CHE COS' E' UN GRUPPO

Il gruppo non è una massa amorfa di individui ma un insieme di persone che stanno insieme per raggiungere obiettivi comuni. Esso, per poter funzionare bene, deve innazitutto potersi definire "gruppo", con tutte le caratteristiche che di seguito si andranno ad evidenziare. Va poi considerato che raggiungere l'equilibrio nel gruppo è molto difficile in quanto al suo interno si sviluppano forze e controforze trasversali dando luogo a sottogruppi che spesso si contrappongono ad altri sottogruppi.
Il gruppo sopravvive compatto solo se riesce a trovare una mediazione fra l'esigenza della differenziazione e l'esigenza dell'uniformità e quindi una risposta alle problematiche derivanti dalla complessità, dall'integrazione e dal coordinamento. Solo così infatti potrà costruire una propria identità.
Da qui l'importanza di conoscere e tenere sotto controllo le dinamiche di gruppo.

IDENTIFICAZIONE DEL GRUPPO

Per fare un gruppo non basta mettere assieme delle persone. Un gruppo di persone che aspettano sul marciapiede la fermata dell'autobus non può essere, a rigore, definito con questo termine.
Infatti una delle caratteristiche del gruppo è l'instaurazione, tra le persone che ne fanno parte, di una modalità stabile di comunicazione. Tale modalità comunicativa è in genere utilizzata per il raggiungimento di uno o più scopi.
Spesso, però, gli scopi del gruppo non si limitano a quelli enunciati a livello formale (per esempio nella scuola programmare l'attività didattica del quadrimestre, valutare gli allievi, ecc...). Ogni gruppo, una volta formato, si comporta come un vero e proprio organismo autonomo, che deve in qualche modo riuscire a soddisfare i propri bisogni (per esempio: rimanere unito, proporsi come contesto, scaricare le tensioni, ecc...).
Inoltre l'appartenenza ad un gruppo induce nei suoi membri ulteriori bisogni, presenti in tutte le situazioni comunicative, quali l'esser riconosciuti, valorizzati, gratificati.
Capire un gruppo significa in primo luogo saper osservare cosa accade al suo interno, in connessione con tutti gli obiettivi sopra enunciati.

OSSERVARE UN GRUPPO

Una delle prime constatazioni che è possibile fare, quando si comincia a riflettere seriamente sui gruppi, è legata all'enorme complessità delle situazioni che si verificano al suo interno. I vari tentativi di classificare e catalogare le interazioni nell'ambito del gruppo hanno condotto in genere all'elaborazione di tavole estremamente complesse, utilizzabili solo da personale con specifica preparazione.
I problemi che i mebri del gruppo incontrano nel comprendere cosa accade nel gruppo sono riconducibili essenzialmente agli stessi fattori che hanno a che fare con la percezione soggettiva nella comunicazione interpersonale.
Problemi connessi al potere (relazione simmetrica-complementare), ai rapporti causa-effetto (arbitrarietà del'interpunzione), alla difficoltà a commentare quanto accade (metacomunicazione), costituiscono le principali difficoltà per una corretta percezione di quanto accade.
Spesso nelle situazioni di una certa problematicità si è costretti al ricorso ad una persona esterna al gruppo, che possa aiutare a sciogliere i nodi di una relazione ormai troppo ingarbugliata per i membri del gruppo. Volendo comunque dare un primo orientamento strutturale all'osservazione del gruppo, tre sono i grossi ambiti su cui va focalizzata l'attenzione:

> Le competenze, intendendo con questo termine le competenze professionali, le capacità, le conoscenze dei membri;

> La collocazione del gruppo rispetto all'esterno, ossia da chi dipende e per che cosa, qual è l'ambito di autonomia posseduto dal gruppo, quali sono le sue responsabilità e qual è il livello di autogestione ad esso consentito;

> L'organizzazione interna del gruppo, ossia chi lo coordina e/o ne è responsabile, chi decide i compiti che i vari membri devono svolgere, chi li esegue, come vengono prese le decisioni.

