Stazione di Pistoia, 31 Ottobre 2011

 

150° aniversario dell'Unità d'Italia

17 Marzo 2011 - Festa  Nazionale


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IL TRENO DEL MILITE IGNOTO SOSTA A PISTOIA

 

Pistoia, lunedì 31 Ottobre 20112. - Accolto da Sua Eccellenza il Prefetto di Pistoia Dott. Mauro Lubati e dalle autorità civili e militari della città, alle ore 17,00 è arrivato al binario 1 della stazione di Pistoia il treno speciale del 'Viaggio dell'Eroe'. Un evento pensato e voluto dal ministero della Difesa, in collaborazione con i vertici di Ferrovie dello Stato e il patrocinio della presidenza della Repubblica per ricordare, nel contesto delle manifestazioni del 150° aniversario dell'Unità d'Italia,  i 90 anni della traslazione della salma del Milite Ignoto.

Come novant’anni fa, anche in questo viaggio rievocativo, una folla commossa accoglie a ogni stazione il treno del Milite Ignoto. Rivivendo il trasporto della salma del caduto senza identità della Grande Guerra, il treno ripercorre lo stesso itinerario da Aquileia alla capitale.

Il Treno è stato concepito come una mostra itinerante: tre vagoni ospitano un’esposizione sul Milite ignoto, un quarto è la ricostruzione di quello che trasportava la salma novant’anni fa e un ultimo funge da sala proiezione di documentari e filmati.

Così come  novanta anni fa rappresentò un momento di Unità nazionale e di identità di un popolo che usciva dalla guerra, oggi a distanza di 90 anni, ha voluto rappresentare la coesione nazionale è al medesimo momento ricordare anche tutti i 650.000 caduti italiani della grande guerra.

Allora, nel 1921, tra Aquileia e Roma, il treno si fermò in ben 120 città e paesi, sotto lo sguardo di folle inginocchiate. Arrivò nella Capitale il 2 novembre, dove alla stazione Termini lo attendevano il Re con la famiglia e i 335 vessilli dei reggimenti che avevano partecipato alla Grande Guerra. La bara fu portata su un affusto di cannone nella basilica di Santa Maria degli Angeli, dove vennero celebrate le esequie. Il 4 novembre 1921, terzo anniversario della vittoria, alle 10 e mezza del mattino, il Milite Ignoto fu deposto in un loculo sotto la statua della Dea Roma al Vittoriano che, da allora, é noto come "L'Altare della Patria". Vittorio Emanuele III, prima della chiusura del sacello,  lasciò sulla bara una medaglia d'oro.

 

LA SCELTA DI UNA MADRE

 Maria Bergamas, nata a Gradisca d'Isonzo il 23 gennaio 1867. Maria fu scelta tra  tante altre donne italiane per rappresentare tutte le madri che avevano perso un figlio durante la Grande Guerra e alle quali, non erano state restituite le spoglie. Il suo,  Antonio Bergamas, viveva nella Contea-principesca di Gorizia, era quindi un suddito Austriaco e come tale fu arruolato nell'esercito asburgico per essere inviato a combattere in Galizia contro i russi. Ma come tanti altri disertò e andò a combattere con gli italiani, contro gli austriaci. Antonio cadde durante un combattimento alle falde del monte Cimone di Tonezza il 16 giugno 1916 e il suo corpo non venne più ritrovato. Il 26 ottobre 1921, Maria Bergamas fu portata nel Duomo di Aquileia, davanti a undici bare di ragazzi sconosciuti, come suo figlio per sceglierne una . Lei  si tolse lo scialle nero, e lo posò sulla seconda bara. Maria però, nonostante gli addetti al cerimoniale tentarono di farla uscire,  volle salutare anche gli altri dieci "figli" caduti e senza nome, come per chiedere scusa di non aver scelto loro. Arrivata davanti all'ultima bara, si accasciò per l'emozione. Maria visse ancora una vita lunga, morì nel 1952, e nel 1954 la salma fu traslata nel cimitero di guerra di Aquileia, accanto agli altri dieci militi ignoti.

