COMUNITARIAMENTE
Servizi sociali e sviluppo di comunità:
il ruolo della FOCS
Da 54 anni opera a Napoli - nel rione Materdei - una realtà sociale di base talmente originale da restare praticamente unica.
Il centro comunitario della FOCS (Fondazione Casa dello Scugnizzo ONLUS), infatti, è - dagli anni '90 -la prosecuzione di un'esperienza molto più lontana nel tempo: la "Casa dello Scugnizzo". Essa fu fondata nel 1950 da Mario Borrelli, il quasi leggendario "Don Vesuvio", come una sfida all'indifferenza ed alla rassegnazione nei confronti del fenomeno degli 'scugnizzi', i ragazzi di strada di cui erano affollate le strade di una devastata Napoli del dopoguerra.
Da quella eccezionale esperienza di educazione popolare e di assistenza alternativa ai minori - con i quali Borrelli condivise la dura vita di chi aveva come casa il marciapiedi - si svilupparono una serie di altre iniziative che, negli anni '60 e '70 hanno portato avanti una nuova concezione del lavoro sociale e dell'educazione di base.
Sono stati gli anni di una forte mobilitazione delle coscienze e delle menti contro le ingiustizie, le disuguaglianze ed ogni forma di violenza e di prevaricazione nei confronti delle fasce più deboli della popolazione: anziani, donne. bambini.
Sono stati gli anni della "coscientizzazione" e dello "sviluppo comunitario"; dei centri sanitari popolari e dei 'controscuola'; dell'animazione socio-culturale e delle battaglie per l'autogestione dei servizi sociali, intesi come diritto di cittadinanza e non come graziosa concessione o riparazione assistenziale delle disparità economiche.
In questi anni 'eroici' del "grass roots social work", di cui Borrelli ed i suoi collaboratori sono stati gli antesignani, si è consolidata l'attività del primo 'centro comunitario' napoletano. Un posto in cui non si praticasse assistenza sociale settorializzata e burocratica, ma dove - come recitava un efficace motto - si "servivano quelli che non non servono a quelli che dovrebbero servirli".
Un centro dove centinaia di ragazzi frequentavano la mensa popolare; dove si svolgevano quotidiane attività socio-educative, laboratori attività ludiche e di sostegno scolastico fino al tardo pomeriggio; dove le "mamme" di quei ragazzi cominciavano a scoprirsi anche "donne" e a frequentare il consultorio familiare e poi uno spazio ricreativo-culturale tutto loro; dove i primi "nonni/e" frequentanti la mensa sono poi diventati gli utenti abituali di un centro diurno per anziani che resta praticamente unico.
Poi sono venute altre esperienze, i progetti comunali ("Ragazzi in Città", "la Città in Gioco", i "Tutor dell'affido", i "Pony della Solidarietà") e tante altre iniziative per prevenire il disagio e la devianza minorile, ma anche per far crescere la consapevolezza degli utenti come cittadini/e.
Oltre al servizio sociale, al segretariato sociale, all'educazione sanitaria, infatti, si sono poi sviluppati altri approcci innovativi, come la mediazione familiare, l'educazione di strada ed altre tecniche di un servizio sociale che fosse centrato sulla comunità e sui suoi bisogni.
L'ultimo segmento di questo lungo discorso è stato quello dell'intervento con gli immigrati, che ha condotto ad alcune iniziative sporadiche e, soprattutto, alla nascita del primo, e tuttora unico, "Nido Multietnico" di Napoli.
Ma il centro comunitario della FOCS non è stato solo il luogo fisico dove un 'team' di operatori ha portato avanti per decenni un suo progetto alternativo. E' stato anche il posto dove molti altri soggetti - istituzionali, del volontariato e del Terzo Settore -hanno potuto realizzare i loro progetti.
Dalle realtà dell'associazionismo del tempo libero (ARCI, ENDAS) e di tipo pacifista ed ambientalista (LOC, IPRI, VAS) alle cooperative sociali di GESCO Campania; dall'Istituto di Studi Giuridici Superiori a qualificate istituzioni formative di operatori socio-educativi, come le università "Federico II" e "Suor Orsola Benincasa" e l'Istituto "Cortivo" e via elencando.
