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Gabriele Giardini
Nato a Roma
Tel. Cell. 3289460669 - 3400769524
Professione: Scultore - Pittore - Disegnatore - Scenografo.
E-mail: giardinigabriele@yahoo.it - gabrielegiardini@libero.it - gabrielegiardini@alice.it
Istruzione
Diplomato al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Roma.
Mostre e Premi
Galleria del Prof. Eleuteri Egidio Maria, situata in Via della Fontanella di Borghese di Roma.
Torretta di Ponte Milvio.
Collettivo presso UGL in via Margutta, 19 – Roma.
Collettivo presso la Galleria la Pigna, in via della Pigna, 13/a – Roma.
Partecipazione al premio Canova, presso lo Studio Canova nella Galleria “Il Canovaccio” in via delle Colonnette, 27 – Roma.
Estate Romana “CastellArt a Castel S. Angelo”.
Gallese ”Museo Marco Scacchi” Viterbo, (con una mia opera custodita nel medesimo).
Premio “Una vita per la cultura” Palazzo Barberini.
Forum Interart “DEI E MITI " in via della Madonna dei Monti, 30 – Roma.
Forum Interart “NATALE FORUM”.
1° Rassegna Internazionale di Arti Visive – “DAI FORI IMPERIALI ALL’IPPOD. DI CAPANNELLE”.
Forum Interart “Oro in galleria”.
Premio all’Ass. Culturale “Borgo Antico” a Borgo Pio.
Parigi “ATELIER GUSTAVE” 36 Rue Boissonade a Montparnasse.
Artexpo New York 2003 – centro di Manhattan.(Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea).
Galleria “Il Canovaccio” in via delle Colonnette, 27 – Roma.
Galleria d’Arte Moderna “IL TETTO”, via Margutta 53 B bis, Roma.
Makasar Via Plauto, 33/33 a.
Mostra nel parco di “Villa Veschi”.
Sala Buenos Aires Chiesa Nazionale Argentina.
Fiera d’Arte di Via Margutta “Il Tetto”.
Mostra d’Arte a Casal Palocco 2003 (Centro Vecchio).
1° Premio Astrolabio scultura, anno 2003.
Mostra all’Auditorium, via della Conciliazione n. 4 Roma.
Palazzo della Regione Lazio Anno 2003 – Sala Tevere – Via Rosa Raimondi Garibaldi n. 7 - Roma, Premio per la scultura “Straviso”.
(Spagna) Galleria VirtuArt 2004.
IIª edizione del “Premio Arte 2004” Piazza della Città Leonina.
Premio Elité di Sandro Botticelli “Gonfaloniere dell’arte 2004” presso l’hotel Pitti Palace Firenze.
IIIª Biennale di Pittura, Osio 2004 (Bergamo).
Teatro Politeama S.Maria C.V (CE) 2004 in occasione del comitato politico“Sgarbi-Corbelli”
Associazione Galleria Centro Storico “Firenze” 2004.
Arte Bazar Astrolabio Via Fratelli Bonnet n.23 anno 2005.
In occasione dell’Alta Moda Romana 2004 presso “Auditorium Parco della Musica” (Viale de Coubertin, 30 – Roma) è stata assegnata come premio per l’Accademia Nazionale dei Sartori, una mia scultura al Vicepresidente della regione Lazio, Giorgio Simeoni.
Premio Astrolabio 2005 – V Edizione.
Teatro Orione 2005, spettacolo di beneficenza con ripresa di Rai1. Presentazione di due mie opere e premiazione di alcuni big della canzone con dei miei lavori.
Quarto Concorso di“Arti Figurative” Vincenzo Tirasacchi 2005.
Mostra a Blera presso il Museo S. Nicola 2005.
IIIª edizione del “Premio Arte 2005” Piazza della città Leonina, premio per la scultura.
Premio per l’Accademia Nazionale dei Sartori 2006 al “Grand Hotel Parco dei Principi”- Roma.
