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Il carattere

 

Ultima modifica: 18/12/09


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Affettività - Disturbi dell'affettività - Ansia e angoscia
Dinamica

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Il carattere viene definito come l'insieme delle caratteristiche psichiche e affettive di una persona. Questa parola si può usare come sinonimo di  "personalità". 

In generale, nel campo della psicologia, le verifiche sperimentali sono difficili. Si fanno soprattutto  ipotesi che possono essere più o meno probabili.

Fatta questa premessa, cominciamo a considerare che il carattere può essere influenzato dalle  condizioni fisiche  dell'individuo, dalle  esperienze vissute,  dai  fattori ambientali:  persone che godono normalmente di buona salute hanno carattere diverso da quelle che sono spesso malate; persone che normalmente soffrono il freddo o il caldo o la fame non hanno carattere uguale a quelle che vivono in ambienti confortevoli e sono ben nutrite; persone che soffrono l'isolamento e non hanno la possibilità di dare e ricevere affetto non hanno carattere simile a quelle che sono bene inserite nell'ambiente in cui vivono.

A differenza dell'umore, che può cambiare frequentemente, il carattere è tendenzialmente costante: cioè cambia lentamente, se cambia.

Nel linguaggio corrente, si dice spesso che una persona ha un certo carattere: allegro o triste, comunicativo o chiuso, ecc. Qualche volta questi giudizi sono fondati su un errore: quello di confondere il comportamento delle persone con il loro carattere, che potrebbe anche essere diverso da ciò che sembra.

E' anche possibile che il carattere sia influenzato da  fattori ereditari  o che alcune caratteristiche si abbiano fin dalla nascita; ma si deve osservare che, anche se la presenza di fattori ereditari fosse verificabile, sarebbe comunque impossibile verificare quale "peso" abbiano nell'economia del carattere delle persone, mentre invece il peso dei fattori ambientali, affettivi ed educativi è verificabile con una certa approssimazione ed è sicuramente prevalente.

Va anche osservato che simili ipotesi tornano abbastanza comode quando si vuole evitare di affrontare i problemi delle persone con gli strumenti economici, sociali ed educativi che si hanno a disposizione: in questi casi si dice che le persone "sono fatte così" e che "non c'è niente da fare".

Sono altrettanto comode per chi vuole evitare di assumersi la responsabilità del proprio comportamento, evitando la fatica dell'auto-disciplina o il sacrificio dei propri desideri: "io sono fatto così, non posso farci niente".

Non potendo misurare il "peso" degli eventuali fattori ereditari, il metodo più corretto sembra quello di concentrare l'attenzione sulle condizioni fisiche e ambientali. Dall'analisi di queste, si può forse ricavare qualche idea su quello che "c'è da fare" o che "si può fare".

Il carattere comincia a formarsi fin dalla nascita, qualcuno dice addirittura prima (nel senso che prima del parto il bambino potrebbe sentire l'influenza delle condizioni psico-fisiche della madre), ma questo è difficile da verificare.

Secondo l'opinione degli esperti, la forza prevalente nella psiche infantile è il narcisismo ("amore" di se stesso). Fin dai primi mesi di vita, le esperienze contrastano questa forza; da qui nascono i primi (o alcuni dei primi) problemi del bambino.

v. scheda "Narcisismo"  vai

 

 

Affettività

L'affettività è l'insieme dei fenomeni interiori (emozioni, sentimenti, umore) con cui la mente (psiche) ed il corpo (soma) rispondono psico-somaticamente agli stimoli.

Gli stimoli possono essere esterni (quelli provenienti dall'ambiente o dall'organismo: luce, suoni, fame ecc.) oppure interni (quelli provenienti dallo stesso apparato psichico: sentimenti, pensieri). Le risposte, di solito, sono  psico-somatiche  (paura accompagnata da pallore, desiderio di cibo con salivazione, dolore accompagnato da paura, ecc.). Anzi, è probabile che  tutte  le risposte siano psico-somatiche, anche quando il soggetto non si accorge che lo stimolo provoca in lui certi effett1.
 
