorie non hanno nulla a che fare con la scienza, la medicina o la piscologia. La sua psicologia analitica è invece una forma di religione personale.

The Jung Cult: Origins of a Charismatic Movement , Princeton University press, Best Book in Psychology Award nel 1994. Traduzione italiana Jung, il profeta ariano, Mondadori, 1999.

 

Spiritismo

Jung si considerava un "sensitivo". Ancora studente, partecipava alle sedute spiritiche di una "medium" (sua cugina Helly Preiswerk) e riferiva di aver assistito a fenomeni "paranormali" (il tavolino che balla, gli spiriti che "battono colpi", la "scrittura automatica" ecc.) Da queste esperienze trasse la sua tesi di laurea (1900), che poi pubblicò nel 1902 (1)

Mentre Freud definiva l'occultismo come una "nera marea di fango", Jung ne fu affascinato sempre più, fino a giungere, ormai anziano, a concepire idee come la "spiegazione" dei "dischi volanti" (UFO) (2).

Jung riferiva di aver sperimentato personalmente una lunga serie di fenomeni "misterici" o "para-normali": rompeva oggetti a distanza, aveva sogni profetici, parlava con i fantasmi, ecc. La credenza negli spiriti, secondo la sua opinione, fa parte degli "archetipi dell'inconscio collettivo" (3).

Nel 1944 ebbe un infarto e fece una breve visita all'aldilà, dopo la quale fu in grado di riferire che

"quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente (...) La dissoluzione della nostra forma temporanea nell'eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo" (4)

Nel 1952 Jung elaborò anche una teoria "scientifica" per spiegare alcuni fenomeni paranormali: la "Legge della sincronicità" (5), secondo la quale alcuni fenomeni avvengono contemporaneamente senza avere tra loro relazioni di causa-effetto. Questo perchè, fra l'altro, appartengono ad uno stesso "meccanismo del destino".

Intorno al 1920, Jung diventò anche "veggente", interessandosi attivamente allo I Ching (antica arte divinatoria cinese). In virtù di questa sua nuova specialità, indusse un suo cliente a rinunciare a sposarsi e, nel 1948, divinò che la sua prefazione alla traduzione inglese del Libro dei Mutamenti era ben fatta (6).

L'interesse "scientifico" di Jung per i fenomeni paranormali è confermato anche dalla sua corrispondenza con Joseph Rihne, considerato "il padre della parapsicologia moderna" ma forse più noto come truffatore da quando si scoprì che le sue "dimostrazioni" della telepatia e della psicocinesi erano fondate sulla falsificazione degli esperimenti (7).

In una lettera a Rhine (8), Jung si compiace che anche questo "scienziato" abbia messo in relazione i fenomeni parapsicologici con una "soppressione" delle categorie spazio-tempo, confermando così la validità della Legge della Sincronicità.

Fin qui, le informazioni sono tratte dall'articolo "Esperienze parapsicologiche nella vita di C. G. Jung" (9)

Tra le sue scienze occulte non mancò l'astrologia. E infatti l'influsso degli astri contribuisce alla formazione dei suoi "Tipi psicologici" (10).

 

 

Religione

Dalla fissazione sullo spiritismo e le altre superstizioni, che caratterizza la vita di Jung fino alla vecchiaia, emerge il profilo di un personaggio abbastanza "svitato", in cui qualche "rotella" del meccanismo psichico si dev'essere bloccata impedendogli di tirarsi fuori dai problemi dell'adolescenza e di maturare sul piano etico.

Il disordine e l'incoerenza delle sue esperienze soggettive, come pure l'incapacità di accettare la realtà delle esperienze oggettive sono evidenti in un brano del Libro Rosso:

Devo liberare da Dio il mio Sé, poiché il Dio che ho conosciuto è più che amore, è anche odio; è più che bellezza, è anche ripugnanza; è più che sapienza, è anche assurdità; più che forza, è anche impotenza; più che onnipresenza, è anche la mia creatura (11).