XXIV Premio Firenze 2006 Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento.
Premio Arte e Moda al Gran Hotel del Gianicolo 2006.
“L’Age D’Or 2006” in via Plauto n. 11.
Premio per l’Accademia Nazionale dei Sartori 2007 presso l’Auditorium, viale P. de Coubertin n. 30 - Roma.
Mostra personale al Complesso del Vittoriano (sala Giubileo),anno 2007, curata dal Prof. Claudio Strinati, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano.
Mostra personale nella Sala Consiliare di Cerveteri (anno 2007).
Mostra presso "Villa le Palme" Casal Palocco Via Carlo Pedrotti, 30 Roma (anno 2007).
Mostra edizione 2008 di "Arte del Fuoco e della Terra", presso il "Chiostro del Borromini" in Via del Quirinale 23 Roma.
Premio “Natale a Monteverde” presso la Galleria Astrolabio Roma (Anno 2008/2009).
Lispi Studio D’Arte (Via Tasso, 100 Roma), opera esposta nell’anno 2008/ 2009.
Mostra presso la Galleria Astrolabio "Risvegli d'Arte" e "D'Arte Sacra" (Via Ludovico Monreale 3/A), Roma 2009.
Premi realizzati per l'Accademia di Cesare Lanza "Studio 254" (Roma 2009).
Gabriele Giardini Saatchi Online-Show your art to the world – 2010
Gabriele Giardini ARTELIVE – La prima galleria d’arte online – 2010
TERNA 03 - gabriele giardini 2010
Progetto Gaf Villa Guglielmi Fiumicino (RM) 2010
Mostra “Corsa Futurista” Circo Massimo Roma 2010.
Circolo Futurista Area 19, Via Monti della Farnesina – Roma 2010.
Circolo Futurista Area 19, Via Monti della Farnesina – Roma 2010.
Mostra d'Arte per le Celebrazioni di Michelangelo Buonarroti, nel chiostro della Basilica SS. Apostoli in Roma (2011).
Premio Socrate 2012 – Ritorno al merito -
Critiche
Prof. Strinati Claudio Sopr. dei Beni Artistici e Storici di Roma.
Dott.sa Ferloni Mara - Critico d’arte, giornalista, direttore Ages.
Dott. Luigi Tallarico – Critico d’arte, giornalista.
Dott. Emilio Bianchi Direttore della rivista “Accademia”.
Dott. Anna Iozzino – storica dell’arte.
Critica sulla rivista “Il Centauro” della Polizia Stradale.
Menzione sui giornali: Il Quirino, Italia sera, Il Tempo, Il Secolo d’Italia, Il Giornale, Il Grillo, Città Mese, Image, Ages, Segni d’Arte, Roma c’è, Le due Culture, periodico d’arte Boè - Palermo pag. 92. Giornale “Metropoli” FI 2004, periodico di Arte “Accademia”,
periodico “STILE”, Il Giornale di Ostia 2005.
Catalogo dell’Arte Moderna Italiana Mondatori.-2003- n. 38, p. 229 – 131.
Annuario d’Arte Moderna Acca.-2003- p. 536. Anno 2004 p. 375.
Dizionario Enciclopedico Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea 2004/2005, p. 528.
Trasmissione di Rai2 notte “Guarire”.
Intervista sulla trasmissione “Colori” su Teleambiente.
Immagine di copertina dei libri: “Le confessioni di uno psicoterapeuta” e ”Una formula magica e segreta” del Prof. Michele Campanelli.
Intervista sull’emittente “ROMA 1” 2005.
Accademia Internazionale “Greci - Marino” 2005.
Intervista televisiva sull’emittente “Televita e Romasat 851” condotta dal giornalista Andrea Menaglia (anno 2007).
Conferenza presso la Fondazione Europea Dragan, Foro Traiano, 1/A - zona P. Venezia - Roma (anno 2007).
