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VARIE...........programmi e circolari
ministeriali........

Accompagnamento
alunni durante lo spostamento dalle aule alla palestra esterna e viceversa C.M.
03/05/94 n.° 153
Programmi
ministeriali per la scuola media inferiore L. 348 del 16/06/1977 D.M. 0902/79
Programmi
ministeriali per la scuola media superiore DPR.01/10/82 n.° 98
Equiparazione
diploma I.S.E.F. L. 18 giugno 2002 n.° 136; G.U. 09/06/2002 n.° 158
SPORTASS:
Tabella Codici
Certificazione
Medica
Per la
visione di tutte le C.M. consulta i siti degli uffici scolastici provinciali
..............
Esoneri:
C.M.
28 maggio 1988, n. 146, prot. n. 1418/A
Esonero dalle lezioni di educazione fisica ex art. 3 Legge 7 febbraio
1958, n. 88 -
Istanza in bollo o in carta libera.
C.M.
17 luglio 1987, n. 216, prot. n. 1771/A
Esonero dalle lezioni di educazione fisica ex art. 3 Legge 7 febbraio
1958, n. 88.
C.M.
14 settembre 1960, n. 361, prot. n. 10244
Esoneri dalle lezioni di educazione fisica.
C.M.
3 ottobre 1959, n. 401, prot. n. 10168
Esoneri dalle lezioni di educazione fisica.
Legge
7 febbraio 1958, n. 88
Art.
3 - Provvedimenti per l'educazione fisica.
Formazione
squadre
Comunicazione
6 aprile 1998, prot. 128/C4
Sperimentazione per l'insegnamento dell'educazione fisica per classi
miste anziché per squadre distinte per sesso.
C.M.
12 settembre 1996, n. 587, Prot. 3483/C2
Cattedre di educazione fisica nei Conservatori di Musica.
Comunicazione
31 luglio 1996, n. 2812
O.M. 9 luglio 1996, n. 332 organici per l'a.s. 1996/97 negli istituti
d'istruzione secondaria di secondo grado, applicazione art. 1 comma 5.
costituzione squadre miste.
O.M.
9 luglio 1996, n. 332
Disposizioni concernenti la definizione degli organici del personale
docente delle scuole ed istituti di istruzione secondaria di secondo grado ed
artistica.
C.M.
27 marzo 1995, n° 103
Autorizzazione funzionamento squadre miste di educazione fisica istituti
d'istruzione secondaria di II grado - Anno scolastico 1995/96.
O.M.
21 luglio 1983
Formazione delle classi per l'anno scolastico 1983/84.
C.
M. 29 luglio 1982, n. 246, prot. n. 7152
Determinazione dei posti di insegnamento e criteri per la formazione
delle squadre di educazione fisica.
C.
M. 28 luglio 1979, n. 195, prot. n. 2781
Criteri per la formazione delle squadre di educazione fisica ed attività
di integrazione scolastica per l'anno 1979/80.
C.
M. 21 agosto 1978, n. 200, prot. n. 4027
Criteri per la formazione delle squadre di educazione fisica ed attività
di integrazione scolastica per l'anno 1978/79.
C.
M. 16 settembre 1977, n. 187, prot. n. 1141
Criteri per la formazione delle squadre di educazione fisica ed attività
di integrazione scolastica per l'anno 1977/78.
C.
M. 30 settembre 1974, n. 232, prot. n. 3473
Criteri formazione squadre educazione fisica anno scolastico 1974/75.
Legge
7 febbraio 1958, n. 88
Provvedimenti per l'educazione fisica.
Programmi
C.M.
22 settembre 1988, n. 262, prot. n. 16676/693/GL
Attuazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 215 del 3 giugno
1987 -
Iscrizione e frequenza della scuola secondaria di II grado degli alunni
portatori di handicap. (6.
Svolgimento dei programmi)
D.P.R.
1 ottobre 1982, n. 908
Nuovi programmi d'insegnamento di educazione fisica negli istituti di
istruzione secondaria superiore, nei licei artistici e negli istituti d'arte.
Legge
7 febbraio 1958, n. 88
Provvedimenti per l'educazione fisica.
Accompagnamento
alunni
D.M.
2 febbraio 1996 (Ministero dei trasporti e della navigazione)
Disposizioni in materia di trasporto scolastico
C.M.
3 maggio 1994, n. 153
Accompagnamento alunni durante lo spostamento dalle aule alla palestra
esterna e viceversa
C.M.
14 agosto 1991, n. 253, prot. 5430/147/MS
Visite guidate e viaggi di istruzione o connessi ad attività sportive
D.P.R.
7 marzo 1985, n. 588, III Qualifica
Profili professionali delle qualifiche del personale non docente
appartenente ai ruoli dello Stato degli istituti o scuole di istruzione
primaria, secondaria ed artistica, ivi compresi le accademie di belle arti, i
conservatori di musica e le accademie nazionali d'arte drammatica e di danza e
delle istituzioni educative statali
C.M.
5 gennaio 1977, n. 2, prot. 20
Accompagnamento e controllo alunni durante lo spostamento dalle aule
scolastiche alla palestra
C.M.
10 ottobre 1963, n. 321
Accompagnamento degli alunni in palestra
Valutazione
C.M.
6 giugno 1995, prot. n. 1702/A2
Valutazione dell'insegnamento dell'Educazione fisica.
CIRCOLARI
MINISTERIALI..

La responsabilità giuridica dell’insegnante
a cura dell’avv. Bruno Sechi del Foro di Cagliari
La responsabilità giuridica dell’insegnante è
essenzialmente disciplinata dall’art. 61 della l. 11 luglio 1980 n° 312 che
così recita:
"la responsabilità patrimoniale del personale
direttivo, docente, educativo e non docente della scuola materna, elementare,
secondaria ed artistica dello Stato e delle istituzioni educative statali per
danni arrecati direttamente all’amministrazione in connessione a comportamenti
degli alunni è limitata ai soli casi di dolo o colpa grave nell’esercizio
della vigilanza.
La limitazione di cui al comma precedente si applica
anche alla responsabilità del predetto personale verso l’amministrazione che
risarcisca il terzo dei danni subiti per comportamenti degli alunni sottoposti
alla vigilanza. Salvo rivalsa nei casi di dolo o colpa grave, l’amministrazione
si surroga al personale medesimo nelle responsabilità civili derivanti da
azioni giudiziarie promosse da terzi."
L’ultimo comma suesposto prevede la
responsabilità civile diretta dell’Amministrazione scolastica, la quale
esercita il diritto di rivalsa nei confronti dell’insegnante, che abbia tenuto
un comportamento colposo o doloso, nella causazione del danno.
La giurisprudenza più recente ha confermato la
responsabilità civile diretta dell’Amministrazione scolastica (Cass. civ.
Sez. III 6331/98; Corte Conti Sez. Giur. Lazio n. 40 del 15/05/1998; Corte Conti
Sez. Giur. Piemonte n. 1590 dell’11/X/1999).
L’istituto in questione ha dapprima trovato
sistemazione nell’art. 2048 c.c.
Esso, unitamente alla responsabilità dei genitori,
dei tutori ( art. 2048 c.c.), dei committenti ( art. 2049 c.c. ) rientra
tradizionalmente nella categoria della responsabilità per fatto altrui.
Secondo la dottrina tradizionale e lo stesso spirito
del codice civile ( come si desume dalla Relazione del Ministro ), la
responsabilità per fatto altrui è una species del genus della responsabilità
per fatto proprio.
Non può esistere una responsabilità senza che vi
sia una colpa; essa trova fondamento nel particolare rapporto tra il
responsabile e l’autore materiale del fatto ( v. la responsabilità dei
genitori ex art. 2048 c.c. ).
L’autore del fatto è una fonte di danno che il
" responsabile " ha l’obbligo di controllare, per evitarne l’insorgenza,
in conformità a specifiche disposizioni di legge ( artt 2047-2054 c.c. ).
La costruzione tradizionale della figura in oggetto
è posta a difesa del principio della colpa.
Quest’ultima è il criterio fondamentale d’imputazione
della responsabilità civile.
La dottrina dell’ultimo trentennio ha trascurato,
invero, le problematiche concernenti la figura in esame.
Alcuni la reputano un’eccezione alla regola
espressa nell’art. 2043 c.c. (responsabilità civile per fatto proprio );
altri, pongono l’accento sulla posizione di garanzia e di tutela del soggetto
responsabile.
Parte della dottrina moderna distingue, nell’ambito
dell’istituto in oggetto, le ipotesi di responsabilità per fatto altrui, che
prescindono dalla colpa del responsabile, (art. 2049 c.c.: responsabilità dei
padroni e dei committenti), dalle ipotesi in cui la colpa è l’elemento
fondante la responsabilità medesima (art. 2047 c.c.: danno cagionato dall’incapace;
art. 2048 c.c.: responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei
maestri d’arte).
La responsabilità dei datori di lavoro per i fatti
illeciti commessi dai dipendenti è assoluta.
Infatti, l’art. 2049 c.c. non ammette la prova
liberatoria, neanche nell’ipotesi di caso fortuito o forza maggiore.
Parte della dottrina ritiene che, nella ipotesi
succitata, il responsabile riveste una posizione di garanzia nei confronti di
terzi, per il comportamento dei suoi dipendenti.
Nelle fattispecie di cui agli artt. 2047, 2048 c.c.
i genitori e gli insegnanti hanno l’obbligo di vigilare sui soggetti
sottoposti alla loro tutela.
Il mancato adempimento dell’obbligo di
sorveglianza concorre alla causazione del danno, commesso dal minore o dall’alunno.
La prova liberatoria del " responsabile "
consiste nel dimostrare al giudice che egli non ha potuto impedire il fatto
dannoso.
La responsabilità dei genitori e degli insegnanti
è agganciata, in qualche modo, al principio della colpa.
E’ opportuno evidenziare che nell’ipotesi di un
fatto dannoso, commesso dall’alunno a se medesimo o ad un terzo, l’Amministrazione
scolastica si surroga al personale docente nella responsabilità civile.
In altri termini, nell’ipotesi di cui sopra, il
genitore dell’alunno danneggiato, al fine di ottenere il risarcimento del
danno, deve citare, davanti al Tribunale civile, l’Amministrazione scolastica,
quale unica legittimata passiva.
La Corte Costituzionale, nella sentenza n. 64 del
1992, precisa che la responsabilità diretta dell’Amministrazione scolastica,
in via surrogatoria rispetto agli insegnanti, è limitata ai soli casi d’omissione
dei doveri di vigilanza ( culpa in vigilando ), da parte di quest’ultimi.
Pertanto, nelle ipotesi di culpa in vigilando è
esclusa l’azione civile diretta nei confronti degli insegnanti, " mentre
questi continuano a rispondere in via diretta nelle ipotesi diverse da quelle
commesse in culpa in vigilando ".
L’orientamento suesposto è stato confermato dalla
Giurisprudenza di legittimità ( Cass. SS. UU. n. 7454/1997; Cass. civ. Sez. III
n. 2463 del 1995 ).
E’ fatto salvo il diritto di rivalsa dell’Amministrazione,
condannata in sede civile, nei confronti dell’insegnante, il quale abbia
tenuto, in occasione del fatto dannoso dell’allievo, un comportamento
connotato da dolo o colpa grave ( v. art. 61 2 co. l. 11 luglio 1980 n. 312 ).
Le nozioni di dolo e di colpa si ricavano dal codice
penale:
art. 43 c.p.: ( il fatto illecito ) " è
doloso, o secondo l’intenzione, quando l’evento dannoso o pericoloso, che è
il risultato dell’azione od omissione ................. è dall’agente
preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione ";
" è colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se
preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o
imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o
discipline". Il dolo o la colpa sono l’elemento psicologico essenziale
del fatto illecito.
Nelle ipotesi di dolo o colpa grave dell’insegnante,
l’Amministrazione scolastica, qualora sia stata condannata al risarcimento dei
danni in favore del danneggiato, in forza della sentenza del Giudice civile,
deve rivalersi nei confronti del medesimo insegnante, davanti alla Corte dei
Conti.
Infatti, il comportamento colposo dell’insegnante,
che contribuisca alla verificazione del fatto dannoso dell’alunno, causa un
danno economico all’Amministrazione scolastica, equivalente all’importo
monetario, corrisposto al medesimo alunno, a titolo di risarcimento dei danni.
Secondo l’unanime Giurisprudenza, la colpa grave
sussiste nelle ipotesi di mancata adozione delle piu’ elementari regole di
prudenza, diligenza e perizia.