Questo dio bifronte, evidentemente, è anche diavolo; e infatti Jung in altre occasioni rivela la confusione e l'angoscia di non sapersi liberare del "demonio" che sente dentro di sè:

Il mio animo puro prova orrore del diavolo (...) storie del genere mi fanno orrore (...) il diavolo può ricorrere anche alle cose migliori per produrre porcherie (…) ora so dove e come cogliere il demonio

Lettere a Freud, 1909

A "liberarsi" della sua creatura non riuscì mai; ma, a quanto pare, riuscì ad inglobarla "scientificamente" nel suo mondo di spiriti, magie e archetipi. E qui si giunge ad un piccolo capolavoro del pensiero junghiano:

Tutto ciò che ho appreso nella vita mi ha portato passo dopo passo alla convinzione incrollabile dell'esistenza di Dio. Io credo soltanto in ciò che so per esperienza. Questo mette fuori campo la fede. Dunque io non credo all'esistenza di Dio per fede: io so che Dio esiste (12).

Dunque Jung "sa" per esperienza oggettiva che Dio esiste, come se lo avesse visto, o toccato o assaggiato. Come se gli fosse apparso esclamando "Me voilà! Io sono il tuo Dio".

Non è, quindi, una creazione della sua mente, e neanche questione di fede (la fede nasce e rimane tutta all'interno dell'apparato psichico). E' questione di conoscenza oggettiva (quasi come dire "scientifica") fondata sulla percezione delle cose esterne: ci troviamo di fronte ad una convinzione incrollabile, una certezza assoluta che non ammette altre possibilità.

Questa dichiarazione, a prima vista, è un po' sconcertante; ma in realtà essa è coerente con tutta la "psicologia" di Jung, dallo spiritismo agli archetipi.

 

 

Sabina e le altre

Sabina Nikolaevna Spielrein, appartenenente ad una ricca famiglia di ebrei russi, aveva 18 anni quando (1904) fu ricoverata nel manicomio di Zurigo, con sintomi isterici talmente gravi da farla credere schizofrenica. La sua relazione con Jung, che si era sposato da un anno e stava spettando il primo figlio, durò fino al 1911, cioè sette anni, durante i quali la ragazza non guarì mai del tutto (fu poi guarita da Freud).

Ben presto Jung si rese conto di essersi cacciato in un pasticcio: Sabina si era innamorata di lui e voleva un figlio. La ricca moglie avrebbe potuto divorziare, la sua carriera avrebbe potuto essere ostacolata dallo scandalo. Fu allora (1906) che scrisse la prima lettera a Freud:

(...) devo abreagire su di Lei un'esperienza recente (...) sto applicando attualmente il Suo metodo alla cura di un'isteria. E' un caso difficile: una studentessa ventenne, ammalata da sei anni" (...) durante il trattamento la paziente ebbe l'imprudenza di innamorarsi di me (…) (13)

Nessun accenno all'esistenza di una relazione sessuale tra lui e la ragazza.

Nel 1907 avviene il primo incontro personale tra Jung e Freud. La loro collaborazione per creare l'Associazione di psicanalisi si trasformerà presto in amicizia e Freud metterà Jung alla presidenza dell'Associazione, gli darà la direzione della rivista ufficiale del movimento, l'Annuario per la ricerca e la psicopatologia psicanalitica e penserà a lui come suo "erede" nella guida del movimento.

Intanto la moglie di Jung ha scoperto la tresca e scrive una lettera anonima alla madre di Sabina:

mia madre ricevette una lettera anonima (...) nella quale si diceva di salvare sua figlia che avrebbe potuto essere rovinata dal dr Jung.
(...) mia madre gli scrisse una lettera commovente sottolineando che egli aveva salvato sua figlia e certamente ora non voleva rovinarla, scongiurandolo di non oltrepassare i limiti dell'amicizia".

Ecco che cosa risponde il dr Jung:

(…) da medico le sono diventato amico poiché ho smesso di tenere in disparte i miei sentimenti. Potevo abbandonare facilmente il ruolo di medico perché non mi sentivo impegnato come tale, non avendo mai preteso un onorario. (...).
Il medico però conosce i suoi limiti e non li varcherà mai, perché è pagato per la sua fatica (...)
Pertanto, per rimanere nella posizione di medico, come Lei desidera, Le propongo di fissare un adeguato onorario per le mie prestazioni. (...)
Come amico di Sua figlia, invece, si dovrebbe lasciare al destino quello che succederà, poiché nessuno può impedire a due amici di fare quello che desiderano.
Spero, cara e stimata signora, che Lei mi capirà e comprenderà che in tutte queste cose non c'è alcuna bassezza, ma solo l'esperienza e la conoscenza di sé. Il mio onorario è di Fr. 10 per consultazione (...)