Conferenza all’interno dell’Accademia di Cesare Lanza “Studio 254” (Roma 2010).
Intervista sulla rivista bimestrale "L'attimo fuggente", di Cesare Lanza (2011).
Metodiche di lavoro
Scolpisco il LEGNO, il gesso, lavoro la vetroresina, modello la creta, la cera per la fusione in bronzo. Sculture con il polistirolo. Utilizzo varie tecniche pittoriche: ad olio, all’ecoline, a tempera e ad acquarello. Uso il PIROGRAFO su compensato, cartone e carta.
Sculture su metalli preziosi (argento 925).
Esperienze lavorative
Al Teatro Anfitrione di Roma, ho realizzato il logo, con annesso porta informazioni.
Sono stato, scenografo ed attore presso la compagnia teatrale “Le Vibrisse”.
Professore non di ruolo presso l’Istituto Statale d’Arte “P. Mercuri” MARINO.
Stage come scenografo per i viaggi del Ventaglio.
Logo per l’Accademia Musicale del Lazio.
Stampe su metallizzato argento, consegnate come premio per i concerti nella “Basilica di Cristo Re”in Viale Mazzini n. 32.
Esperienza di antitaccheggio e investigazione presso la società “UTD Investigazioni”.
Servizio civile presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
Docente dell’Università del 2000, ordine degli studi 2007/2008 (Istituto S. Maria – Viale Manzoni, 5 – Via Tasso, 141 - 00185 Roma).
Docente presso la Pontificia Università Antonianum – Via Merulana, 124 Roma (ordine di studi 2008/2009).
Circolo Culturale S. Achille - Via G. Stampa, 66 Roma - Corso di scultura e pirografia (ordine di studi 2009/2010).
Scenografie pittoriche per la trasmissione televisiva di Cesare Lanza “Studio254 show”,su Gold TV e Sky. Anno 2010/2011
Casa d’Aste Babuino
Opere battute: "Visione Globale" anno 2004, "Straviso" anno 2005.
De Crescenzo Casa d’Aste.
Casa D'Aste Gutenberg
Opera battuta: "Il Guerriero" anno 2011
P.S. Presente nella banca dati degli artisti Archivio storico “Fondazione La Quadriennale di Roma”. | |
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Testi Critici:
Gabriele Giardini è un giovane artista con un estro e uno slancio creativo del tutto particolare nel panorama attuale. Solidissimo disegnatore, dominatore di molteplici tecniche, Giardini spazia nella sua creatività dalla più audace plasmazione della materia con un acuto e personale senso della realtà trasfigurata a una intelligente e disinvolta attitudine a inventare forme astratte ma sempre nutrite di un senso simbolico che ancora l’immagine a una concretezza di idee e sentimenti mai perse di vista.
Claudio Strinati
(Dirigente Generale per i Beni e le Attività Culturali)
Gabriele
“….. Da un dialogo intimo, istintivo e passionale, che va ben oltre alla preparazione tecnica molto buona, nascono in pirografia e in scultura le opere di questo artista che trasfondendo il suo pensiero creativo in continuo movimento, riesce ad animare la materia, dandole voce, respiro, vibrazione. Il suo è un continuo processo di ricerca plastica, una ricerca tesa a trovare l’equilibrio tra forma e contenuto. Le sculture realizzate nei più diversi materiali, siano figure geometriche, stilisticamente rigorose, essenziali, siano tradizionalmente classiche, evidenziano l’identità di una vena inventiva proiettata certamente nel futuro…..”
Mara Ferloni
(Critico d’arte, giornalista, Dir. ag. di stampa Ages)
Espressioni artistiche di tendenza puramente contemporanee sono invece incarnate dalle sculture egregiamente lavorate in legno di gusto espressionista di Gabriele Giardini, artista eclettico, raffinato, ironico ma soprattutto originalissimo in ogni sua creazione dettata direttamente dall'ispirazione data dalla fluttuazione di percezioni o annotazioni personali, il mondo lo ispira, dal mondo e da se stesso parte per andare avanti e sfogare il suo estro incontrollato in eccellenti creazioni difficilmente siglabili. Di notevole impatto "Compressione della Mente", esposta nel 2007 al Vittoriano, raccoglie il lungo lavoro fisico di un anno ed esperienze avute nell'arco di una vita.