Nell’ambito della responsabilità in oggetto,
autorevole Giurisprudenza ( Corte dei Conti Sez. Giur. Piemonte n. 1590 dell’11
ottobre 1999 ) stabilisce che la mancata sorveglianza, durante la pausa di
ricreazione, concretizza un’ipotesi di colpa grave.
Infatti, secondo la giurisprudenza de qua, in tale
momento si richiede una vigilanza maggiore, considerata la prevedibile
"esuberanza degli alunni", che determina maggiori rischi d’eventi
dannosi.
Nell’ipotesi di un alunno, caduto nella tromba
delle scale, al momento dell’uscita dall’edificio scolastico, la Corte dei
Conti, nella sent. n. 40 del 15/05/1998, ha accertato la responsabilità dell’insegnante
64enne, nella misura del 20%; perciò, a fronte di un risarcimento dei danni di
£. 120 milioni, l’insegnante è stato condannato alla rifusione di £. 5
milioni, in favore dell’Amministrazione scolastica, in virtu’ della
riduzione concessa dai giudici.
La riduzione del grado di responsabilità, e per l’effetto,
della somma di danaro da pagare, a titolo di risarcimento, rientra nei poteri
attribuiti dalla legge alla Corte dei Conti.
Nella fattispecie in esame, gli elementi che hanno
giustificato la riduzione dell’entità del risarcimento sono: l’età
avanzata dell’insegnante, il suo impeccabile curriculum vitae, " le
condizioni economiche non floride " e il suo stato di salute precario, l’esuberanza
degli alunni, la pericolosità oggettiva della scala, la mancata predisposizione
d’adeguate misure preventive, da parte dell’Amministrazione scolastica.
La disorganizzazione di quest’ultima non deve
aggravare il carico di responsabilità dell’insegnante, ma non necessariamente
eliderlo.
La giurisprudenza, ormai unanime, ( Cass. civ. Sez.
III n.6331/98 ) stabilisce la presunzione di negligenza dell’Amministrazione
scolastica; da ciò consegue che, in sede civile, il danneggiato deve provare
che l’evento lesivo si è verificato durante il periodo d’affidamento dell’allievo
alla scuola ( dal momento dell’ingresso a quello dell’uscita ); non ha l’onere
di provare il dolo o la colpa grave del personale addetto alla vigilanza.
Spetterà all’Amministrazione dimostrare davanti
al Giudice che essa non ha potuto impedire il fatto illecito.
In altri termini, l’Amministrazione deve
dimostrare, al fine di liberarsi dalla responsabilità, " che è stata
esercitata la sorveglianza sugli allievi con una diligenza idonea ad impedire il
fatto e cioè quel grado di sorveglianza correlato alla prevedibilità di quanto
può accadere ".
Occorre adottare " le piu’ elementari misure
organizzative per mantenere la disciplina fra gli allievi ", in particolar
modo nei momenti di maggiore esuberanza degli allievi e, pertanto, di maggior
rischio d’incidenti.
Qualora sia mancata la sorveglianza, non si può
invocare l’imprevedibilità del fatto dannoso, commesso nel momento della
ricreazione, poiché quest’ultimo è intrinsecamente pericoloso.
Secondo una valutazione comune si reputa che,
durante il periodo della ricreazione, siano prevedibili eventi dannosi per gli
allievi (Cass. civ. Sez. III n. 916 dello 03/02/1999).
La responsabilità dell’Amministrazione scolastica
e degli insegnanti presenta due limiti:
il limite esterno è rappresentato dal periodo d’affidamento
dell’alunno alla scuola: questo decorre dal momento dell’ingresso e termina
al momento dell’uscita da scuola; il limite interno è costituito dalla
impossibilità di impedire il fatto (Cass. civ. Sez. III sent. 6331/98). La
giurisprudenza di legittimità ( Cass. civ. Sez. III n. 12501/2000; Cass. civ.
n. 2606/1997 ) stabilisce che, nelle ipotesi di fatti illeciti, commessi da
alunni durante l’orario scolastico, sussiste la responsabilità concorrente
del genitore ex art. 2048 c.c., il quale non abbia saputo impartire un’educazione
adeguata a prevenire comportamenti illeciti.
Trattasi di responsabilità solidale ex art. c.c. e
non alternativa.
Il grado della colpa e l’entità dei danni sono
accertati ai fini dell’azionabilità del diritto di regresso nei confronti
degli altri soggetti responsabili.
Il pagamento dell’intero debito extracontrattuale
di un solo responsabile, non libera gli altri, in virtu’ del vincolo di
solidarietà giuridica.
Colui che ha risarcito l’intero danno, può
esercitare il diritto di regresso nei confronti degli altri condannati, al fine
di ottenere, da questi, la restituzione delle somme pagate nella misura
superiore al grado di responsabilità accertato.
Se, nella causazione del fatto illecito dell’allievo,
il genitore ha avuto una responsabilità del 20% e l’insegnante nella misura
dell’80%, colui che ha pagato l’intero debito, per es . di £. 100 milioni,
avrà diritto alla restituzione di £. 80 milioni, se genitore o di £. 20
milioni, se insegnante.
La giurisprudenza di legittimità ( Cass. civ. Sez.
III n. 12501/2000;n. 2606 del 25 marzo 1997 ) stabilisce che la responsabilità
del genitore e dell’insegnante sono concorrenti, di natura solidale e non tra
loro alternative.
La Corte di Cassazione ( Sez. Civ. Sez. III n.
12501/2000 ) stabilisce che " l’affidamento del minore alla custodia di
terzi (insegnanti) solleva il genitore dalla presunzione di colpa in vigilando (
dal momento che dell’adeguatezza della vigilanza esercitata sul minore
risponde il precettore cui lo stesso è affidato ), ma non anche da quella di
colpa in educando, i genitori rimanendo comunque tenuti a dimostrare, per
liberarsi da responsabilità per il fatto compiuto dal minore in un momento in
cui lo stesso si trovava soggetto alla vigilanza di terzi, di avere impartito al
minore stesso un’educazione adeguata a prevenire comportamenti illeciti
".
Il genitore, per andare esente da qualsiasi
responsabilità giuridica relativa al fatto del figlio-alunno, deve superare la
presunzione di culpa in educando ex art. 2048 c.c., attraverso la prova
liberatoria.
Quest’ultima consiste nel dimostrare " di
avere impartito al figlio un’educazione normalmente idonea, in relazione al
suo ambiente, alle sue attitudini ed alla sua personalità, ad avviarlo ad una
corretta vita di relazione e, quindi, a prevenire un suo comportamento illecito,
nonché, in particolare, a correggere quei difetti ( come l’imprudenza e la
leggerezza ) che il minore ha rivelato ( v. Cass. civ. n. 7247 del 6 dicembre
1986 ).
Inoltre, la giurisprudenza in esame stabilisce che
il genitore deve accertarsi che il minore abbia assimilato l’educazione
ricevuta, che il medesimo tenga una condotta abituale conforme ai precetti
impartitigli.
"Nell’opera d’educazione, in altri termini,
è insita un’attività di vigilanza sulla rispondenza del comportamento del
minore e sui risultati concreti dell’attività educativa".
Senorbì-Cagliari, lì 22/XI/2000
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C.M.
3 maggio 1994, n. 153
Accompagnamento alunni durante lo spostamento dalle aule alla palestra
esterna e viceversa
1 - Com'è noto questo Ministero, con circolare n. 2, prot. n. 20, del 5 gennaio 1977, ha emanato disposizioni
sull'accompagnamento e controllo degli alunni durante lo spostamento dalle aule scolastiche alla palestra.
Sulla base di tali istruzioni è stato sottolineato che:
a) la responsabilità in materia, ferma restando la competenza del consiglio di istituto di dettare norme di
massima attraverso un proprio regolamento interno, era da attribuire al personale docente nel quadro
generale delle relative attribuzioni, che gli competono in materia di vigilanza degli alunni;
b) a titolo meramente sussidiario era anche indicato, sulla base della legislazione vigente, una
responsabilità, in materia, del personale ausiliario, in particolari condizioni di necessità, o a titolo di
assistenza nei confronti del personale docente.
2 - Successivamente, con D.P.R. 7 marzo 1985, n. 588 sono stati definiti i profili professionali del personale
non docente non l'indicazione dettagliata, nell'area riservata al personale ausiliario, delle mansioni proprie di
tale categoria di personale. In particolare in detti profili si legge che il personale ausiliario esegue,
"nell'ambito di specifiche istruzioni e con responsabilità connesse alla corretta esecuzione del proprio lavoro,
attività caratterizzate da procedure ben definite che richiedono preparazione professionale non specialistica.
In particolare provvede: ...omissis... all'accompagnamento degli studenti in occasione del loro trasferimento
dalla scuola alla palestra e viceversa se questa è ubicata fuori dall'edificio scolastico...".
La suindicata disposizione ha sollevato una serie di incertezze interpretative in ordine alla competenza
dell'obbligo di accompagnare gli alunni dalle aule alla palestra esterna e viceversa. In particolare sono stati
sollevati quesiti tendenti a conoscere se tale incombenza possa o debba rientrare ancora negli obblighi di
servizio degli insegnanti, o costituisca invece mansione propria ed esclusiva del personale ausiliario.
Il Consiglio di Stato con il parere che si trasmette in copia (n. 4/94, Sez. II, 12 gennaio 1994) ha chiarito che
il D.P.R. n. 588/85 ha definito le mansioni di una categoria di personale, quello ausiliario, che per la propria
collocazione subordinata, non può esplicare compiti autonomi; tant'è che lo stesso D.P.R. evidenzia
l'esigenza di specifiche istruzioni, la responsabilità esecutiva e la "definizione" di apposite procedure, quali
presupposti per lo svolgimento delle mansioni ausiliarie.
D'altra parte non può essere ignorata la più ampia responsabilità "in vigilando" che la scuola, in tutte le sue
componenti, assume nei confronti degli alunni, specie se minori, ad essa affidato; responsabilità, che
analogamente a quanto avviene per altre iniziative scolastiche svolte all'esterno, non consente una
attenuazione, ma postula, invece, una serie di accorgimenti anche organizzativi rapportati all'età degli alunni
e al livello di responsabilità da loro raggiunto.
Alla luce delle considerazioni precedenti, la previsione contenuta nel più volte citato D.P.R. n. 588, in ordine
all'accompagnamento degli alunni alla palestra sita all'esterno della scuola e viceversa, assume carattere
ricognitivo di mansioni, peraltro già svolte dal personale ausiliario, entro limiti predeterminati e non sembra,
invece, costituire, rispetto al passato, elevazione del grado di responsabilità proprio del personale ausiliario.
Tutto ciò premesso, i competenti consigli di istituto, nell'emanare il prescritto regolamento ai sensi dell'art. 6
del D.P.R 31 maggio 1974, n. 417 non potranno non valutare (in relazione all'età degli alunni, al livello di
responsabilità e contegno raggiunti, a certe particolari condizioni ambientali) il grado di responsabilità
occorrente per l'accompagnamento degli alunni stessi, limitando l'impiego esclusivo del personale ausiliario
alle sole ipotesi in cui tale impiego si configuri, motivatamente, quale mera esecuzione di istruzioni e non
ipotizzi, invece, l'adozione di autonome iniziative a fronte di situazioni impreviste.
In tutte le ipotesi - presumibilmente prevalenti - in cui si riterrà di prevedere l'impiego del personale docente
(non necessariamente di educazione fisica) dovrà essere posta la massima cura nei criteri di individuazione
dei docenti stessi, al fine di contenere al minimo possibile riduzioni dell'ora di lezione.
D.P.R. 1 ottobre 1982, n. 908
Nuovi programmi d'insegnamento di educazione fisica negli istituti di istruzione secondaria superiore, nei
licei artistici e negli istituti d'arte
Visto il regio D.L. 10 aprile 1936, n. 634, convertito in Legge 28 maggio 1936, n. 1170;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 1952, n. 1226, col quale furono approvati i
programmi di insegnamento di educazione fisica negli istituti e scuole di istruzione media, classica,
scientifica, magistrale e artistica;
Visto il decreto ministeriale 24 aprile 1963, col quale, in applicazione della Legge 31 dicembre 1962, n. 1859,
i programmi anzidetti furono modificati nella parte relativa all'insegnamento nella scuola media;
Visto il decreto ministeriale 29 febbraio 1979, con il quale, in applicazione della Legge 16 giugno 1977, n.