E' certo che Freud non ha mai visto questa lettera; ma Sabina gli scrive e gli racconta tutta la storia:

Il dr Jung quattro anni e mezzo fa era il mio medico, poi divenne un amico e in seguito "poeta", cioè amante. Alla fine mi conquistò e tutto andò come di solito accade nella "poesia". Egli predicava la poligamia, sua moglie sarebbe stata d'accordo, ecc. ecc.

La "poligamia" è un dettaglio significativo, sia perchè fa parte del repertorio classico degli uomini sposati che cercano di barcamenarsi nei rapporti con l'amante e la moglie, sia perchè smentisce il tentativo di Jung di recitare la parte del gentiluomo sedotto.

A questo punto, Jung si sente obbligato a giustificarsi e anche lui scrive a Freud:

(…) una paziente che (…) ha deluso la mia fiducia e la mia amicizia nel modo più offensivo che si possa immaginare.
(...) Essa aveva naturalmente programmato di sedurmi, cosa che io consideravo inopportuna. Ora sta maturando la sua vendetta.
(...) ha sparso la voce che divorzierò da mia moglie e sposerò una certa studentessa, cosa che ha suscitato una certa agitazione presso alcuni miei colleghi (...) non ho certo bisogno di dirLe che ho troncato definitivamente la cosa.

Jung scrive queste cose nel giugno del 1909 (non è vero che ha troncato: la relazione proseguirà ancora per un paio d'anni). Si legge tra le righe che aveva promesso il matrimonio a Sabina per ingannarla; che lei ci era cascata ed aveva annunciato il "fidanzamento" e che la sua posizione di medico del manicomio sta traballando a causa dello scandalo.

Mi ha provocato un orribile scandalo unicamente perché ho rinunciato al piacere di darle un figlio. Mi sono sempre comportato come un gentiluomo con lei, ma non mi sento limpido di fronte alla mia coscienza un po' troppo sensibile (...) le mie intenzioni sono sempre state oneste (...)
Ma lei sa bene che il diavolo può ricorrere anche alle cose migliori per produrre porcherie (…) ora so dove e come cogliere il demonio…".

Freud gli rimprovera benevolmente questa tendenza "teologica", ma Jung replica che dipende

(...) dal mio stato d'animo in quel momento. Il mio animo, nell'insieme puro, a volte prova però orrore del diavolo (...) non ho davvero mai avuto un'amante, anzi sono proprio il marito più innocente che si possa immaginare. Questo spiega la mia forte reazione morale! (...) Storie del genere mi fanno orrore.

Ma intanto Jung, per "reazione morale", si dimette dall'ospedale (è probabile che abbia voluto evitare di esserne licenziato), mentre Sabina scrive a Freud per chiedergli un incontro e parlargli di "una cosa di estrema importanza per me e probabilmente di interesse anche per Lei".

Ormai Jung non può più giocare a nascondino e, pungolato "dalla sua coscienza" che, come si sa, è "un po' troppo sensibile", scrive di nuovo a Freud, ma cercando ancora di mentire, per quanto possibile:

(...) preso dalla falsa persuasione d'essere quasi la vittima delle insidie sessuali della mia paziente, scrissi a sua madre che io non ero l'appagatore della sessualità di sua figlia, ma semplicemente il medico, per cui doveva liberarmi di sua figlia (...)

Come si è visto, non era questo che Jung aveva scritto: a nessun costo, o come "amico" o come "medico", intendeva rinunciare alla ragazza. La lettera prosegue:

(...) considerando il fatto che ancora poco tempo prima la paziente era mia amica, che godeva della mia larga fiducia, il mio modo d'agire è stato di una bassezza suggerita dalla paura, cosa che, molto a malincuore, confesso a Lei in quanto padre (...) tengo molto a dare questa soddisfazione alla mia paziente, e a che Lei ed essa conoscano la mia perfect honesty

Fin qui Freud si è lasciato ingannare dalle menzogne di Jung, lo crede vittima innocente di una paziente diabolicamente nevrotica e gli manifesta la sua solidarietà. Su questo punto, gli junghiani attuali hanno costruito la fandonia del "triangolo" Jung-Spilrein-Freud cercando di deviare l'attenzione sulla "complicità maschilista" di Freud.

Nonostante tutto, pare che la relazione continui, finchè la ragazza diventa paziente di Freud. E' probabile che a questo punto Freud abbia appreso la vera storia della relazione, che sia stato disgustato dal comportamento del "gentiluomo" Jung e che la vicenda abbia avuto un peso determinante nella rottura della loro amicizia.

