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Da Aquila a Teramo
(Da un almanacco sull’Abruzzo del 1925)

DUE CITTÀ  VICINE  E  LONTANE. — Da oltre due anni è aperta al pubblico esercizio, con un rendimento assai soddisfacente, la linea ferroviaria Aquila Capitignano, e l’ardente voto delle popolazioni è che, al più presto,essa sia prolungata fino a Teramo, congiungendo le due città sorelle così vicine nello spazio e così lontane nel tempo.
Chi oggi desideri recarsi da Aquila a Teramo per ferrovia, deve percorrere il tronco Aquila-Sulmona, fiancheggiante il corso dell’Aterno, prendere il treno per Castellammare lungo la valle del Pescara, costeggiare l’Adriatico fino a Giulianova e di qui, finalmente, proseguire per Teramo: viaggio quanto mai lungo e fastidioso.
Altro mezzo  più rapido di trasporto — che d’altra parte nei mesi invernali è reso impossibile dalla neve è la linea automobilistica Aquila -Montorio al Vomano -Teramo, attraverso la strada tradizionale la cui costruzione fu già iniziata dal governo borbonico.
Questo viaggio, lungo Km. 77,5, noi descriveremo brevemente.
S.  VITTORINO.
— La strada esce da Porta Roma, lascia a sinistra l’ardita ferrovia che sale alle. gole di Antrodoco, attraversa per breve tratto la fertile valle dell’Aterno, fra il laghetto di Vetoio a sinistra e il Monte di Pettino a destra, dove già fiorì, sul cadere dell’ impero romano, la città vestina di Pitino, e arriva a S. Vittorino.

 

S. Vittorino è una frazione di Pizzoli, patria del celebre pittore Saturnino Gatti, i cu,i dipinti si ammirano nella chiesa di S. Spirito in Sulmona e nella cappella di S.   Giovanni in Collemaggio all’Aquila.
Nella chiesa del paese sono degni di rilievo due marmi con sculture a bassorilievo, rappresentanti il martirio del Santo e di ottantatre suoi compagni.
AMITERNUM.
— Qui sorgeva l’antica Amiternum, l’ultima città della Sabina che aveva per capitale Reate (Rieti).
Amiternum   fu, una città popolosa e potente, che molto soffrì durante la guerra civile ma riacquistò la sua im­portanza ai tempi di Augusto. Estendeva il suo dominio oltre l’odierna  Pizzoli , fino a Barete, Lavaretum, dove erano importantissimi bagni d’acqua minerale.
Fu sede episcopale fino all’ undecimo secolo,  ma poi decadde completamente, quando i suoi abitanti con quelli di Forcona e di tutte le altre ville disseminate nell’ altipiano si raccolsero nella città dell’Aquila.
Esistono numerosi ruderi dell’antica città, bassorilievi pezzi di colonne, statue, avanzi dell’anfiteatro, catacombe ecc.

Amiternum fu la patria di Appio Claudio e del grande storico Sallustio che scrisse la «Congiura di Catilìna » e la «Guerra di Giugurta».
SILVESTRO ARISCOLA.
— La Via Nazionale, lasciando a sinistra la diramazione per Preturo e poi, al ponte Cermone, quella per Pizzoli e Barete, piega a nord, e per una tortuosa salita giunge ad Arischia.
Nei pressi di questo paese ancora si ammirano i ruderi dì di mura ciclopiche, dette la Murata del diavolo, che segnarono già il confine fra i Vestini e i Sabini.
Ma Arischia è celebre sopratutto per aver dato i natali a Silvestro Ariscola.
Questo grande scultore studiò à Firenze, fu allievo di Donatello, e nell’Aquila fu il capo di una scuola da cui uscirono molti nobili artisti che lo aiutarono nel portare a compimento gli ornati del Deposito di S. Bernardino.
Questo Mausoleo è considerato il più bel monumento di scultura di tutto l’Abruzzo.
LA TORBIERA DI CAMPOTOSTO.
— Sorpassàta Arischia, la via sale più ripidamente;       l’orizzonte si allarga, il panorama si colora di nuove bellezze. Si costeggia a   

       

sinistra il monte Pago, si supera la Taverna della Croce e si raggiunge il punto più alto della strada a 1300 m.
 Ed  eccoci  alla seconda casa cantoniera, a 30 chilometri dall’Aquila. A sei chilometri di distanza trovasi Pontestecche ove sorge il Cantiere principale della Torbiera di Campotosto.
Questa torbiera è situata sul gruppo montagnoso del Lago, a 1300 m. sul mare, e si distende sulle paludi di  Mascioni e di Poggio Cancelli per una superficie complessiva di mq. 8.250.000. Il giacimento torbifero occupa una superficie di mq. 7.750.000.
La torba di Campotosto si presenta superiormente con struttura fibrosa, ma oltre un metro di profondità la massa  è compatta, omogenea, di color bruno.
 È un ottimo combustibile. Si calcola che la torba scavabile possa ammontare a 50 milioni di metri cubi. Attualmente la Società dell’Aterno ha iniziato lo sfruttamento della parte meridionale del bacino di Mascioni, della superficie di 2 milioni di metri quadrati.
GIU’ PER LA VALLE DEL VOMANO.
— Ma già il motore s’è rimesso in movimento, e rapidamente volgiamo

verso la valle del Vomano. È una discesa vertiginosa, fra valli e burroni, fra rocce, fosse e torrentelli spumeggianti. Giù in fondo rumoreggia il Vomano.
Questo fiume che discende dalla .Valle dell’ Inferno, a ridosso del Gran Sasso, diventa subito di difficile guado per la grande quantità d’acqua, e nelle stagioni delle piogge si gonfia paurosamente.
Più oltre si eleva imponente, con le sue mille cuspidi, la mole dei Gran Sasso.
Si costeggia il fiume a sinistra; poi sul ponte Paladini - ove, a quanto narra la leggenda, abitarono una volta i Paladini — si passa alla sua riva destra. Lo si attraversa nuovamente su di un bellissimo ponte antico e si arriva a Montorio.La bella cittadina, capoluogo di mandamento, si di­spiega su di un vasto pianoro ricco di viti e di oliveti.Vi è assai sviluppato il commercio e vi abbondano le cave di gesso e di pietra da taglio. Degni di essere ammirati sono la chiesa della Collegiata e l’edificio scolastico.A Montorio nacque nel secolo scorso il musicista Angelo Ciccarelli.

VERSO TERAMO. — La strada ampia e dritta risale per poco dolcemente, superando colline fertili e ridenti,finchè si arriva al punto detto la Forca, sullo spartiacque - delle valli del Vomano e del Tordino.- Si scende nella valle del Tordino, si attraversano campi ubertosi, casolari e ville, e si giunge finalmente a Teramo, posta appiè dell’ampio arco delle superbe cime del Gran Sasso, fra la Vezzola e il Tordino, in verde conca.