348, sono stati formulati nuovi programmi di insegnamento nella scuola media in sostituzione di quelli di cui
al citato decreto ministeriale 24 aprile 1963;
Considerata l'opportunità di adottare nuovi programmi di insegnamento dell'educazione fisica negli istituti di
istruzione secondaria superiore, nei licei artistici e negli istituti d'arte in
sostituzione della parte ancora vigente di quelli di cui al citato decreto del Presidente della Repubblica 25
luglio 1952, n. 1226;
Sulla proposta del Ministero della pubblica istruzione, previa audizione del Consiglio nazionale della pubblica
istruzione;
Decreta:
Il programma di insegnamento di educazione fisica negli istituti di istruzione secondaria superiore, nei licei
artistici e negli istituti d'arte di cui al decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 1952, n. 1226, è
sostituito, a decorrere dall'inizio dell'anno scolastico 1983-84, dal programma allegato al presente decreto e
vistato dal Ministero proponente.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti
della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Programma d'insegnamento dell'educazione fisica negli istituti d'istruzione secondaria superiore, nei licei
artistici e negli istituti d'arte
Indicazioni Generali
L'insegnamento dell'educazione fisica nelle scuole secondarie superiori costituisce il proseguimento logico di
quello svolto nella scuola media. Esso concorre, con le altre componenti educative, alla formazione degli
alunni e delle alunne, allo scopo di favorirne l'inserimento nella società civile, in modo consapevole e nella
pienezza dei propri mezzi.
Coerentemente con le predette finalità formative il presente programma:
a) indica obiettivi didattici riferiti all'intero corso di studi, rimettendo alla responsabile libertà dei docenti,
opportunamente coordinata negli organi collegiali della scuola, la determinazione dei modi e dei tempi nei
quali dovrà svolgersi concretamente l'azione educativa con riferimento alle caratteristiche dei diversi corsi
d'istruzione e alle situazioni peculiari delle singole scuole, delle singole classi, dei singoli alunni;
b) indica tali obiettivi in modo uguale per gli alunni e le alunne, nella considerazione che l'insegnamento
dell'educazione fisica, anche quando deve tener conto delle caratterizzazioni morfo-funzionali del sesso
nella determinazione quantitativa e qualitativa delle attività, tende unitariamente, insieme con le altre materie
insegnate nella scuola, alla formazione di cittadini di una evoluta società democratica, nella quale uomini e
donne possano contribuire con uguale dignità e senza discriminanti partizioni di ruoli al progresso sociale e
civile della Nazione.
Così delineato, il programma assegna funzione essenziale alla programmazione dei docenti articolata,
sull'intero corso di studi, sull'arco dell'anno scolastico e dei singoli trimestri (o quadrimestri), con
l'apprestamento degli strumenti di verifica nel lungo e breve termine. Richiama inoltre costantemente
l'esigenza di un collegamento interdisciplinare, inteso a collocare l'educazione fisica, da un lato come verifica
vissuta di nozioni apprese,
dall'altro come stimolo alla chiarificazione di concetti relativi a discipline diverse.
La scuola secondaria superiore accoglie gli alunni nell'età dell'adolescenza. In tale età, specie con
riferimento alle prime classi del relativo corso di studi, si osserva ancora un evidente squilibrio morfologico e
funzionale, che implica una adeguata rielaborazione degli schemi motori in precedenza acquisiti e induce
alla ricerca di nuovi equilibri. Tale scompenso è più evidente negli alunni e più attenuato nelle alunne; ma gli
uni e le altre attraversano una fase difficile - a volte drammatica - di maturazione personale. L'adolescente
partecipa in modo più attivo, rispetto al ragazzo della scuola media, alla vita del gruppo, avvertendo tuttavia
in modo più accentuato esigenze e stimoli spesso contraddittori: l'esaltazione della propria libertà e nello
stesso tempo la necessità di contemperarla con la libertà altrui; la ricerca di una propria autonomia
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responsabile e nel contempo la tendenza verso forme associate a carattere non istituzionale e tuttavia
soggette a norme, sia pure informali; il bisogno di un confronto (con se stesso, con gli altri membri del
gruppo e, in qualità di membro inserito, confronto del proprio gruppo con altri gruppi) e nel contempo la
tentazione di chiudersi in se stesso. La travagliata ricerca di una
identità personale, nella quale si realizza il passaggio all'età adulta, va seguita dal docente con attenzione
facendo ricorso ai metodi di individualizzazione e ad una continua valutazione dello sviluppo e della
differenziazione delle tendenze personali. Tale azione, ovviamente, investe le responsabilità di tutti i docenti
della scuola secondaria superiore; ma in modo accentuato quella dei docenti di educazione fisica sia per
l'immediatezza degli stimoli e delle reazioni che questa suscita, sia per la maggiore possibilità di
osservazione e di verifica dei comportamenti che essa offre. Inoltre il rapporto educativo che si instaura nella
vita scolastica fra l'alunno e il docente di educazione fisica, rende quest'ultimo l'"adulto" al quale
l'adolescente si confida più frequentemente chiedendone il consiglio; per cui il docente di educazione fisica
spesso ha maggiori possibilità di mettere in luce, nell'ambito del consiglio di classe, aspetti, anche transitori,
della personalità degli alunni, che altrimenti sfuggirebbero ad una pure doverosa considerazione.
Obiettivi e indicazioni orientative
Gli obiettivi appresso indicati, con le esplicitazioni intese a meglio chiarirli, costituiscono la parte normativa
del programma. È sembrato opportuno arricchirli con alcune indicazioni orientative e con esemplificazioni dei
modi nei quali può realizzarsi un efficace insegnamento dell'educazione fisica nelle scuole secondarie
superiori. Tali indicazioni ed esemplificazioni non pretendono tuttavia di avere carattere di compiutezza;
tanto più che una medesima attività variamente impostata, può valorizzare in modo diverso l'uno e l'altro
degli obiettivi che seguono, a seconda delle opportunità educative che il docente ritenga di utilizzare nella
scansione del suo piano di lavoro. Tenendo presente, comunque, che in questa fascia scolastica
l'insegnamento dell'educazione fisica deve tendere al motivato coinvolgimento degli alunni e delle alunne;
intento che sarà più facilmente conseguito se le scelte e l'organizzazione delle scelte attingeranno
soprattutto al patrimonio motorio delle diverse discipline sportive e di attività espressive tipiche quali i giochi
popolari e le danze folcloristiche.
1) Potenziamento fisiologico
La razionale e progressiva ricerca del miglioramento della resistenza, delle velocità, della elasticità
articolare, delle grandi funzioni organiche, è un fondamentale obiettivo dell'educazione fisica, sia in funzione
della salute, sia perché presupposto dello svolgimento di ogni attività motoria, finalizzata particolarmente alla
formazione globale dell'adolescente. Tale ricerca va condotta per l'intero corso della scuola secondaria, con
differenziazioni di applicazione suggerite dalla valutazione delle necessità emergenti e con l'impiego di
strumenti e modalità appropriati.
I mezzi operativi possono essere molti purché sempre aderenti agli interessi dei giovani, alla disponibilità di
attrezzature, alle tradizioni locali e alle caratteristiche ambientali.
Una scelta adeguata dell'entità del carico e della ripetizione degli esercizi promuove la resistenza e il
potenziamento muscolare.
Per es.: esercizi a carico naturale (traslocazioni in piano, in salita, in gradinate, in ostacoli bassi); esercizi di
opposizione e resistenza; esercizi ai grandi attrezzi, differenziati, ove opportuno anche nella tipologia, per
alunni e alunne (palco di salita, scale, spalliere, ecc.).
La capacità di eseguire movimenti di diversa ampiezza e di compiere azioni motorie nel più breve tempo,
sono condizioni necessarie per un buon apprendimento motorio. L'acquisizione dell'automatismo del gesto
efficace ed economico, suscettibile di adattamento a situazioni mutevoli porta alla destrezza; sono utili a
onseguirla esecuzioni ripetute sia con attrezzi codificati, sia con attrezzi occasionali opportunamente scelti
ed utilizzati in vista del raggiungimento di una motricità raffinata.
Il graduale aumento della durata e dell'intensità del lavoro, a sua volta giova in particolare al miglioramento
delle funzioni cardio-respiratorie. Per es.: camminare ad andatura sostenuta e correre, possibilmente in
ambiente naturale, per durata e ritmi progressivamente crescenti; esercizi a corpo libero e con piccoli attrezzi
svolti in esecuzioni prolungate ad intensità progressiva.
2) Rielaborazione degli schemi motori.
L'affinamento e l'integrazione degli schemi motori acquisiti nei precedenti periodi scolastici sono resi
necessari dalle nuove esigenze somato-funzionali che rendono precari i precedenti equilibri.
Ciò porta all'evoluzione quantitativa e qualitativa degli schemi stessi e all'arricchimento del patrimonio
motorio.
Sia i piccoli che i grandi attrezzi, secondo le loro caratteristiche, possono riuscire vantaggiosi come mezzi di
verifica del rapporto del corpo con l'ambiente. In questa considerazione acquista risalto la ricerca di
situazioni nelle quali si realizzano rapporti non abituali del corpo nello spazio e nel tempo, e la
rappresentazione interiore di situazioni dinamiche. Possono valere allo scopo, sia esercizi con la corda, la
palla, il cerchio ecc. eseguiti individualmente, in coppia o in gruppo, in modi e con ritmi costanti o variati, sia
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esercizi ai grandi attrezzi, quali il telo elastico, il cavallo, il trampolino, il plinto, per la ricerca di atteggiamenti
in volo, sia infine le attività in acqua (quando vi sia disponibilità di piscina).
3) Consolidamento del carattere, sviluppo della socialità e del senso civico.
L'attività svolta per il conseguimento di questi fini può essere valorizzata con interventi di tipo diverso
opportunamente graduati, e tra questi, ad esempio:
gli esercizi di preacrobatica ed ai grandi attrezzi, intesi a far conseguire all'adolescente la consapevolezza
dei propri mezzi e a superare con gradualità eventuali remore immotivate;
l'organizzazione di giochi di squadra che implichino il rispetto di regole predeterminate, l'assunzione di ruoli,
l'applicazione di schemi di gare;
l'affidamento, a rotazione, di compiti di giuria e arbitraggio o dell'organizzazione di manifestazioni sportive
studentesche con l'apprestamento-verifica dei campi di gara;
l'attuazione di escursioni e di campeggi con attribuzione - sempre a rotazione - dei diversi compiti inerenti
alla vita in ambiente naturale e allo svolgimento di essa nella comunità. La capacità di utilizzare mappe del
territorio, di riconoscere luoghi, di decifrare i segni della natura e dell'insediamento umano, costituisce inoltre
mezzo di recupero di un rapporto con l'ambiente;
l'organizzazione di giochi tradizionali o popolari e di gruppi d'esibizione di attività folcloristiche, che offrono
anche interessanti spunti interdisciplinari.
4) Conoscenza e pratica delle attività sportive.
La conoscenza dello sport attraverso un'esperienza vissuta è uno degli obiettivi fondamentali dell'educazione
fisica nella scuola secondaria superiore; in vista anche dell'acquisizione e del consolidamento di abitudini
permanenti di vita; È evidente il ruolo che lo sport può assumere nella vita del giovane e dell'adulto sia come
mezzo di difesa della salute, sia come espressione della propria personalità, sia come strumento di
socializzazione e di riappropriamento della dimensione umana a compensazione dei modi
alienanti nei quali si svolge spesso la vita dei nostri giorni. È opportuno, al riguardo, richiamare l'attenzione
dei docenti sui rapporti fini-mezzi che vanno tenuti presenti e correttamente impostati secondo le situazioni e
le esigenze proprie degli alunni loro affidati. In particolare occorre tener presente che l'approccio allo sport,
realizzato anche in modo competitivo, deve rispondere alla condizione che:
a) le attività riescano effettivamente a coinvolgere la generalità degli alunni, compresi i meno dotati;
b) ogni forma di competizione sia diretta a valorizzare la personalità dei singoli alunni e pertanto costituisca
la verifica concreta, non tanto del conseguimento o del miglioramento di un risultato, quanto dell'impegno
personale, dell'applicazione assidua, dell'osservanza delle regole proprie del tipo di attività.
Le abitudini sportive così conseguite avranno modo, poi, di svilupparsi nelle ore dedicate all'avviamento alla
pratica sportiva, in conformità delle deliberazioni adottate dagli organi collegiali e nell'ambito delle
disposizioni della legge e delle direttive generali emanate dal Ministero.
5) Informazioni fondamentali sulla tutela della salute e sulla prevenzione degli infortuni.