Di Alice Leardini
GABRIELE GIARDINI
a cura di Benedetta Mazzanobile
Questo e molto altro è Gabriele Giardini, poliedrico artista romano le cui attività variano dalla pittura alla scultura adottando i metodi più suggestive ed inusuali.
Diplomatosi presso l'Accademia di Belle Arti di Roma ha esposto le sue opere in vari spazi sia in Italia che all'estero, ottenendo così rilevanti premi e titoli onorifici, suscitando nel frattempo le simpatie di importanti critici e storici dell'arte.
Nell'esposizione che l'artista ha tenuto presso il Complesso del Vittoriano dal 24 gennaio al 3 febbraio 2007, si aveva come l'impressione di osservare una mostra collettiva a causa, o meglio grazie, alla varietà delle sue dinamiche creazioni. Le tecniche adottate variano dall'acrilico, ai colori a olio , all'acquerello, alla tempera, e al bronzo, al legno e al gesso per la scultura. Una tra le opere che racchiudono il significato dell'arte di Giardini è "Mente compressa" che effigia la sintesi opportuna tra il figurativo, l'astratto, l'arte e la società. Il legno della scultura, materiale di cui il Giardini - scultore si avvale più di sovente, è intagliato con una precisione tale da rendere ogni minima sfumatura un eloquente simbolo dell'attuale società: teste di uomini, di animali che si ammassano le une sulle altre in questa fantomatica pressa generando così una successione di forme e di realtà che danno vita a quel trasformismo che si legge nella maggior parte delle opere dell'artista.
L'elemento fondamentale della suddetta opera, o meglio della sua ricerca artistica in generale, risiede nella simbiosi uomo-natura: la morte che ci rende uguali a tutte le altre vite in una coesistenza che ricorda uno stato ancestrale dell'essere. Un modo come un altro per riflettere sulla condizione del nostro tempo, di questa frenesia che ci divora proprio come in una pressa. E poi figure surreali che nascono da una nube di fumo, da un sogno, rese ancor più suggestive dalla stravaganza della tecnica usata dall'artista, ossia pirografo su compensato.
Un'altra scultura degna di nota è "Meditazione" in gesso patinato che ravvisa la figura di un uomo accovacciato in una posa di instabile irrequietezza che sembra riassumere tutta l'incertezza del nostro essere. Autentica e insolita, l'arte di Giardini entra negli animi di chi, ogni tanto, si pone qualche domanda... | |
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Tra immagini e interpretazione alla personale di Gabriele Giardini
IX
di Silvia Manca
Roma, 24 Gennaio 2007, Sala Giubileo del Vittoriano, ore 18:00: inaugurazione della mostra di Gabriele Giardini. Una personale.
Gabriele mi aveva chiamata qualche sera prima per avvisarmi dell’evento. Lo avevo conosciuto quasi un anno fa, casualmente, ad una festa. Lui si era presentato come ‘lo scultore’ e io come ‘il critico d’arte’. Non ci conoscevamo ancora e avevamo bisogno di ‘etichette’. Al posto del biglietto da visita estrasse una serie di immagini raffiguranti le sue opere di ognuna delle quali mi diede una rapida ‘spiegazione’. Interpretazione-à-porter.
Qualche tempo dopo eravamo andati assieme all’inaugurazione di una mostra di videoinstallazioni di un artista free-lance che esponeva in una galleria di San Lorenzo e avevamo parlato la sera a cena di questa mostra al Vittoriano che Gabriele aveva ‘in cantiere’. Qualche altra uscita a tema e poi era sparito, ognuno dei due inghiottiti dalle nostre mille attività. Fino al giorno della telefonata che mi annunciava che la fatidica mostra era diventata realtà.