Queste però sono supposizioni; sta di fatto che all'inizio del 1914 Jung si dimette anche dalla presidenza dell'IPA, in cui nel frattempo è entrata Sabina, che si è laureata con una tesi sulla schizofrenia.

Jung, però, perde il pelo ma non il vizio. Alla fine del 1913, essendo in attesa della quinta figlia, diventa l'amante della sua cliente Antonia Wolff, rispolvera la teoria della poligamia (un altro archetipo) e costringe la moglie ad accettare la situazione senza troppe proteste.

Nel 1914 fa un viaggio a Ravenna insieme ad un'amica (probabilmente la stessa Wolff) e nel Mausoleo di Galla Placidia, a quanto lui afferma, entrambi hanno un'esperienza paranormale: vedono e commentano un mosaico (Gesù che salva Pietro da una tempesta: il simbolo inconscio di rinascita psicologica !!!). Il mosaico, però, esisteva solo nella sua mente, e Jung se ne rese conto quando, tornato a casa, ne chiese una fotografia alla direzione del museo.

 

Nazismo

Le divergenze tra Jung e Freud si aggravarono quando Jung, cercando conferme della sua teoria degli "archetipi", svolse alcune ricerche "antropologiche" su popolazioni primitive dell'America, dell'Africa e dell'India, giungendo a conclusioni razziste. Freud, fra l'altro, gli rimproverò il suo antisemitismo.

Nel 1933, Hitler vinse le elezioni. In segno di opposizione al nazismo, lo psichiatra tedesco Ernst Kretschmer si dimise dalla direzione della Società tedesca di psicoterapia, che aveva sede a Lipsia e che era stata già costretta ad espellere tutti gli psicologi ebrei.

Jung accettò immediatamente di prendere il posto di Kretschmer e diventò anche il caporedattore della rivista dell'associazione, su cui pubblicò subito un trafiletto di squisito interesse scientifico: gli auguri di compleanno al gerarca nazista Goering. Nella prefazione di un articolo intitolato "La situazione presente della psicoterapia", Jung ringrazia il regime per il "compito nobile" che gli è stato affidato e che manterrà fino al 1939.

Nello stesso articolo, Jung teorizza una distinzione tra "l'inconscio ebreo" e "l'inconscio ariano", che possiede "un potenziale superiore". Infatti l'ebreo "ha qualcosa di nomade, è incapace di creare una cultura che gli sia propria". Prosegue aggiungendo che Freud lo sospettava di essere antisemita, ma che Freud, come tutti i suoi seguaci tedeschi, "non comprendeva nulla della psiche tedesca".

A proposito della cultura ebraica, vedere la scheda "Ebrei e premio Nobel"  Ebrei e premio Nobel

Jung conclude con una domanda: "il fenomeno grandioso del nazionalsocialismo che il mondo intero contempla con occhi stupiti, avrà illuminato Freud?"

Il nazismo è la sua grande occasione: fra il 1933 e il 1939, in una serie di confereze pubbliche tenute in Germania, denuncia la teoria di Freud come "psicologia ebrea" (Cremerius, Il futuro della psicanalisi, pag. 141). Dopo la guerra, con la sua abituale perfect honesty, si giustificherà dicendo di essersi messo al servizio del nazismo "per proteggere" i colleghi ebrei.

Ma il Nostro, smanioso di diventare il capofila di una grossa associazione che avrebbe potuto contrapporsi all'IPA guidata da Freud, aveva fatto male i suoi conti. Mettersi al servizio dei nazisti non gli evitò di essere incluso nella "lista Otto" (una specie di indice dei libri proibiti) e le sue opere (come, qualche anno prima, quelle di Freud) furono messe al rogo.

A questo punto, come al solito, riuscì a dimettersi appena in tempo per non essere licenziato.

Gli junghiani dei tempi attuali sono divisi: alcuni si chiedono che senso poteva avere la presenza di Jung alla testa di un'associazione che escludeva gli ebrei e gli oppositori al regime. Gli altri, a quanto pare, il senso lo vedono benissimo.

