Da "La Necropoli di Castel Trosino"
a cura di Giannino Gagliardi . Editori Giannino e
Giuseppe Gagliardi.
Lettera di Giulio Gabrielli* al Ministro della
P. Istruzione on. Ferdinando Martini.
Ascoli Piceno ,24 Aprile 1893
Castel Trosino è un
villaggio di 500 abitanti, frazione del Comune di Ascoli Piceno,
distante dal capoluogo m. 4500 dalla banda sud-ovest. É
fabbricato sopra un enorme isolato masso di travertino,mentre il
terreno circostante è a base di Schisto,roccia che si scompone a
contatto con gli agenti atmosferici,ed in tale condizione è
suscettibile di coltura agricola.
A circa 500 m. dal villaggio in direzione sud-est trovasi
un piano inclinato della misura di 2700 m.q. e di forma triangolare,determinata da due torrenti chiamati
l'uno del Pero,l'altro della Valle,i quali incontrandosi al nord
formano l'angolo acuto del triangolo.
La contrada ove trovasi suddetto piano è denominata Santo
Stefano,da un'antica chiesa che esisteva dalla parte del fosso
del Pero,e della quale si è perduta al presente ogni traccia.
Il fondo è proprietà della Chiesa parrocchiale di S.Lorenzo
di Castel Trosino,e siccome che non dava che pochissima
produzione atteso la poca profondità della terra
coltivabile,quel parroco d. Emidio Amadio,cominciò fin dagli
anni trascorsi a praticarvi degli scavi o meglio lavori di
scasso, incominciando dalla punta acutangola ed avanzando a mano
amano.
Egli accerta ( ed in ciò merita ogni fede) che tali lavori nel
passato non hanno prodotto veruna scoperta. Invece due settimane
fa ,gli operai cominciarono ad avvertirvi delle tombe,del che
non appena ebbi notizie dal parroco stesso,non mancai di fargli
vive raccomandazioni,a tener conto anche dei minimi
particolari, ricordandogli al pari tempo l'obbligo che
gl'incombeva della denunzia.
Mi limito per ora a darne all'E.V. un semplice accenno delle
generalità desumendolo dal racconto del Parroco e degli
operai,non che da visite da me fatte sopra luogo.
Le tombe scoperte sono 25 circa. Sono tagliate quasi tutte nella
roccia, e stanno a gruppi preferibilmente dove il terreno è più
profondo. Hanno la lunghezza di circa m. 2 , la larghezza 0.60,
profondità variabile da 0.60 a 1.10 m. Sono orientate
invariabilmente a levante, e coperte semplicemente dal terreno
tolto dallo scavo. La giacitura degli scheletri è la supina,coi
piedi a levante ,la testa a ponente. Gli oggetti erano al posto
ove usavali la persona vivente,tranne le ampolle di vetro che
in genere erano collocate in prossimità della testa.
Nessuna pietra sepolcrale o moneta è stata raccolta in tutti i
lavori.
Gli oggetti scoperti consistono in ori
ed argenti lavorati;pochissimi bronzi;qualche frammento di
ferro ageminato in argento ed oro pallido;armi di ferro,fra i
quali due elmi,meglio sommità di elmo di forma molto
caratteristica;vetri semplici e smaltati:e finalmente
qualche orciulo in terra cotta.
Nel dubbio che tali oggetti avessero potuto tentare la
speculazione , ho creduto di adottare il mezzo più efficace ad
impedirlo,ossia li ho comprati immediatamente per mio conto,con
animo di ricederli poi al Museo civico,quando però il Municipio
voglia acquistarli.In quanto al tempo di questo, dirò così, Cemeterio, parmi
che ci sieno dati di qualche valore per ritenerlo di epoca
bizantina tra l' VIII e il X sec. di C.
Ciò si potrà meglio studiare in seguito,allorquando l'E.V. in
vista della non volgare importanza della scoperta vorrà prendere
con qualche sollecitudine quei provvedimenti che valgano ad
assicurare alla scienza quei vantaggi,che malamente si possono
ottenere da simili ricerche casuali ed incomplete.
