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Carbonai
(tratto da un almanacco su l’Abruzzo del 1925)


ll paese che dà il maggior numero dì carbonai è Tornimparte.Di qui essi si portano alle montagne dì Casteldelmonte, Ofena, Flamignano, Amatrice, Leonessa, Montereale : durante l’ inverno emigrano nella campagna romana, nelle Puglie e nella Basilicata.

I carbonai menano una vita assai dura, costretti come sono a vivere per mesi interi in mezzo ai boschi, esposti a tutte le intemperie.

Tagliata la legna, la radunano in appositi larghi chiamati piazze


e attendono quindi alla costruzione delle carbonaie che hanno forma conica con un buco nel mezzo per l’accensione e il tiraggio.

Si collocano prima i pezzi di legna più grossi, e tutti intorno agli altri disposti in senso verticale, un po' inclinati verso il centro della carbonaia.

Tutto il cumulo di legna si copre con foglie e con terra argillosa che spesso bisogna trasportare da lontano, e si accende per mezzo di tizzi ardenti gettati nel tiraggio. Questo si chiude non appena la legna ha preso fuoco,ma si torna a scoprirlo una volta o due al giorno, per alimentare il fuoco.

Attorno al tiraggio si lasciano alcuni fori circolari (sfiatatoi) per  l’uscita del fumo; man mano che la legna, a cominciare dalla parte superiore, si carbonizza, i fori si abbassano, fino ad arrivare alla base della carbonaia. Allora il fumo cessa e il carbone  è fatto.

Per tale operazione occorre, generalmente, una ventina di giorni.

Il carbone si fa riposare qualche giorno,  perché  si raffreddi; poi, scoperta la carbonaia, si pulisce dalla terra e dai tizzi non carbonizzati, e si mette nei sacchi.

Il carbone è di due specie a essenza forte e a essenza dolce.

Il     carbone a essenza forte è di legna di quercia o di cerro; quello a essenza dolce è di legna di faggio, di carpino, di frassino, di sughero, ecc.

Il     migliore  carbone da cucina è il cosiddetto cannello.