In Francia, i Quaderni junghiani di psicanalisi non fanno parola dell'articolo del 1934 ed esso non è citato nella lista delle opere di Jung. La perfect honesty di certi junghiani si può anche verificare in Wikipedia dove, a proposito dei rapporti di Jung col nazismo, si può apprendere che

Nel 1934 (!!!) Jung fu criticato (ma ora non lo è più: tutto chiarito)
(...) sulla presunta (!!!) adesione di Jung al nazismo i difensori di Jung replicarono sostenendo che la sua presenza in questi organismi avrebbe permesso di salvaguardare l'attività degli psicoterapeuti tedeschi ebrei
(...) Jung non accettò questo incarico a cuor leggero, (infatti lo accettò con entusiamo e gratitudine) ma nella speranza di salvare il salvabile, tant'è che, quando si accorse di non poter fare nulla, nel 1939 rassegnò le dimissioni (si dimise perchè i nazisti avevano messo al rogo i suoi libri e gli avevano proibito di entrare in Germania: cioè lo avevano già licenziato)
(...) Jung, comunque, consapevole com'era della falsità di tale accuse, non diede mai troppo peso alla questione (anima nobile!).

Segue il testo di una sua intervista del 1949 (!!!!), in cui lui afferma di non essere stato mai nè filonazista nè antisemita. Nessun dubbio sulla sua sincerità, nessun accenno all'articolo del 1934, che abbiamo citato, nè sulle sue conferenze contro la "psicologia ebrea".

Nella stessa pagina, Sabina Spielrein viene citata soltanto come una cliente fra tanti.

 

Simboli

Per tutta la gente normale, i simboli sono "segni", cioè cose che rappresentano un'altra cosa. Secondo Freud, il simbolo è un'idea concreta (per es. un ombrello), ha un significato preciso (anche se nascosto) ed è decifrabile. I simboli del sogno, come i sintomi della nevrosi, rappresentano il "materiale" psichico "proibito", che è stato imprigionato nell'inconscio (è stato rimosso) perchè non è compatibile con le esigenze razionali dell'Ego (cioè contrasta il Principio di realtà).

A questo punto sarebbe utile avere un'idea delle relazioni tra le varie "istanze" della psiche. Vedere, se necessario, la scheda Apparato psichico

Per esempio, il sogno di volare rappresenta un rapporto sessuale che, per qualche ragione, è "proibito". La rappresentazione simbolica permette al "materiale rimosso" di manifestarsi in una forma "mascherata", che realizza un compromesso tra le esigenze in conflitto (tra Principio di piacere e Principio di realtà).

Dunque il simbolo ha due significati: uno manifesto (ombrello=ombrello) ed uno "latente" (ombrello=organo sessuale). L'analista, se riesce ad interpretarlo correttamente, può risalire all'origine del problema, cioè può individuare il conflitto che ha reso necessaria la rimozione.

Invece per Jung quelli di cui parla Freud non sono "veri simboli" ma soltanto "segni". I simboli "veri" provengono dall'inconscio collettivo, dalla vita dell'universo e non dalla vita dell'individuo, non sono decifrabili perchè sono funzioni "trascendenti":

Un simbolo non abbraccia e non spiega, ma accenna, al di là di se stesso, a un significato ancora trascendente, inconcepibile, oscuramente intuito, che le parole del nostro attuale linguaggio non potrebbero adeguatamente esprimere" (14) .

Dunque ogni individuo nascerebbe già attrezzato con una serie di contenuti simbolici inconcepibili che sarebbero ereditari, eterni, immutabili, collocati nel mondo "trascendente", indipendenti dall'esperienza individuale.

Si tratterebbe di una pluralità indefinita di ambigue immagini primordiali, appartenenti all'esperienza dell'intera umanità, che Jung chiama "archetipi".

 

Archetipi

Secondo Jung, l'inconscio sarebbe composto di due parti: individuale e collettiva. Entrambe le parti contengono gli archetipi che (a quanto pare) sarebbero cose diverse dagli istinti, dalle immagini mentali e dalle idee.

Come osserva Noll, Jung non si cura di giustificare le sue affermazioni sul piano della volgare conoscenza scientifica: archetipi e simboli fanno parte di una forma di conoscenza "superiore", la conoscenza mistica, indipendente dalla scienza. In altre parole: l'uomo è fatto così perchè Dio lo ha creato così, e tanto basta.

v. la teoria di Gosse nella scheda "Creazionismo"  vai

Ognuno nasce con il cervello pieno di archetipi, che sono in numero quasi infinito. Per esempio:

  • dell'inconscio individuale fanno parte la Persona, l'Ombra, l'Anima e i Complessi (insieme di immagini correlate tra loro, per es., il "complesso materno").
  • dell'inconscio collettivo fanno parte, per esempio, il Vecchio Saggio, il Fanciullo Divino, la Quaternità, la Gran Madre, l'eroe che uccide il drago, il dio dei cristiani e tutte le altre divinità, il peccato originale, la maternità della Vergine, la stella cometa, la croce, il diavolo, i terremoti, le alluvioni, il Mistero della Congiunzione (cioè il matrimonio tra Sole e Luna), e così via farneticando.