Arrivai all’inaugurazione un po’ più tardi delle 18:00. Gabriele mi accolse con la sua solita ironia elegante e pungente. “Carino qui, proprio nella sala sotto la mostra di Matisse e Bonnard” dissi. “Già, a loro hanno dato le sale più grandi perché sono vissuti un po’ prima e sono già stati ‘santificati’ da un pezzo!” ha aggiunto Gabriele con un’espressione tra il serio e lo scherzoso.
La prima scultura che si incontra entrando nella sala è ‘Compressione della mente’. Una scelta d’impatto. Come la testa d’ariete (il suo segno zodiacale) che spunta tra quel vortice di immagini. Un ricordo d’infanzia di una scultura simile che aveva visto sul caminetto di nonno Luigi, anche lui scultore. Da quell’ideale compressione lignea di ricordi, impressioni, emozioni, Gabriele inizia la nostra ‘visita guidata’. Ho un taccuino in mano e lo ascolto mentre parla. Premute e stipate in quello spazio cubiforme, compresse eppure desiderose di uscire da quell’ideale macchina infernale o paradisiaca, comunque alchemica, le immagini si trasformano, si generano tra loro: animali partoriscono altri animali di diversa specie, parti anatomiche che prendono vita, elementi vegetali e umani che si intrecciano tra loro in un ideale “ritorno alla natura” e per generare “un’ideale qualità della relazione” mi spiega Gabriele. “Si tratta di impressioni, ricordi che fluiscono, visi che ho incontrato, che ho visto o che ho sognato, un giorno, magari, scolpirò anche il tuo se mi viene in mente”, dice Gabriele, autorizzando, in un certo qual modo, l’ipotesi che quella ‘compressione’ vada ben oltre la razionale sfera di elaborazione secondaria di una mente consapevole e cosciente di tutto il suo operato. Quasi ricordando ciò che diceva Merleu-Ponty a proposito del ‘dubbio di Cèzanne’, mi venne in mente la frase che diceva che ‘prima dell’esecuzione l’artista percepisce solo una febbre vaga’ di ciò che si aprirà un varco verso l’esterno, che non è del tutto gestibile nemmeno dallo stesso autore. Così Gabriele, (di)spiegando le sue opere più di quanto già non si (di)spiegassero esse stesse agli occhi di chi poteva/voleva accoglierle, raccontava a me e al mio amico archeologo che mi aveva accompagnata, di come il ‘Pescatore che esce dall’acqua’, una scultura in vetroresina che simula una testa ‘rotta’ che esce dall’acqua, sia un’opera il cui trattamento della materia e le numerose rughe evocano l’immagine di una figura erosa dal tempo e dall’esperienza. La vecchiaia, momento della vita con il quale Gabriele dice di avere un buon rapporto, compare in molte altre sue opere, come nella rappresentazione mitologica del Tevere in vetroresina, un’anziana testa i cui filamenti della canuta chioma sfumano in un celeste-azzurrino che simula l’acqua.
Vecchiaia del corpo che tuttavia mantiene uno sguardo vivo, acceso, anzi, accesissimo, come nel caso del quadro con testa di vecchio in tecnica mista che sfoggia un azzurro che sembra andare ben oltre il visibile, verso l’altrove. Nella parte laterale del quadro, barocche volute di fumo spiraliformi che, per Gabriele, rappresentano una mente sempre viva. Come le rughe filamentose del vecchio Tevere: gangli psichici/corporei che si espandono ecletticamente in varie direzioni e dimensioni.
