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| ALCUNI MISTERI DELLA PROVENZA |
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| Troverete qui alcuni articoli che vi introdurranno ad alcuni misteri della Provenza tra cui Sara la Kali ed un graffito misterioso che si trova nei sotterranei dell'abbazia di Senanque e di cui potete osservare la foto: vi auguro Buona lettura! |
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ARLES -
Antica città romana, centro religioso del Medio Evo, conserva grandi resti del suo glorioso passato: i suoi monumenti più importanti sono senza dubbio le arene ed il teatro, gioielli dell'epoca romana, ed il portale e il chiostro della chiesa di S. Trophime...
Arles è posta proprio alla punta, all'inizio della Camargue, le sue origini sono molto antiche, d'altronde in tutta la Provenza si trovano, in cima a molte colline, resti d’oppidum, che risalgono ad un'epoca precedente alla colonizzazione romana. La città fu fondata dai celtoliguri, e poi colonizzata dai greci di Marsiglia nel sesto secolo prima di J. C. ma conobbe il suo sviluppo principale quando il console Mario fece collegare nel 104 a. C. il Rodano al golfo di Fos con un canale navigabile. E' inoltre un punto di passaggio,il più meridionale sulla strada che collega l'Italia alla Spagna, l'antica Via Domiziana.
Come dicevo, tra le cose più interessanti da vedere in Arles, fruibili anche con una comoda passeggiata nel centro, sono i resti romani, le arene ed il teatro. Particolarmente interessante è il teatro in quanto, costruito probabilmente alla fine del primo secolo dopo Cristo, fu trasformato in fortezza nel medio Evo. I resti medioevali e quelli romani si fondono armoniosamente. Dall'alto della torre che domina la porta d'ingresso si gode il panorama della città, delle Alpilles e della vicina abbazia di Montmajour alla periferia cittadina Vicinissime tra loro sono le cose più rimarcabili di Arles, ma noi siamo venuti a cercare qualcosa di strano e di diverso non è vero? Allora addentriamoci un poco in una visione un pò particolare di questa bella città.
La torre di Roland: non si tratta del paladino nipote di Carlomagno, ma dell'arcivescovo Rotland il personaggio da cui la torre ha preso il nome. Questa torre è invece l'unico resto della dominazione araba e fu fatta costruire da Abd al Rhaman. L'arcivescovo fu fatto prigioniero e restituito dietro pagamento di un enorme riscatto ma i saraceni non restituirono altro che il suo cadavere vestito sontuosamente con le sua mitra in capo.
ST. Trophime: il portale è tutto consacrato ai leoni. In basso troviamo Ercole ed il leone di Nemea, poi Daniele nella fossa dei leoni : va rimarcato che nella simbologia romana i leoni rappresentano i cristiani. Ci si stupisce allora degli episodi rappresentati
Anche il chiostro di S. Trophime è strano: troviamo la Tarasca, mostro serpentiforme, di casa in Provenza, con sei piedi e coda da rettile, poi un leone con la testa enorme che domina una donna nuda supina, una sirena con la coda tra le mai, un’altra donna nuda sopra un cane dalla coda di delfino, con due bambini con la testa in basso ecc
Ma chi era S.. Trophime? Secondo alcuni un discepolo di S. Paolo, secondo altri compagno di Gamaliele in tutti i casi fu colui che raccolse la testa di S. Etienne il primo martire cristiano, e la portò in Provenza, coincidenza vuole che sbarcò con Maria Maddalena, S.. Marta e s. Lazzaro. Venne in seguito a predicare a Arles.
Poema epico.
Arles, liberata dai mori da Carlo Martello nel 735, ha dato vita a un ciclo di Chansons de gestes ; Il poema des Alyscamps racconta della battaglia tra Guglielmo d’Orange e gli infedeli nella piana di Arles, e della morte di suo nipote Vivine simbolo del cavaliere cristiano; Carlomagno è l'eroe di diversi poemi tra cui "La vie de ST Honorat" e le" Kaiser chronik".
