L'attività mineraria diventa occasione e spunto per uno scambio culturale tra le comunità nissena e bellunese.
E' da questa premessa che nasce la manifestazione in programma al Museo Archeologico.
La data inaugurale non è casuale ma coincide con il cinquantenario dell'ultima tragedia nella miniera Gessolungo nella quale perirono diversi lavoratori: da qui la necessità di ricordare attraverso l'allestimento di due mostre.
Una è quella che viene dalla provincia di Belluno e propone l'esposizione di lampade da miniera,provenienti dalla collezione privata di Giuseppe Croce,insieme alle riproduzioni su tela delle grafiche di Augusto Murer, l'altra è una rassegna di opere di arte contemporanea sul tema della miniera,appositamente realizzate da artisti siciliani.
Nello stesso tempo e luogo,l'Archivio di Stato, il Distretto Minerario , l'Istituto " Mottura " e collezionisti, espongono testi, minerali e attrezzature, attinenti al tema.
L'evento è organizzato dalla Soprintendenza, in collaborazione con l'Assessorato Regionale all'Industria, il Comune di Caltanissetta, le provincie di Belluno e Caltanissetta, il Comune di Agordo, la Comunità Montana Agordina,la Camera di Commercio di Caltanissetta, l'Istituto Minerario " Follador " di Agordo e l'Associazione Culturale "Heliopolis", composta da siciliani residenti nel bellunese.
All'inaugurazione sono stati presenti oltre alle autorità della nostra Provincia, anche rappresentanti della Provincia di Belluno, il Sindaco di Agordo, il Presidente della Comunità Montana Agordina e altri illustri ospiti del Bellunese.
P a n o r a m i c h e
Sala conferenze : momenti della cerimonia inaugurale

Da sinistra a destra:
Assessore Regionale all'Industria, Giovanna Candura.
Soprintendente per i Beni Culturali e Ambientali, Rosalba Panvini.
Assessore Regionale Territorio e Ambiente , Rossana Interlandi.
Intervento istituzionale del sindaco di Agordo, Renzo Gavaz.
Intervento istituzionale dell'Assessore all'Identità e Futuro e vice sindaco di Caltanissetta, Fiorella Falci.
Intervento del nisseno Ninni Curti, addetto culturale dell'associazione "Heliopolis", che ha particolarmente curato l'avvio del gemellaggio tra Caltanissetta e la provincia bellunese.
Altri interventi istituzionali.

Da sinistra a destra:
Assessore Regionale all'Industria, Giovanna Candura ; Soprintendente ai Beni Culturali , Rosalba Panvini ; Assessore Provinciale Attività Culturali ,Giuseppe D'Antona,
Presidente della Provincia di Belluno, Sergio Reolon.
Due concerti per ricordare la strage di Gessolungo organizzati dall'associazione Amici della Musica di Caltanissetta, diretta dal maestro Giuseppe Pastorello.

Il primo, col duo Luisa Sella ( flauto) e Johannes Kropfitch ( piano), il secondo con il complesso " Al Tei ", suoni e canti dalle dolomiti.
M O S T R E
L' illuminazione nelle miniere
" Luci dal sottosuolo "

di Giuseppe Croce, con immagini di Augusto Murer.
L'immagine è Link all' Opuscolo.
Immagini di Augusto Murer.
" I soli negati ", opere di arte contemporanea a cura di ANGELA VIGNOLO.

Espongono:
IL DISASTRO DELLA MINIERA RIEVOCATO DAGLI ARTISTI.

