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| il castello di FRANKENSTEIN |
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| Prima di cominciare…..
Quest’articolo apparve nel lontano (ma non poi tanto) almeno per chi scrive, febbraio 1981, nel n. 13 della prestigiosa rivista “Il Fumetto” edita dall’A.N.A.F (che ora si chiama A.N.A.F.I.). In copertina per errore era stato riportato il n. 12 e la data del Dicembre 1980; pur essendo passato tanto tempo e la rivista ormai esaurita, ciò che era detto nell’articolo è ancora valido. Solo la parte del ritrovamento del castello Frankestein denota la vetustà del pezzo, in quanto oggi con Internet, Yahoo Maps e Google Earth è oltremodo facile trovare un qualsivoglia luogo, basta se ne sappia il nome. Ho comunque lasciato inalterato il testo, per conservare il sapore della scoperta che a suo tempo mi procurò tante emozioni, di cui spero averne fatti partecipi i lettori di allora. Ovviamente l’articolo è stato revisionato e corretto in alcuni svarioni e vi è inoltre una nuova documentazione fotografica a colori, ma sono rimaste anche molte delle foto dell’epoca.
Il testo, come si è detto, non è stato modificato, perché è ancora attuale!
Frankenstein non è molto ben visto nel suolo italico: se vi date la briga anche solo di sfogliare le introduzioni al volume in libreria (quando lo trovate…), leggerete nella maggior parte dei casi la solita storiella del sogno e della villa Diodati.
Quasi nessuno riporta il saggio del Florescu e devo dare atto qui agli autori di fumetti e specialmente ad Alfredo Castelli che portò il suo personaggio Martin Mystere, pochi anni dopo il mio pezzo, proprio al castello Frankenstein per un’avventura. Il luogo era disegnato esattamente com’è, segno che erano stati fatti dei sopraluoghi in sito.
Ma è davvero sconcertante quanto sia difficile cambiare le opinioni nella gente. Questo perché molti sedicenti critici, si limitano ad osservare il testo letterario, ed è senz’altro molto più facile scopiazzare da qualche introduzione precedente, cambiando magari qualcosa, invece di effettuare ricerche sul campo, come ha fatto il Florescu.
Andrebbero fatte ricerche più approfondite su Georg Frankestein e sul suo drago e mi riserbo di farlo in futuro. Che in una leggenda un cavaliere muoia dopo aver sconfitto il mostro mi pare anomalo e quindi il tutto fa pensare che il racconto sia veritiero.Del resto, di questo essere mostruoso ne ho trovato traccia anche nel libro “Creature dall’ignoto” di John A. Keel (Strange creatures from time and space).A pag. 101 si legge: “ In Germania, … un enorme animale nero si aggirava nelle buie foreste intorno a Darmstadt, uccidendo gli umani come mosche. Finalmente un barone locale l’affrontò: riuscì ad ucciderlo, ma nella lotta riportò una ferita che lo condusse alla morte. Nel suo castello venne eretta una statua sulla sua tomba, che esiste ancor oggi.”
Devo qui dare menzione di un’ulteriore leggenda connessa alla vecchia torre del castello Frankenstein: la traduzione di questa storia apparve nel 1847 in” Lloyd’s weekly” ma è senza dubbio anteriore.
Narra la storia di due giovani amanti e della paura di lei ad incontrarsi col suo amato nei ruderi della vecchia torre del castello: Entrambi sanno che una donna ed il suo bambino furono un tempo sacrificati al mostro e credono che i loro spettri frequentino ancora il luogo maledetto, per quanto la creatura sia stata uccisa a suo tempo dal barone Frankenstein.
Dopo molte reticenze la giovane acconsente infine ad incontrare il suo cavaliere in una notte di temporale. Ad un tratto però la campana della chiesina del castello prende a suonare e da un oscuro anfratto una figura emerge: si tratta dello spettro della donna sacrificata, col suo bimbo, che ringrazia la coppia dicendo loro che per il loro coraggio la maledizione è tolta e le due anime potranno così riposare in pace.
Termina l’uragano ed il sole torna di nuovo a brillare sulle placide acque del Reno.
Una bella storia, che dimostra come già nel 1800 il castello fosse il ricettacolo di storie fosche: Secondo il” Frankenstein file” edito da Peter Haining Mary Shelley deve aver letto questa leggenda.
Fabrizio Frosali- luglio ‘07 |
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FRANKENSTEIN:
UN ROMANZO, UN CASATO,
UN CASTELLO
di Fabrizio Frosali
(Burg Frankenstein)
E' proprio vero amici: le foto che corredano quest’articolo, delle quali sono sicuro avete già letto le didascalie con malcelata curiosità, sono quelle dell'unico, vero castello di Frankenstein.