Le  emozioni  sono risposte intense ma brevi. Spesso si accompagnano a somatizzazioni (pallore, rossore, batticuore, tremito, sudore). Nella stessa persona, lo stesso stimolo può provocare emozioni di diversa intensità, secondo le circostanze. La differenza dipende da varie ragioni: in breve, le condizioni psico-fisiche in cui la persona si trova nel momento in cui percepisce lo stimolo. Per es., alcuni piangono facilmente quando sono stanchi; altri diventano aggressivi quando hanno fame, ecc.

Quando le "normali" condizioni psico-fisiche di una persona sono tali che la sua risposta agli stimoli è facilmente intensa, si dice che quella persona è emotiva, e questo - alla lunga - può diventare una qualità del suo carattere. Per es. i malati sono spesso irritabili; malattie molto lunghe possono determinare un'irritabilità che diventa abituale e che rimane "fissata" al carattere anche dopo la guarigione.

I  sentimenti  sono risposte di maggiore durata. La loro intensità non dipende tanto dagli stimoli momentanei, ma piuttosto dalla  quantità di energia  a cui, per varie ragioni, sono legati. Per es. il comportamento fastidioso di un'altra persona può provocare una breve emozione di ostilità; ma se si ripete spesso, l'ostilità si accumula e ne nasce un sentimento durevole.

Il concetto della "carica di energia" legata ad elementi psichici è molto importante. Tutto l'insieme degli elementi psichici può essere paragonato al contenuto di una pentola messa sul fuoco: il contenuto che si trova sul fondo si riscalda (si carica di energia) e sale verso la superficie, dove perde una parte del suo calore (si "scarica").
Per varie ragioni (per es. le pulsioni provenienti dall'organismo) certi elementi si caricano di energia; quando la carica è abbastanza forte, questi elementi "affiorano" al livello del comportamento superando la resistenza degli altri elementi (per es. le inibizioni derivanti dalla morale, dall'educazione ecc.).
Si hanno quindi delle "manifestazioni" (a volte imbarazzanti o inopportune) con cui il soggetto "scarica" l'energia legata a tali elementi e "libera" l'energia psichica che normalmente è impegnata nell'auto-controllo, generalmente con un senso di piacere (riduzione della tensione psichica).

Nel linguaggio corrente, l'umore è uno stato affettivo di durata breve o media (ore o giorni: "stamattina mi sono svegliato di cattivo umore"); questo termine ha un significato diverso nel linguaggio della psicologia e definisce il "tono affettivo di base", cioè la carica di energia affettiva (emozioni e sentimenti) che si può considerare caratteristica di una persona e che costituiscono lo sfondo del suo carattere. L'umore, dunque, è diverso da persona a persona e, nella stessa persona, può avere modificazioni più o meno durevoli (per es. stati di euforia o di depressione). Oltre ad influire sull'umore, lo stato affettivo ha effetti significativi  sulle funzioni intellettive  (pensiero, ideazione) e sul comportamento (linguaggio, mimica, gestualità, sessualità ecc.).

 

 

Disturbi dell'affettività

Un disturbo può essere definito come un allontanamento dalla normalità; ma in questo campo, il concetto di normalità dovrebbe essere usato con prudenza. I fenomeni psichici non possono essere osservati direttamente ma attraverso le loro manifestazioni esteriori e sono in gran parte non-coscienti. Non si possono misurare col metro, la bilancia o il termometro. Se pensiamo alla normalità come una completa assenza di disturbi, dobbiamo concludere che probabilmente nessuna persona è normale.

In breve, possiamo dire che i "disturbi" sono "normali" quando non influenzano in modo significativo il comportamento del soggetto; e che sono "patologici" quando impediscono al soggetto di soddisfare qualche esigenza importante. Per es. si potrebbe considerare patologica un'aggressività abbastanza "energica" da allontanare le persone care, quindi impedire al soggetto di soddisfare il proprio bisogno di affetto; oppure un'ansia talmente forte da impedire al soggetto l'uso delle sue facoltà intellettive (spesso le persone molto ansiose sembrano stupide: in realtà la loro attenzione è assorbita dall'ansia, la loro energia è impegnata nello sforzo di dominare lo stato ansioso).

