Parlare di noi napoletani appare un'impresa avventurosa, poichè ormai sembra che tutti sappiano tutto
dell'animo, delle abitudini, dell'indole, e della realtà dei napoletani. E di Napoli, polo unificante di popoli, lingue,
culture e tradizioni che si rifanno a un fondamentale modello socio-antropologico definito lungo i millenni della
sua storia. quella Napoli immaginaria che ha reso la sua icona unica e universale, intrisa degli archetipi primari
del vissuto napoletano nel Mediterraneo dall'antichità all'era contemporanea. Tali archetipi affiorano nelle
leggende, nelle strutture urbanistiche, nella lingua, nei gesti, nella gastronomia e nelle consuetudini sociali dei
suoi abitanti. Identificare la fisionomia della gens partenopea che può spaziare dalla leggendaria sirena alle
maschere delle atellane, da Masaniello a Pulcinella, da Carlo III a Franceschiello, da San Gennaro a Padre Pio,
da Basile a De Simone, da Sofia Loren a Filumena Marturano, da Totò a Pappagone, da Achille Lauro a
Bassolino, dallo scugnizzo a Maruzzella, da Sivori a Maradona, da Viviani a De Filippo, dai no global ai
disoccupati organizzati. I tratti dominanti sono comunque la fantasia, l'acume, l'intuizione, la genialità,
l'impulsività, l'improvvisazione, la musicalità, l'ispirazione ma talvolta anche il furore, il cinismo, la volgarità, il
nihilismo, la dissacrazione, lo sconcio.Napoli trova la sua identità nelle sue radici osco-ellenistiche e nel suo
particolare percorso storico che l'ha vista consolidarsi quale polo unificante di popoli, lingue, culture e
tradizioni che si rifanno a un fondamentale modello socio-antropologico definito lungo i millenni della sua
storia. Viene fuori quella Napoli immaginaria che è una categoria dello spirito e che ha reso la sua icona unica e
universale, intrisa degli archetipi primari del vissuto napoletano nel Mediterraneo dall'antichità all'era
contemporanea.Tali archetipi affiorano nelle leggende, nelle strutture urbanistiche, nei materiali edilizi, negli
spazi, nelle forme e nei volumi degli insediamenti urbani, nella lingua, nei gesti, nella gastronomia e nelle
consuetudini sociali dei suoi abitanti. La realtà napoletana è un vero e proprio laboratorio di sociologia
sperimentale. Ma si ha l'impressione che il napoletano sfugga a qualsiasi tentativo di catalogazione e
definizione sociologica.
(da G. Napolitano- "Sociopatologia della napoletanità")
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