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SOMMARIO  DEL SITO

Indice di Farindola

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Farindola: elementi di storia  

Serafino Razzi

Ferdinando Buccalaro

Vincenzo Barbieri

Stanislao Cretara

 

 

 

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Vincenzo Barbieri

Farindola: I- Il passato, II - Il presente

Tipografia  dei Segretari Comunali

Treviso 1888

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                    Non parliamo degli affitti comunali che si facevano in società fra gli amministratori ; non parliamo dei traffici, noti in Galilea, sui poveri projetti, stupendamente giuocati ; sui tagli boschivi, sul molino, sul pascolo ai forestieri a suon di formaggi e ricotte ; ricordiamoci soltanto dei regali obbligatori, per qualsiasi povero diavolo cui premeva un certificato. Insomma voi meglio di me sapete, che la tabe del manducare aveva invaso ogni fibra dell'organismo amministrativo sì che il Comune era diventato l'albero della Cuccagna, ne v'era più freno. Cosi si spiega l'audacia di portar via dai servienti comunali persino le porte della casa del Comune, per adattarle ai loro abituri. Così si spiega come persin l'Organo della Chiesa a 11 registri, di pregio antico e di valore, sia stato devastato dagli stessi che ne avevano la custodia, trafugato e distrutto. Per la ragione unica che era tanto incancrenito il male d'essersi perduto il pudore, dall'alto in basso.

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                    Nella rigida stagione, veggonsi scendere da quei monti carovane di famigli, carichi di legna, con pesi sproporzionati alle loro forze, irrorare di sudore il cammino nevoso, sotto la sferza del gelato aquilone. È quadro rattristante, e fa stupire come la natura resista, e come, peggio delle bestie da soma, possano portare, sui lontani mercati, quei carichi provvidenziali, accumulati di notte, per non morire di fame di giorno e non far morire i propri figli. Oh! confesso> che a quella sublimità rusticale di sentimento il cuore s'intenerisce, e fa ringraziare la Provvidenza per essi.

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                    Il paese fu sempre diviso in due classi ; i campagnoli che vivono sparsi nelle masserie, ed il paesano che vive nell'abitato. Il campagnolo è qui, come altrove, laborioso, sobrio, religioso, onesto. Vive nella semplicità e nella concordia, lavora e non pensa ad altro. La sua disgrazia è di essere illetterato alla lettera. E un buon ciuco che si lascia caricare fin che regge, senza ricalcitrare. Timido nella sua ignoranza, sa di aver sempre la peggio e si acquieta al minore dei mali. Il ceto che abita il paese è di altra pasta. Esso vive sul campagnolo, e lo spolpa a meraviglia. Sì compone della classe ristrettissima degli artieri, sarti, ferrai, bottegai, cantinieri ; e della classe degli spostati, così chiamo per distinguere quelli che tengono qualche miseria, insufficiente alla vita; che sdegnano la zappa, vivono nell'ozio, senza arte e senza pane. Questa naturalmente è la classe che offre il maggior tributo ai disordini del paese. Come più astuta, perchè vive di malizia, tien sotto il campagnolo illetterato. E' questa la turba che governò pel passato, combriccolando, facendo scempio del Comune, delle Opere Pie> e di quanto vi capitava, animata dalla impunità ed ammaestrata dai padri loro che costituirono le famiglie amministrando il Comune.

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