L'origine dei disturbi può essere psichica (per es. conflitto di sentimenti) o somatica (per es. l'angoscia che spesso si accompagna all'infarto cardiaco, l'irritabilità di una persona che soffre per un forte mal di denti). Come sempre, è difficile separare la componente psichica da quella somatica; sembra verosimile che l'origine sia prevalentemente psicosomatica.

 

Alcuni disturbi dell'affettività:

  •  ansia o angoscia:  in inglese ed in tedesco si usa una sola parola (angst), ma in Italia si dà ad ansia un senso di minore gravità.
  •  panico:  è una forma acuta di angoscia, che si accompagna a fenomeni somatici evidenti, come sensazione di soffocamento, sudore abbondante, pallore, batticuore, tremore.
  •  emotività eccessiva  (ipertimia)
  •  depressione e/o euforia:  sono due disturbi strettamente collegati tra loro e possono essere gravi (v. i sintomi maniaco-depressivi)
  •  labilità affettiva:  facili variazioni dell'umore per motivi di poca importanza "oggettiva"
  •  irritabilità 
  •  inadeguatezza o dissociazione    affettiva: risposte "anormali" agli stimoli (per es. reagire con rabbia ad una gentilezza ricevuta, provare piacere di essere offesi)
  •  apatia:  assenza di emozioni, assenza o forte riduzione della carica di energia legata ai sentimenti
  •  fobia:  paura "immotivata" per qualche cosa precisa (per es. la claustro-fobia, paura di stare in spazi piccoli, impedisce ad alcune persone di usare l'ascensore).
  •  ciclotimia:  è la tendenza ad alternare periodi di depressione con periodi di euforia. Una forma lieve di ciclotimia si può considerare normale; ma nei casi gravi diventa una vera malattia (sintomi maniaco-depressivi).

 

 

Ansia e angoscia

L'ansia è un sentimento penoso di attesa, legato a situazioni realmente pericolose o minacciose, ma non immediate e attuali (per es. l'ansia per una persona cara che è in viaggio, "potrebbe succederle una disgrazia", non si sa quale). In questo senso la sua presenza è normale, anzi sarebbe anormale la sua assenza (apatia), e si distingue dalla  paura,  che è sempre legata a qualche pericolo preciso (per es. paura di essere investiti da un'automobile mentre si attraversa una strada).

L'ansia diventa  patologica  quando è sproporzionata allo stimolo, o quando sorge in apparente mancanza di stimoli, o quando dipende da situazioni che non sono realmente minacciose o pericolose.

L'ansia può essere somatizzata, cioè scaricata sul corpo, e provocare alterazioni delle funzioni organiche (per es. disturbi della digestione, della respirazione, del sistema nervoso) o delle funzioni mentali (per es. disturbi dell'attenzione).

L'angoscia  è una forma grave di ansia; anche questa può dipendere da situazioni realmente pericolose oppure essere patologica.

Le forme patologiche di ansia o angoscia (sproporzione evidente tra lo stimolo e la reazione, oppure assenza di stimoli che possano spiegare il disturbo) hanno origine psichica.