Interessante nota storica sul recupero degli undici militi senza nome: http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=militeignoto

 

 

 



IL GREN. EDGAR GERMANN

Visita la pagina web relativa al ritrovamento del soldato E. Germann  del 754. Rgt. / 334. I.D. caduto tra il 16/22 Settembre 1944. Clicca su il tasto "LA LINEA GOTICA" che trovi nel menù a sinistra.



BREVE STORIA DEL TRICOLORE

 

Non è proprio come raccontato da Roberto Benigni nella sua esegesi del tricolore al festival della canzone di Sanremo. E' vero, nella Divina Commedia di Dante Alighieri, troviamo nella cantica del Purgatorio (XXX 30-33) il primo “bianco, rosso e verde” , sono i vestiti delle tre fanciulle che, nel Paradiso terrestre, accompagnano Beatrice e che simboleggiano appunto le virtù teologali (Purg. XXX, 30-33).

E' infatti dalla tradizione cattolica che Dante Alighieri attinge a questa simbologia: Il verde  ricorda la speranza, il bianco la fede e la carità il rosso. Del resto è bene ricordare che anche lo stesso anticlericale Giosuè Carducci, che certo conosceva l'opera di Dante e non ignorava la dottrina cattolica, nel suo discorso ufficiale, tenutosi a Reggio Emilia il 7 gennaio 1897, per il primo centenario della nascita del Tricolore, dà ai tre colori della nostra bandiera, il significato che Dante richiamò nella Cantica del Purgatorio: fede, speranza e amore. Sia pure in senso laico.

Tuttavia cento anni prima, nella primavera del 1796, avvenne un fatto che avrebbe sconvolto la storia della nostra Italia. Un giovane generale francese, Napoleone Bonaparte, penetra dalle Alpi in territorio piemontese, sconfigge rapidamente l'esercito del Regno di Savoia, batte poi quello austriaco, entra a Milano.................................

(Leggi la nota storica sul tricolore. Clicca il tasto "LA NOSTRA BANDIERA" nel menù a sx).

   La bandiera dei tre colori.wmv



I LUPI  DI TOSCANA VISTI DA  A. SAPUTO
 
Due lupi, il tricolore e la roccia. Sono i soggetti protagonisti del quadro che mi ha recentemente donato un mio amico artista, prendendo spunto dai miei racconti storici. Tre simboli che richiamano inequivocabilmente la storia del 78°Rgt. "Lupi di Toscana". Antonio Saputo li ha così trasfigurati sulla tela, fondendoli con il suo nomadismo artistico e interpretandoli come una nuova visione della realtà e della storia. I due lupi, uno scuro e l'altro chiaro in primo piano simboleggiano la dualità  positiva e negativa non solo dell'animo umano ma di tutto ciò che ad esso è correlato. La roccia invece ricorda le aspre pendici del  Sabotino dove il 78° ed il 77° furono, dal nemico in rotta, chiamati "Lupi". Infine il tricolore, con l'indicazione dei 150 anni di unità d'Italia che ricordano le origini del reggimento e il tributo di sangue che i volontari Toscani avevano dato durante tutto il corso del processo di unificazione nazionale.

Per approfondire, visita le pagine dedicate al 78° Rgt . Fanteria  "Lupi di Toscana", cliccando il tasto che troverai nel menù a sinistra.


(Clicca sull'immagine per ascoltare la preghiera)


UNA PREGHIERA IN SUFFRAGIO  DEL CAP.LE MAGG.  ALPINO MATTEO MIOTTO

Meno di due mesi fa il caporalmaggiore Matteo Miotto, caduto nell’ultimo giorno del 2010 in Afghanistan, aveva scritto una lettera, che era stata pubblicata nella sezione di Gazzettino.it dedicata alla Brigata Julia in Afghanistan e letta pubblicamente in occasione della festa delle Forze Armate, il 4 novembre, nella sua Thiene.

