Ten. f. s.p.e. GIUSEPPE REALI


1° Gruppo Bande di Confine


MEDAGLIA D'ORO AL VALOR MILITARE

<< CADUTO, gravemente ferito in sanguinoso combattimento il comandante di un gruppo bande, lo sostituiva nel comando e proseguiva nell'azione, cui imprimeva con la sua audacia estremo vigore, coronato dal successo su agguerrito, potente avversario. Riorganizzato il gruppo, lo impegnava poco dopo contrattaccando arditamente una posizione abbandonata da altra unità. Decimato, caduti tutti gli ufficiali, più volte respinto, persisteva eroicamente nella strenua azione riuscendo, con reiterati assalti culminati in epica lotta, a colpi di bombe a mano a giungere primo sulle posizioni aspramente contese ed a riconquistare una batteria perduta in precedenti sfavorevoli combattimenti. Ferito nella mischia corpo a corpo, solida tempra di comandante, restava indomito tra i suoi valorosi superstiti e tra essi" vittoriosi" immolava la sua fiorente giovinezza. A.O. maggio 1941 >>.


A.O. - Ridotto di Celgà, 19 Maggio 1941


Dalla relazione del Comandante del 10 Gruppo Bande di Confine, l'allora 1° Cap. Giovanni Braca, riporto ora alcune brevi note storiche sull' attività del reparto in Africa Orientale dall'inizio del conflitto fino al maggio 1941 quando, nei combattimenti di Celgà rifulse l'eroico comportamento del Ten. Giuseppe Reali.

Il 1° Gruppo Bande di Confine era un'unità a livello Battaglione articolata in Bande a livello Compagnia, con una forza media di 12 Ufficiali e 5 Sottufficiali nazionali, 15 "sciumbasci" (sottufficiali) e 800/1000 ascari. L'armamento era costituito da fucili e fucili mitragliatori; a livello gruppo erano accentrate le mitragliatrici (n°6 Schwarzlose).    Gli Ufficiali designati al comando delle Bande dovevano possedere particolari doti di ascendente, in particolare per il fatto che l'impiego di tali reparti era generalmente isolato.
Il 10 giugno 1940 allo scoppio delle ostilità il 1° Gruppo Bande di Confine era dislocato nella regione dell'Amara, al confine con il Sudan anglo-egiziano, dove operò brillantemente nel corso dell'estate e del primo autunno sorprendendo e disperdendo carovane che, con emissari ed aiuti ai guerriglieri etiopici, cercavano di passare dal Sudan al Goggiam.
Il comportamento dell'unità diventò ancor più meritevole nei primi mesi del 1941 allorchè liberò il presidio assediato di Quarà portandolo in salvo, con donne e bambini entro le linee del "ridotto" di Gondar, capitale dell'Amara. Le attività successivamente svolte dal 1° Gruppo Bande di Confine, inserito nelle unità costituenti la riserva mobile del "ridotto" di Gondar, vanno viste nel quadro della resistenza, condotta in condizioni morali e materiali di estrema difficoltà per l'isolamento degli uomini dalla Madre Patria, l'impossibilità di ricevere alcun aiuto e la crescente consapevolezza da parte di nazionali ed indigeni di una sicura fine.
Fra queste attività emerge il fatto d'arme di Celgà (18-19 maggio 1941) dove il reparto, al comando interinale del Cap. Schneider intervenne per ristabilire una situazione compromessa dall'occupazione delle posizioni dell'Anguavà da parte di una colonna inglese.
Le Bande, presa posizione, attaccarono alla "garibaldina", senza alcuna preparazione di artiglieria, disorientando e sorprendendo il nemico che arretrò le proprie posizioni.
Gravi furono le perdite subite dal Gruppo nonostante la velocità del movimento; ferito al torace il Cap. Schneider cedette il comando all'Ufficiale più anziano, il Ten. Reali, aiutante maggiore. Numerosi furono gli atti di valore compiuti dai nostri ascari e graduati che, incuranti del micidiale fuoco nemico, si lanciarono con coraggio contro l'avversario, contrattaccandolo quasi sempre con bombe a mano ed infliggendogli notevoli perdite. Al Comandante del ridotto di Celgà che elogiava i nostri ascari feriti uno di essi rispose: "quando ascari gruppo bande fare guerra non scherzare". 

A tarda sera il Ten. Reali ricevette ordine di riprendere le posizioni dell'Anguavà, attaccando frontalmente le posizioni inglesi. Il movimento ebbe inizio alle ore 5,30 del 19 maggio, nel massimo silenzio; allorchè il nemico si accorse dell'attacco, le Bande stavano già risalendo l'Anguavà. Alle prime fucilate, mancata la completa sorpresa, i reparti scattarono all'assalto travolgendo le posizioni dopo furiosi combattimenti a distanza ravvicinata. Il nemico volse in fuga terrorizzato dall'eroismo e dallo slancio dei nostri ascari che facevano largo uso delle loro sciabole, bramosi di vendicare i compagni che avevano subito laceranti ferite da pallottole esplosive, largamente impiegate dal nemico il giorno prima.  

Nell'ora e un quarto che durò l'attacco, dalle ore 5,30 alle ore 6,45, i quattrocento ascari del Gruppo scrissero una pagina di guerra poco conosciuta, non esaltata nè reclamizzata ma indubbiamente più cruenta e brillante rispetto a quelle di altri reparti. Cinque Ufficiali caduti e due feriti su 12 testimoniano l'asprezza del combattimenti e l'eroismo di questi uomini: su tutti il glorioso sacrificio del loro Comandante, il Ten. Giuseppe Reali.

Nella lontana Madrepatria poche righe del bollettino di guerra n°349 del 20 maggio 1941 del Comando Supremo ricordarono questo fatto d' armi pieno di eroismi: << Nell'Africa Orientale, nel settore di Gondar, un nostro deciso contrattacco ha sloggiato ieri il nemico da posizioni su cui era riuscito a porre piede nei giorni 17 e 18. Le perdite inflitte all'avversario sono notevoli; anche le nostre sono sensibili >>.

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Le due fotografie mettono in evidenza l'armamento tipico delle Bande Indigene costituito essenzialmente da mitragliatrici Schwarzlöse, fucili Mänlicher con giovani gregari porta arma e pistole Mauser in dotazione agli "sciumbasci" (sottufficiali)