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Basilea 2

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Sino a poco tempo fa scarsa attenzione era prestata dalla maggior parte delle aziende al calcolo ed all'interpretazione degli indici di bilancio, ma con gli "accordi di Basilea 2" l'atteggiamento è rapidamente mutato ed ora si assiste ad un frenetico fervore che non deve però far dimenticare che la posta in gioco non è tanto il calcolo degli indici in sé, ma piuttosto l'adozione di una mentalità imprenditoriale più oculata, nella quale le scelte gestionali dovranno essere guidate dall'analisi di bilancio. Gli "accordi di Basilea 2" introducono, infatti, maggiore rigore nella concessione di finanziamenti da parte delle banche e gli indici di bilancio costituiscono fattore di valutazione dell'affidabilità creditizia dell'azienda. Da qui nasce l'esigenza per le aziende di rivedere criticamente la propria situazione patrimoniale, economica e finanziaria alla luce degli indici di bilancio e soprattutto, laddove sia necessario, di adottare le misure idonee a migliorarla, in primis per motivi di efficienza e nella fattispecie per evitare di essere escluse dall'accesso al credito.

 

Qui di seguito si riportano a titolo di esempio alcuni degli indici di bilancio.

 

ROE (return on equity) = Rn/Mp = risultato netto d’esercizio/patrimonio netto

ROI  (return on investment) =  Ro/Ci = risultato operativo/totale attività

ROS (return on sales) = Ro/V = risultato operativo/vendite

Indice di autonomia finanziaria = Mp/P = patrimonio netto/totale passività

Quoziente primario di tesoreria = Li/Pb = liquidità immediata/passivo corrente

Quoziente secondario di tesoreria = (Li + Ld)/Pb = (liquidità immediata + liquidità differita)/passivo corrente

Quoziente di disponibilità = Ac/Pb = attivo circolante/passivo corrente

 

Alessandro Strano

 

 

La qualità totale.


 

Se si volesse riassumere in un solo concetto il fondamento della "qualità totale" si potrebbe dire: "rispetto dell'uomo". Il rispetto dell'uomo, sia esso cliente, fornitore o dipendente, oltre ad essere apprezzabile dal punto di vista etico comporta aumenti di produttività, riduzione di costi ed incrementi delle vendite; vediamo come:

 

Fornitori: una stretta collaborazione con i fornitori comporta la  riduzione dei costi inerenti all'approvvigionamento ed allo stoccaggio delle materie prime (ad esempio tramite un sistema "just in time") e può portare anche al miglioramento della qualità delle materie prime e quindi del prodotto finito;

 

Dipendenti: i dipendenti lavorano con maggiore motivazione e partecipano attivamente alla soluzione dei problemi aziendali se sono inseriti in un ambiente di lavoro ospitale che sia premuroso nei loro confronti, disposto ad accoglierne le esigenze, ad ascoltare i loro suggerimenti e a valorizzare le capacità di ciascun lavoratore (aumenti della produttività, miglioramento della qualità del prodotto);

 

Clienti: un cliente soddisfatto continuerà a rivolgersi all'azienda e parlandone bene con i conoscenti procurerà altri clienti (incremento vendite).

 

 

La maggior parte delle aziende interpreta però la qualità totale in modo errato attribuendone un significato esclusivamente economico, attualizzandola nel rispetto di procedure burocratiche che finiscono invece con il distogliere l'attenzione dai processi aziendali. Facciamo un esempio, consideriamo il caso di questa azienda:

 

a) si sono registrate 3 dimissioni (dipendenti totali 5) in meno di 10 anni;

b) una percentuale consistente della clientela è passata alla concorrenza;

c) sono stati raggiunti gli obiettivi (economici) del budget a costo di un aumento dell'insolvenza della clientela.

 

L'attenzione di un responsabile poco attento alla qualità totale cadrebbe per lo più sugli ultimi due punti impedendo la conduzione di una analisi esaustiva. Una media di 1 dimissione ogni 3 anni su di un totale di 5 dipendenti è difatti espressione di un forte malessere che non può e non deve essere ignorato. Il malcontento dei dipendenti ha difatti notevoli conseguenze anche di natura economica che spesso però non vengono considerate. Si ha innanzitutto una riduzione della produttività (il dipendente non ha di certo interesse a dare il massimo per una azienda poco attenta ai suoi bisogni), un abbassamento del livello di qualità dei servizi/prodotti offerti ed un conseguente abbassamento del grado di soddisfazione della clientela che si tradurrà nella riduzione delle vendite (è significativo il tal senso il punto sub b). Non bisogna del resto dimenticare che un numero elevato di dimissioni determina anche un notevole incremento nei costi di formazione (bisogna formare nuovamente il personale e nel frattempo è necessario distogliere delle risorse umane per tamponare la posizione vuota) e tal volta comporta pure costi connessi alle vertenze.


Alessandro Strano

 


Il budget di cassa.

 

Un valido strumento di pianificazione è il budget di cassa. Un'accurata pianificazione dei flussi di cassa consente all'azienda di valutare anticipatamente il fabbisogno di liquidità agevolando in tal modo la ricerca delle fonti di finanziamento. Del resto, il budget di cassa deve rappresentare uno strumento di supporto alle decisioni poiché la valutazione della bontà di queste non può prescindere dal loro impatto sulla liquidità aziendale. Per esempio, non tenere conto delle ripercussioni di un'azione di marketing volta all'incremento delle vendite mediante l'aumento della dilazione media significa mettere potenzialmente l'azienda in una condizione di carenza di liquidità e costringe alla ricerca di fonti di finanziamento con conseguente incremento degli oneri finanziari.

La costruzione del budget richiede un'accurata  stima cronologica delle entrate (incassi crediti, ecc.) e delle uscite di cassa (pagamenti fornitori, imposte, stipendi, ecc.); dal confronto tra la liquidità ad inizio periodo, le entrate e le uscite del periodo si ha la stima della liquidità (o del fabbisogno di liquidità) del periodo.


Alessandro Strano