Repubblica — 02 marzo 2008 pagina 12 sezione: PALERMO

Sono come uomini solitari a cui è stata negata la vita, a cui è stata impedita la vista del sole. Sono, appunto, "I soli negati", protagonisti di una mostra d' arte contemporanea dedicata alla tragedia di Gessolungo, la miniera di zolfo in cui persero la vita tredici operai a causa di un' esplosione. Il ricordo di quel 14 febbraio di cinquanta anni fa passa attraverso installazioni moderne e d' avanguardia. Dieci artisti raccontano, attraverso altrettante opere, la tragedia interpretandola con la loro arte. Quell' anno, il 1958, nelle miniere morirono 34 operai. Gessolungo fu l' ultima delle grandi catastrofi che fiaccarono la zona. «Proprio questa tragedia diede l' input per accelerare il regolamento di polizia mineraria, approvato per la Sicilia nel luglio di quello anno - racconta Michele Brescia, ingegnere capo del distretto minerario di Caltanissetta - Gessolungo fu un incidente disastroso perché durante quelle esplosioni non ci sarebbero dovuti essere tutti quegli operai lì in miniera». Il bilancio fu di otto morti tra le macerie, cinque in ospedale e più di sessanta feriti. «Alle 6 del mattino, ogni giorno, una piccola squadra si recava sul posto per far brillare la roccia - spiega l'ingegnere - E questo lavoro doveva essere finito prima del turno di lavoro delle 7. L'esplosione, invece,si è verificata quindici minuti dopo le 7. Ecco perché c' erano così tanti uomini. Tra l' altro in quella zona, a 340 metri sotto terra, lo zolfo era particolarmente puro e non sarebbe stato necessario utilizzare così tanto esplosivo come in realtà avvenne. L' esplosione fu tale che tutte le pareti della miniera furono trovate imbrattate di zolfo liquefatto. Tra l' altro, e questo emerse durante il processo, l' aeratore che doveva essere in funzione durante le operazioni di brillamento, fu trovato spento. Per l' incidente furono processati il direttore e il vicedirettore dei lavori ma anche il caposquadra. Quest' ultimo perse la vita proprio nell' incidente». A distanza di cinquant' anni, una mostra d' arte moderna ricorda la tragedia di Gessolungo. «Il gruppo nisseno formato da Barba, Giuliani, Lambo, Riggi, Salamone, Spena, Tulumello - spiega Angela Vignolo, curatrice della mostra presso il Museo archeologico di Caltanissetta - parte dalla volontà di superare codici stabiliti per tendere alla creazione di una "scrittura" che sia nuova voce, nuova comunicazione, nuova estetica. Gli altri tre, Mazzoleni, Politano di Catania e Sucato di Palermo, adottano materiali e metodologie di assemblaggio tecnico-filosofico organizzati su piani spaziali mutevoli e in divenire. Si è cercato di rendere visibile e vivibile il contenuto delle installazioni suggerendo con discrezione e rispetto quello della commemorazione». La mostra, allestita presso il Museo archeologico di Caltanissetta fino al 24 marzo (aperta dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 20), racconta non soltanto la tragedia vissuta dalle famiglie del luogo ma anche la precaria condizione di vita dei minatori. Così per Salvatore Salamone in "Lettera per i minatori di Gessolungo" la tragedia è rappresentata dagli indumenti vuoti e sparpagliati a terra, legati metaforicamente da un drappo rosso, al centro, per rappresentare documenti indecifrabili in nome della memoria dei caduti. Per Agostino Tulumello, invece, la rappresentazione passa per lo scotch allestito in "Dell' abisso, del cielo, del sangue, dello zolfo" con quattro valori cromatici come indicatori profetici. «Sono installazioni e non sculture - aggiunge la Vignolo - Spazi, forme e materiali che compongono e scompongono lo scenario contestuale mentre l' una stabilisce la relazione con l' altra. L' allestimento ha voluto assegnare a opere poetiche complesse uno spazio duttile ai diversi linguaggi cercando di stimolare lettura costruttiva e riflessione visualizzata. Il museo, proprio perché contenitore di testimonianze si apre allo scambio e alla relazione tra estetica, cultura, storia e arte». La miniera è la "Gabbia", di Lillo Giuliana, che diventa una impalcatura a tre livelli, e l' aria, o meglio la mancanza d' aria, è la rappresentazione plastica di biglie intrappolate. Anche per Franco Politano in "Ancora più giù.. fino all' ultimo respiro", è l' asfissia l' aspetto più terribile della tragedia e come tale viene rappresentata nel sottovuoto di alcuni contenitori di plastica con, al loro interno, bloccato e incastonato, ancora una volta, lo zolfo. La staticità del dolore viene descritta da Giusto Sucato in "Carusi e picconieri". Qui gli attrezzi da lavoro, picconi e zappe, sono fissi e immobili, perché non c' è più nessuno al lavoro. L'universalità del dolore è invece descritta da Michele Lambo in "Senza nome" dove una spirale, alta un metro, è composta da fogli di giornali con necrologi sovraimpressi. Rigorosamente senza nome. Mentre Leopoldo Mazzoleni in "La terra di sopra" rappresenta i corpi dei caduti come fossero chiodi ricurvi, schiacciati dal peso, Giuseppina Riggi, ispirandosi a una poesia di Buttitta, rappresenta i "Figli di zolfo" pietrificati in busti di marmo, senza un volto reale, come sottratti alla legittima identificazione mentre, ancora, Franco Spena in "Pani di zolfo" idealmente collega i "pani" di zolfo con il "pane" che assicura il nutrimento e la vita. Ma, come ogni cosa, costa fatica e, a volte, perfino la morte. Infine, per Calogero Barba in "Forma e controforma" i contenitori inutilizzati vengo assemblati per descrivere la forza del lavoro attraverso i picconi. Assieme alla mostra d'arte è stata allestita anche un' esposizione di oltre cinquecento lampade antiche provenienti dalle miniere. «La mostra farà da apripista ad altri eventi legati al mondo delle miniere - spiega Alessandro Ferrara, dirigente nel settore Beni architettonici a Caltanissetta - Non dimentichiamo che proprio qui, nell' appena nato Stato italiano, nacque la prima scuola dedicata al lavoro in miniera. In cantiere c' è anche la realizzazione, tra Sommatino e Riesi, lungo la vecchia statale delle miniere, di un museo scientifico didattico con ricostruzioni interattive sulla vita dei minatori».
ADRIANA FALSONE
Forma e controforma : CALOGERO BARBA
Gabbia : LILLO GIULIANA
Senza nome : MICHELE LAMBO
La terra di sopra : LEOPOLDO MAZZOLENI
Ancora più giù ... per l'ultimo respiro : FRANCO POLITANO
Figli di zolfo : GIUSEPPINA RIGGI
Lettera ai minatori morti a Gessolungo : SALVATORE SALAMONE
Pane e zolfo : FRANCO SPENA
Picconieri e carusi : GIUSTO SUCATO
Dall'abbisso, dal cielo, dal sangue e dallo zolfo : AGOSTINO TULUMELLO
Performance poetica e istallazione : MARA LIBRIZZI
" Sepolti vivi " : pittura di LILIANA AIERA
Gruppo di artisti.
Distretto Minerario : strumenti tecnici.
Archivio di Stato : planimetria del sottosuolo miniera Gessolungo.
Istituto " S. Mottura " : strumenti tecnici e attrezzi minerari.
Collezionisti : esposizione di minerali siciliani.
Giochi di ombre e di luci tra le faccie dei cristalli di salgemma e di astrakanite.