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Il Presepe di Péntema descrive la vita del paese nei secoli passati con un’ attenta ricostruzione di ambienti e mestieri.
I personaggi sono figure a grandezza naturale, vestiti con abiti dell’ epoca, negli atteggiamenti propri delle attività
quotidiane e dei mestieri del passato.
L’ ambientazione, di grande suggestione, è collocata per tutto il paese, tra i viottoli, le aie o all’ interno delle case
storiche con suppellettili e utensili originali.
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Orario e giorni di apertura
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Orario - dalle ore 10 alle ore 18:00
Apertura - da Venerdì 24 dicembre a Giovedì 6 gennaio (Epifania), tutti i giorni.
Dopo l’ Epifania fino alla fine di gennaio tutti i Sabato e Domenica.
Per informazioni: Parco dell' Antola tel. 010.94.41.75 (via della Conciliazione, 3 - Torriglia)
Per le scolaresche o i gruppi è necessaria la prenotazione.
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Messa della Notte di Natale
ore 22:00 |
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| IMMAGINI DEL PRESEPE |  |
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Le immagini presentate sono soltanto alcune delle molte scene del Presepe che descrivono la vita dei secoli passati.
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La costruzione di quanto serviva all' arredo della casa veniva fatta quasi esclusivamente in paese utilizzando il legno di castagno.
Gli oggetti principali erano: bànche, banchè, cascétte, , méisie, vascelèe, létti e quant' altro occorresse.
bànche = sedili a più posti con spalliera usati in cucina.
banchè = cassoni per contenere farina, granaglie e castagne secche.
cascétte = cassoni più piccoli per la biancheria.
méisie = madie per impastare.
vascelèe = piattaie.
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L’ aia davanti a casa da’ spazio a molte attività e piccoli lavori artigianali ed anche alla conversazione e all’ incontro fra le persone.
Nella scena presentata viene eseguita anche la battitura e la vagliatura delle castagne secche, alimento prezioso per tutto l’ anno. |
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La coltivazione del granoturco era molto importante perché la polenta era un alimento quasi quotidiano.
A settembre, a fine raccolto, le pannocchie, dopo essere state "arsuìe" al sole, venivano aperte e sgranate. Lo si faceva di sera durante la veglia così il lavoro diventava un allegro momento di ritrovo fra le famiglie per chiacchierare e raccontare fatti, avvenimenti e favole del passato.
Alcuni contadini della valle, suonando i loro strumenti, trasformavano le veglie in occasioni di festa.
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Alcune case erano dotate di forno a legna, una grande risorsa per la famiglia.
Vi si cuocevano il pane, i polpettoni, le torte salate, il castagnaccio e per le feste la focaccia dolce e i canestrelli con la ricetta di Torriglia.
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Nel paese c' era anche il materassaio, detto "battilana" perché anticamente usava due bastoni legati assieme per battere la lana e renderla soffice. Più tardi si usò la “scarlassa” che rendva il lavoro meno faticoso.
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(le teste lignee di Maria, Giuseppe e dei pastori sono opere dello scultore Massimo Canepa di Genova) |
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Sotto lo stesso tetto vivevano più generazioni e tutti collaboravano per il buon andamento della famiglia.
Durante l' inverno le donne avevano il tempo di cucire e filare, gli uomini si dedicavano ai più svariati lavori artigianali per arrotondare le entrate della famiglia.
Nella cucina il fuoco era acceso quasi tutto il giorno per la polenta o per la minestra di castagne o di cavoli, per fare il formaggio o per far cuocere la “zutta”, beverone per le mucche. Nello stesso tempo il calore faceva seccare le castagne messe sopra il soffitto fatto a graticcio (seccàisu).
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Questo è un esempio delle più antiche case di epoca medioevale.
Questa casa è costituita da una stalla sottostante, da un ingresso dove si tenevano i secchi dell' acqua, le pentole e il vasellame, da una cucina per la cottura dei cibi e per la mensa e da un' unica camera da letto sul lato opposto.
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Anticamente nella cucina il fuoco era acceso al centro della stanza sul pavimento, e il calore faceva essiccare le castagne poste nel “seccàisu” al disopra del soffitto.
Nella casa si faceva anche la lavorazione del latte per fare il burro e il formaggio. Castagne secche e formaggette erano due grandi risorse alimentari.
La camera da letto era il luogo più riservato della casa. Il letto era piccolo, da una piazza e mezza, e data l’ esiguità della stanza conteneva a malapena il comò e la culla del figlio più piccolo.
Alla sera, specialmente d’ inverno, si andava a letto molto presto per non consumare l’ olio del lume e la legna.
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