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Bosco di AnimeTra le varie forme che la creatività assume per dispiegare i suoi frutti, c’è anche quella degli artisti che definirei cosmologici. Questi non contenti di elaborare un rapporto formale tra le parti linguistiche dell’opera, cercano di inventare un vero e proprio universo parallelo dominato da sue strane leggi e rituali. I personaggi di Fedele Tocci mi fanno pensare a strane combinatorie di esseri metà animali metà vegetali, muniti anche contemporaneamente, di ali e di radici. Questi deambulano sospesi da un vento che soffia da nessuna parte e parlano una lingua silente, unici a comprenderla. Mi hanno fatto pensare alle piante che si nutrono d’aria o a varie creature del “Manuale di zoologia fantastica”, che presenta frequentemente esseri che di fatto non potrebbero vivere nel nostro mondo, ma sono da questo generati. Queste popolazioni hanno precisi antecedenti culturali, basti pensare a Max Ernst con le sue foreste a metà organiche e minerali, ad alcune figure di Victor Brauner, alle fantasmatiche composizioni del cotè femminile del surrealismo. Ma venendo ad esempi casalinghi non si può dimenticare Osvaldo Licini, le cui “Amalassunte” presentano proprio questi tratti di sospensione fisica e culturale che è facile trovare in Fedele Tocci. Questo per dire che si tratta di composizioni colte ed elaborate, nonostante l’aspetto acquerellato delle superfici, che farebbe pensare ad una freschezza negata di fatto dai contenuti. Questi ultimi indugiano frequentemente in uno studio dei rituali di accoppiamento. Queste figure si cercano, si moltiplicano, si interrogano, raccontando il sempiterno assillo dell’incontro dell’uomo e della donna che insieme cercano una convivenza possibile. Questa la concessione ad una modernità psicologica che vede l’unione dell’uomo e della donna non come assegnata dalla divinità o dalla comunità, ma ipotetica e problematica: c’è anche un’interrogazione sui ruoli e sulle coscienze che è stato uno degli assi portanti del novecento. A questi esseri manca il senso della destinazione metafisica che si trova in tutte le società primitive, sebbene si conservi il valore del rituale nel pacato e orizzontale ritmo delle posture, che mi ha fatto pensare anche a tanta scultura funeraria etrusca, i cui procedimenti hanno sicuramente interessato questo artista. Nella cancellazione deliberata di sfondi e circostanze descrittive bisogna leggere il desiderio di superare le vicende contingenti e avvicinarsi a situazioni ideali, uguali in tutte le civiltà. In ogni caso bisogna considerare che queste figure accoppiate molto frequentemente erano sarcofagi, bisogna riconoscere, dunque, la sfida della vittoria contro la morte con il sussidio di un desiderio tutto umano è così potente da continuare a rendere feconda l’unione anche dopo il trapasso. Qui, forse, il fondo abissale di questa pittura, poiché se la modernità apre a una variabilità di situazioni e valori, questo deliberato negare qualsiasi vicenda personale e qualsiasi vissuto, questo appellarsi a una intesa sessuale misteriosa e aerea in cui è possibile anche la metamorfosi e la fusione degli amanti, raccontano la vicenda di questo artista così profondamente sedotto da superiori esigenza di armonia e rispecchiamento, e, al contempo, come noi tutti, così turbato e confuso dalle quotidiane vicende. Si tratta dunque di una pittura profondamente misteriosa ed evocativa, dove il presente, con tutte le sue incertezze, dialoga apertamente con le figure di una cosmologia coniugale, in cui il rapporto tra i sessi riveste un’importanza capitale. Lasciamo danzare ancora queste figure, godiamo del loro cercarsi ed intrecciarsi. La loro invocazione all’amore ha tutto lo spessore di uno dei temi più ricorrenti del pensiero umano, in tutte le civiltà.
Paolo Aita
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