Mentre l’occhio vaga per le due sale, è proprio questo eclettismo, questa estrema varietà, ciò che emerge dalle opere di Gabriele. Tecniche varie e miste, soggetti ‘naturalistici e astratti’ (ma esiste una differenza?), citazionismo, nomadismo e chi più ne ha più ne metta. Se avessi voluto parlare delle sue opere solo come uno storico dell’arte, avrei rintracciato nelle sue opere con il pirografo fantasie arcimboldesche e manieristiche, nei suoi vecchi avrei visto rugose e nervose figure leonardesche, nelle sue provocatorie macchine ‘che respirano’ – come ‘Respiro’, per esempio – avrei scorto duchampiani marchingegni surreal-dada. E ancora, negli occhi sparsi per il corpo di un’immagine di donna sospesa su un precipizio e sorretta solo da ganci che le trafiggono le carni, avrei visto l’eco di una poupee di Bellmer e le sospensioni di uno Sterlac, oggetti molli alla Dalì, futuristici tubi metallici o simulanti tali materiali avvolti in manieristici e barocchi intrecci, fino agli enigmatici disegni di un presunto albero della vita o di imagines inconsce di personaggi familiari disposti in maniera piramidaliforme usati come copertine di testi psicoanalitici. A chi rimprovera a Gabriele l’eccessivo eclettismo, ovvero la mancanza di un ‘indirizzo stilistico’, lui risponde che le sue opere hanno la varietas delle sue emozioni, delle sue pulsioni, della sua stessa vita in continuo scorrimento, trasformazione, sublimazione. In barba a qualunque moda che vuole che ogni artista sia catalogabile o etichettabile. E dunque, se prendiamo per buone le parole di Lacan secondo il quale l’uomo è lo stile nel quale e attraverso il quale si produce e si manifesta, questa camaleontica e vitalistica esplosione di varietà dovrebbe essere il sintomo di una psiche che ha attraversato molti sentieri, molti più di quelli delle sue visibili raffigurazioni/ripresentazioni che emergono davanti agli occhi.
Gabriele continua a ‘guidarci’ qua e là attraverso le sue opere,e di ognuna di esse dice qualcosa in più o in meno di ciò che io, lui o chiunque altro possa vedere o non vedere. Mentre le (di)spiega, lamenta il fatto che storici, critici d’arte, galleristi, mercanti, giornalisti e altri ‘esperti del settore’, hanno snobbato le sue spiegazioni arrogandosi il diritto di interpretare essi stessi le opere. Loro, e solo loro, erano in diritto di poter imporre la violenza interpretativa, prevaricando persino l’autore stesso delle opere.
Ma, in questo spettacolo, chi aveva il diritto di interpretare cosa? C’era veramente qualcuno –compreso lo stesso artista –, in grado di poter dire veramente su quelle opere se non ri-scrivendo il copione di un’altra scena? Gabriele aveva notato che durante la passeggiata attraverso le opere, io, il piccolo critico in erba senza alcuna referenza e senza neppure un lavoro, ero stata l’unica che si era limitata ad osservare senza interpretare. Avevo un taccuino in mano e non avevo scritto praticamente quasi nulla, ero andata lì per guardare…ammesso che sarei veramente riuscita a vedere qualcosa che mi avesse fatto segno per scrivere un articolo in cui non avevo la minima idea di ciò che avrei scritto. L’avrei visto – forse – strada facendo…
Su Gabriele hanno scritto Strinati, il curatore – almeno formalmente – della mostra, la Ferloni, Tallarico ed altri ben più ferrati ed importanti di me. Perciò lascerò a loro la ‘critica del giudizio’. Per quanto mi riguarda, scrivo impressioni che vedo lungo il tragitto, lungo uno di quei tanti sentieri che bucano l’occhio che Gabriele ha dipinto con il pirografo accendendo il mio sguardo. Dall’attimo in cui ho visto l’immagine di quell’occhio sospeso, lì dove quella donna con gli occhi sparsi su di sé fluttuava su un precipizio, lì dove l’ho vista in un così precario equilibrio, ho fatto mia quell’immagine e ne ho (ri)scritto.