Spero che non mi rivolgiate le fatidiche domande (che d'altronde mi sono sentito fare infinite volte prima del mio viaggio al castello) « Ma allora esiste davvero? »
« Non è solo un romanzo? » Il che dimostra chiaramente che coloro che le facevano non avevano minimamente letto la storia della Shelley.
Già, perché questi interrogativi mi venivano fatti « dopo » che io avevo spiegato che andavo in Germania in visita al castello di Frankenstein mentre, se ben ricordate, la vicenda del dottor Victor F. e del suo mostro si svolge principalmente in Svizzera.
Ma andiamo con ordine, altrimenti rischio di fare confusione.
Certamente non ho riscoperto io il castello ma, per il mio viaggio, mi sono basato sul saggio scritto da Radu Florescu « In search of Frankenstein ». Mio è invece il merito o il demerito della maggior parte delle foto che corredano il presente scritto. Questo ha una sua ragione di essere in quanto non mi consta che il volume del Florescu sia stato tradotto in Italia né che alcune riviste specializzate o non abbiano mai puntualizzato al fatto che esiste davvero un castello « Frankenstein ».
L'unico accenno che ho potuto trovare è stato nel volume a fumetti edito dalla Corno « Superfumetti in film n. 17: Frankenstein » in cui vi si fa una brevissima menzione nell’introduzione. Chiaramente chi l'ha redatta ha letto anche lui il libro del Florescu.
Ma per spiegare dettagliatamente il
« ritrovamento » del castello Frankenstein da parte dello studioso e del collegamento col romanzo partiamo dall'inizio e torniamo indietro nel tempo a circa dieci anni fa. Allora nessuno sapeva che Dracula, personaggio creato da Bram Stoker nell'omonimo romanzo, era vissuto realmente. Vlad Dracul, soprannominato l'impalatore, era, infatti, se non un conte, almeno un signorotto rumeno che passava il tempo a combattere gli invasori turchi del suo paese e ad impalare i numerosi prigionieri che gli capitavano sottomano. Stoker, spinto dal fatto che di questo personaggio nel mondo occidentale si sapeva poco o niente, invece di inventare di sana pianta il suo « Dracula » risuscitò ad una vita vampirica il voivoda rumeno ed ebbe pertanto l'occasione di fare dei riferimenti storici ben precisi nel suo romanzo. C'è in questo tra l'altro una scena bellissima in cui Dracula racconta a Jonathan Harker, davanti al focolare le sue gesta compiute (secoli prima) combattendo contro i turchi.
A questi riferimenti storici pochi avevano fatto caso, data la difficoltà d’individuazione del vampiro Dracula in Vlad Dracul che più comunemente è indicato nella storia rumena con Vlad Tepes. Ebbene nel 1969 ci crediate o no, io avevo l'intenzione di fare una ricerca sulle possibili origini storiche del personaggio Dracula, ma per varie ragioni tra cui la pigrizia e la mancanza di mezzi non la effettuai. Ci pensarono invece i due studiosi Raymond Me Nally (americano) e Radu Florescu (d’origine rumena ma naturalizzato americano) a compierla in maniera
esauriente. Dai risultati delle loro ricerche è stato pubblicato un libro « In search of Dracula » (Alla ricerca di Dracula) che è stato edito anche in Italia dalla casa ed. Sugar ed è pieno zeppo di foto fra cui alcune anche dei ruderi del castello Dracula. Sulla base dei risultati delle loro ricerche il governo rumeno ha poi stanziato dei fondi per ricostruire il maniero e farne una meta turistica specialmente per stranieri. A suo tempo vidi anche le foto dell'erigendo castello pubblicate se non erro sulla « Domenica del Corriere ».
Oltre a questo giornale molti altri parlarono del fatto che Dracula era esistito veramente e ciò è stato detto anche alla televisione: ormai è di dominio pubblico.
Ebbene, nel completare le ricerche della tomba del figlio di Dracula, Minhea il cattivo,sepolto nella chiesa protestante di Sibiu, Romania, Florescu fu avvicinato da uno degli impiegati della chiesa che gli sussurrò: « Sapete che questo è il sepolcro del famoso alchimista che pensava di creare un uomo artificiale? » alludendo ad un’effige di un'altra tomba non lontana dal luogo dove Minhea era sepolto.