Quest’ultimo, secondo un manoscritto del 1373 che appartenne al marchese de Sade, dice che non si potevano dopo la battaglia distinguere i cadaveri dei maomettani da quelli dei cristiani: Dio fece allora apparire dei cerchi di pietre ben ordinati intorno a quelli dei cristiani. Si racconta che le anime dei saraceni insepolti vaghino ancora negli Alyscamps e che anche Rolando (Orlando) sia sepolto qui da qualche parte
Fabrizio Frosali |
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CAMARGUE
Camargue, terra di tori, cavalli, saline, paludi, fenicotteri, ecc. Il luogo solo meriterebbe una visita di più giorni, alla scoperta della flora e della fauna, che attraverso percorsi guidati, permette di scoprire le abitudini dei vari abitanti di questa regione. Al di là dei pesci e dei fenicotteri, che sono abbastanza facili da individuare ed avvicinare, più difficile è poter distinguere lontre e castori. Conviene forse camminare a piedi, per i vari sentieri, se si vuol vedere qualcosa di inusuale. In una gita veloce non è possibile approfondire gli aspetti peculiari della vita camarguese, si può vedere allora qualcosa di diverso nel paesino tipico di Ste. Marie de la Mer, tipico in tutti i sensi perché arrivati in questo luogo, sembra quasi di essere in Grecia, con case basse, dipinte molte volte di bianco. Il luogo è estremamente turistico, dovuto alla molteplicità di iniziative e manifestazioni che ci vengono tenute, conserva comunque dei reperti che vedremo e che c’incuriosiranno certamente.
La chiesa. Punto centrale della piccola città ha più l’aspetto di una fortezza che di una chiesa propriamente detta. Le origini sono antichissime. In origine c'era una antica oppidum priscum, Ra- Priscum = antico Ra = Dio egiziano? No, dobbiamo qui vedere il suffisso di Sancta Maria de Ratis cioè “radeau” in francese cioè isolotto o barca a punta. Stabilito così che la chiesa risale al vi secolo D.C. dobbiamo accennare che si parla anche in questo luogo di antichi maestri forse in numero di tre che in epoca celto ligure erano venerati dagli abitanti. Il passaggio da Maitre a Maries è breve. E qui arriviamo alle tre Marie. Chi erano? In Italia noi non abbiamo un culto specifico della Maddalena ma questo è diciamo così, di casa in terra di Francia. Si racconta allora che nell’anno 48 D.C. Maria Maddalena con Maria Giacobè, la sorella della madre di Gesù, e Maria Salomè, la madre dei due apostoli Giacomo e Giovanni, accompagnate dalla serva Sara, Lazzaro il resuscitato, Marta e Maximino, fuggiti dalla Palestina, sbarcarono qui dopo un avventuroso viaggio in una barca senza vele e senza remi. Esse avevano portato con se le teste di Giacomo il maggiore e di tre altri innocenti martiri. Reminiscenza dei riti celtici delle teste tagliate?
Comunque sia Maria Maddalena se ne andò e rimasero così nel luogo le due altre Marie. Fu fondato prima un oratorio e poi la chiesa odierna.
In questa furono effettuati degli scavi nel 1448 per ordine del re René d’Anjou. La chiesa allora era divisa in tre parti. Una navata, una cappella allungata e un coro cui si accedeva solo dalla cappella. Gli scavi furono effettuati nel sottosuolo, si trovò un pozzo e una sorgente di acqua dolce (Sempre si trova dell’acqua in questi antichi santuari) poi fu trovata una testa grossa di uomo racchiusa in un (reliquario?) di piombo, ed infine una piccola grotta con un tumulo, ancora resti di un muro e una piccola colonna di pietra bianca, i resti evidenti del primo oratorio: là c’erano i resti di due corpi che emanavano un odore dolce.
Si incominciò allora la venerazione. La grotta era quello che ora è la cripta. Il culto si è perpetuato fino a oggi, Il 25 Maggio e il 22 ottobre le casse e le effigi delle sante vengono riportate al mare e benedette (in una barca che diventa anche arca, che custodisce “arcani” segreti).
La chiesa possiede un camino di ronda costruito nel xiv secolo la navata e il coro rientrato sono invece del xii e cosi la cappella superiore che sovrasta il coro ed è dedicata a S. Michele.
Nell’abside corre una serie di arcatelle che sono paragonabili al chiostro dell’ala nord di Arles.