Sono parole che rispecchiano un animo sensibile e attento e dalle quali possiamo respirare  l’amore per le tradizioni della propria terra e per la propria “lingua”  e la storia delle sue genti. Tutte semplici cose  che l’Alpino Matteo Miotto ritrovava nella quotidianità  della sua  Thiene. L’Italia è tutto questo, l’Italia in fondo è  la sommatoria di tutte queste piccole e grandi sfaccettature che facevano di del Cap. Magg. M. Miotto un Alpino speciale uno di quelli che nella sua Thiene ha sempre “ respirato “  l’aria delle montagne e delle sue genti.

«Nonno ti sei sbagliato, la guerra l'ho vista anch'io».

Voglio ringraziare a nome mio, ma soprattutto a nome di tutti noi militari in missione, chi ci vuole ascoltare e non ci degna del suo pensiero solo in tristi occasioni come quando il tricolore avvolge quattro alpini morti facendo il loro dovere.

Corrono giorni in cui identità e valori sembrano superati, soffocati da una realtà che ci nega il tempo per pensare a cosa siamo, da dove veniamo, a cosa apparteniamo...

Questi popoli di terre sventurate, dove spadroneggia la corruzione, dove a comandare non sono solo i governanti ma anche ancora i capi clan, questi popoli hanno saputo conservare le loro radici dopo che i migliori eserciti, le più grosse armate hanno marciato sulle loro case: invano. L'essenza del popolo afghano è viva, le loro tradizioni si ripetono immutate, possiamo ritenerle sbagliate, arcaiche, ma da migliaia di anni sono rimaste immutate. Gente che nasce, vive e muore per amore delle proprie radici, della propria terra e di essa si nutre. Allora riesci a capire che questo strano popolo dalle usanze a volte anche stravaganti ha qualcosa da insegnare anche a noi.

Come ogni giorno partiamo per una pattuglia. Avvicinandoci ai nostri mezzi Lince, prima di uscire, sguardi bassi, qualche gesto di rito scaramantico, segni della croce... Nel mezzo blindo, all'interno, non una parola. Solo la radio che ci aggiorna su possibili insurgents avvistati, su possibili zone per imboscate, nient'altro nell'aria... Consapevoli che il suolo afghano è cosparso di ordigni artigianali pronti ad esplodere al passaggio delle sei tonnellate del nostro Lince.

Siamo il primo mezzo della colonna, ogni metro potrebbe essere l'ultimo, ma non ci pensi. La testa è troppo impegnata a scorgere nel terreno qualcosa di anomalo, finalmente siamo alle porte del villaggio...
Veniamo accolti dai bambini che da dieci diventano venti, trenta, siamo circondati, si portano una mano alla bocca ormai sappiamo cosa vogliono: hanno fame...

Li guardi: sono scalzi, con addosso qualche straccio che a occhio ha già vestito più di qualche fratello o sorella... Dei loro padri e delle loro madri neanche l'ombra, il villaggio, il nostro villaggio, è un via vai di bambini che hanno tutta l'aria di non essere li per giocare...

Non sono li a caso, hanno quattro, cinque anni, i più grandi massimo dieci e con loro un mucchio di sterpaglie. Poi guardi bene, sotto le sterpaglie c'è un asinello, stracarico, porta con sé il raccolto, stanno lavorando... e i fratelli maggiori , si intenda non più che quattordicenni, con un gregge che lascia sbigottiti anche i nostri alpini sardi, gente che di capre e pecore ne sa qualcosa...

Dietro le finestre delle capanne di fango e fieno un adulto ci guarda, dalla barba gli daresti sessanta settanta anni poi scopri che ne ha massimo trenta... Delle donne neanche l'ombra, quelle poche che tardano a rientrare al nostro arrivo al villaggio indossano il burqa integrale: ci saranno quaranta gradi all'ombra...