Da una decina d'anni la fisionomia del Centro FOCS si è sostanzialmente consolidata. Esso consta di quattro aree tematiche (MINORI, DONNE, ANZIANI, IMMIGRATI) che però non sono settori che dividono, bensì momenti di aggregazione offerti a quella che, pur continuando a richiamare nel nome gli " Scugnizzi", è diventata da oltre 30 anni la "Casa" di tutta la Comunità".
Una comunità che risiede in un territorio abbastanza vasto del centro storico di Napoli (Avvocata - Stella) e ne condivide - spesso drammaticamente - le mille problematiche che lo caratterizzano(situazioni di grave disagio infantile e minorile, precarietà occupazionale, degrado socio-ambientale, crisi della famiglia e dei legami comunitari, crescita della popolazione anziana priva di sostegno,etc).
Finora la FOCS, pur avendo dovuto superare diversi altri momenti di crisi finanziaria ed organizzativa, era riuscita a portare avanti le proprie attività, tenendo aperto il suo centro sociale (per 5 giorni alla settimana e per 11 mesi su 12) alle centinaia di utenti che lo frequentano quotidianamente.
Ma la logica di un perverso "mercato sociale" ed il peso di un'organizzazione troppo rigida (di cui si parla nel corsivo a fianco) hanno progressivamente eroso ogni sicurezza economica ed esposto la FOCS ad una nuova, pesante, crisi.
Mentre prosperano centinaia di nuovi soggetti, alcuni dei quali più interessati agli 'affari sociali' che al sociale in sè...), ecco allora che una realtà storica come la "Casa dello Scugnizzo" si trova ormai da anni in serie difficoltà e rischia il peggio...
Gli appelli sono stati di nuovo inviati a chi di dovere e si farà tutto quanto è necessario per impedire una conclusione infausta di un'esperienza eccezionale, di cui, dopo tanti anni, parlano ancora libri e film.
L'Amministrazione dell'ente ed i suoi lavoratori, da parte loro, sapranno fare tutto il possibile - e anche ciò che oggi appare quasi impossibile - per ridurre le spese ed incentivare le entrate, allo stato insufficienti a garantire un futuro dignitoso ad un passato tanto illustre.
Quello che è certo, però, è che in questa occasione sarà necessario un sostegno straordinario degli Enti Locali (Comune e Provincia di Napoli), della stessa Regione Campania, e di tutti quelli che sanno bene che cosa ha significato e può ancora significare una realtà come il centro FOCS di Materdei.
E' l'unico augurio che possiamo farci, per non dover ricordare - quando sarà ormai troppo tardi - il 2005 come l'anno conclusivo di un'esperienza conosciuta in tutto il mondo, ma di cui Napoli non sembra aver saputo fare tesoro.

ERMETE FERRARO,
Presidente della FOCS onlus
Il sito della FOCS (Fondazione Casa dello scugnizzo Onlus) è attualmente in via di ristrutturazione.
Vi si trovano, comunque, utili notizie sull'Organizzazione, le sue finalità ed i suoi Servizi. E' anche possibile informarsi sulle modalità per contributi volontari e donazioni (deducibili fiscalmente).
Per contatti: tel.: 081 5641419 fax: 081 5642279 Email: casadelloscugnizzo@libero.it
www.casadelloscugnizzo.it
E' il portale di riferimento del "Terzo Settore" a Napoli ed offre interessanti informazioni, documenti e colleganenti con le realtà del volontariato e del privato sociale operanti in città, fra cui la FOCS Onlus.
Il portale è un'iniziativa della Facoltà di Sociologia dell'Università di Napoli "Federico II", in collaborazione con l'Assessorato agli Affari Sociali del Comune di Napoli e con la Curia di Napoli.
www.terzosettorenapoli.it
PRESSO LA FOCS ONLUS (P.TTA S. GENNARO A MATERDEI N. 4 - 80136 NAPOLI - CENTRALINO: 081 5641419 - TEL/FAX: 081 5642279) E' POSSIBILE PRENOTARE COPIE DEL LIBRO (L.SCATENI - E. FERRARO, "SCUGNIZZI" , NAPOLI, INTRAMOENIA), MA ANCHE DELL'AUTOBIOGRAFIA DI MARIO BORRELLI ("MARCIAPIEDI" - ED. LA MERIDIANA) ED UNA VIDEOCASSETTA DEL DEL FILM IN B/N DI S. MARCELLINI SULLA CASA DELLO SCUGNIZZO ("IL BACIO DEL SOLE - DON VESUVIO") CON: CRIS WOLF, NINO TARANTO, MARISA MERLINI E ALTRI.