Mi sono fermata davanti all’ultima opera: “Nuova civiltà”, quella con cui Gabriele conclude il suo tour per una miriade di visitatori distratti e inconsapevoli ai quali si diverte a presentarsi come il custode della sala e a raccontare di un presunto autore delle opere giovane e sfortunato che è morto precocemente in circostanze misteriose per poi rivelarsi tra il loro stupore e la loro indignazione.
Davanti a quest’opera composta di cementi e frammenti di tubi da sempre attraversati dai fili conduttori dell’energia, elettrica o no, e vernici di vario colore, ci siamo fermati tutti e tre: uno scultore, un critico d’arte e un archeologo. Al centro del quadro c’era un turrito tubo contornato da anelli metallici disposti in gruppi concentrici che si espandevano verso l’esterno in un progredire di colori che partivano dal pulsante cuore rosso per poi proseguire nel verde degli insediamenti anellari e nell’azzurro delle rovine un po’ più in lontananza, fino a giungere all’argento metallico dei bordi. “Non vorrei altri grattacieli alti come sculture metalliche in cui vivere…vorrei un’ambientazione che torni alla natura…” ha detto Gabriele. “È qualcosa di sommerso che sta riemergendo dagli abissi prepotentemente, per riprendersi lo spazio che gli appartiene…” ha detto l’archeologo. “Vedo la mia Atlantide, il pulsante cuore nuragico e turrito e gli insediamenti del villaggio tutto intorno tra il verde del prato. Più in là c’è il mare della costa, e l’azzurro che anche simula la lontananza, come insegna Cèzanne. E, fuori da questo piccolo mondo antico che grida e urla di essere restaurato reimponendosi alla nostra vista, riemergendo dal mare come un atollo, c’è il metallico bordo di quelle fredde civiltà metalliche che ignorano il continuo ciclo della vita”. Ai miei occhi era una civiltà nuova che restaurava una civiltà antichissima di quasi 2000 anni, quella nuragica, dentro quel quadro vedevo le origini che mi appartengono. Il passato riviveva nel presente preannunciando l’a-venire, come sembrava dirci la vicina opera ‘Ciclo continuo’, che alludeva proprio all’eterno e continuo ciclo della vita.
Per un attimo, davanti a quel quadro, tre vissuti di tre persone diverse tra loro per origine, temperamento e percorsi, per una breve frazione, avevano visto qualcosa di molto simile. Da parte mia, non un’interpretazione, ma l’unica cosa che, portandomi dietro il mio bagaglio filogenetico, potessi vedere con questi miei occhi. Per uno strano miracolo, per quella grazia che unisce per un attimo della vita gli animi, quella che alcuni sogliono chiamare poeticamente ‘affinità elettiva’ e altri chiamano scientificamente ‘transfert’, la mia visione era stata com-presa dai loro sguardi.
Ed è per questo che lascerò a voi, a chiunque fosse interessato a vedere queste opere, la curiosità di andarle a vederle ‘live’. Io vi ho solo raccontato una breve impressione di ciò che ho visto, e anche di ciò che – forse – non ho visto ma che immaginato: un racconto senza foto e senza interpretazioni/spiegazioni, come non avrebbe potuto essere altrimenti per chiunque non desideri
imbalsamare in una teca di vetro una materia viva come questa che scorre continuamente come la vita stessa.
Erano le 19:30. il Vittoriano stava chiudendo, i custodi avevano spento i riscaldamenti e iniziavano a spegnere le luci. Ci siamo avviati verso l’uscita. “Abbiamo spento ‘Respiro’, “Altrimenti – mi dice Gabriele – continuerà a respirare per tutta la notte spaventando a morte qualche custode…”.
Chi fosse interessato a vedere le opere di Gabriele Giardini può contattarlo ai seguenti indirizzi di posta elettronica:
giardinigabriele@yahoo.it
gabrielegiardini@libero.it | |
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