Torniamo allora alle Marie; poiché la Maddalena se ne era andata e resterà fonte di una venerazione autonoma alla Sainte Baume, si dovette ricostruire la triade delle tre Marie. Ecco allora entrare in ballo Santa Sara, la loro serva, di cui però con gli scavi non si era trovata traccia. La chiesa ha sempre riservato un atteggiamento ambiguo di fronte a questa santa non canonizzata che puzza lievemente di zolfo. Essa è sempre dimorata li, in Camargue, altri attribuiscono una origine egiziana alla sua persona (Ra…) Secondo una tradizione lei aspettò, calmando le acque, l’arrivo delle sante , furono scoperte anche le sue reliquie nel 1496 e per gli zigani diventò Sara la Kali reminiscenza della dea Kali venerata in India da cui gli zigani dovrebbero aver origine. E' curioso notare che le immagini delle sante rimaste in loco, sono amputate della testa. Curioso perché avevano avuto tanta cura nel riportare in Francia le teste dei martiri…La statua di Sara che si trova nella cripta è composta di due parti, la testa, di plastica e non di legno è più piccola e il corpo è stato dipinto di nero (vergine nera) e da veramente una impressione strana, claustrofobica , entrare in quella cripta calda, opprimente con il fumo dei ceri accesi, e questa immagine, quasi luciferina.
Torniamo ora a Maria Maddalena e a Lazzaro. Essi se ne erano andati a predicare dalle parti di Marsiglia. Si dice anzi che la barca delle tre Marie, molto più probabilmente , fosse attraccata inizialmente nell’ansa della Santa Croce a le Couronne, vicino Marsiglia . Sappiamo che Maria Maddalena andò a predicare alla Sainte Baume. Ai suoi ultimi giorni discese nella pianura e fu comunicata da S. Maximin poi morì.
i corpi di Maddalena e di S. Maximin furono scoperti nel 1272 da Carlo II d’Anjou principe di Salerno.
Dopo aver aperto alcuni sarcofagi tra cui quello di Maddalena, si volle andare più oltre. Fu scoperto un altro sarcofago da cui veniva un odore meraviglioso. Furono chiamati vescovi e alti prelati e si apri questa tomba, fu trovata una iscrizione in papiro che affermava che il corpo era stato sepolto qui in segreto nell’anno 710 per preservarlo dai saraceni.
Carlo I , padre di Carlo II o di Salerno, che ancora regnava, fece adornare la testa della santa con una corona, che restò in loco sino al 1793 quando fu requisita da Barras.
Carlo I fu poi fatto prigioniero in Sicilia nel 1282 e morì poi a 61 anni. Il principe di Salerno il futuro Carlo II, fu fatto prigioniero a sua volta e passò quattro anni in prigione in Aragona.
Al suo ritorno al potere nel 1295 su beneplacito di Bonifacio VIII costruì la famosa basilica di s. Maximin.
Fabrizio Frosali |
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CAMARGUE
Studio su Sara. Torniamo ora approfonditamente su Sara. Secondo alcune tradizioni zigane Sara la nera regnava già in Camargue quando la barca con le tre Marie approdò. Il nome stesso di Sara la Kali significa appunto La Nera o la Zigana. Ma gli zigani vennero in Provenza solo nel 1419 ed allora come spiegare questa tradizione e raccordarla con quella delle tre Marie? A meno che non si tratti di un’altra tradizione quella che collega un’altra Maria, Maria l’egiziana o Maria la nera che si festeggia lo stesso giorno di S. Zosimo. La leggenda che li lega narra di una anima che gli apparve , interamente nuda, di una peccatrice, che ebbe la sua redenzione pregando Maria. Zosimo chiese aiuto al cielo, che gli fece arrivare un leone che con i suoi artigli apri la tomba dando la pace all'anima inquieta.
Ci si può domandare allora se queste credenze arcaiche non si siano mischiate in qualche modo con quelle degli zingari, e dobbiamo ancora ricordare lo strano rapporto di queste genti con l’oriente. In sanscrito infatti sara significa movimento e queste popolazioni si identificano proprio per il loro eterno movimento.
Sara la kali , la nera era comunque una delle Madonne Nere , queste enigmatiche Madonne il cui culto sorse nel Medioevo e che creano ancora imbarazzo alla chiesa ortodossa . In genere le loro effigi si sono ritrovate per eventi miracolosi . Si spiegava la loro origine razionalmente con il fumo dei ceri o l’ossidazione ecc, cioè cause naturali ma invece molte erano intagliate volontariamente in legni neri e colorate deliberatamente.