Questa apparteneva al barone Frank von Frankenstein (1647-1693)! Spinto da vari fattori e anche da quest’occorrenza Florescu, completato il suo studio su Dracula, si mise con impegno a ricercare l'origine della famiglia Frankenstein, di cui il barone Frank non era che un esponente di un ramo collaterale, quello orientale appunto. In effetti, quello che spingeva il Dottor Florescu era anche l'insoddisfazione per l'opinione comunemente accettata circa l’origine del romanzo « Frankenstein » che fu scritto, come ogni lettore di romanzi gotici sa bene da Mary Shelley nell'estate del 1816 nella villa Diodati a Ginevra. |
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Insieme alla futura signora Shelley che allora si chiamava ancora Mary Wollenstonecraft, erano presenti alla villa il suo prossimo marito Percy, lord Byron, il medico William Polidori e la sorellastra di Mary, Claire Clairmont. In seguito ad una visita dello scrittore Lewis (autore del famoso « Il monaco ») il gruppo decidette di scrivere un romanzo dell'orrore per ciascuno. Mary ebbe l'ispirazione per il suo racconto da un incubo notturno, in cui si sognò proprio i fatti essenziali della vicenda che avrebbe scritto con tanta efficacia (per questo vedi anche il volume « Frankenstein e Company » ed. Sugar). Questa almeno è la versione comunemente accettata ed è quella che fu data dalla stessa Shelley, mentre il nome Frankenstein deriverebbe da quello di un personaggio dei Romantic Tales di Lewis, di nome Frankenheim. Lo studioso Florescu invece ha voluto andare a fondo della cosa. Investigando sui precedenti scritti dell'autrice ha trovato che nel 1817 (un anno prima del Frankenstein) fu pubblicato il diario scritto nel 1814: « History of a six weeks tour through a part of France Switzerland, Germany and Holland ecc. ecc. » (storia di un viaggio di sei settimane attraverso Francia, Svizzera, Germania, Olanda ecc.). Ebbene dall'esame dei paesaggi svizzeri descritti di viva mano dalla scrittrice egli ha notato che similari descrizioni si potevano trovare anche nell'opera di fantasia « Frankenstein », nulla di più facile quindi che vi fosse qualche altro legame. Si mise dunque ad esaminare una dettagliatissima carta della Svizzera e della Germania ed il risultato è che vi sono ben due luoghi che hanno il nome dello scienziato; uno è situato vicino Kaiserslautern ed è troppo distante dal Reno per essere stato visitato dalla Shelley nel suo « Tour » di sei settimane, l'altro è quello che c’interessa. Incidentalmente faccio notare che se acquistate una carta dettagliata della Germania quale è quella della Hallwag, trovate solo il primo dei due Frankenstein, quello che non ha rilevanza per la nostra storia. E' stato accertato che Mary, il suo futuro marito Percy e la sorellastra Claire Clairmont raggiunsero una località situata fra Mannheim e Mainz tra il 2 e il 3 settembre 1814 ad una distanza di non più di otto miglia dal castello Frankenstein, posto in cima al monte Magnet, proprio al di sopra del villaggio di Nieder-Beerbach.
Il Florescu ha notato che il diario su accennato e un similare diario scritto dalla Clairmont divergono in alcuni punti e che in quello della Shelley mancano alcune giornate.Poiché il diario di Claire Clairmont è molto dettagliato nel descrivere il territorio dominato dal castello mentre quello della Shelley è estremamente succinto, Florescu è stato indotto a pensare che l'autrice in sede di pubblicazione, abbia volutamente tralasciato tale descrizione per dar credito alla sua affermazione che l'ispirazione al romanzo Frankenstein le sia venuta da un incubo notturno. In tal caso si dimostrerebbe la mancanza di creatività dell'autrice per il suo famoso romanzo in quanto il nome non è inventato, ma corrisponde effettivamente a quello di una nobile famiglia ed inoltre numerose leggende imperniate sull'omonimo castello sono sospettosamente simili alla storia del romanzo. La Shelley dunque non avrebbe inventato di sana pianta la storia per cui è famosa ma si sarebbe basata su fatti e leggende venutele alle orecchie nel suo « Tour », come del resto Bram Stoker, anni dopo, si è basato su di un personaggio realmente esistito per il suo « Dracula ».
Passiamo dunque ad analizzare le storie e leggende riguardanti il castello. Le origini della famiglia si possono far ascendere ad un certo Arbogast von Frankenstein nel 948 dopo Cristo. Il castello fu invece costruito intorno al 1250. Uno dei Frankenstein che ebbe a suo tempo importanza internazionale, fu un pellegrino che viaggiò fino alla Palestina soggiornando a lungo in Transilvania ai tempi del Dracula storico.