MARIO BORRELLI, fondatore della "Casa dello Scugnizzo", è tornato per un mese a Napoli dalla città di Oxford, dove vive ormai da anni.
Il suo primo impegno "pubblico" è stato quello di partecipare all'inaugurazione della mostra "DAL FORMALE ALL'INFORMALE NEL SEGNO DELLA SOLIDARIETA', che si è tenuta Sabato 14 maggio '04 al "Warner Village Metropolitan" di via Chiaia, alla presenza di autorità e rappresentanti della cultura.
L'esposizione presenta le opere pittoriche, grafiche e plastiche del prof. Antonio DEL PRETE (noto docente di oculistica) e della figlia Paola, poste in vendita proprio per aiutare la "Casa del lo Scugnizzo" che, dopo 55 anni, svolge ancora la sua importante azione sociale ed educativa, occupandosi non solo di minori, ma anche di donne, anziani, immigrati e rom.
L'evento - patrocinato dall'Associazione Culturale della Storia della Medicina Campana, dall'Istituto Banco di Napoli-Fondazione, dal Comune di Napoli, dalla Regione Campania, dalla Soprintendenza Archivistica della Campania, dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e da altre importanti istituzioni, si chiuderà il 9 giugno '04 con un importante convegno scientifico sulle "rinocongiuntiviti allergiche".
La presenza all'inaugurazione di Mario BORRELLI ha sancito la continuità tra la sua pionieristica azione con scugnizzi e baraccati di Napoli negli anni '50 e '60 e l'intervento socio-educativo del Centro Comunitario della Fondazione Casa dello Scugnizzo ONLUS, che proprio a lui è stato recentemente intitolato.
Alla festa hanno partecipato tutti gli operatori, passati e presenti, del Centro FOCS, che hanno salutato con affetto il ritorno di Borrelli e la sua sempre vivace ed incisiva capacità di cogliere i problemi della nostra società.
(nella foto: Mario Borrelli con un suo ex-scugnizzo, Raffaele ROTA, attuale dipendente del Centro, la cui storia è stata raccolta da E.F. in una delle 2 interviste inserite nel libro "SCUGNIZZI", edito da Intra Moenia e curato da Ferraro e dal noto giornalista televisivo Luciano SCATENI.)
IL CENTRO COMUNITARIO DELLA FOCS, a Materdei, ha ospitato per breve tempo il primo dei "centri di seconda accoglienza", che l'Amministrazione Comunale di Napoli intende predisporre per rispondere all'emergenza Rom.
Grazie ad un protocollo d'intesa con il Comune rumeno di Calarasi, infatti, il Comune di Napoli sta avviando una nuova politica nei confronti delle centinaia di nomadi che stanno affollando i centri di prima accoglienza, trasformandoli in baraccopoli indecorose ed antigieniche, offrendo a queste famiglie delle opportunità diverse. Tra queste, oltre ad accordi bilaterali di cooperazione, stipulati con il Municipio di Calarasi e di altre città della Romania da cui la maggioranza di essi proviene, c'è appunto la creazione di centri che possano ospitare pià dignitosamente, ma per brevi periodi, famiglie di Rom che vogliano anche avviarsi ad un percorso di socializzazione e d'integrazione nella comunità locale.
L'esperienza è appena iniziata e la Fondazione Casa dello Scugnizzo è stata la prima realtà sociale di base che ha avviato questo percorso, che non è privo di problemi e di contraddizioni e che richiede una riflessione complessiva sul fenomeno della crescita della presenza di nomadi nelle nostre città.
NELLA FOTO: il Presidente della FOCS, Ermete Ferraro, insieme ad altri amministratori dell'Ente riceve il sindaco di Calarasi, Nicolae DRAGU, in occasione di una sua visita al Centro di Materdei (giugno 2005).