Anche il Cristo che si manifesta a Paolo sulla via di Damasco è un archetipo: Paolo, non essendo cristiano, lo ha rimosso (!!!); ma l'archetipo salta fuori all'improvviso e gli dice "Paolo, perchè mi perseguiti?"

Diversi anni più tardi, i "dischi volanti" (UFO) saranno interpretati da Jung come manifestazioni di un archetipo ancora più misterioso (forse l'uomo preistorico aveva visto gli UFO e se li era archiviati nell'inconscio collettivo)

Per cercare conferme alla sua teoria, Jung s'improvvisa "antropologo" e va a svolgere indagini tra alcune popolazioni primitive in Africa, India e America, dove trova le "prove" che gli stessi temi s'incontrano in tutte le tradizioni e riti religiosi, miti e leggende, ed anche nelle fiabe.

Così, per esempio, i Sette Nani rappresentano i Peccati Capitali, dei quali Biancaneve fu schiava finchè non venne riscattata dal Principe Azzurro, che rappresenta la Carità cristiana.

 

Individuazione

Secondo Freud, i disturbi psichici derivano dai conflitti non risolti tra l'Ego, col suo Principio di realtà, l'Es (istinti, Principio di piacere) e il Super-ego (morale, Principio di dovere), che sono le tre "istanze" dell'apparato psichico. La terapia aiuta il paziente a prendere coscienza dei conflitti ed a "scaricare" l'energia connessa alle loro cause.

Questo corrisponde alla maturazione dell'Ego, cioè allo sviluppo del carattere ed all'equilibrio psichico, che permette di tenere sotto controllo le pressioni dell'inconscio (istinti, bisogni, pretese irrazionali del Super-ego) in base al Principio di realtà.

Individuazione, secondo Jung, significa un processo di sintesi, di unificazione di tutti i contenuti psichici, consci e inconsci, che si realizza tramite la conoscenza (mistica) della propria "unica" realtà psicologica.

Per mezzo dell'individuazione, il soggetto "diventa se stesso" e si suppone che così possa stabilire relazioni migliori con la realtà esterna e possa meglio realizzare le proprie capacità, cioè "auto-realizzarsi". I disturbi psichici derivano dal fallimento, totale o parziale, del tentativo d'individuazione; quindi la terapia consiste nell'aiutare il paziente ad individuarsi.

Processo di unificazione dei contenuti psichici ed unica realtà psicologica, come risultato dell'individuazione, significano probabilmente, sotto il camuffamento mistico, il superamento dei conflitti tra Es, Ego e Super-ego.

Per i volgari materialisti, a questo punto sorgerebbe un problema: il materiale rimosso e gli istinti non sono modificabili, non sono eliminabili e non sono compatibili nè con il "diventare se stessi" di Jung, nè con le esigenze dell'Ego freudiano.

Ma fortunatamente si può essere certi che a questo processo misterico di unificazione provvederanno alcuni speciali archetipi, come il Mandala, il Fanciullo Divino e la Quaternità (eventualmente con la collaborazione della Gran Madre e della Stella cometa). Potrà giovare, nei casi più difficili, il ricorso alla Legge di Sincronicità.

 

 

Osservazioni

L'apparato psichico è capace di produrre rappresentazioni indipendenti dall'esperienza oggettiva. Per esempio le immagini di un pesce e di una donna possono essere elaborate per produrre la rappresentazione di una Sirena. Ma un soggetto normale non considera la Sirena come una cosa che esiste fuori dalla sua mente.

Nella mente dei bambini la distinzione tra le rappresentazioni e gli oggetti reali è incompleta e confusa. Negli adulti, questa confusione può essere un sintomo di psicosi e si manifesta come una perdita del contatto con la realtà (de-reismo) secondo la modalità della magia, per es. credendo di poter influenzare i fenomeni oggettivi con la forza del pensiero, con riti, gesti o formule indipendenti dalle sequenze osservabili di causa-effetto.

In modo analogo, gli psicotici stabiliscono arbitrariamente rapporti di causa-effetto tra fenomeni indipendenti (per es. tra i segni zodiacali e il carattere delle persone), oppure presumono l'esistenza di cause non osservabili (per es. gli spiriti) per spiegare fenomeni osservabili (per es. rumori "misteriosi").