Il R. Ispettore di Scavi e Monumenti
Giulio Gabrielli.

Da "La necropoli altomedievale di
Castel Trosino:Bizantini e Longobardi nelle Marche" Guida
alla mostra in Ascoli Piceno-Palazzo Panichi Museo
Archeologico Statale 1° Luglio-31°Ottobre 1995.
Romani e Longobardi nella Necropoli
Altomedievale di Castel Trosino.
La necropoli di Castel Trosino costituisce un esempio tra i più
emblematici in Italia di cimitero misto romano-longobardo, che
permette di analizzare le modalità di inserimento del gruppo
germanico in seno ad una comunità romano-bizantina e di seguirne
gli sviluppi fino alla"cristianizzazione" del gruppo
dominante.
La fase più antica della necropoli risale alla seconda metà
circa del VI secolo,periodo in cui è diffuso presso la
popolazione romana un corredo funerario piuttosto semplice
caratterizzato dalla deposizione,peraltro non generalizzata; di
recipienti di terracotta o vetro e da pochi oggetti di vestiario
e di ornamento(fibbie, fibule,spilli, anelli, armille,orecchini,
collane,pettini,fuseruole,etc. ).
A partire dal tardo VI secolo cominciano a comparire nella
necropoli sepolture dal corredo più complesso,tra cui tombe
maschili con armi e tombe femminili con fibule longobarde, che
denotano la presenza di inumati di cultura germanica.
Alcune di queste tombe hanno
corredi
di straordinaria ricchezza,molto al di sopra della media
delle sepolture longobarde italiane.
A parte questo gruppo abbastanza ristretto di tombe con corredi
diagnostici,è difficile distinguere nelle sepolture della prima
metà del VII secolo le diverse componenti della
popolazione,anche a causa dei vasti processi di osmosi
culturale che investono l'intera comunità che appare ben presto
egemonizzata dai modelli e dalla cultura materiale bizantina.
La sontuosità di tanti corredi costituisce un aspetto peculiare
di questa necropoli, che deve aver tratto particolare vantaggio
dall'apertura verso l'Adriatico,mare per eccellenza bizantino, e
dalla contiguità con la Pentapoli e l'Esarcato. In quest'epoca di
accentuata frantumazione territoriale la posizione geografica e la funzione
dell'insediamento sembrano costituire un fattore decisivo nella
determinazione delle caratteristiche culturali e materiali di un
sito:emblematico il confronto con la prossima e in gran parte
coeva necropoli longobarda di Nocera Umbra(570-630 ca.),che
mostra invece una prevalenza di elementi militari e
germanici.
La fase più tarda della necropoli di Castel Trosino è
rappresentata da un gruppo di tombe, per lo più in fosse con
pareti in muratura,che si raggruppano intorno alla piccola chiesa
posta al centro della necropoli; gli scarsi elementi di corredo
ne consentono la datazione intorno alla metà del VII secolo o
poco dopo.
Queste tombe segnano come già sostenuto dal Mengarelli**, la
rioccupazione della parte centrale della necropoli,dove si
trovano fin dall'inizio molte sepolture di carattere
autoctono,tra cui le tombe a fossa coperte da lstroni di
tradizione tardo romana (c.d. a loculo ipogeo).
A conclusione del ciclo , si evidenzia nella necropoli di Castel
Trosino, l'affermazione di un gruppo egemone che si
seppellisce in diretto collegamento con la chiesa ed è portatore
di un rituale funerario del tutto conforme alla tradizione romano-bizantina.

*Giulio Gabrielli (Ascoli Piceno 1832 - 1910)Fu Ispettore onorario
degli scavi e dei monumenti,membro ordinario della
Deputazione di Storia patria per le Marche,socio
corrispondente dell'Istituto germanico di archeologia.
**Raniero Mengarelli(1863-1944):Condusse gli scavi di Castel
Trosino.