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grotta salomone.

Da “ l'abruzzo nei millenni , dal paleolitico inferiore alle genti italiche”
 di Radmilli Antonio , adelmo polla editore.

 LE CULTURE DEL PALEOLITICO SUPERIORE IN ABRUZZO

 Le culture del paleolitico superiore risultano formate da una molteplicità di elementi sia nella ergologia che nella sfera delle manifestazioni spirituali. L’industria litica, rispetto a quelle dei tempi precedenti, risulta formata da circa duecento tipi. Inoltre largo uso venne fatto degli oggetti di osso, che venivano lavorati mediante levigatura. Questa molteplicità di tipi nei manufatti, unitamente alle manifestazioni artistiche sulle pareti rocciose del­le grotte e su oggetti di pietra e di osso, i diversi tipi di sepolture, di riti, di culti, rivelano come nell’uomo del Paleolitico superiore fossero sorte nuove esigenze e nuove necessità dovute ad un grado di psichismo più evoluto rispetto a quello dei cacciatori che lo precedettero. I resti scheletrici si presentano con caratteri soma­tici molto simili a quelli dell’uomo attuale ed è appunto per questo motivo che esso viene chiamato Homo sapiens sapiens o Uomo moderno.

Nel Paleolitico superiore italiano distinguiamo per ora quattro grandi gruppi di industrie o culture: l’Uluzziano denominato dal giacimento di Uluzzo in Puglia, l’Aurignaciano che prende il nome dalla località di Aurignac in Francia, il Gravettiano dalla località francese di La Gravette e I’Epigravettiano italiano.

In Italia queste culture, ad eccezione dell’epigravettiano, sono state introdotte da genti differenti ed una prova in tale senso è data dai resti scheletrici umani rinvenuti che appartengono alle razze di Grimaldi, di Cro-Magnon, di Oberkassel, e di Combe Capelle. In Abruzzo abbiamo pochi elementi per delineare le caratteristi­che della cultura aurignaciana, e rari reperti si possono attribuire solamente in senso tipologico al gravettiano, mentre molto bene documentato è l’epigravettiano italiano che si è affermato intorno a 18 mila anni da oggi (Patroni 1937).

 L’Aurignaciano

 La presenza di questa cultura è per ora nota, con pochi manu­fatti, nella Valle della Vibrata, nella grotta Salomone sulla Mon­tagna dei Fiori e sulla Maielletta nella località di Pretoro e al Blokhaus (Taraborelli 1969).
I reperti tipologicamente riferibili all’aurignaciano provenienti dalla Valle della Vibrata furono raccolti da Concezio Rosa per cui non conosciamo la loro esatta provenienza. Essi constano di alcuni grattatoi a ventaglio e a muso con indicazione di provenienza generica da Corropoli (Bravi 1952).
Più interessante, se anche ha dato pochi reperti, è il deposito contenuto nella grotta Salomone, dove in stratigrafia, si nota la presenza di tre complessi: quello superiore, di cui non conosciamo lo sviluppo completo perché venne decapitato dagli eremiti che intorno al 1500 costruirono una casetta nell’interno della caverna, è costituito da grumi di argilla concrezionati e scarso pietrisco non alterato; conteneva ossi di orso delle caverne, di stambecco, di cavallo, un grattatoio a muso, una lama a ritocco denticolato, una scheggia di ravvivamento riutilizzata ed una tipica punta aurigna­ciana in osso con base fendue (Figura n.6). Questi pochi reperti unitamente a quelli provenienti dalla formazione intermedia e precisamente un bulino ad angolo su lama troncata, tre lame con troncatura, due lame rotte, due lamette ed una scheggia con sbrecciature d’uso, vengono a dimostrare che la grotta Salomone era luogo di sosta da parte di cacciatori che con ogni probabilità avevano i loro accampamenti a valle, come del resto documentano i reperti aurignaciani trovati dal Rosa nella sottostante Valle della Vibrata.