Poiché quest'ultimo in essenza era un oppositore alla politica germanica di penetrazione nell'est europeo si può così concludere che la lotta Dracula-Frankenstein ripetuta in tanti fumetti e film ha inaspettatamente un sottofondo storico. Un altro Frankenstein che ha fatto nascere tante leggende è stato Georg, che è maggiormente ricordato per una leggenda che lo pose di fronte ad un essere mostruoso, probabilmente un dragone, nel 1531. Vicino ad una sorgente, il Katzenborn, viveva questo essere che esigeva il sacrificio delle più belle ragazze della vallata. Sir Georg, di ritorno da una guerra, venne a sapere che la sua amata, Annemarie doveva essere sacrificata al mostro; detto fatto partì all'alba e dopo una lunga lotta riuscì ad uccidere l’essere serpentiforme, ma quest'ultimo poté iniettare il suo veleno nella gamba del cavaliere che morì dopo lunga malattia. E' chiaro che questa leggenda si richiama apertamente a quella più nota di S: Giorgio e il drago. |
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Successivamente nel 1662 i signori Frankenstein vendettero il castello. Questo almeno è quanto affermarono gli attuali discendenti della famiglia allo studioso Florescu, intendendo dissociarsi completamente dal castello e da Mary Shelley. Questo però non è del tutto vero in quanto nel 1814 i Frankenstein possedevano ancora estesi appezzamenti di terreno vicino al castello e c'è da notare che il nome del casato è rimasto al maniero. Ma ciò che può aver ispirato maggiormente la Shelley per il suo romanzo è la carriera dell'alchimista Konrad Dippel, soprannominato « il gufo » per la sua abitudine di leggere a lume di candela nella torre del castello fino a tarda notte. Dippel nacque nel castello nel 1673, frequentò l'università di Giessen a circa 60 miglia dal castello e vi si registrò col nome di « Frankenstein ». Era, infatti, comune a quei tempi assumere il nome del luogo dove si era nati. Non siamo qui interessati alle molteplici discipline in cui Dippel eccelse (astronomia, chimica, fisica ecc.), ma solo ad una misteriosa attività che una volta lo costrinse a fuggire da Strasburgo di notte, e che concerneva il furto di cadaveri dal cimitero locale (Suona familiare non è vero?). Uno dei fatti accertati che riguardavano la sua avventurosa vita è che ad un certo momento diventò il signore di Frankenstein, avendo avuto il castello dall'attuale proprietario il Margravio di Hesse in cambio di una formula misteriosa. Inoltre egli annunciò che aveva scoperto il modo di vivere fino a 135 anni e forse fu quella la formula che cedette al Margravio in cambio del castello.
Probabilmente qualcosa non funzionò, poiché poco tempo dopo Dippel fu trovato morto, forse avvelenato. Il corpo, dopo la sepoltura, fu in ogni modo trafugato e non se n’è trovata più traccia (uguale sorte è toccata al corpo del Dracula storico). In seguito al castello furono fatti numerosi scavi, risultati infruttuosi, onde localizzare l’oro ivi sepolto o creato da Dippel o altri alchimisti nella loro ricerca della pietra filosofale. Si dice che ancora oggi il castello nasconda, magari in qualche passaggio segreto, cospicue ricchezze.
Inoltre, per concludere in bellezza, fra la prima e la seconda guerra mondiale, il castello fu usato per segreti esperimenti dagli uomini della Luftwaffe, la forza area di Hitler che lanciavano misteriosi aeroplanini dai suoi spalti.
Come si vede analizzando la storia complicata del castello Frankenstein, la Shelley senz'altro prese spunto dalla vita dell'alchimista Dippel e dagli altri fatti misteriosi riguardanti il maniero per delineare la vita del « suo » Victor Frankenstein..
Il Castello Frankenstein oggi
Se fate un viaggio in Germania e volete recarvi a visitare il castello come ho fatto io, proverete emozioni che non dimenticherete; questo principalmente perché ormai anni di condizionamento ci hanno portato a credere che la vita dei vari mostri Dracula, Frankenstein, ecc. è del tutto immaginaria. La nostra “sospensione della credibilità” si attua varie volte il giorno quando leggiamo o vediamo un film di fantasia, fantascienza, orrore ecc., ma la realtà quotidiana dei bisogni e dei doveri ci porta sempre a renderci consapevoli che, ahimè, il mondo da noi prediletto è del tutto irreale. Lo scoprire quindi nella realtà il castello dei veri Frankenstein, “proprio come lo immaginiamo” è un’emozione indescrivibile, tanto che pensiamo ad ogni momento di veder uscire da una qualche apertura il mostro o il suo creatore.