F. Riemann distingue quattro forme fondamentali di ansia:

  • schizoide:  ("schizo-" indica separazione, scissione). Dipende dal timore di perdere la propria indipendendenza e corrisponde ad una "spinta" (pulsione) egocentrica di auto-realizzazione; il soggetto tende a separarsi dal mondo esterno.
    Gli aspetti "positivi" di questa tendenza sono la razionalità, il realismo, il rifiuto delle ambiguità o compromessi, l'indipendenza di pensiero, la profondità e la costanza dei sentimenti, la sensibilità, il desiderio profondo di dare e ricevere amore, la capacità di reagire razionalmente di fronte a situazioni impreviste, l'ironia, il senso dell'umorismo usato a scopi di critica.
  • depressiva:  è l'opposto della forma schizoide ed è determinata dal timore di rimanere isolati, di perdere la propria sicurezza. Corrisponde ad una spinta altruistica di "dedizione": il soggetto tende agli scambi con il mondo esterno e sente il bisogno di giustificare la propria esistenza vivendo "per gli altri", dedicandosi ad attività altruistiche.
    Gli aspetti "positivi" di questa tendenza sono la capacità di identificarsi con gli altri comprendendoli ed aiutandoli; la fedeltà in amore; il senso dell'umorismo usato per sdrammatizzare le situazioni.
  • ossessiva:  dipende dal timore dei cambiamenti e corrisponde ad una spinta conservatrice: il soggetto tende alla stabilità, alla sicurezza, su cui poggiano i suoi progetti e le sue speranze; gli ossessivi sono portati alla riflessione e ad attaccarsi emotivamente al passato.
    Gli aspetti "positivi" sono il senso di responsabilità, la fedeltà agli impegni presi, la capacità di stabilire all'interno della famiglia un clima di rispetto reciproco e di affetto. Possono essere buoni educatori. In amore, gli ossessivi non sono amanti appassionati ma sono affidabili, ispirano nel partner un senso di protezione, sono compagni fedeli e premurosi.
  • isterica:  dipende dal timore di non essere liberi, dall'intolleranza delle regole: corrisponde ad una spinta innovatrice: il soggetto tende alle nuove esperienze, al rischio, a staccarsi dalle abitudini.
    Gli aspetti "positivi" degli isterici sono l'intraprendenza, la capacità di affrontare il rischio, la curiosità, la libertà dal passato. Sanno coinvolgere le altre persone con la propria vivacità, sono socievoli, ottimisti e capaci di adattamento; non prendono la vita troppo sul serio perchè non credono in valori assoluti.

 

Una forma di ansia non esclude le altre: per es. può esistere un'ansia isterico-depressiva.

 

 

Dinamica

Ogni forza che agisce nella psiche può avere - secondo le circostanze - maggiore o minore intensità (tensione, "tono"). Per es. l'ansia può essere leggera, aumentare fino a diventare angoscia, giungere fino al panico. In altre parole, ogni elemento psichico può essere dotato, secondo i casi, di maggiore o minore  energia. 

Le forze psichiche agiscono continuamente e spesso sono in contrasto tra loro (desiderio contro timore); ma durante il sonno agiscono in modo diverso Per varie ragioni, alcuni sentimenti possono entrare in conflitto tra loro. Per es. l'ostilità del bambino verso i genitori è stimolata dalle limitazioni che vengono imposte alla sua libertà (non fare questa cosa, fai quest'altra) ma entra in conflitto con il sentimento di affetto verso di loro.

I sentimenti possono anche entrare in conflitto con esigenze importanti (per es. il bambino ha un grande bisogno di protezione, di cure, di aiuto; il suo sentimento di ostilità "non può" essere rivolto contro le persone che gli assicurano tutto questo. L'ostilità è una "colpa" verso di loro ed il bambino teme che gli sia ricambiata.

In questi e simili casi, il sentimento viene  represso:  cioè vengono impedite - volontariamente e temporaneamente - le sue manifestazioni. Questo non vuol dire che il sentimento viene eliminato: esso viene "allontanato" dall'area della consapevolezza, ma rimane presente e attivo, può continuare ad aumentare e - secondo le circostanze - può essere manifestato improvvisamente con una carica di energia che sembra sproporzionata allo stimolo che lo ha "scatenato".

In modo analogo, ma più "forte", agisce la  rimozione,  un importante meccanismo di difesa che contribuisce alla formazione del carattere e provoca un "allontanamento" permanente di certi contenuti psichici "pericolosi", che vengono "imprigionati" nell'inconscio.

Dunque il carattere risulta da un insieme di elementi in continuo "movimento". Caricandosi di energia a causa degli stimoli, i diversi elementi affiorano alla superficie (il comportamento), dove si scaricano e lasciano il posto ad altri elementi, che intanto si sono caricati. Gli equilibri di forze tra elementi contrastanti sono instabili, dipendono da molti fattori (non si debbono sottovalutare quelli fisici) e possono essere modificati dall'arrivo di nuovi elementi.

Non è una realtà rigida, cristallizzata; ma i suoi contenuti, pur continuando a "muoversi", non cambiano, o cambiano molto lentamente: se e quando i nuovi stimoli sono abbastanza significativi da modificare l'equilibrio complessivo.

Le diverse forme d'angoscia hanno spesso radici profonde e da queste si deve partire quando si vuole capire il proprio carattere e quello degli altri.

 

 

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Note, riferimenti, link

v. scheda "Apparato psichico"  psicanalisi

 

 


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