L'educazione fisica tende a collocare gli alunni e le alunne in un più ampio circuito di interessi e conoscenze
che superino il periodo transitorio della vita scolastica. In questa prospettiva e segnatamente per gli alunni e
le alunne degli istituti d'istruzione tecnica, professionale ed artistica, acquista rilievo l'informazione sulle
attività motorie valide a compensare eventuali quadri di deterioramento psicofisico connessi alle più comuni
tipologie lavorative. Per tutti, acquista rilievo inoltre l'illustrazione delle modalità di prevenzione degli infortuni
nell'utilizzazione del tempo libero. È noto infatti che in questo settore - basti pensare all'igiene alimentare - vi
è una notevole disinformazione o addirittura la diffusione di convinzioni errate, che trovano troppo spesso
una manifestazione drammatica nella casistica degli infortuni nel periodo delle vacanze. La capacità di
evitare infortuni a se stessi deve collegarsi con quella di prestare soccorso agli
infortunati; d'onde l'opportunità di completare l'insegnamento con le tecniche elementari di pronto soccorso,
salvataggio e rianimazione, con riferimento soprattutto a quei casi di traumatologia sportiva che possono
verificarsi in ambienti relativamente isolati (es. infortuni in montagna o in mare).
Indicazioni programmatiche particolari per le scuole magistrali e gli istituti magistrali
Avvertenza
Gli alunni e le alunne delle scuole e degli istituti magistrali svolgono il programma di educazione fisica
comune a tutti gli istituti secondari superiori. Tuttavia, tale programma viene integrato con le indicazioni
particolari che seguono, al fine di far acquisire agli alunni stessi una preparazione teorica e pratica che
consenta loro, una volta diventati docenti, di realizzare un'efficace azione educativa mediante lo svolgimento
di attività motorie chiaramente finalizzate.
Il complesso delle conoscenze e delle abilità necessarie per svolgere tale azione educativa potrà essere
acquisito sia nelle ore dedicate all'educazione fisica secondo gli orari settimanali previsti dalle disposizioni
vigenti, sia durante lo svolgimento del tirocinio guidato.
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Nell'area in argomento, il compito di formazione dei futuri insegnanti è affidato principalmente ai professori di
educazione fisica; ma esso risulterà più agevole e produttivo se, in osservanza dell'art. 3 del decreto del
Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 416, sarà realizzata un'opera didattica programmata
secondo il criterio interdisciplinare, in cui siano impiegati i componenti dell'intero consiglio di classe e
particolarmente i docenti cui sono affidati gli insegnamenti di pedagogia e psicologia, di scienze naturali e di
igiene, e di tirocinio didattico.
(A) Indicazioni per le scuole magistrali.
Premessa
L'attività motoria nella scuola materna
La puerizia (dai 3 ai 5 anni), come ogni stadio evolutivo, ha una specifica funzione nello sviluppo della
personalità. Essa inizia quando si è spezzata la partecipazione emotiva alla realtà esterna, tipica dell'infanzia
e comincia ad emergere la coscienza dell'io: il bambino comincia a parlare in prima persona, si distingue
sempre di più dal mondo circostante; egli riferisce tutto a se stesso, giudica cose e persone secondo l'utile
che gli arrecano; tutto gli sembra posto al suo servizio. In questo stadio della formazione della personalità,
l'intervento educativo può realizzarsi soprattutto attraverso l'apparato sensoriale e il movimento. D'onde
l'importanza delle attività motorie nella scuola materna.
Il bambino che, a tre anni, inizia a frequentare tale scuola generalmente tende a consolidare la strutturazione
ponderale iniziata al termine della prima infanzia; successivamente, verso i cinque anni, acquista una
prevalente spinta staturale che continuerà nei primi anni della scuola elementare. La maturazione del
sistema nervoso che si è realizzata nei primi anni di vita e lo sviluppo degli apparati circolatori e respiratorio
concorrono a migliorare la prestazione motoria del bambino stesso.
Questi, a tre anni, ha già acquisito in modo abbastanza coordinato lo schema motorio del camminare e
tende ad utilizzare, sia pure in modo scarsamente controllato, buona parte degli altri schemi.
L'apprendimento motorio, realizzato inizialmente mediante l'esercizio spontaneo, determina l'evolversi dei
così detti prerequisiti funzionali vale a dire delle condizioni fondamentali che consentono la funzionalità del
movimento: in primo luogo, la strutturazione dello schema corporeo cioè il progressivo chiarirsi della
percezione e dell'immagine che il bambino ha di sé nei rapporti fra i segmenti corporei e tra il proprio corpo e
la realtà esterna, anche se tali rapporti sono stabiliti nelle forme egocentriche proprie dello sviluppo emotivo,
intellettuale e sociale della sua età.
In considerazione del fatto che il bambino ha uno spiccato interesse per il proprio corpo, l'azione educativa
della scuola materna tende, innanzi tutto, a mantenere un atteggiamento positivo verso di esso, ad averne
cura e a prenderne coscienza sempre più chiara. Ciò potrà essere conseguito avviando il bambino a
conoscerne le parti e le relative funzioni, ad utilizzarne gli apparati sensoriali, a svolgere attività motorie che
favoriscono la percezione di sé e alimentano i sentimenti del vissuto i quali concorrono all'arricchimento della
personalità sul piano emotivo, intellettuale e sociale. Nella scuola materna deve esser favorita soprattutto la
tendenza dei bambini a muoversi ricercando il loro "accomodamento" rispetto allo spazio, al tempo, agli altri
e agli oggetti. L'azione educativa tenderà a migliorare tale capacità favorendo attività di libera espressione
corporea, anche su basi ritmiche e musicali, e proponendo attività che aiutano la maturazione degli schemi
motori.
L'attività motoria comunque deve mantenere costantemente il carattere gioioso tipico della scuola materna.
Programma
1) Studio degli "Orientamenti" della scuola materna statale, per individuare il ruolo assegnato alle attività
motorie nell'azione educativa generale.
2) Le caratteristiche biopsicologiche dello stadio evolutivo della puerizia (3-5 anni) con particolare riferimento
alle condizioni organiche del bambino e al suo comportamento motorio correlato alle aree emotiva, cognitiva
e sociale.
3) Studio analitico del movimento:
a) conoscenze fondamentali sul sistema nervoso centrale e periferico, e sugli apparati osteo-artro-muscolare
e cardiorespiratorio;
b) cenni sulle teorie del movimento (con uso appropriato della terminologia cinetica);
c) principali funzioni del movimento (formazione e sviluppo psicofisico del bambino);
d) prerequisiti funzionali (strutturazione dello schema corporeo, controllo degli equilibri e della lateralità,
coordinazione spazi-temporale, controllo della respirazione, capacità di rilassamento, controllo posturale);
e) schemi motori fondamentali (afferrare, lanciare, rotolarsi, strisciare, camminare, correre, saltare,
arrampicarsi, dondolarsi, nuotare, ecc.). Modi diversi di utilizzazione delle varie forme di movimento in vista
dell'arricchimento e dell'affinamento degli schemi motori.
4) Carenze motorie dovute a condizioni strutturali e psicologiche (emotive, cognitive, sociali); conseguenze
sullo sviluppo della personalità del bambino. Problematica degli handicap e metodiche di integrazione
scolastica degli alunni che ne sono portatori.
5) Conoscenza di giochi per l'infanzia che, nella varietà delle esecuzioni, possono privilegiare lo sviluppo dei
prerequisiti funzionali, delle funzioni intellettuali e dei comportamenti sociali.
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6) Fondamenti di igiene e di pronto soccorso.
7) Esercitazioni di tirocinio. Le esercitazioni verteranno su: la didattica operativa dei giochi di movimento, con
o senza piccoli attrezzi - criteri di scelta e quantificazione dell'impegno motorio;
l'utilizzazione di tecniche per lo sviluppo dello schema corporeo e delle capacità percettivo-motorie;
l'applicazione, ove possibile, di modalità di intervento e di tecniche elementari atte a favorire
l'ambientamento in acqua, il galleggiamento, il nuoto;
la programmazione dell'intervento educativo-motorio (obiettivi, contenuti, metodi), la verifica e la valutazione
dei risultati.
(B) Indicazioni per gli istituti magistrali.
Premessa
L'attività motoria nella scuola elementare
Lo sviluppo corporeo e l'affinamento motorio costituiscono aspetti essenziali dello sviluppo della personalità
del fanciullo.
L'alunno che inizia a frequentare la scuola elementare viene realizzando una crescita staturale, con
prevalenza del valore degli arti su quello del busto; tale crescita, in modo più o meno accentuato, è
caratterizzata da temporanea insufficienza osteo-muscolare e da insicurezza motoria. Verso gli otto anni è
prevalente l'aumento ponderale, con un incremento relativo a della forza muscolare, specialmente degli arti
inferiori; negli ultimi anni della scuola elementare, si realizza un equilibrio statuto-ponderale che prelude
all'ulteriore aumento staturale del periodo prepubere.
Tali caratteristiche determinano modalità e tempi diversi dello sviluppo delle strutture necessarie al
movimento (scheletriche, muscolari, neurologiche, legamentose, ecc.) e, comunque, inducano a ritenere
indispensabile un adeguato svolgimento delle attività motorie, con finalità di formazione e di prevenzione fin
dal primo ciclo della scuola elementare.
Durante la fanciullezza si realizza inoltre una intensa costruzione dei prerequisiti funzionali, quali, ad
esempio, lo schema corporeo, la coordinazione sensomotoria, l'organizzazione spazio-temporale, gli equilibri
e la lateralizzazione, la coordinazione statica e dinamica generale e segmentale. Poiché tali prerequisiti si
sviluppano compiutamente entro il dodicesimo anno di età, per la loro strutturazione e il loro consolidamento,
la fanciullezza costituisce lo stadio critico, il più sensibile, quello decisivo ai fini delle capacità motorie.
Nella scuola elementare, pertanto, è importante affinare e arricchire i vari schemi motori: camminare,
correre, saltare, lanciare, afferrare, battere, calciare, rotolarsi, nuotare, ecc.
Favorire lo sviluppo corporeo e motorio significa realizzare un'azione formativa diretta a controllare e
coordinare il movimento con più fine discriminazione percettiva e operativa. In altri termini, l'alunno, se
validamente aiutato, potrà fornire, negli ultimi anni della fanciullezza, risposte motorie complesse,
chiaramente progettate, intenzionalmente avviate, finemente controllate, precisamente finalizzate.
L'attivazione di tutti gli schemi motori con varietà di metodi, di strumenti e di situazioni, potrà far acquisire
armoniosità e creatività motoria.
Programma
1) Studio dei programmi della scuola elementare, per individuare il ruolo assegnato alle attività motorie
nell'azione educativa generale.
2) Le caratteristiche biopsicologiche della fanciullezza (6-11 anni), con particolare riferimento alle condizioni
organiche e al comportamento motorio correlato alle aree affettiva, intellettuale e sociale.
3) Studio analitico del movimento:
a) conoscenze fondamentali sul sistema nervoso centrale e periferico, e sugli apparati osteo-artro-muscolare
e cardio-respiratorio;
b) cenni sulle teorie del movimento (con uso appropriato della terminologia cinetica);
c) principali funzioni del movimento (formazione e sviluppo psicofisico del fanciullo);
d) prerequisiti funzionali (strutturazione dello schema corporeo, controllo degli equilibri e della lateralità,
coordinazione spazio-temporale, controllo della respirazione, capacità di rilassamento, controllo posturale);
e) modi diversi di utilizzazione delle varie forme di movimento in vista dell'arricchimento e dell'affinamento
degli schemi motori;
f) sviluppo della motricità nei diversi stati dell'età evolutiva (dalla motricità indifferenziata agli schemi di
azione; dalla pre-operatorietà alla operatorietà).
4) Comportamenti posturali viziati e principali paramorfismi dell'età scolare; loro etiogenesi. Carenze motorie
dovute a condizioni strutturali e psicologiche (emotive, cognitive, sociali), conseguenze sul rendimento
scolastico e sullo sviluppo della personalità del fanciullo. Problematica degli handicap e metodiche di
integrazione scolastica degli alunni che ne sono portatori.
5) Conoscenza dei giochi di movimento che consentono il raggiungimento di obiettivi di formazione e che,
nella varietà delle esecuzioni, possono privilegiare lo sviluppo dei prerequisiti funzionali, delle funzioni
intellettuali e dei comportamenti sociali.
6) I dinamismi del folclore, della danza e dei giochi popolari.
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7) Elementari attività pre-sportive (corsa, salto, lancio) e giochi di squadra con regole determinate dagli
alunni stessi o assunte dall'esterno (quattroporte, minibasket, minivolley, minihandball ecc.).
8) Fondamenti di igiene e di pronto soccorso.