STADI DI FORMAZIONE DI UN GRUPPO

Ogni gruppo attraversa nel corso della propria storia tutta una serie di stadi di formazione. Il livello al quale si trova il gruppo in un dato momento ne condiziona le prestazioni ed il tipo di influenza che esso potrà avere sui propri membri.
Sarà allora utile schematizzare rapidamente le varie fasi di costituzione di un gruppo, descrivendo sommariamente i fenomeni salienti di ciascuna di queste.

Le sequenze individuate e proposte da Tuckman e Mucchielli negli anni '60 sono:

> Formazione. Nel corso di questa prima fase i fattori più importanti sono costituiti dal fare conoscenza e prendere coscienza del compito principale che il gruppo deve affrontare. In questa fase assumono rilievo alcune modalità rituali di presentazione (dire il proprio nome, esprimere le proprie aspettative) che hanno anche la funzione di ridurre l'ansia consentendo non solo lo scambio di informazioni sociali ma anche lo strutturarsi delle relazioni.

> Effervescenza. Costituisce lo stadio cruciale in cui emergono le situazioni conflittuali. Tipica di questa fase è la competizione per i ruoli e lo status.

> Regolamentazione. I conflitti della fase precedente vengono risolti mediante l'eleborazione di regole condivise (anche se spesso il processo non è affatto formalizzato). I due processi sopra descritti conducono alla elaborazione di una cultura del gruppo, di un insieme di abitudini comportamentali e di idee condivise che caratterizzano il gruppo.

> Esecuzione. Nel gruppo si stabilisce un modello stabile di relazioni interpersonali e di funzioni che consente di procedere in modo abbastanza regolare nelle attività.
E' questa la fase in cui il gruppo si orienta decisamente verso il compito, e quindi riesce a prendere in modo preciso delle decisioni.

Una prima riflessione che si può fare, considerando lo schema presentato, è che non esistono in realtà nell'ambito del gruppo comportamenti che si possano considerare negativi in assoluto. Anche il conflitto infatti può svolgere una funzione valida in certe situazioni o momenti della vita del gruppo.

L'evoluzione del gruppo può, sotto certi aspetti, essere paragonata a quella della crescita umana, e quindi essere descritta con le relative fasi:

NEONATO: desiderio di tornare "dentro" il grembo materno; curiosità; tentativo di fuga verso il fantastico.
BAMBINO: rifiuta la realtà; agisce secondo il principio del piacere; egocentrico, insicuro...
ADOLESCENTE: atteggiamenti di controdipendenza; si oppone, si dibatte, cerca alleati; esplora; rifiuta; vive sentimenti diversi di invidia, gelosia, rivalità, attrazione...
ADULTO: sa trovare strategie per affrontare ansia ed insicurezza; si dà delle regole; è attento ai bisogni dei componenti; sa impostare rapporti di interdipendenza; sperimenta l'altruismo.

LA STRUTTURA DEL GRUPPO

Una delle caratteristiche più importanti di un gruppo è costituita dalla sua struttura. Con questo termine non si intende solo l'articolazione delle cariche al suo interno, che spesso anzi costituisce un fatto meramente formale, ma ci si riferisce essenzialmente ai ruoli effettivi ricoperti dai suoi vari membri. Parlando di ruolo, in questa sede, si fa riferimento essenzialmente ad una modalità interattiva specifica che, anche se non formalizzata, ma prevedibile per gli altri membri del gruppo, ciascun individuo utilizza di preferenza. Nell'ambito di questa definizione rientra anche il livello di potere che ciascuna persona detiene all'interno del gruppo. E per maggiore chiarezza si precisa che con il termine "potere" si intende fare riferimento alla misura in cui ciascun componente del gruppo è in grado di influenzare le decisioni del gruppo stesso. Il potere si può valutare sulla base di concetti quali l'autorevolezza, la popolarità, la competenza; e non è quindi necessariamente un dato negativo.
Un modo rapido per analizzare la struttura di un gruppo, come anche di individuare la distribuzione del potere all'interno di esso, consiste nella valutazione delle modalità in cui l'informazione circola al suo interno. Una struttura in cui l'informazione circoli facilmente tra tutti i membri del gruppo si traduce in una situazione lavorativa aperta e che consente a tutti di dare con soddisfazione il proprio contributo per la realizzazione di uno scopo comune.