C’è da pensare allora che il loro culto sorpassi quello della madre di Dio e sia il retaggio di una devozione più antica legata alla fertilità alla gran madre Terra a quelle forze vivificatrici che tanto sentivano i nostri avi e li collegavano alle cavità interne della terra , alle caverne e alle effigi della Dea Madre.
Fabrizio Frosali |
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FONTAINE DE VAUCLUSE
Articolo in revisione. Rivedrà la luce prossimamente. |
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| SENANQUE
Articolo in revisione. Rivedrà la luce prossimamente |
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Montmajour
Collina sacra che una volta era un’isola circondata da acque stagnanti (similarità con Glastonbury) fu fondata da monaci che evocavano s. Trofimo, inviato da S.Pietro in Gallia. Questo si sarebbe rifugiato in una grotta di Montmajour; oppure Childerico figlio di Clodoveo avrebbe costruito la chiesa dopo aver incontrato un gruppo di monaci ma indubbiamente il luogo è più antico, la collina fu prima abitata da popolazioni preistoriche, poi dai celti e dai romani: ma le tombe rupestri? Forse una grande battaglia avvenne qui vicino.
Ai fedeli che venivano qua nel medioevo il 3 maggio e che lasciavano un’offerta, era garantito il perdono (concesso nel 1030) poiché l’accesso in barca era difficile, fu costruita la cappella della Santa Croce (ne conteneva una parte). Nel xv secolo l’abbazia, per la guerra dei cento anni, decadde: Le bande di Arnaud de Cervoge detto l’arciprete seminarono morte e distruzione. Nel 1368 Du Guesclin pose l’assedio a Arles. Fu decisa allora la fortificazione dell’abbazia : Raymond de Turenne, predone di le Baux saccheggiava Arles e le campagne epidemie di peste nera e la decisione di Innocenzo VIII che ridusse la casa madre di Montmajour a una semplice commenda di S. Antonio: Si era diffuso infatti il potere delle reliquie del Santo che nella vicina prioria di la Motte en Viennois poteva guarire dal fuoco di S. Antonio. La rinascita avvenne per merito della congregazione benedettina di S. Maur che agiva secondo il più rigoroso rispetto della loro regola e soppianto l’ordine di monaci preesistente, Questi svuotarono l’abbazia di ogni bene ma malgrado le avversità , tra cui il pagamento per molti anni della commenda all’abate, designato dal re, i maurini riuscirono a ricostituire l’abbazia dalle sue rovine.
La parte più bella per il sottoscritto, dell’abbazia è la cappella di S. Pietro. Ci si arriva da una porta del xiv secolo guardata da un s. Pietro con le chiavi in mano . E’ interamente scavata nella roccia e benché di ridotte dimensioni il vano meridionale è una vera chiesa con navata coro e abside. la costruzione risale al 1030 circa, è uno degli esempi più importanti del primo romanico provenzale insieme con la cattedrale di s. Victor a Marsiglia e con Vaison la Roumaine. L’atrio a ovest era usato per le sepolture, dopo il coro a est c’è un’abside semicircolare. Si dice che fosse abitata da un monaco misterioso il cui nome è ignorata , ma che avrebbe occupato uno dei più alti ranghi nella gerarchia benedettina.
La necropoli: le tombe più antiche sono antropomorfe, sono con i piedi ad est e la testa a Ovest. Le più piccole non sono di bambini, ma dei resti o ossari.
Vi sono molte tombe anche attorno alla cappella della vera croce, essa è composta di quattro absidi semicircolari intorno a una campata con volta.
Cripta di S. Benedetto: poiché l’abbazia è su una collina, la funzione della cripta è di correggere l’inclinazione naturale del suolo,forse era qui che si conservava la vera croce. Vi sono poi gli edifici medioevali e le fortificazioni di cui resta una bella torre.
Nel chiostro del XII secolo troviamo la Tarasca, la Salamandra, Jona e la balena, Salomone e la regina di Saba , il più misterioso è un uomo assiso che carezza due chimere dalla testa di capro.
Anche Van Gogh ritrasse le costruzioni dell’abbazia. Il chiostro è una variante di quello di Arles, con le sue volte a botte rinforzate da un arco diagonale negli angoli. Molti pezzi della decorazione non poterono esser rimessi a poste e dunque specie nell’ala nord vi sono molti restauri.
Fabrizio Frosali |
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DRAGUIGNAN
ARTICOLO IN REVISIONE. RIVEDRA' LA LUCE PROSSIMAMENTE. |
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