Napoli è una delle città più antiche dell’Occidente e,come tutte le città dell'antichità (Babilonia, Troia, Roma), che vantano tradizioni mitologiche e leggende sulla sua origine, anche la nascita di Napoli è celata dal suggestivo velo del mito e della leggenda. Studiosi e letterati, nel corso dei secoli, si sono sbizzarriti ad illustrare con estro e fantasia innumerevoli racconti, ma protagonista di tutte le leggende sulla fondazione di Napoli è sempre la mitica sirena Partenope che, caduta vittima dell’astuzia di Ulisse, abbandonò adirata il temibile scoglio delle sirene per giungere all’isolotto di Megaride, che accoglie l’attuale Borgo Marinaro, in via Partenope.

Il Vesuvio, montagna di fuoco spiata, temuta, venerata, narrata, cantata quale simbolo della potenza schiacciante della Terra. Il nostro Vulcano ha ispirato note canzoni e testi poetici e narrativi. Basti pensare che nel 1880 fu composta "Funiculì Funiculà",canzone scritta dal giornalista Peppino Turco e musicata da Luigi Denza, divenuta poi canto popolare famosa in tutto il mondo.Secondo i critici musicali, tale melodia segnò nel 1880 la nascita della canzone napoletana moderna, fu scritta per celebrare la prima funicolare vesuviana, inaugurata proprio in quello stesso anno. Il testo servì a rendere famoso il nuovo mezzo di trasporto della funivia, sia ai turisti che agli stessi napoletani, i quali sembravano restii a salire il Vulcano con la funicolare;loro che da anni erano abituati a percorrere i campi del Vulcano solo a piedi oppure servendosi degli asini e dei portantini. La canzone quindi spingeva le persone a provare queste nuove emozioni, sensazioni, brividi, garantiti per l’appunto dalla funivia.

La città di Napoli è un puzzle geografico incastonato tra le insenature di un golfo unico nel suo genere, a ridosso di un calderone vulcanico che ne ha determinato l'inconfondibile profilo ortografico e ne ha condizionato gli insediamenti antropici. L'alternarsi di rilievi armoniosi, di fertili pianure e di ricami costieri inconfondibili ha fatto sì che il territorio conciliasse attività marinare con la produzione agricola, paesaggi collinari e montani con ambienti marini di rara armoniosità, una psicologia aperta e immaginifica con una tenacia e una rassegnazione capaci di resistenze montanare.

'A storia 'e Napule,. pe' chi vo' ridere,. nasce a Palepoli e annanze va.
Son fatti Storici,. so' 'nciucie e frottole,. bugie mischiate con verità.
Lo dico prima, pe' me difendere, non v'aspettate gran novità, pecchè e' Storie.. spesso so' favole.. e si esistessero..chi 'o po' giurà?
Saranno vere, saranno apposta,saranno false... chi 'o saparrà.
Cert'è ca Illustri scrittori celebri s'affaticarono pe' 'nce cuntà.
E. De Rosa

SIMM 'E NAPULE..

Parlare di noi napoletani appare un'impresa avventurosa, poichè ormai sembra che tutti sappiano tutto dell'animo, delle abitudini, dell'indole, e della realtà dei napoletani. E di Napoli, polo unificante di popoli, lingue, culture e tradizioni che si rifanno a un fondamentale modello socio-antropologico definito lungo i millenni della sua storia. quella Napoli immaginaria che ha reso la sua icona unica e universale, intrisa degli archetipi primari del vissuto napoletano nel Mediterraneo dall'antichità all'era contemporanea. Tali archetipi affiorano nelle leggende, nelle strutture urbanistiche, nella lingua, nei gesti, nella gastronomia e nelle consuetudini sociali dei suoi abitanti. Identificare la fisionomia della gens partenopea che può spaziare dalla leggendaria sirena alle maschere delle atellane, da Masaniello a Pulcinella, da Carlo III a Franceschiello, da San Gennaro a Padre Pio, da Basile a De Simone, da Sofia Loren a Filumena Marturano, da Totò a Pappagone, da Achille Lauro a Bassolino, dallo scugnizzo a Maruzzella, da Sivori a Maradona, da Viviani a De Filippo, dai no global ai disoccupati organizzati. I tratti dominanti sono comunque la fantasia, l'acume, l'intuizione, la genialità, l'impulsività, l'improvvisazione, la musicalità, l'ispirazione ma talvolta anche il furore, il cinismo, la volgarità, il nihilismo, la dissacrazione, lo sconcio.Napoli trova la sua identità nelle sue radici osco-ellenistiche e nel suo particolare percorso storico che l'ha vista consolidarsi quale polo unificante di popoli, lingue, culture e tradizioni che si rifanno a un fondamentale modello socio-antropologico definito lungo i millenni della sua storia. Viene fuori quella Napoli immaginaria che è una categoria dello spirito e che ha reso la sua icona unica e universale, intrisa degli archetipi primari del vissuto napoletano nel Mediterraneo dall'antichità all'era contemporanea.Tali archetipi affiorano nelle leggende, nelle strutture urbanistiche, nei materiali edilizi, negli spazi, nelle forme e nei volumi degli insediamenti urbani, nella lingua, nei gesti, nella gastronomia e nelle consuetudini sociali dei suoi abitanti. La realtà napoletana è un vero e proprio laboratorio di sociologia sperimentale. Ma si ha l'impressione che il napoletano sfugga a qualsiasi tentativo di catalogazione e definizione sociologica.
(da G. Napolitano- "Sociopatologia della napoletanità")

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Conviene, a chi nasce,
molta oculatezza
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