NELL'APRILE DEL 2003 la prestigiosa rivista oxoniense "SOCIAL POLICY & ADMINISTRATION" ha pubblicato un articolo di E.F. dal titolo: "From Pavement to Piazza: Grassroots Social Work to Counteract the Globalization of Marginality" (Vol. 37, No. 2, pp.198-217).
Per informazioni ed approfondimenti sul saggio (vedi anche alla pagina "ERMETICAMENTE" di questo stesso sito) ci si può connettere con la casa editrice "Blackwell Publishing", semplicemente cliccando sulla immagine della copertina, riportata sotto.
HO INIZIATO A SVOLGERE lavoro sociale nei primi anni '70, prestando un servizio civile alternativo a quello militare presso il Centro Comunitario Materdei della "Casa dello Scugnizzo" di Napoli. Sono stati anni eccezionali, di formazione umana e civile ma soprattutto di comprensione della stretta correlazione tra un lavoro che credevo all'inizio solo educativo o socio-culturale (quello di animatore con gruppi di minori 'a rischio') ed un impegno socio-politico più complessivo, per agire localmente pensando globalmente.
In quegli anni chi - sulla strada tracciata profeticamente da Mario Borrelli - parlava di "sviluppo di comunità", di "coscientizzazione" e di "diritti di cittadinanza" veniva visto quasi come marziano...
Da un lato c'era, infatti, l'assistenza tradizionale; dall'altro una visione statalista e burocratica dei servizi sociali. La terza via - quella, appunto, di un 'Terzo Settore' in cui il 'privato' non dovesse essere per forza speculativo ma fosse invece innovativo ed autenticamente 'sociale' - cominciava appena ad essere percorsa, ed ipotizzava un lavoro sociale di base, autogestito, al servizio dei bisogni del territorio.
A distanza di 30 anni esatti dal periodo 'eroico' del coordinamento napoletano dei gruppi volontari, dei centri sanitari popolari, del movimento che riuniva cattolici del dissenso, nonviolenti e sinistra alternativa, il panorama attuale dei servizi sociali indica un enorme cambiamento, direi quasi una mutazione genetica, del quadro di riferimento.
Oggi tutti parlano di "welfare di comunità", di "diritti di cittadinanza", di "Terzo Settore".
Ci sono perfino qualifiche professionali ufficiali per gli "educatori di strada"; si moltiplicano i progetti finalizzati alla "inclusione sociale"; l'associazionismo e la cooperazione sociale sono diventati protagonisti dei servizi sociali, socio-sanitari e socio-educativi. Si aprono tavoli di 'concertazione territoriale' fra istituzioni locali e rappresentanti del 'Terzo Settore'. Si è finalmente raggiunta - con la Legge di Riforma dell'Assistenza - una saldatura fra servizi sociali e sanitari di base. Si parla di 'bilancio sociale' e si applica sempre più il principio di 'sussidiarietà' ed il decentramento. Eppure.....
Eppure, mai come in questo caso, non è affatto oro quello che luccica nel mondo del 'welfare'.
Lo Stato sta sì cedendo alle Regioni - e queste ai Comuni - le competenze in materia socio-assistenziale, ma solo per sgravarsi di un onere di cui fa volentieri a meno.
I soggetti privati (associazioni, enti vari, cooperative) sono sì chiamati in causa, ma solo come comodi 'providers' che consentano quanti meno costi diretti agli enti locali, garantendo al tempo stesso un importante bacino di consenso.
Si è attuato un certo decentramento, ma solo ad un livello burocratico e formale, senza delineare delle reali autonomie locali e senza nessun progetto di promozione di uno sviluppo autocentrato e comunitario.
Nel frattempo, visto che il 'sociale' cominciava a diventare un interessante ambito di collocamento lavorativo e di auto-imprenditorialità, si sono moltiplicati in modo anomalo i soggetti interessati alle centinaia di concorsi, avvisi pubblici, aste ed appalti aventi ad oggetto servizi sociali, sanitari ed educativi.
Inutile dire che tutto ciò ha sviluppato qualcosa, però non le comunità emarginate ma, più che altro, il cosiddetto 'mercato sociale', le cui leggi sono diventate non meno perverse di quello cosiddetto 'profit'.
In questo quadro, frettolosamente ma non troppo imprecisamente delineato, non c'è da meravigliarsi se - in mezzo a tanti progetti da tot migliaia di euro - quello che si sia perso di vista è 'il progetto' in sè, cioè un modello alternativo di società.
