Attraversamenti

           

Provenendo da lontano o da molto lontano, da dove da sempre si proviene e da  dove non si è mai

Partiti, e dirigendosi verso dove da sempre si va per non arrivare mai ; attraverso senso mai decidibile e forme mai componibili. Assegnando infine le cose alle cose e sistemandole come   

depositi di sguardi e intenzioni irrealizzabili e tuttavia pensabili. Seguendo e disegnando la sinuosa figura di un percorso lasciato immediatamente allo spazio dell’ombra e rinnovato nello sguardo ulteriore: accumulando nostalgie e pensieri di un futuro già pensato e rinnovando desideri di ogni futuro possibile; abbattendosi forse, talvolta, o entusiasmandosi per nulla. Così si delineano scenari momentanei ed eterni, introvabili e visti, anamnesicamente ricostruibili e immediatamente obliabili. Attraversando le rotte naufragiche della contemporaneità, dentro la sola condizione possibile che non assegna e non decide: comunque sempre verso l’altrove, dove ulteriori tracce sospingono dando forma casuale e accidentale al movimento, al transito. Alcune vicende forse probabili e tuttavia anche improbabili, alcuni fatti. Degli eventi accaduti e continuamente accadibili ancora, come un vedere casuale e fondamentale , come un esistere ancora possibile. E’ questo lo strano modo di darsi della contemporaneità? , il suo apparire e immediatamente scomparire? Nessuna presenza fondata dunque, nessuna decidibilità. Eppure ovunque ogni cosa è segno, ovunque la contemporaneità è segno. Il suo tempo è tempo di segnali operanti nei codici della simultaneità, di prensioni dell’immediatezza e di imprendibilità assoluta. Dentro alcune tele, sopra della carta da disegno, in un suono iterato ed improvviso, accanto ad oggetti pensati, si manifesta un sentore di attualità, un modo di esprimersi che non cerca spiegazioni o motivazioni, ma che immediatamente e silenziosamente s’impone come linguaggio udibile. Un linguaggio della differenza e della in – differenza, un linguaggio, forse, di questa contemporaneità indecisa perché in decidibile. Attraversando, allora, l’universo segnino di TOCCI, il rapporto che subito si instaura con esso procede per gradi continui di stupefazione, di adesione e di distanza necessaria, di coinvolgimento e di ingiudicabilità: si è gia dentro il medium – messaggio, o meglio il medium è già il messaggio e quest’ultimo non si accademizza, non si disciplinarizza, non si retoricizza, ma al contrario realizza una situazione. Il rapporto creazione – fruizione viene immediatamente oltrepassato in un altrove segnino situato come al di là continuo ed aperto; paesaggi o volti, figure dello spazio o fisionomie psichiche decontestualizzano continuamente ogni dato stabilito per avventurarsi in nuove, probabili o non, esplorazioni dell’esistenza e dell’esistente. Così il territorio che le immagini di TOCCI incessantemente ridescrivono diviene spazio del movimento, spazio del recupero e dello spostamento, dell’inabissamento e della riemersione, dell’intensità riflessiva e tragica e del ricominciamento infantile e leggero. Ogni segno, così distribuito, compone e scompone al tempo stesso, “assegna” e libera, apre e chiude: le visioni ulteriori in esso contenute realizzano una atmosfera del “flashback” e riaprono il labirintico percorso del pensiero. E allora apocalittiche visioni dell’adesso, insostenibili figure del desiderio indicibile, piccole macchie della sensibilità, flussi ininterrompibili di cromatici versamenti materici, idiotiche ed enigmatiche somaticità, passioni del momentaneo realmente esistente, tracce e tracce ancora di un percorso mai iniziato, mai sospeso, mai concluso. Visioni appunto, allucinazioni reali in cui il reale stesso si slatentizza as – segnandosi  alla propria equivocità ed alla propria in – finita possibilità di libertà. Così è possibile attraversare il territorio dell’altrove, territorio imprendibile delle espressioni dell’anima, che i segni – segnati delle opere di TOCCI, cartograficamente, pittorialmente, stanno già descrivendo.   

 

           

                                                                                                                      Nicola Ferrari   

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