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Enzimopatie
Enzimopatie Emoglobinopatie

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Alcuni deficit enzimatici ereditari (difetti intrinseci) sono causa di anemie con quadro di iperemolisi.

 

Il glucosio è la principale fonte energetica dell'eritrocita. Dopo il suo ingresso nella cellula, il glucosio è convertito in acido lattico attraverso la glicolisi anaerobica (via di Embden-Meyerhof) oppure attraverso lo shunt degli esoso monofosfati.

Deficit ereditari di questi due sistemi enzimatici coinvolti nei processi metabolici del glucosio possono comportare un’anemia emolitica.

 

DEFICIT DELLA VIA DI EMBDEN-MEYERHOF

 

I deficit della via di Embden-Meyerhof sono relativamente rari e presentano le seguenti caratteristiche: il carattere ereditario è autosomico recessivo e l’anemia emolitica si ha soltanto negli omozigoti; mancano gli sferociti, ma può essere presente un certo numero di eritrociti di forma sferica e a margini dentellati; l’emolisi e l’anemia non rispondono alla splenectomia, che comunque può determinare un certo miglioramento.

La forma più frequente è quella da carenza di piruvatochinasi, causata da un’insufficienza quantitativa o qualitativa dell’enzima.

Praticamente tutti i deficit enzimatici sono associati ad anemia emolitica congenita.

L’esatto meccanismo dell’emolisi non è conosciuto.

In genere, il dosaggio dell’ATP e del difosfoglicerato aiuta a identificare qualsiasi difetto metabolico e a localizzare il punto preciso, ai fini di un’ulteriore caratterizzazione biochimica.

Non esiste terapia specifica per queste forme di anemia emolitica congenita.

Talora la splenectomia riduce in minima parte il grado della distruzione eritrocitaria nei pazienti con deficit di piruvato-chinasi.

 

DEFICIT DELLO SHUNT DEGLI ESOSO MONOFOSFATI

 

L’unico deficit di rilievo in questa via metabolica è la carenza di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD). Sono state identificate oltre 100 forme mutanti dell’enzima.

Dal punto di vista clinico, la forma più comune è quella collegata alla sensibilità ai farmaci.

Questo disordine legato al cromosoma X si esprime in modo completo nel maschio e nella femmina omozigote, mentre ha un’espressione variabile nella femmina eterozigote.

Il deficit enzimatico è presente nel 10% circa dei maschi neri americani e in una percentuale minore nelle femmine dello stesso gruppo razziale; si riscontra anche, con un’incidenza modesta, in individui di origine mediterranea (per esempio, italiani, greci, arabi, ebrei sefarditi).

L’emolisi si evidenzia nella popolazione più vecchia degli eritrociti dei soggetti neri e nella maggior parte dei bianchi colpiti dalla malattia, dopo esposizione a farmaci o altre sostanze che producono perossidi e provocano l’ossidazione dell’Hb e della membrana eritrocitaria.

Questi agenti comprendono la primachina, i salicilati, i sulfamidici, la fenacetina, il naftalene, i nitrofurani, alcuni derivati della vitamina K e, in alcuni individui di razza bianca, i semi di fava. Tuttavia gli eventi scatenanti più comuni dei farmaci sono la febbre, le infezioni acute virali e batteriche e l’acidosi diabetica.

È presente l’anemia, l’ittero e la reticolocitosi.

All’inizio del processo emolitico possono essere evidenziati anche i corpi di Heinz, ma questi non persistono in un paziente con una milza intatta poiché essi vengono rimossi dalla milza.

Spesso il miglior segno diagnostico è la presenza di cellule "morse" (bite cells) nel sangue periferico.

Queste cellule sono emazie che sembrano aver ricevuto uno o più morsi (della grandezza di 1 mm) nella loro parte più periferica, probabilmente quale risultato della rimozione dei corpi di Heinz da parte della milza.

Poiché vengono distrutte in modo selettivo soltanto le cellule più vecchie, nella maggior parte delle crisi l’emolisi è abbastanza contenuta, poiché, nei neri, interessa meno del 25% della massa eritrocitaria; nei bianchi, la carenza è più grave; può manifestarsi un’emolisi, con emoglobinuria e insufficienza renale acuta.

La possibilità che con l’uso prolungato di farmaci tossici si sviluppi una condizione emolitica compensata oppure un’emolisi letale, dipenderà dall’entità della carenza di G6PD e dal potenziale ossidante del farmaco.

In alcuni individui di razza bianca si ha un’emolisi congenita cronica (in assenza di ingestione di farmaci).

Esistono molti test di screening.

Tuttavia durante o immediatamente dopo un episodio emolitico possono verificarsi falsi negativi per la distruzione di GR più vecchi e difettosi e per la presenza di reticolociti ricchi di G6PD.

I migliori test diagnostici sono i dosaggi enzimatici specifici. Ai pazienti si deve consigliare di evitare i farmaci o le sostanze che possono provocare l’emolisi.

 

Copyright © 2005-2006 - Francesco Angelo Zanolli                                        Aggiornato in data 23 gennaio 2006