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CACCIA AL SERIAL KILLER, IN UNA
LONDRA DA INCUBO
ROMA - Un nuovo serial killer fa la sua apparizione nel panorama letterario
e porta la'firma' di Mark Billingham che, nel «Collezionista di
morte», suo primo cimento nel mondo del romanzo, non sembra certo
ripudiare il recente passato di sceneggiatore, per action movie o per
la televisione.
Di omicidi seriali è ormai pressocchè saturo il panorama
letterario e, perchè su di essi si possa catalizzare un minimo
di interesse, quelli che fanno il loro esordio devono avere comportamenti
o modi di uccidere assolutamente originali, pena la caduta nel dimenticatoio
appena poche settimane dopo l' uscita dei rispettivi libri. Il protagoniosta
di «Collezionista di morte» certo'parte' sotto i migliori
auspici perchè egli quando uccide - le vittime sono sempre delle
giovani - lo fa con una pressione sull' arteria basilare. Ma, dopo tre
omicidi andati a segno, nelle dure atmosfere londinesi, al quarto qualcosa
si inceppa e la vittima predestinata, Alison, sopravvive. Semmai si chiama
vivere l' immobilità totale e la possibilità di comunicare
solo con dei cenni del volto.
E' qui che entra in azione - ma anche questo è un modo di dire
- l' ispettore Thorne, un uomo pacato, che non esita a chiedersi, nele
prime battute del romanzo, perchè mai un poliziotto deve essere
necessariamente un'duro'. Con il serial killer Thorne ingaggia una lunga
battaglia, quasi una partita a dama cinese, dove non è soltanto
importante arrivare per primo dall' altro lato della scacchiera, quanto
riuscire ad arrivarci avendo forze e risorse maggiori rispetto all' avversario.
Un avversario che riesce a tenere, appunto, in scacco Thorne sino alla
fine, forte del fatto che è Allison, costretta al silenzio, l'
unica che potrebbe inchiodarlo, ma che, però, non può accusarlo.
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