9) Esercitazioni di tirocinio. Le esercitazioni verteranno su:
la didattica operativa dei giochi di movimento, con o senza attrezzi;
l'utilizzazione di tecniche per lo sviluppo degli schemi motori, criteri di scelta e quantificazione dell'impegno
motorio;
la progettazione e la realizzazione di percorsi misti per alunni del primo e del secondo ciclo, le cui frazioni
saranno graduate per lunghezza e difficoltà in rapporto allo sviluppo strutturale e funzionale conseguito;
l'applicazione, ove possibile, di tecniche elementari di galleggiamento e di nuoto;
la programmazione dell'intervento educativo motorio (obiettivi, contenuti, metodi), la verifica e la valutazione
dei risultati.
PROGRAMMI MINISTERIALI PER LA SCUOLA MEDIA INFERIORE.
(Vista la L. n. 348 del 16 giugno 1977, D.M. 9 febbraio 1979).
Dalla Premessa Generale.
Programma di Educazione Fisica.
Indicazioni generali.
L'insegnamento dell'educazione fisica, nella peculiarità delle sua manifestazioni, dei suoi linguaggi e delle
sue tecniche, rientra naturalmente nel concerto dell'azione educativa della scuola media, portando un
particolare contributo alla formazione dell'uomo e del cittadino.
Gli aspetti concorrenti dell'insegnamento dell'educazione fisica sono: la coscienza della corporeità anche
come mezzo espressivo pur nell'unità fondamentale della persona umana; lo ordinato sviluppo psico-motorio
nel quadro del pieno sviluppo della personalità; la valorizzazione di un ambito privilegiato per lo svolgimento
di esperienze formative di vita di gruppo e di partecipazione sociale. Il coordinamento dell'azione didattica
del docente di educazione fisica con quella degli altri docenti favorirà inoltre, nell'alunno, l'interiorizzazione di
una cultura interdisciplinare, relativamente alle materie con le quali l'educazione fisica più frequentemente
entra in contatto. Ciò vuol dire che, ferma restando l'area di professionalità di ciascun docente,
l'insegnamento dell'educazione fisica, mentre persegue gli obiettivi suoi propri, può e deve costituire, da un
verso verifica vissuta di nozioni apprese, dall'altro stimolo alla chiarificazione di concetti, relativi a discipline
diverse. Nessi interdisciplinari con le scienze naturali (avendo particolare riguardo all'educazione sanitaria),
con la educazione civica, artistica e musicale sono immediatamente percepibili; ma altri possono venirne
continuamente, nella realtà sempre nuova della vita scolastica.
IL programma è unico per il triennio e comune a entrambi i sessi.
Sono rimesse alla responsabile valutazione dell'insegnante, di fronte alle diverse situazioni, la traduzione in
concreto del programma e la sua scansione nel tempo, in relazione ai problemi specifici delle singole
scolaresche, dei singoli alunni e in relazione alla graduale evoluzione delle motivazioni nell'arco dei tre anni.
Ogni alunno, quale che sia la sua condizione (anche handicappato), deve poter trarre giovamento dal
servizio apprestato dalla scuola e partecipare alla vita del gruppo con inserimento il più attivo possibile. Le
attività saranno articolate in un progetto predisposto annualmente dallo insegnante, didatticamente
coordinato nell'ambito delle competenze del consiglio di classe.
Le indicazioni operative che seguono, per esigenza di chiarezza, tracciano distintamente alcuna aree
fondamentali dell'insegnamento dell'educazione fisica. E' ovvio che nella prassi dell'azione educativa le
esercitazioni connesse vanno combinate logicamente nel modo più opportuno, in modo che la successione
di sforzi e di carichi risponda anche a rigorose leggi fisiologiche; e curando che ciascuna lezione abbia come
protagonista l'alunno con le sua esigenze psicofisiche, e comprenda anche attività particolarmente gradite
agli alunni (esercizi sportivi, giochi di gruppo, ecc.) tutte però finalizzate al raggiungimento degli obiettivi
prescelti. Anche in ordine all'educazione fisica è necessario tenere conto dell'unità fondamentale della
personalità dell'alunno in ogni istante della sua evoluzione. In questo quadro deve essere rispettata il più
possibile una gradualità che corrisponda all'ordine insito nello sviluppo fisico onde evitare il verificarsi di
ritardi psicofisici spesso irreparabili e di conseguenza fortemente negative.
Ne deriva la necessità di porre massima attenzione al grado di sviluppo psico-motorio che il preadolescente
ha acquisito sin dalla scuola elementare anche se spesso questo dato non è adeguato sia per ragioni
intrinseche (ritmi personali di sviluppo) sia per motivi di obiettiva difficoltà della scuola di provenienza.
Si suggerisce, conseguentemente, l'adozione di una metodologia che, presupposta una chiarezza di obiettivi
e di interventi, si realizzi in una educazione fisica centrata su attività che abbiano la possibilità di colmare le
lacune, di sostenere lo sviluppo in ciascuna delle qualità fisiche fondamentali e delle relative capacità
(potenziamento fisiologico), il consolidamento ed il coordinamento degli schemi motori di base, la
promozione della capacità di vivere il proprio corpo in termini di dignità e di rispetto; la formazione di sane
abitudini di previdenza e di tutela della vita, il conseguimento di capacità sociali di rispetto per gli altri.
Sarà, perciò, necessario partire dall'osservazione ed analisi del preadolescente per stabilire il reale livello
psico-motorio, proporre situazioni educative personalizzate e seguire, via via, in sede di valutazione, il grado
di sviluppo del soggetto correlato ai dati ambientali, relazionali, psico-somatici che costituiscono i tratti
essenziali del livello di partenza.
Obiettivi e indicazioni programmatiche.
1. Potenziamento fisiologico.
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Il potenziamento fisiologico costituisce, oltre un obiettivo di per sé apprezzabile, il presupposto per il normale
svolgimento delle attività appresso specificate. In questo ambito vanno curati:
a) il miglioramento della funzione cardio-respiratoria. Sono noti al riguardo differenti metodi operativi, che
hanno in comune i seguenti elementi: il predominio del lavoro di resistenza integrale (regime aerobico); la
necessità di integrare questo lavoro con minime, graduali attività in regime anaerobico; l'attenzione da
prestare alle tecniche di recupero. Si sottolinea, a questo riguardo, l'utilità della corsa, su distanze
opportunamente programmate, nell'arco dell'anno e del triennio possibilmente su terreno vario, con ritmo
alterno, con superamento in agilità di ostacoli naturali o predisposti;
b) il rafforzamento della potenza muscolare. La forza è una componente che determina e influenza il gesto
finalizzato. Per l'incremento di questa qualità sono utili gli esercizi a carico naturale o con piccoli carichi
(palle zavorrate, bastoni di ferro, altri attrezzi anche adattati). Il rafforzamento della muscolatura delle grandi
masse degli arti è inefficace se non associato al rafforzamento del tono dei muscoli della colonna vertebrale
e delle cinture delle spalle e del bacino. A scopo preventivo-correttivo può insistersi sul rafforzamento di
gruppi muscolari specifici;
c) la mobilità e la scioltezza articolare. La capacità di eseguire movimenti di grande ampiezza è condizione
necessaria per una buona esecuzione di movimento e facilita qualsiasi apprendimento motorio. Sono utili a
conseguirla esecuzioni ripetute ai piccoli e grandi attrezzi, assicurando sempre il corretto gioco delle
articolazioni in un momento dell'evoluzione delle ossa lunghe;
d) la velocità. Essa, intesa come capacità di compiere azioni motorie nel più breve tempo, presuppone le
altre capacità dianzi elencate, e si sviluppa con l'automatismo del gesto, efficace ed economico. Tale
automatismo deve essere suscettibile di adattamento ad una situazione mutevole, portando così alla
destrezza.
2. Consolidamento e coordinamento degli schemi motori di base.
Premessa la presa di coscienza del proprio corpo da parte dell'alunno, l'aggiustamento dello schema
corporeo implica nuove e più ricche acquisizioni relative al rapporto del corpo con l'ambiente. In particolar
modo debbono essere ricercate situazioni implicanti rapporti non abituali fra il corpo e lo spazio, quali le
capovolte, gli atteggiamenti variati in fase di volo, gli esercizi di acquaticità (dove possibile). L'attrezzo, sia
grande che piccolo, codificato e occasionale, sarà considerato in funzione della molteplicità degli stimoli che
può offrire. Particolarmente valida può riuscire l'esecuzione di azioni, accuratamente scelte e preferibilmente
tratte dai grandi giochi, al fine di verificare e affinare: l'equilibrio posturale e dinamico; la coordinazione
generale; l'apprezzamento delle distanze (es., con lanci di precisione, con balzi misurati in corsa) e delle
traiettorie (es., esercizi e attività combinate con pallone in spostamento, spostamenti in relazione al
piazzamento o al movimento del compagno o del pallone); la rappresentazione mentale di situazioni
dinamiche (es., programmazione di azioni di attacco o difesa in giochi sportivi).
Particolare attenzione va posta al consolidamento della lateralizzazione assecondando la naturali e
spontanee funzioni di attacco-slancio dominanti e di appoggio-stacco complementare. Tale processo
partendo dagli arti superiori dovrà via via influenzare la dominanza a livello dell'emitronco e degli arti inferiori
tramite esercizi e tecniche opportune. Queste esercitazioni potranno anche essere finalizzate ad alcuni
aspetti della educazione stradale.
3. L'attività motoria come linguaggio.
Il movimento è uno dei linguaggi attraverso il quale l'uomo esprime il suo mondo interiore e entra in rapporto
con gli altri Tale linguaggio deve essere utilizzato nella scuola, accanto ai linguaggi verbali, visuali e
musicali, per consentire all'alunno l'esplorazione e la valorizzazione di tutti i mezzi d'espressione e
d'interrelazione. In questo senso saranno perseguiti tutti i tentativi validi allo scopo di far rappresentare,
attraverso la ricerca di movimenti naturali, sensazioni, sentimenti, immagini, idee, sia a livello individuale, sia
a livello di gruppo.
4. Attività in ambiente naturale.
Costituisce vasto settore dell'attività motoria in cui la scuola si riaggancia alla vita, rinnovando il rapporto
uomo/natura. L'insegnante, in relazione all'ambiente in cui opera, privilegerà l'espletamento delle lezioni
all'aria aperta o in ambiente naturale. Tali iniziative, se attentamente preordinate nel quadro della
programmazione educativa e didattica, da un lato valgono come ulteriore elemento formativo della
personalità degli alunni, dall'altro possono costituire occasioni concrete di apprendimento interdisciplinare.
5. Avviamento alla pratica sportiva.
L'avviamento alla pratica sportiva si inserisce armonicamente nel contesto dell'azione educativa, in quanto
teso allo scopo di contribuire alla formazione della personalità degli alunni e a porre le basi per una
consuetudine di sport attivo inteso come acquisizione di equilibrio psico-fisico nel quadro dell'educazione
sanitaria. In questa considerazione, l'insegnante troverà modo di inserire nelle lezioni di educazione fisica
3
l'avviamento a discipline sportive, la cui pratica potrà essere poi sviluppata nell'ambito delle apposite ore di
insegnamento complementare.
L'avviamento alle discipline sportive offrirà occasione di utilizzare o scoprire globalmente gesti usuali, quali il
correre, il saltare, lo scansare, il lanciare, il prendere, secondo uno scopo, in una continua successione di
situazioni problematiche. L'impegno di miglioramento del risultato discende solo dalla logica della ricerca e
della verifica del movimento più corretto e preciso; in questo senso lo sport scolastico tende alla disciplina
interiore, alla padronanza del corpo, alla formazione e all'affinamento di condotte motorie personali. Il
rispetto che deve sempre pretendersi delle regole dello sport e del gioco (siano esse codificate o
liberamente concordate) tende ad imprimere una consuetudine di lealtà e di civismo che non può esaurirsi
nell'ambito della lezione e della scuola. Gli sport e i giochi di squadra valgono in più a introdurre e
consolidare abitudini di collaborazione reciproca.
L'avviamento allo sport comporta naturalmente forme di competizione fra gli alunni. Ciò induce a chiarire che
lo agonismo, inteso come impegno a dare il meglio di se stessi nel confronto con gli altri, rientra nella logica
dell'educazione e perciò della scuola. Ciò comporta l'acquisizione da parte degli alunni di una coscienza
critica nei confronti di comportamenti estranei alla vera essenza dello sport, come la ricerca del risultato a
ogni costo o l'assunzione di atteggiamenti divistici.
Infatti una prestazione o una vittoria hanno significato solo in quanto rappresentano il segno di una conquista
su se stessi o il frutto di un impegno liberamente assunto e tenacemente perseguito.