Per cominciare, se chiedete anche nelle migliori librerie tedesche un libro sui castelli o più direttamente l'ubicazione del Burg Frankenstein o un qualche trattato od opuscolo che lo riguardi, avrete solo risposte negative (E' ciò che è successo a me). Non resta dunque che basarsi sul libro del Florescu, ma per trovare la strada? E' necessaria una carta e per fortuna esiste la « Deutsche Generalkarte » reperibile nelle migliori librerie tedesche che è composta di 26 mappe dettagliatissime, ognuna per una diversa regione della Germania; dovete comprare la carta n. 16 che rappresenta la città di Darmstadt, (proprio sotto Frankfurt o Francoforte) e dintorni.
E' anche consigliabile pernottare a Darmstadt che è una simpatica cittadina, le cui strade del centro sono ricchissime di grandi magazzini e negozi. |
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| Da Darmstadt, per trovare il castello, dovete chiedere o seguire i cartelli per Eberstadt, un paese a circa sette km. E da lì trovate l’indicazione per Burg Frankenstein: e proprio qui comincia l’avventura perché la strada si snoda da Eberstadt attraverso numerosi tornanti, su per il monte Magnet. Proprio all'inizio della salita potrete vedere, stagliate contro il cielo, sopra uno dei picchi più alti, le sagome inconfondibili delle due torri del castello, poi la strada su per i tornanti già detti ci porta in un foltissimo, ma ben tenuto bosco di conifere che ci accompagna su fino alla sommità; se aguzzate lo sguardo potrete anche vedere capre selvatiche e altra selvaggina, nonché falchi e altri uccelli da preda.
Arrivati in cima al monte vi fermerete incuriositi da una specie di obelisco con scritte in tedesco antico e penso vi fermerete per osservarlo e scattare magari una foto; bene, a quel punto siete arrivati perché lì accanto, seminascosto dal verde, c'è un posteggio per auto e da li potrete veder emergere dalla boscaglia una delle torri del castello. Per accedervi dovrete percorrere a piedi un sentiero nascosto fra gli alberi dall'aria piuttosto cupa, privo quasi completamente della luce solare. Del maniero esistono solo i ruderi, ma le due torri e gli spalti sono stati restaurati e sono accessibili al pubblico. Una delle torri si può anche visitare e vi assicuro che il panorama della vallata del Reno che si può ammirare è superbo. Vi è inoltre la chiesina del castello dove sono raffigurati alcuni dei conti Frankenstein e se vi piace l'avventura potrete poi perdervi a fare dall'esterno il giro delle mura; vi troverete in un bosco foltissimo tra ruderi e muraglie sbrecciate; davvero vi verrebbe voglia di cercare il tesoro dell'alchimista Dippel, se non vi frenasse il nascosto timore di veder sbucare il mostro di Frankenstein. |
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| Ad un lato del castello è stato costruito in questi ultimi anni una moderna locanda e un signorile ristorante, che però non toglie nulla all'aria tetra delle rovine del maniero. Nel locale potrete mangiare della migliore cucina tedesca che vi sarà servita inappuntabilmente e mangiando potrete osservare ancora una volta il bellissimo panorama dalle ampie vetrate, ma guardate di lasciar una lauta mancia se non vorrete essere quasi uccisi dal cameriere. Presso il ristorante si vendono inoltre opuscoli riguardanti la storia dei Frankenstein (in lingua tedesca naturalmente) e cartoline raffiguranti oltre alle rovine del maniero, indovinate un po' chi: il mostro ed il suo creatore con un'altra creatura diabolica, fotografati sugli spalti del castello. Sono vere foto e sono state prese il giorno della festa di Halloween, quando gli studenti universitari si mascherano e fanno festa nel cortile del castello.
Ma la cosa interessante è che il maniero dei Frankenstein è considerato una meta turistica come uno qualunque dei famosi castelli sul Reno, e che gli studenti si mascherano come il mostro perché il castello apparteneva ai Frankenstein e quindi pensano di sfruttare un semplice caso d’omonimia, ma solo pochi studiosi sanno, ed ora lo sapete anche voi, che il castello ha un legame ben più profondo col romanzo della Shelley, perché nell’ambito delle sue mura occorsero eventi abbastanza cupi e misteriosi che ispirarono certamente l’autrice inglese
Fabrizio Frosali |
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