Così come non c'è da meravigliarsi se, fra 'gare d'appalto', 'accreditamenti sociali', 'albi', 'consulte', 'tavoli', 'rendicondazioni' ,finanziarie e/o sociali, e via discorrendo, gli stessi soggetti del 'privato sociale' dedichino alla compilazione di moduli e dichiarazioni, a compulsare freneticamente siti internet, ad incontrare 'partners' e soci di 'rete' ed a frequentare assiduamente assessorati e segreterie politiche e sindacali, molto più tempo di quanto possano dedicare alle attività sociali in senso stretto.
Non stupisce neppure che un ente non profit - tra stipendi ai dipendenti, spettanze per collaborazioni più o meno coordinate e continuative, 'rimborsi spese' ai collaboratori 'volontari', paganento di oneri previdenziali, fiscali, contributivi e di varia altra natura, nonchè consumi, spese di gestione, obblighi derivanti dalle normative sulla sicurezza etc. - arrivi a spendere circa il 90% delle proprie entrate, quando ci sono e bastano a fronteggiare questa marea montante di spese.
Non ci si deve meravigliare, allora, se molte realtà autogestite ed autonome - come la Fondazione casa dello Scugnizzo Onlus, di cui mi occupo da alcuni anni come amministratore volontario - si trovino attualmente in condizioni di gravissima crisi economica ed organizzativa.
Eggià, perchè il 'privato sociale' rischia di essere trasformato sempre più in un 'sociale privato', nel senso che è ormai stato svuotato, privato della sua capacità innovativa e critica e, spesso, della stessa capacità di sopravvivere a quel fenomeno che gli anglosassoni chiamano la "mercatizzazione del Welfare".
Certo, i servizi sociali sono cresciuti e gli investimenti in materia socio-assistenziale sono diventati molto più significativi. Sta di fatto, però, che sono cresciuti pure i soggetti marginali, i minori a rischio di devianza, gli anziani abbandonati a se stessi, le donne cui non si offre nulla, gli immigrati cui si continuano ad offrire solo 'sportelli' e non servizi veri.
E' cresciuta la disoccupazione, la violenza si è radicata sempre più, l'insicurezza è diventata una costante e di vita. Ci stiamo abituando a stili di vita assurdi ed iniqui, caratterizzati da un consumismo selvaggio che sta impoverendo anche chi povero non era, facendo risaltare sempre più le contraddizioni ed il divario sociale.
Si sta diffondendo una visione della società sempre meno improntata alla solidarietà, all'identità comunitaria, all'iniziativa decentrata e locale, ma schiacciata piuttosto su un modello individualista-edonista, di cui sono simboli gli idoli patinati del cinema, dello sport, degli affari che riempiono i talk-show non meno che le menti di tanti giovani sempre più omologati e grande-fratellati...
Ebbene, non è questa la società per la quale io e tanti altri ci siamo impegnati in questi 30 anni. Fare lavoro sociale e/o educativo, oggi, ci richiede soprattutto capacità critiche e di resistenza ad un appiattimento che sa tanto di pensiero unico e di globalizzazione nel senso peggiore del termine.
Chi agisce nel 'privato sociale' deve riconquistarsi il terreno perso di una proposta alternativa, di base, al servizio di soggetti concreti e di una comunità ben precisa.
Chi vuole occuparsi di marginalità sociale e di precarietà esistenziale deve mettere in conto anche la sua stessa marginalità e precarietà, se non vuol farsi fagocitare dalla logica del territorio come 'lotto' di cui aggiudicarsi l'appalto.
D'altra parte si tratta di una strada che sta già mostrando i suoi limiti, marginalizzando gran parte dei soggetti che sono spuntati come funghi negli ultimi anni e, come nel caso della FOCS, anche chi il 'welfare' alternativo lo praticava da alcuni decenni.
E' tempo di scelte e bisogna decidersi ad uscire da dubbi ed ambiguità.
Il mercato sociale si sta restringendo, mentre i bisogni sociali stanno spaventosamente allargandosi.
Bisogna riconoscere, d'altra parte, che il Comune di Napoli sta attrezzandosi finalmente per una programmazione socio-assistenziale e socio-sanitaria che si basi su reali "profili di comunità" e sulla possibilità di un reale decentramento.