D.P.R. 1 ottobre 1982, n. 908
Nuovi programmi d'insegnamento di educazione fisica negli istituti di istruzione secondaria superiore, nei
licei artistici e negli istituti d'arte
Visto il regio D.L. 10 aprile 1936, n. 634, convertito in Legge 28 maggio 1936, n. 1170;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 1952, n. 1226, col quale furono approvati i
programmi di insegnamento di educazione fisica negli istituti e scuole di istruzione media, classica,
scientifica, magistrale e artistica;
Visto il decreto ministeriale 24 aprile 1963, col quale, in applicazione della Legge 31 dicembre 1962, n. 1859,
i programmi anzidetti furono modificati nella parte relativa all'insegnamento nella scuola media;
Visto il decreto ministeriale 29 febbraio 1979, con il quale, in applicazione della Legge 16 giugno 1977, n.
348, sono stati formulati nuovi programmi di insegnamento nella scuola media in sostituzione di quelli di cui
al citato decreto ministeriale 24 aprile 1963;
Considerata l'opportunità di adottare nuovi programmi di insegnamento dell'educazione fisica negli istituti di
istruzione secondaria superiore, nei licei artistici e negli istituti d'arte in
sostituzione della parte ancora vigente di quelli di cui al citato decreto del Presidente della Repubblica 25
luglio 1952, n. 1226;
Sulla proposta del Ministero della pubblica istruzione, previa audizione del Consiglio nazionale della pubblica
istruzione;
Decreta:
Il programma di insegnamento di educazione fisica negli istituti di istruzione secondaria superiore, nei licei
artistici e negli istituti d'arte di cui al decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 1952, n. 1226, è
sostituito, a decorrere dall'inizio dell'anno scolastico 1983-84, dal programma allegato al presente decreto e
vistato dal Ministero proponente.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti
della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Programma d'insegnamento dell'educazione fisica negli istituti d'istruzione secondaria superiore, nei licei
artistici e negli istituti d'arte
Indicazioni Generali
L'insegnamento dell'educazione fisica nelle scuole secondarie superiori costituisce il proseguimento logico di
quello svolto nella scuola media. Esso concorre, con le altre componenti educative, alla formazione degli
alunni e delle alunne, allo scopo di favorirne l'inserimento nella società civile, in modo consapevole e nella
pienezza dei propri mezzi.
Coerentemente con le predette finalità formative il presente programma:
a) indica obiettivi didattici riferiti all'intero corso di studi, rimettendo alla responsabile libertà dei docenti,
opportunamente coordinata negli organi collegiali della scuola, la determinazione dei modi e dei tempi nei
quali dovrà svolgersi concretamente l'azione educativa con riferimento alle caratteristiche dei diversi corsi
d'istruzione e alle situazioni peculiari delle singole scuole, delle singole classi, dei singoli alunni;
b) indica tali obiettivi in modo uguale per gli alunni e le alunne, nella considerazione che l'insegnamento
dell'educazione fisica, anche quando deve tener conto delle caratterizzazioni morfo-funzionali del sesso
nella determinazione quantitativa e qualitativa delle attività, tende unitariamente, insieme con le altre materie
insegnate nella scuola, alla formazione di cittadini di una evoluta società democratica, nella quale uomini e
donne possano contribuire con uguale dignità e senza discriminanti partizioni di ruoli al progresso sociale e
civile della Nazione.
Così delineato, il programma assegna funzione essenziale alla programmazione dei docenti articolata,
sull'intero corso di studi, sull'arco dell'anno scolastico e dei singoli trimestri (o quadrimestri), con
l'apprestamento degli strumenti di verifica nel lungo e breve termine. Richiama inoltre costantemente
l'esigenza di un collegamento interdisciplinare, inteso a collocare l'educazione fisica, da un lato come verifica
vissuta di nozioni apprese,
dall'altro come stimolo alla chiarificazione di concetti relativi a discipline diverse.
La scuola secondaria superiore accoglie gli alunni nell'età dell'adolescenza. In tale età, specie con
riferimento alle prime classi del relativo corso di studi, si osserva ancora un evidente squilibrio morfologico e
funzionale, che implica una adeguata rielaborazione degli schemi motori in precedenza acquisiti e induce
alla ricerca di nuovi equilibri. Tale scompenso è più evidente negli alunni e più attenuato nelle alunne; ma gli
uni e le altre attraversano una fase difficile - a volte drammatica - di maturazione personale. L'adolescente
partecipa in modo più attivo, rispetto al ragazzo della scuola media, alla vita del gruppo, avvertendo tuttavia
in modo più accentuato esigenze e stimoli spesso contraddittori: l'esaltazione della propria libertà e nello
stesso tempo la necessità di contemperarla con la libertà altrui; la ricerca di una propria autonomia
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responsabile e nel contempo la tendenza verso forme associate a carattere non istituzionale e tuttavia
soggette a norme, sia pure informali; il bisogno di un confronto (con se stesso, con gli altri membri del
gruppo e, in qualità di membro inserito, confronto del proprio gruppo con altri gruppi) e nel contempo la
tentazione di chiudersi in se stesso. La travagliata ricerca di una
identità personale, nella quale si realizza il passaggio all'età adulta, va seguita dal docente con attenzione
facendo ricorso ai metodi di individualizzazione e ad una continua valutazione dello sviluppo e della
differenziazione delle tendenze personali. Tale azione, ovviamente, investe le responsabilità di tutti i docenti
della scuola secondaria superiore; ma in modo accentuato quella dei docenti di educazione fisica sia per
l'immediatezza degli stimoli e delle reazioni che questa suscita, sia per la maggiore possibilità di
osservazione e di verifica dei comportamenti che essa offre. Inoltre il rapporto educativo che si instaura nella
vita scolastica fra l'alunno e il docente di educazione fisica, rende quest'ultimo l'"adulto" al quale
l'adolescente si confida più frequentemente chiedendone il consiglio; per cui il docente di educazione fisica
spesso ha maggiori possibilità di mettere in luce, nell'ambito del consiglio di classe, aspetti, anche transitori,
della personalità degli alunni, che altrimenti sfuggirebbero ad una pure doverosa considerazione.
Obiettivi e indicazioni orientative
Gli obiettivi appresso indicati, con le esplicitazioni intese a meglio chiarirli, costituiscono la parte normativa
del programma. È sembrato opportuno arricchirli con alcune indicazioni orientative e con esemplificazioni dei
modi nei quali può realizzarsi un efficace insegnamento dell'educazione fisica nelle scuole secondarie
superiori. Tali indicazioni ed esemplificazioni non pretendono tuttavia di avere carattere di compiutezza;
tanto più che una medesima attività variamente impostata, può valorizzare in modo diverso l'uno e l'altro
degli obiettivi che seguono, a seconda delle opportunità educative che il docente ritenga di utilizzare nella
scansione del suo piano di lavoro. Tenendo presente, comunque, che in questa fascia scolastica
l'insegnamento dell'educazione fisica deve tendere al motivato coinvolgimento degli alunni e delle alunne;
intento che sarà più facilmente conseguito se le scelte e l'organizzazione delle scelte attingeranno
soprattutto al patrimonio motorio delle diverse discipline sportive e di attività espressive tipiche quali i giochi
popolari e le danze folcloristiche.
1) Potenziamento fisiologico
La razionale e progressiva ricerca del miglioramento della resistenza, delle velocità, della elasticità
articolare, delle grandi funzioni organiche, è un fondamentale obiettivo dell'educazione fisica, sia in funzione
della salute, sia perché presupposto dello svolgimento di ogni attività motoria, finalizzata particolarmente alla
formazione globale dell'adolescente. Tale ricerca va condotta per l'intero corso della scuola secondaria, con
differenziazioni di applicazione suggerite dalla valutazione delle necessità emergenti e con l'impiego di
strumenti e modalità appropriati.
I mezzi operativi possono essere molti purché sempre aderenti agli interessi dei giovani, alla disponibilità di
attrezzature, alle tradizioni locali e alle caratteristiche ambientali.
Una scelta adeguata dell'entità del carico e della ripetizione degli esercizi promuove la resistenza e il
potenziamento muscolare.
Per es.: esercizi a carico naturale (traslocazioni in piano, in salita, in gradinate, in ostacoli bassi); esercizi di
opposizione e resistenza; esercizi ai grandi attrezzi, differenziati, ove opportuno anche nella tipologia, per
alunni e alunne (palco di salita, scale, spalliere, ecc.).
La capacità di eseguire movimenti di diversa ampiezza e di compiere azioni motorie nel più breve tempo,
sono condizioni necessarie per un buon apprendimento motorio. L'acquisizione dell'automatismo del gesto
efficace ed economico, suscettibile di adattamento a situazioni mutevoli porta alla destrezza; sono utili a
onseguirla esecuzioni ripetute sia con attrezzi codificati, sia con attrezzi occasionali opportunamente scelti
ed utilizzati in vista del raggiungimento di una motricità raffinata.
Il graduale aumento della durata e dell'intensità del lavoro, a sua volta giova in particolare al miglioramento
delle funzioni cardio-respiratorie. Per es.: camminare ad andatura sostenuta e correre, possibilmente in
ambiente naturale, per durata e ritmi progressivamente crescenti; esercizi a corpo libero e con piccoli attrezzi
svolti in esecuzioni prolungate ad intensità progressiva.
2) Rielaborazione degli schemi motori.
L'affinamento e l'integrazione degli schemi motori acquisiti nei precedenti periodi scolastici sono resi
necessari dalle nuove esigenze somato-funzionali che rendono precari i precedenti equilibri.
Ciò porta all'evoluzione quantitativa e qualitativa degli schemi stessi e all'arricchimento del patrimonio
motorio.
Sia i piccoli che i grandi attrezzi, secondo le loro caratteristiche, possono riuscire vantaggiosi come mezzi di
verifica del rapporto del corpo con l'ambiente. In questa considerazione acquista risalto la ricerca di
situazioni nelle quali si realizzano rapporti non abituali del corpo nello spazio e nel tempo, e la
rappresentazione interiore di situazioni dinamiche. Possono valere allo scopo, sia esercizi con la corda, la
palla, il cerchio ecc. eseguiti individualmente, in coppia o in gruppo, in modi e con ritmi costanti o variati, sia
3
esercizi ai grandi attrezzi, quali il telo elastico, il cavallo, il trampolino, il plinto, per la ricerca di atteggiamenti
in volo, sia infine le attività in acqua (quando vi sia disponibilità di piscina).
3) Consolidamento del carattere, sviluppo della socialità e del senso civico.
L'attività svolta per il conseguimento di questi fini può essere valorizzata con interventi di tipo diverso
opportunamente graduati, e tra questi, ad esempio:
gli esercizi di preacrobatica ed ai grandi attrezzi, intesi a far conseguire all'adolescente la consapevolezza
dei propri mezzi e a superare con gradualità eventuali remore immotivate;
l'organizzazione di giochi di squadra che implichino il rispetto di regole predeterminate, l'assunzione di ruoli,
l'applicazione di schemi di gare;
l'affidamento, a rotazione, di compiti di giuria e arbitraggio o dell'organizzazione di manifestazioni sportive
studentesche con l'apprestamento-verifica dei campi di gara;
l'attuazione di escursioni e di campeggi con attribuzione - sempre a rotazione - dei diversi compiti inerenti
alla vita in ambiente naturale e allo svolgimento di essa nella comunità. La capacità di utilizzare mappe del
territorio, di riconoscere luoghi, di decifrare i segni della natura e dell'insediamento umano, costituisce inoltre
mezzo di recupero di un rapporto con l'ambiente;
l'organizzazione di giochi tradizionali o popolari e di gruppi d'esibizione di attività folcloristiche, che offrono
anche interessanti spunti interdisciplinari.
4) Conoscenza e pratica delle attività sportive.
La conoscenza dello sport attraverso un'esperienza vissuta è uno degli obiettivi fondamentali dell'educazione
fisica nella scuola secondaria superiore; in vista anche dell'acquisizione e del consolidamento di abitudini
permanenti di vita; È evidente il ruolo che lo sport può assumere nella vita del giovane e dell'adulto sia come
mezzo di difesa della salute, sia come espressione della propria personalità, sia come strumento di
socializzazione e di riappropriamento della dimensione umana a compensazione dei modi
alienanti nei quali si svolge spesso la vita dei nostri giorni. È opportuno, al riguardo, richiamare l'attenzione
dei docenti sui rapporti fini-mezzi che vanno tenuti presenti e correttamente impostati secondo le situazioni e
le esigenze proprie degli alunni loro affidati. In particolare occorre tener presente che l'approccio allo sport,
realizzato anche in modo competitivo, deve rispondere alla condizione che:
a) le attività riescano effettivamente a coinvolgere la generalità degli alunni, compresi i meno dotati;
b) ogni forma di competizione sia diretta a valorizzare la personalità dei singoli alunni e pertanto costituisca
la verifica concreta, non tanto del conseguimento o del miglioramento di un risultato, quanto dell'impegno
personale, dell'applicazione assidua, dell'osservanza delle regole proprie del tipo di attività.