Una speciale manifestazione dell'incapacità di distinguere l'esperienza oggettiva da quella soggettiva (a volte aggravata da elementi di pensiero magico) è il misticismo, cioè il sentimento di ripugnanza per il pensiero razionale accompagnato dall'esaltazione della spiritualità intesa come una forma di presunta conoscenza superiore.

Per tutta la sua vita, Jung aderì a tutte queste aberrazioni del pensiero. Lasciando agli psichiatri il compito di classificare nell'uno o nell'altro gruppo di psicosi le sue visioni e le sue certezze, qui bastano poche osservazioni dettate dalla logioca più elementare.

 

* * *

E' proprio il rifiuto del pensiero razionale che permette a certi mistici di commettere le azioni più vergognose continuando a credersi (e illudendosi di essere creduti) puri e virtuosi.

Torna a proposito, come esempio evidente, il confronto tra il rivoltante cinismo della lettera di Jung alla madre di Sabina Spielrein (non mi sentivo impegnato ... un adeguato onorario ... nessuno può impedire a due amici) e le edificanti proteste d'innocenza nelle contemporanee lettere a Freud: mi sono comportato come un gentiluomo (...) il mio animo puro (...) la mia coscienza un po' troppo sensibile (...) non ho mai avuto un'amante (...) la mia forte reazione morale (...) la mia perfect honesty.

Ma è significativa anche la sua ambizione di conquistare una posizione prestigiosa mettendosi al servizio dei nazisti: l'ebreo è incapace di creare una cultura (...) il fenomeno grandioso del nazionalsocialismo (...) Freud non capisce niente della psiche tedesca, ecc.

A quanto pare, le sue doti di veggente e parapsicologo non lo aiutarono a prevedere che in entrambi i casi si sarebbe coperto d'infamia.

 

* * *

Anche la teoria dell'individuazione è modellata sulla "conoscenza superiore" del misticismo.

Diventare se stessi è un'espressione vuota, una specie di abracadabra che può significare tutto perchè non significa niente. L'apparato psichico contiene anche aggressività, narcisismo, sado-masochismo, moralismo, fanatismo, intolleranza, superstizione, religione ecc.

Come si può desiderare di "essere se stessi" mantenendo anche tutte queste qualità? Si direbbe, piuttosto, che sia una sciagura da augurare ai propri peggiori nemici. Hitler, per esempio, riuscì abbastanza bene ad "essere se stesso", ma forse avrebbe fatto meglio ad essere qualcun altro. Anche per il suo bene.

E se, al contrario, fosse questione di valorizzare soltanto le qualità "buone", che cosa si dovrebbe farne di quelle "non buone"? Gli istinti non sono modificabili e non sono eliminabili. Il "materiale rimosso" è indistruttibile; dunque si ricadrebbe nel solito conflitto tra l'Ego razionale e le altre "istanze".

A questo punto, ci si deve chiedere che cosa significa quell'altro abracadabra dell'unica realtà psicologica. Forse Jung aveva in mente il concetto di armonia degli opposti che si trova nelle filosofie orientali, "interpretato" (cioè falsificato) a modo suo.

Ma in realtà l'ascetismo orientale è fondato sulla "rinuncia alle passioni" e mira alla meta finale del Nirvana, cioè all'annullamento di sè nel ciclo cosmico di nascita-morte-rinascita. Precisamente l'opposto dell'individuazione, che invece, secondo Jung, dovrebbe essere la felice e armoniosa (magica e mistica) "realizzazione di sè".

In psicologia, "rinuncia alle passioni" non significa altro che dominio dell'Ego sulle pulsioni, quindi repressione, rimozione e conflitti.

E con questo ci ritroviamo al punto di partenza: o l'unica realtà psicologica s'intende come conciliazione degli opposti, ed allora è solo una formula insensata, oppure s'intende come "unica" solo nel senso che include tutti i conflitti non risolti, e allora si rivela come un camuffamento in chiave mistica del procedimento freudiano (risoluzione dei conflitti tra l'Ego, l'Es e il Super-ego).

 

* * *

Chi pretende di essere uno "scienziato" non può permettersi certe "fantasie". A questo punto una certa diffidenza verso le teorie di Jung sembra più che giustificata.

Resterebbe da chiedersi fino a che punto era in buona fede. La vicenda Spielrein e il flirt col nazismo non depongono a favore della sua "perfect honesty", nè della sua coscienza "un po' troppo sensibile". Ma in fondo erano affari suoi, come le sue divinità e le sue allucinazioni.