LA COESIONE

La coesione del gruppo è data dal tipo di struttura "sociometrica" che si riscontra al suo interno. Le più note strutture sociometriche sono:

> La coppia: costituita da due soggetti strettamente legati l'uno all'altro. Facilmente il loro stretto legame ha come conseguenza un certo isolamento dal resto del gruppo.

> La catena: i legami possono essere unidirezionali o reciproci. I rapporti a catena spesso si strutturano in base alle posizioni vicine, occupate fisicamente dai soggetti.

> Il quadrato e il triangolo: implicano la reciprocità di tre o quattro persone. Gli americani chiamano questi microgruppi "gang" ed hanno come caratteristica una notevole omogeneità che si riflette nei rapporti con il resto del gruppo.

> Struttura a stella: ciascun soggetto è fortemente legato al leader, mentre i legami degli altri soggetti tra loro sono più deboli. Il leader è spesso sia affettivo che funzionale e la coesione del gruppo è apparentemente molto forte; ma finisce appena, per un qualsiasi motivo, cambia la posizione del leader. Questa è spesso la struttura in cui prevale un clima autoritario, ma anche dove il clima è troppo permissivo.

> Gruppo democratico: il leader occupa sempre una posizione centrale e mantiene la sua importanza; ma anche i legami degli altri membri tra di loro sono molto stretti sia nel grande gruppo che nei sottogruppi.

LA LEADERSHIP

Sono considerati leader i soggetti che riescono ad aggregare persone intorno a sè sia per ascendente naturale sia per riconosciute qualità funzionali a determinati scopi.
Leader è colui che influenza in modo preminente le attività dei membri di un gruppo, che coagula consensi e contribuisce in modo determinante a definire scopi e ideologie del gruppo di appartenenza.
Occorre osservare che il ruolo del leader non è una prerogativa psicologica personale valida in assoluto, ma dipende da diversi fattori oltre alla personalità del soggetto.
Non esiste il leader, ma piuttosto diversi tipi di leader. Se mutano i bisogni e le aspettative degli altri membri o la struttura del gruppo anche il tipo di ladership deve cambiare.
Rispetto al numero e alla qualità delle scelte un leader può essere:

> leader popolare: è quello che riceve un alto numero di consensi, ma soprattutto da soggetti con tendenza gregaria, suggestionati dalla moda o dal momento e non sulla base di una convinzione radicata;

> leader potente: è scelto per la sua caratura, soprattutto da soggetti con una convinzione elevata; può esercitare una grande influenza. E' il vero leader;

> leader isolato: non riceve molti consensi, ma è scelto da un leader potente del quale può così influenzare le decisioni: è la cosiddetta "eminenza grigia";

> leader affettivo: è la persona con la quale si sta volentieri; la persona che dà molto e chiede poco, con cui ci si diverte, capace di soddisfare i bisogni socio-emozionali del gruppo;

> leader funzionale: persona con un'alta considerazione di tipo funzionale; è una persona che sa lavorare con gli altri e sa far lavorare gli altri insieme; è esperto in particolari settori nei quali in quel momento il gruppo è impegnato, o tutte e due le cose insieme: soddisfa i bisogni produttivi e di realizzazione del gruppo.

Un buon leader tende ad assumere su di sè, in modo equilibrato, sia il ruolo del leader funzionale che il ruolo del leader affettivo. Stili diversi di leadership, democratica o autoritaria, tendono a formare gruppi con strutture diverse.
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