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Attività del FORUM DAC !!!


IL DIRITTO A COMUNICARE (DAC) - diritto umano e sociale universale - sancito dall’UNESCO nel 1984, come superamento del principio oligarchico di “libertà d’informazione”, non è ancora riconosciuto e praticato, né a livello mondiale né a livello nazionale.
Eppure è un diritto democratico primario, che la nostra Costituzione contempla nel suo impianto generale ed in articoli specifici (21 e 43).
Diritto primario perchè da esso tutti gli altri derivano, quale che sia il campo di attività considerato. Infatti la comunicazione - come processo interattivo - sta alla base dei processi di conoscenza, formazione ed informazione, individuali e collettivi.
La sovranità popolare - fondamento delle democrazie costituzionali - implica l’esercizio del Diritto a Comunicare. Le tecnologie moderne consentono tale esercizio in modo capillare.
Per contro, la negazione di questo diritto determina un flusso unidirezionale di messaggi che pochi monopolisti ed i loro mediatori “accreditati” selezionano ed inviano a milioni e milioni di persone passive.
I danni che ne derivano - nei vari campi di attività - sono notevoli. (LEGGERE NOTA SOTTO)

Nella Grecia di Pericle (V sec.a.C.) Il diritto di parola (isegoria) era il presupposto stesso della Democrazia Ateniese: ogni cittadino poteva esercitarlo nelle assemblee popolari nell’ambito della Costituzione. Perciò una pena sentita era quella della privazione del diritto di parola.

NOTA IMPORTANTE:
  • I processi di conoscenza, formazione, informazione di massa si basano sul presupposto che vi sia COMUNICAZIONE interattiva tra le parti interessate: popoli, gruppi e persone. In difetto, subiamo le menzogne, la censura, e la propaganda di pochi furfanti.
  • I processi politici e sindacali presuppongono la comunicazione dei cittadini e dei lavoratori - tra loro e con i loro rappresentanti e leader - nonché con il mondo esterno. In difetto, manca la democrazia politica e sindacale e le lotte operaie e popolari vengono criminalizzate o censurate da una ristretta oligarchia
  • Il consumo equo e cosciente di beni e di servizi implica uno scambio comunicativo tra fornitore e fruitore. Perciò i monopolisti “felloni” bloccano la comunicazione “di ritorno” e praticano solo quella unidirezionale verso l’utente-cliente. Il risultato: truffe, raggiri ed inganni.
  • Tutti i rapporti istituzionali presuppongono un rapporto comunicativo tra cittadini ed Istituzioni. Dove manca, i cittadini sono sudditi vessati e manipolabili.
  • Le leggi ed i rapporti internazionali dovrebbero basarsi su rapporti di comunicazione e di conoscenza tra popoli e Nazioni diverse. Altrimenti si hanno manipolazioni interessate che generano guerre e rancori di vario tipo. E’ quanto stiamo vivendo oggi con lo “scontro tra civiltà”.
  • I nostri rapporti con l’ambiente e le sue risorse sono basate su una corretta valutazione del rapporto persona-ambiente-persona; una valutazione che ci deriva dalla comunicazione-formazione. In difetto, abbiamo distruzione ambientale e spreco dissennato di risorse non rinnovabili.
  • Nei processi giudiziari - se viene negato il diritto di replica o di comunicazione dei giudici - ogni inquisito può fare la vittima e criminalizzare il suo giudice. E’ anche importante attribuire ai cittadini il diritto di parola nei procedimenti giudiziari che li riguardano.

Partiti e sindacati hanno finora ignorato la questione dei Diritti Comunicativi. Solo recentemente Rifondazione Comunista ha annunciato pubblicamente di voler avanzare una proposta di legge sulla comunicazione di massa basata sul Diritto a Comunicare.


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