Invece, qui ed ora, va notato che forse nessuno psicologo più di lui ha aperto la strada ed ha fornito l'alibi teorico alle migliaia di ciarlatani, guaritori, para-psicologi, pseudo-antropologi, occultisti, santoni, astrologi, "maghi", cartomanti, "ufologi" più o meno mistici o religiosi, che negli ultimi cinquant'anni hanno infestato il mondo occidentale (e specialmente gli USA) collocandosi nell'area degli hippy, della New Age, del neo-paganesimo ecc.

Va notato, anche o soprattutto, che nessuno più di lui ha contribuito alle campagne diffamatorie contro Freud ed alla "guerra santa" degli ambienti religiosi e reazionari contro la psicanalisi.

Questo è un elemento di degenerazione della cosiddetta "civiltà occidentale", ha conseguenze rilevanti sul piano politico e spiega le ragioni del nostro interessamento ad un personaggio su cui, altrimenti, sarebbe bello tacere.

 

 

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Note, riferimenti, link

1)  Jung, Zur Psychologie und Pathologie sogenannter okkulter Phänomene, 1902. Trad. it. Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti, in Inconscio, occultismo e magia, Newton Compton, 1971, pp. 39-139. 

2)  Jung, Ein moderner Mythus, 1958, trad. it. Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo, di S. Daniele, Bollati Boringhieri 2004 

3)  Jung, I fondamenti psicologici della credenza negli spiriti (1920-48), in Inconscio, occultismo e magia, Newton Compton, 1971, pp. 229-249. 

4)  Erinnerungen, Träume, Gedanken von C. G. Jung, raccolti ed editi da Aniela Jaffé (1961), trad. it. di G. Russo Ricordi, sogni, riflessioni, Il Saggiatore, 1965. 

5)  Jung, La sincronicità come principio di nessi acausali, in Opere, vol. 8, Boringhieri, 1976, pp. 447-550. 

6)  Cordiglia E.J., I Ching, Edizioni Mediterranee, Roma 1983, 1991. 

7)  Joseph Banks Rhine (1895-1980) psicologo di Chicago, docente all'università di Harvard, inventore della "parapsicologia" e della "percezione extra-sensoriale". Falsificando i risultati degli esperimenti, sosteneva di aver provato statisticamente i fenomeni di telepatia (trasmissione del pensiero) e di telecinesi (effetti fisici sugli oggetti ottenuti con la "forza della mente"). 

8)  lettera a J. B. Rhine in Esperienza e mistero; 100 lettere di C.G. Jung, Boringhieri 1982, pp. 35-36. 

9)  Esperienze parapsicologiche nella vita di C. G. Jung, del prof. F. P. Ranzato, psichiatra e psicoanalista junghiano, libero docente di psichiatria, presidente del Gruppo Autonomo di Psicologia Analitica e direttore della rivista junghiana Il Minotauro 

10)  Jung, Psychologische Typen, 1921, trad. it. Tipi psicologici, di Bonarelli, Newton Compton 1993 

11)  Jung, Das rote Buch - Liber novus (1914-30), trad. it. Libro rosso - Liber novus, Bollati Boringhieri, 2010, pag. 339-a. Quest'opera era una specie di diario contenente anche molti disegni. Gli eredi di Jung lo tennero segreto fino al 2001; fu poi pubblicato in tedesco nel 2009. 

12)  Jung parla. Interviste e incontri, a cura di Mcguire e Hull, trad. it. di Bottini, Adelphi 1999) 

13)  la corrispondenza tra Spielrein, Jung e Freud è stata scoperta casualmente nel 1977, tra le carte della stessa Spielrein, che molto probabilmente aveva conservato solo alcune lettere. La corrispondenza tra Jung e Fred non è stata ancora pubblicata integralmente.
I brani delle lettere sono tratti da Lettere tra Freud e Jung, Boringhieri, 1974.
La vicenda è stata ricostruita nel Diario di una segreta simmetria - Sabina Spielrein tra Jung e Freud di A. Carotenuto il quale, essendo junghiano, cerca di "glissare" sulle responsabilità di Jung spostando l'accento sulla "complicità" di Freud ed inventandosi un inesistente "triangolo" Jung-Freud-Spilrein
 

14)  Jung, Spirito e vita (1926), in Opere, Boringhieri, 1969, vol. VIII. p.360-361. 

 

 


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