Le "Unità Territoriali di Base", confluendo nelle 10 Municipalità in cui si suddividerà a breve il Comune di Napoli, potranno essere effettivamente un'occasione storica per creare davvero un "Welfare Comunitario".
Delineare i bisogni e le risorse locali è il primo passo per programmare servizi sociali "dal basso", evitando ogni forma di settorializzazione e di assistenzialismo e, allo stesso tempo, restituendo dignità al Terzo Settore.
Il suo compito, infatti, non dovrà più essere quello di fornitore di servizi sociali in economia ed in base a logiche burocratico-mercantili, bensì quello di un soggetto promotore della partecipazione e della cittadinanza attiva.
Ci auguriamo sinceramente che questo sia reso possibile e, da parte nostra, faremo la nostra parte.

ERMETE FERRARO, Presidente, FOCS
"Strummolo" è il vocabolo napoletano che indica la vecchia trottolina di legno dei ragazzi napoletani. E lo 'strummolo' è stato, non a caso, il simbolo della "Casa dello Scugnizzo" fondata da Mario Borrelli negli anni '50 e rimane il 'logo' della Fondazione che ne prosegue l'opera.
Lo "strobylos" era infatti proprio la trottola dei Greci e questo gioco così semplice e popolare ben rappresenta gli 'scugnizzi' di Napoli, ma anche un concetto particolarmente caro a Borrelli: lo "sviluppo di comunità".
Come lo 'strummolo' è lanciato facendolo ruotare velocemente, grazie alla corda che lo avvolge e che viene abilmente srotolata, allo stesso modo lo sviluppo (che gli spagnoli chiamano "desarollo", cioè srotolamento) è qualcosa che consente alle persone di liberarsi dalle corde che le legano e di manifestare la propria energia e vitalità liberamente.
Ecco perchè la FOCS ha mantenuto questo caratteristico simbolo, con tutti i suoi significati educativi e sociali.
"DAL FORMALE ALL'INFORMALE, NEL SEGNO DELLA SOLIDARIETA' ":
questo il titolo dell' 'evento integrato' che si è svolto dal 14 maggio al 9 giugno '05 presso il "Warner Village-metropolitan" di Napoli, organizzato dalla Associazione Culturale per la Storia della medicina, col patrocinio dell'Istituto Banco di Napoli-Fondazione, della regione Campania, del Comune di Napoli, dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, dell'Ordine dei Medici di Napoli, della Società Napoletana di Storia Patria e della Soprintendenza Archivistica per la Campania.
L'iniziativa - di cui è stato animatore il dott. Antonio Del Prete, noto oculista napoletano dedito alle arti pittoriche e plastiche fin da ragazzo - ha voluto venire incontro alla FOCS onlus, attraverso la vendita a beneficio dell'Ente delle opere esposte, realizzate dallo stesso Antonio Del Prete e da sua figlia Paola.
L'affollata inaugurazione è stata introdotta dagli autorevoli interventi di Arturo Armone Caruso (Presidente dell'Associazione promotrice), di Mauro Giancaspro (Direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli), di Adriano Giannola ed Aldo Pace (Presidente e Direttore generale dell'Ist. Banco di Napoli-Fondazione) e di altri esponenti delle Istituzioni.
A nome della FOCS è intervenuto il Presidente, Ermete Ferraro, che ha però ceduto volentieri la parola a Mario Borrelli - fondatore della "Casa dello Scugnizzo" - tornato da pochi giorni a Napoli per sostenere l'azione socio-educativa della sua 'creatura', ormai cinquantacinquenne...
Uno 'stand' del Centro FOCS è stato allestito nei locali dell'esposizione, che è durata più di 3 settimane e si è conclusa, i giorni 8 e 9 giugno, con un seminario scientifico sulle patologie allergiche dell'occhio.
Questa lodevole iniziativa è stata la dimostrazione di come arte, scienza e solidarietà si possono incontrare felicemente, come ha sottolineato anche l'assessore agli Affari Sociali di Napoli, Raffaele Tecce, intervenendo allo spettacolo finale, che ha presentato anche un momento musicale. (Nella foto, un momento della esibizione del Coro)
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