Le abitudini sportive così conseguite avranno modo, poi, di svilupparsi nelle ore dedicate all'avviamento alla
pratica sportiva, in conformità delle deliberazioni adottate dagli organi collegiali e nell'ambito delle
disposizioni della legge e delle direttive generali emanate dal Ministero.
5) Informazioni fondamentali sulla tutela della salute e sulla prevenzione degli infortuni.
L'educazione fisica tende a collocare gli alunni e le alunne in un più ampio circuito di interessi e conoscenze
che superino il periodo transitorio della vita scolastica. In questa prospettiva e segnatamente per gli alunni e
le alunne degli istituti d'istruzione tecnica, professionale ed artistica, acquista rilievo l'informazione sulle
attività motorie valide a compensare eventuali quadri di deterioramento psicofisico connessi alle più comuni
tipologie lavorative. Per tutti, acquista rilievo inoltre l'illustrazione delle modalità di prevenzione degli infortuni
nell'utilizzazione del tempo libero. È noto infatti che in questo settore - basti pensare all'igiene alimentare - vi
è una notevole disinformazione o addirittura la diffusione di convinzioni errate, che trovano troppo spesso
una manifestazione drammatica nella casistica degli infortuni nel periodo delle vacanze. La capacità di
evitare infortuni a se stessi deve collegarsi con quella di prestare soccorso agli
infortunati; d'onde l'opportunità di completare l'insegnamento con le tecniche elementari di pronto soccorso,
salvataggio e rianimazione, con riferimento soprattutto a quei casi di traumatologia sportiva che possono
verificarsi in ambienti relativamente isolati (es. infortuni in montagna o in mare).
Indicazioni programmatiche particolari per le scuole magistrali e gli istituti magistrali
Avvertenza
Gli alunni e le alunne delle scuole e degli istituti magistrali svolgono il programma di educazione fisica
comune a tutti gli istituti secondari superiori. Tuttavia, tale programma viene integrato con le indicazioni
particolari che seguono, al fine di far acquisire agli alunni stessi una preparazione teorica e pratica che
consenta loro, una volta diventati docenti, di realizzare un'efficace azione educativa mediante lo svolgimento
di attività motorie chiaramente finalizzate.
Il complesso delle conoscenze e delle abilità necessarie per svolgere tale azione educativa potrà essere
acquisito sia nelle ore dedicate all'educazione fisica secondo gli orari settimanali previsti dalle disposizioni
vigenti, sia durante lo svolgimento del tirocinio guidato.
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Nell'area in argomento, il compito di formazione dei futuri insegnanti è affidato principalmente ai professori di
educazione fisica; ma esso risulterà più agevole e produttivo se, in osservanza dell'art. 3 del decreto del
Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 416, sarà realizzata un'opera didattica programmata
secondo il criterio interdisciplinare, in cui siano impiegati i componenti dell'intero consiglio di classe e
particolarmente i docenti cui sono affidati gli insegnamenti di pedagogia e psicologia, di scienze naturali e di
igiene, e di tirocinio didattico.
(A) Indicazioni per le scuole magistrali.
Premessa
L'attività motoria nella scuola materna
La puerizia (dai 3 ai 5 anni), come ogni stadio evolutivo, ha una specifica funzione nello sviluppo della
personalità. Essa inizia quando si è spezzata la partecipazione emotiva alla realtà esterna, tipica dell'infanzia
e comincia ad emergere la coscienza dell'io: il bambino comincia a parlare in prima persona, si distingue
sempre di più dal mondo circostante; egli riferisce tutto a se stesso, giudica cose e persone secondo l'utile
che gli arrecano; tutto gli sembra posto al suo servizio. In questo stadio della formazione della personalità,
l'intervento educativo può realizzarsi soprattutto attraverso l'apparato sensoriale e il movimento. D'onde
l'importanza delle attività motorie nella scuola materna.
Il bambino che, a tre anni, inizia a frequentare tale scuola generalmente tende a consolidare la strutturazione
ponderale iniziata al termine della prima infanzia; successivamente, verso i cinque anni, acquista una
prevalente spinta staturale che continuerà nei primi anni della scuola elementare. La maturazione del
sistema nervoso che si è realizzata nei primi anni di vita e lo sviluppo degli apparati circolatori e respiratorio
concorrono a migliorare la prestazione motoria del bambino stesso.
Questi, a tre anni, ha già acquisito in modo abbastanza coordinato lo schema motorio del camminare e
tende ad utilizzare, sia pure in modo scarsamente controllato, buona parte degli altri schemi.
L'apprendimento motorio, realizzato inizialmente mediante l'esercizio spontaneo, determina l'evolversi dei
così detti prerequisiti funzionali vale a dire delle condizioni fondamentali che consentono la funzionalità del
movimento: in primo luogo, la strutturazione dello schema corporeo cioè il progressivo chiarirsi della
percezione e dell'immagine che il bambino ha di sé nei rapporti fra i segmenti corporei e tra il proprio corpo e
la realtà esterna, anche se tali rapporti sono stabiliti nelle forme egocentriche proprie dello sviluppo emotivo,
intellettuale e sociale della sua età.
In considerazione del fatto che il bambino ha uno spiccato interesse per il proprio corpo, l'azione educativa
della scuola materna tende, innanzi tutto, a mantenere un atteggiamento positivo verso di esso, ad averne
cura e a prenderne coscienza sempre più chiara. Ciò potrà essere conseguito avviando il bambino a
conoscerne le parti e le relative funzioni, ad utilizzarne gli apparati sensoriali, a svolgere attività motorie che
favoriscono la percezione di sé e alimentano i sentimenti del vissuto i quali concorrono all'arricchimento della
personalità sul piano emotivo, intellettuale e sociale. Nella scuola materna deve esser favorita soprattutto la
tendenza dei bambini a muoversi ricercando il loro "accomodamento" rispetto allo spazio, al tempo, agli altri
e agli oggetti. L'azione educativa tenderà a migliorare tale capacità favorendo attività di libera espressione
corporea, anche su basi ritmiche e musicali, e proponendo attività che aiutano la maturazione degli schemi
motori.
L'attività motoria comunque deve mantenere costantemente il carattere gioioso tipico della scuola materna.
Programma
1) Studio degli "Orientamenti" della scuola materna statale, per individuare il ruolo assegnato alle attività
motorie nell'azione educativa generale.
2) Le caratteristiche biopsicologiche dello stadio evolutivo della puerizia (3-5 anni) con particolare riferimento
alle condizioni organiche del bambino e al suo comportamento motorio correlato alle aree emotiva, cognitiva
e sociale.
3) Studio analitico del movimento:
a) conoscenze fondamentali sul sistema nervoso centrale e periferico, e sugli apparati osteo-artro-muscolare
e cardiorespiratorio;
b) cenni sulle teorie del movimento (con uso appropriato della terminologia cinetica);
c) principali funzioni del movimento (formazione e sviluppo psicofisico del bambino);
d) prerequisiti funzionali (strutturazione dello schema corporeo, controllo degli equilibri e della lateralità,
coordinazione spazi-temporale, controllo della respirazione, capacità di rilassamento, controllo posturale);
e) schemi motori fondamentali (afferrare, lanciare, rotolarsi, strisciare, camminare, correre, saltare,
arrampicarsi, dondolarsi, nuotare, ecc.). Modi diversi di utilizzazione delle varie forme di movimento in vista
dell'arricchimento e dell'affinamento degli schemi motori.
4) Carenze motorie dovute a condizioni strutturali e psicologiche (emotive, cognitive, sociali); conseguenze
sullo sviluppo della personalità del bambino. Problematica degli handicap e metodiche di integrazione
scolastica degli alunni che ne sono portatori.
5) Conoscenza di giochi per l'infanzia che, nella varietà delle esecuzioni, possono privilegiare lo sviluppo dei
prerequisiti funzionali, delle funzioni intellettuali e dei comportamenti sociali.
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6) Fondamenti di igiene e di pronto soccorso.
7) Esercitazioni di tirocinio. Le esercitazioni verteranno su: la didattica operativa dei giochi di movimento, con
o senza piccoli attrezzi - criteri di scelta e quantificazione dell'impegno motorio;
l'utilizzazione di tecniche per lo sviluppo dello schema corporeo e delle capacità percettivo-motorie;
l'applicazione, ove possibile, di modalità di intervento e di tecniche elementari atte a favorire
l'ambientamento in acqua, il galleggiamento, il nuoto;
la programmazione dell'intervento educativo-motorio (obiettivi, contenuti, metodi), la verifica e la valutazione
dei risultati.
(B) Indicazioni per gli istituti magistrali.
Premessa
L'attività motoria nella scuola elementare
Lo sviluppo corporeo e l'affinamento motorio costituiscono aspetti essenziali dello sviluppo della personalità
del fanciullo.
L'alunno che inizia a frequentare la scuola elementare viene realizzando una crescita staturale, con
prevalenza del valore degli arti su quello del busto; tale crescita, in modo più o meno accentuato, è
caratterizzata da temporanea insufficienza osteo-muscolare e da insicurezza motoria. Verso gli otto anni è
prevalente l'aumento ponderale, con un incremento relativo a della forza muscolare, specialmente degli arti
inferiori; negli ultimi anni della scuola elementare, si realizza un equilibrio statuto-ponderale che prelude
all'ulteriore aumento staturale del periodo prepubere.
Tali caratteristiche determinano modalità e tempi diversi dello sviluppo delle strutture necessarie al
movimento (scheletriche, muscolari, neurologiche, legamentose, ecc.) e, comunque, inducano a ritenere
indispensabile un adeguato svolgimento delle attività motorie, con finalità di formazione e di prevenzione fin
dal primo ciclo della scuola elementare.
Durante la fanciullezza si realizza inoltre una intensa costruzione dei prerequisiti funzionali, quali, ad
esempio, lo schema corporeo, la coordinazione sensomotoria, l'organizzazione spazio-temporale, gli equilibri
e la lateralizzazione, la coordinazione statica e dinamica generale e segmentale. Poiché tali prerequisiti si
sviluppano compiutamente entro il dodicesimo anno di età, per la loro strutturazione e il loro consolidamento,
la fanciullezza costituisce lo stadio critico, il più sensibile, quello decisivo ai fini delle capacità motorie.
Nella scuola elementare, pertanto, è importante affinare e arricchire i vari schemi motori: camminare,
correre, saltare, lanciare, afferrare, battere, calciare, rotolarsi, nuotare, ecc.
Favorire lo sviluppo corporeo e motorio significa realizzare un'azione formativa diretta a controllare e
coordinare il movimento con più fine discriminazione percettiva e operativa. In altri termini, l'alunno, se
validamente aiutato, potrà fornire, negli ultimi anni della fanciullezza, risposte motorie complesse,
chiaramente progettate, intenzionalmente avviate, finemente controllate, precisamente finalizzate.
L'attivazione di tutti gli schemi motori con varietà di metodi, di strumenti e di situazioni, potrà far acquisire
armoniosità e creatività motoria.
Programma
1) Studio dei programmi della scuola elementare, per individuare il ruolo assegnato alle attività motorie
nell'azione educativa generale.
2) Le caratteristiche biopsicologiche della fanciullezza (6-11 anni), con particolare riferimento alle condizioni
organiche e al comportamento motorio correlato alle aree affettiva, intellettuale e sociale.
3) Studio analitico del movimento:
a) conoscenze fondamentali sul sistema nervoso centrale e periferico, e sugli apparati osteo-artro-muscolare
e cardio-respiratorio;
b) cenni sulle teorie del movimento (con uso appropriato della terminologia cinetica);
c) principali funzioni del movimento (formazione e sviluppo psicofisico del fanciullo);
d) prerequisiti funzionali (strutturazione dello schema corporeo, controllo degli equilibri e della lateralità,
coordinazione spazio-temporale, controllo della respirazione, capacità di rilassamento, controllo posturale);
e) modi diversi di utilizzazione delle varie forme di movimento in vista dell'arricchimento e dell'affinamento
degli schemi motori;
f) sviluppo della motricità nei diversi stati dell'età evolutiva (dalla motricità indifferenziata agli schemi di
azione; dalla pre-operatorietà alla operatorietà).