Quel poco che abbiamo con noi lo lasciamo qui. Ognuno prima di uscire per una pattuglia sa che deve riempire bene le proprie tasche e il mezzo con acqua e viveri: non serviranno certo a noi... Che dicano poi che noi alpini siamo cambiati...

Mi ricordo quando mio nonno mi parlava della guerra: “brutta cosa bocia, beato ti che non te la vedarè mai...” Ed eccomi qua, valle del Gulistan, Afghanistan centrale, in testa quello strano copricapo con la penna che per noi alpini è sacro. Se potessi ascoltarmi, ti direi “visto ,nonno, che te te si sbaià...”

Caporal Maggiore Matteo Miotto
Thiene (Vicenza) - Valle del Gulistan, novembre 2010

 


 

 


 

17/03/2010

 

UN'ALTRA NOTIZIA SUL B-25J  6W   43-27727

Abbiamo ricevuto oggi per concessione della figlia Mrs. Coons  una fotografia di suo padre scattata nel 1943. Il 1st Lt. Alfred Coons era il copilota del comandante Sellers Coleman sul B-25j 6W. Ringraziamo di cuore la signora Coons della gentile concessione.

 

Per approfondire Visita la pagina dedicata al B-25j 6W - 43 27727 cliccando sul pulsante dedicato che trovi nel menù a sx.


 

14/03/2010

 

IL LT. F. WENDORF DELLA X MOUNTAIN DIV. RITORNA A CUTIGLIANO DOPO 65 ANNI

Presso la sala Consigliare del Comune di Cutigliano (PT), il Sindaco C. Ceccarelli  ha ricevuto il Dr. Prof. Fred Wendorf  illustre archeologo americano. Il Dr. Wendorf si è laureato presso la Harvard University nel 1953 ed è professore presso la Southern Methodist University  oltre ad essere membro della National Academy of Sciences. Il Dr. Wendorf ritorna dopo 65 anni  a Cutigliano.

Nel freddo inverno del 1944/45, l'allora giovane Tenente Wendorf  era accantonato con il suo reparto a Cutigliano. Comandava il 1° Pl. della Compagnia "G" del II/86th Rgt., nella mattina del 3 Marzo 1945, nell'azione per la conquista di Monte Belvedere, rimase gravemente ferito e creduto morto, fu raccolto dai porta feriti solo dopo molte ore.  

Una rappresentanza della Sez. UNUCI di Pistoia ha voluto porgere al Lt. F. Wendorf il saluto di benvenuto a nome di tutti gli ufficiali pistoiesi. 

 

Foto a sx: Il Professor Fred Wendorf.

Foto a dx: I coniugi Wendorf con Il Sindaco di Cutigliano C. Ceccarelli davanti al portone del palazzo dei "Capitani della Montagna" oggi palazzo del comune.

 

 


Pacht del 486th BS


 

08/03/2010

 

UNA BELLA ED INATTESA NOTIZIA  SUL B-25J  6W    43-27727

Mrs. J. Carey Moore ci scrive che, a proposito della ricerca sui membri dell'equipaggio del B-25j 6W 43-27727, ha rintracciato il  pilota del bombardiere.

Il 1st Lt. Sellers Coleman,  ha oggi 95 anni è vive in California. Ha raggiunto il grado di Colonello dell' USAF e si ricorda molto bene di quell' estate del 1944. Ci auguriamo che la signora Carey, figlia del T/sgt. G. Carey mitragliere di coda dello stesso  velivolo abbattuto il 3 Giugno del 1944 nelle vicinanze del Lago di Suviana, riesca ottenere dal Col. Sellers Coleman qualche notizia  e qualche inedita fotografia.

Un cordiale saluto al Comandante Sellers Coleman a nome degli Ufficiali in congedo di UNUCI Pistoia.


 

 

 

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