CONSIDERAZIONI DI BASE SUL TEMA

Per cercare di migliorare i rapporti intersoggettivi è estremamente importante il processo di "metacomunicazione", ossia l'atto di riflessione sulla comunicazione umana.
Il primo tentativo di fissare alcune regole della comunicazione si deve a D. Jasckson, fondatore nel 1958 del M.R.I. (Mental Research Institute) a Palo Alto (California).
Gli esiti delle ricerche e delle riflessioni condotte sull'argomento sembrano finora approdare ad una sola conclusione: l'errore solito dell'uomo è di pretendere di porre in essere una comunicazione umana senza tener presente il concetto di coscienza e considerando vera comunicazione l'insieme di "input" ed "output" alla stregua di sequenze tra macchine ricetrasmittenti.
Una tale visione del problema risulta inaccettabile soprattutto perchè trascura di porre attenzione ad un fatto elementare ma di enorme importanza: la creazione di un'informazione trae origine da una coscienza. La comunicazione esiste se si ha "coscienza di una coscienza". In altre parole può esserci comunicazione se c'è l'intenzione personale di voler stabilire con l'altra persona un rapporto significativo.
Se si parte da questi presupposti si deve abbandonare l'idea che per comunicare sia sufficiente parlare, dando per scontato che quanto diciamo sia chiaro e che l'altro ci capisca a volo. Occorre effettuare un cambio di prospettiva decentrandosi dal proprio io per cercare di entrare nel mondo dell'altro. Ciò vuol dire prendere coscienza dei propri pregiudizi e delle proprie strutture mentali e prenderne le distanze per "accogliere" l'altro, cercando di capire il suo mondo interiore.
Gli attori della comunicazione non sono terminali di apparecchi ricetramittenti. Sono invece entrambi esseri umani, con un loro mondo interiore, con loro pensieri, con una loro cultura, con un loro soggettivo modo di codificare e decodificare i messaggi. Mettersi in sintonia è difficile e complicato.
Per riuscirci ci vuole molta buona volontà da parte di entrambi i soggetti cominciando da un'analisi introspettiva per verificare le proprie competenze, la propria disponibilità al confronto ed eventualmente rimettersi in discussione.

CONTENUTI

Questo modesto lavoro non ha alcuna pretesa di essere completo ed esaustivo per un argomento tanto delicato e complesso. L'intento è solo quello di fornire una prima traccia di riflessioni e di stimolare l'approccio ad una pratica comportamentale più idonea per migliorare i rapporti relazionali.
Naturalmente per avvertire miglioramenti significativi occorre coltivare l'interesse per l'argomento, attraverso letture di pubblicazioni dedicate, partecipare a seminari, convegni e gruppi di studio. E' poi necessario esercitarsi a lungo fino ad acquisire vere e proprie abitudini all'interazione ed alla reciprocità.
La semplice accumulazione di conoscenze comunque non consente di costruire abilità comunicative. A volte, anzi, costituisce meccanismo di difesa rispetto alla necessità di un cambiamento personale vissuto come ansiogeno o, più semplicemente, troppo difficile e complesso. In questo settore, più che in altri, è importante la riflessione sulla propria esperienza e il confronto con operatori qualificati.

BUONI MOTIVI PER...AFFRONTARE TUTTO CON UN SORRISO

La vita non può essere intesa come una condanna o una battaglia da condurre a tutti i costi, magari a scapito degli altri, ma come un'avventura in cui qualsiasi cosa accada può segnare o condizionare tutto il resto. Perciò è importante saperla seguire nel suo svolgersi senza drammatizzazioni eccessive, senza durezza o accanimento, riuscendo ad apprezzare l'impegno come la sosta, l'azione come la riflessione, il lavoro come la vacanza.
Il sorriso, poi, ha un valore inestimabile: è l'espressione dell'apertura, dell'affabilità, della disponibilità; agevola i rapporti e aiuta ad allentare ansie e tensioni. Sorridere agli altri sul lavoro, ma sorridere anche in famiglia e, ancora, saper sorridere a se stessi, ai propri progetti che ci danno consistenza e ci fanno esistere, significa sorridere alla propria vita.
Nel sorriso, diceva Voltaire, c'è sempre un tipo di gioia che è incompatibile con il disprezzo o con l'indignazione. Certo non si tratta di atteggiare una smorfia di beatitudine permanente, ma di liberarsi dal gravame delle attese e di dare più valore all'essenza delle cose. Una dose anche minima di umorismo è fondamentale per evitare di prendersi troppo sul serio e di smarrire la lunghezza d'onda che ci mette in collegamento con il nostro mondo interiore e con gli altri.

La vita è come uno specchio...se sorridi alla vita...la vita ti sorriderà...
{TESTO}
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