4) Comportamenti posturali viziati e principali paramorfismi dell'età scolare; loro etiogenesi. Carenze motorie
dovute a condizioni strutturali e psicologiche (emotive, cognitive, sociali), conseguenze sul rendimento
scolastico e sullo sviluppo della personalità del fanciullo. Problematica degli handicap e metodiche di
integrazione scolastica degli alunni che ne sono portatori.
5) Conoscenza dei giochi di movimento che consentono il raggiungimento di obiettivi di formazione e che,
nella varietà delle esecuzioni, possono privilegiare lo sviluppo dei prerequisiti funzionali, delle funzioni
intellettuali e dei comportamenti sociali.
6) I dinamismi del folclore, della danza e dei giochi popolari.
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7) Elementari attività pre-sportive (corsa, salto, lancio) e giochi di squadra con regole determinate dagli
alunni stessi o assunte dall'esterno (quattroporte, minibasket, minivolley, minihandball ecc.).
8) Fondamenti di igiene e di pronto soccorso.
9) Esercitazioni di tirocinio. Le esercitazioni verteranno su:
la didattica operativa dei giochi di movimento, con o senza attrezzi;
l'utilizzazione di tecniche per lo sviluppo degli schemi motori, criteri di scelta e quantificazione dell'impegno
motorio;
la progettazione e la realizzazione di percorsi misti per alunni del primo e del secondo ciclo, le cui frazioni
saranno graduate per lunghezza e difficoltà in rapporto allo sviluppo strutturale e funzionale conseguito;
l'applicazione, ove possibile, di tecniche elementari di galleggiamento e di nuoto;
la programmazione dell'intervento educativo motorio (obiettivi, contenuti, metodi), la verifica e la valutazione
dei risultati.
Legge 18 giugno 2002, n.136 (in GU 8 luglio 2002, n. 158)
Equiparazione tra il diploma in educazione fisica e la laurea in scienze delle attività motorie e sportive
Art. 1.
1. I diplomi in educazione fisica rilasciati dall'Istituto superiore di educazione fisica statale di Roma e dagli
istituti superiori di educazione fisica pareggiati ai sensi dell'articolo 28 della legge 7 febbraio 1958, n. 88,
sono equiparati alle lauree afferenti alla classe 33 di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca
scientifica e tecnologica 4 agosto 2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 245
del 19 ottobre 2000, ai fini dell'accesso ai pubblici concorsi ed alle attività professionali.
2. Ogni ateneo, nell'ambito della propria autonomia, può definire l'accesso di coloro che sono in possesso
del titolo rilasciato dagli istituti di cui all'articolo 1, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 8 maggio 1998,
n. 178, e di coloro che hanno conseguito il titolo previsto dall'articolo 5, comma 6, del decreto del Ministro
dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 15 gennaio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
18 del 23 gennaio 1999, ai corsi di laurea specialistica afferenti alle classi 53/S, 75/S e 76/S di cui al decreto
del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 28 novembre 2000, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 18 del 23 gennaio 2001, nonché ai master universitari di
primo livello.
CODIFICAZIONE ATTIVITA' SPORTIVE
Giochi Sportivi Studenteschi - Centri Giovanili
1. ATLETICA LEGGERA pista (FIDAL)
2. ATLETICA LEGGERA campestre (FIDAL)
3. CALCIO (FIGC)
4. GINNASTICA (FGI)
5. NUOTO (FIN)
6. PALLACANESTRO (FIP)
7. PALLAMANO (FIGH)
8. PALLAVOLO (FIPAV)
9. SPORT INVERNALI (FISI)
10. BADMINTON (FIB)
11. BASEBALL - SOFTBALL (FIBS)
12. BOCE (FIB)
13. CANOA (FICK)
14. CANOTTAGGIO (FIC)
15. CICLISMO (FCI)
16. FOOTBALL AMERICANO (FIAF)
17. GOLF (FIG)
18. HOCKEY PRATO (FIH)
19. HOCKEY E PATTINAGGIO ROTELLE (FIHP)
20. TAEKWONDO (FITA)
21. LOTTA PESI JUDI E KARATE (FILPJK)
22. MOTOCICLISMO (FMI)
23. MOTONAUTICA (FIM)
24. PALLATAMBURELLO (FIPT)
25. PALLONE ELASTICO (FIPE)
26. PENTATHLON MODERNO (FIPM)
27. PESCA SPORTIVA E ATTIVITA' SUBACQUEA (FIPSAS)
28. PUGILATO (FPI)
29. RUGBY (FIR)
30. SCHERMA (FIS)
31. SCI NAUTICO (FISN)
32. SPORT DEL GHIACCIO (FISG)
33. SPORT DISABILI (FISD)
34. SPORT EQUESTRI (FISE)
35. ORIENTAMENTO (FISO)
36. SQUASH (FIGS)
37. TENNIS (FIT)
38. TENNIS TAVOLO (FITeT)
39. TIRO A SEGNO (UITS)
40. TIRO A VOLO (FITAV)
41. TIRO CON L'ARCO (FITARCO)
42. VELA (FIV)
43. CANOTTAGGIO Sedile Fisso (FICSF)
44. ARRAMPICATA SPORTIVA (FASI)
45. WUSHU-KUNG FU (FIWUK)
46. AEROMODELLISMO (AeCI)
47. KARTING (ACI)
48. BILIARDO (FIBIS)
49. BOWLING (FISB)
50. BRIDGE (FIGB)
51. CRICKET (fcrl)
52. DAMA (FID)
53. DANZA SPORTIVA (FIDS)
54. KENDO (FIK)
55. SCACCHI (FSI)
56. SPORT SILENZIOSI (FISS)
57. TRAMPOLINO ELASTICO (FITE)
58. SURF (FISURF)
59. TRIATHLON (FITr)
60. TURISMO EQUESTRE (FITEEANTE)
61. TWIRLING (FITw)
Certificazione Medica
Supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 230 del 2 ottobre 2000 - Serie generale
GAZZETTA
UFFICIALE
DELLA
REPUBBLICA ITALIANA
Roma
2 ottobre 2000
DECRETO
DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 28 luglio 2000, n.270.
Regolamento
di esecuzione dell'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti
con i medici di medicina generale.
(….
Omissis …)
DECRETO
DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 28 luglio 2000, n.272.
Regolamento
di esecuzione dell'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti
con i medici specialisti pediatri di libera scelta.
D.P.R.
28 luglio 2000 n. 270
(pag.46
del supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 230 del 2 ottobre 2000)
(…. Omissis …)
Art. 31 - Compiti del medico con
compensi a quota fissa
1.
L'inserimento negli elenchi di cui all'art. 19, comma 4. determina,
relativamente all'ambito territoriale di iscrizione dì ciascun medico e nei
confronti dei cittadini che lo scelgono, l'affidamento al medico stesso della
responsabilità complessiva in ordine alla tutela della salute del proprio
assistito che si estrinseca in compiti diagnostici, terapeutici, riabilitativi,
preventivi individuali e familiari e di educazione sanitaria i quali sono
espletati attraverso interventi ambulatoriali e domici1iari fina1izzati al
soddisfacimento dei relativi bisogni sanitari correlati ai 1ivelli essenziali e
uniformi di assistenza.
2- I compiti
del medico, remunerati con una quota fissa per assistito ai sensi
dell'art. 8. comma l. del decreto legislativo n. 502/92 e successive
modificazioni, comprendono:
a) le visite
domici1iari ed ambulatoriali a scopo diagnostico e terapeutico. Al fine di
migliorare lo standard delle prestazioni il medico si avvale di supporti
tecnologici diagnostici e terapeutici sia nel proprio studio sia a livello
domiciliare;
b) il
Consulto con lo specialista e l'accesso del medico di famiglia presso gli
ambienti di ricovero in fase di accettazione, di degenza e di dimissione del
proprio paziente, in quanto atti che attengono alla professionalità del medico
di medicina generale;
C) la tenuta
e 1'aggiomamento di una scheda sanitaria individuale ad uso del medico ed a
utilità dell'assistito, quale strumento tecnico professionale che, oltre a
migliorare la continuità assistenziale, consenta al medico di
collaborare
ad eventuali indagini epidemiologiche mirate e a quanto previsto dagli accordi
regionali;
d) le
certificazioni obbligatorie per legge ai fini della riammissione alla scuola
dell'obbligo, agli asili nido, alla scuola materna e alle scuole secondarie
superiori;
e) la
certificazione di idoneità allo svolgimento di attività sportive non
agonistiche di cui al decreto Ministro Sanità del 28 febbraio 1983 art. 1 lettera a) e c),
nell'ambito scolastico, a seguito di specifica richiesta dell'autorità
scolastica competente;
f) la
certificazione per l'incapacità temporanea al lavoro.
3. Sono.
inoltre. obblighi e compiti del medico:
(…. Omissis …)
D.P.R.
28 luglio 2000 n. 272
(pag.275
del supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 230 del 2 ottobre 2000)
ART. 29 - Compiti del pediatra
con compenso a quota fissa
1. I compiti
del pediatra remunerati con la quota fissa, per assistito, ai sensi dell'art.8
del decreto legislativo 502/92 e successive modificazioni, sono rivolti alla
tutela globale del bambino.
2.L'attività
del pediatra di famiglia viene espletata durante ('arco temporale non rientrante
nella competenza dei servizi preposti alla continuità assistenziale di cui all'art.43, e comprende i seguenti
compiti remunerati a quota fissa:
a) la presa
in carico del neonato entro il primo mese di vita del bambino, con il supporto
attivo delle unità ospedaliere e distrettuali per una tempestiva scelta del
pediatra, fatti salvi specifici progetti di dimissione precoce e/o protetta:
b) le visite
ambulatoriali e domiciliari a scopo, diagnostico e terapeutico di cui
all'art.31, ivi comprese le prescrizioni farmaceutiche e diagnostiche;
c) il
consulto con lo specialista, di cui all'art. 32., in sede ambulatoriale o
domiciliare;
d) l'accesso
presso gli ambienti di ricovero, ai sensi dell'art.33, in fase di accettazione,
di degenza o dimissione del proprio paziente, in quanto atti che attengono alla
professionalità del pediatra di fiducia:
e) le
certificazioni ai fini della ammissione agli asili nido e della riammissione
alla scuola materna. alla scuola dell'obbligo e alle scuole secondarie
superiori, e ai fini dell'astensione dal lavoro del genitore a seguito di
malattia del bambino;
1) La tenuta
e l'aggiornamento di una scheda sanitaria pediatrica individuale ad uso
esclusivo del pediatra, quale strumento tecnico professionale che, oltre a
migliorare la continuità assistenziale, consenta al pediatra di seguire la
regolare crescita del bambino e di collaborare con l'Azienda ad eventuali
indagini epidemiologiche e ricerche statistiche riguardanti la prima infanzia e
l'età evolutiva e a quanto previsto dagli Accordi Regionali;
g)
La certificazione di stato di buona salute per lo svolgimento di attività
sportive non agonistiche di cui al decreto Ministro Sanità del 28 febbraio
1983, art.1 lettere a) e c) nell'ambito scolastico, a seguito di richiesta
dell'autorità scolastica competente (vedi allegato H);
h) Richiesta
di indagini specialistiche proposte di ricovero e di cure termali.
3.Sono
inoltre compiti del pediatra di libera scelta:
a) l'adesione
alla sperimentazione della équipe territoriale di cui all'art 14 ter la cui
partecipazione
(…. Omissis …)
(pag.320
del supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 230 del 2 ottobre 2000)
CERTIFICAZIONI SPORTIVE
a) Per
attività parascolastiche si intendono le attività fisico-sportive svolte in
orario extracurricolare, con partecipazione attiva e responsabile
dell'insegnante. finalizzate alla partecipazione a gare e campionati e
caratterizzate da competizioni tra atleti; sono escluse le attività
ginnico-motorie con finalità ludico-ricreative, ginnico-formative,
riabilitative o
rieducative.
praticabili a prescindere dall'età e senza controllo sanitario preventivo
obbligatorio.
b)
Necessitano della certificazione di stato di buona salute per i Giochi della
gioventù ed i Giochi Sportivi Studenteschi gli alunni, già selezionati, che
partecipano alle fasi successive a quelle di Istituto o di rete di Istituti (sovraintesi
da un'unica autorità scolastica). Poiché nella scuola elementare i Giochi
Sportivi Studenteschi sono limitati alla fase di Istituto e hanno carattere
educativo, formativo e mai competitivo non necessitano di certificazione.
c) La
certificazione di stato di buona salute per la partecipazione alle
manifestazioni sportive organizzate da Enti pubblici o privati tramite i P .O.F
(Piani Offerte Formative) è dovuta per le sole attività che rientrano tra
quelle definite alla lettera a) del presente allegato.

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