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Sommario


 

Giganti, Ciclopi o Mammut?


 

«Nelle caverne non lontane dal mare della costa sicula presso Messina e anche tra Palermo e Trapani si rinvengono ancora oggi resti di piccoli elefanti del glaciale. Erano più piccoli di quelli attuali tuttavia i crani, le ossa lunghe, le costole dovevano sembrare ai loro scopritori di una grandezza sorprendente essendo gli elefanti del tutto sconosciuti agli uomini mediterranei di quel periodo. Chi esaminava uno di quei crani doveva certamente rimaner colpito dalla presenza di un grande foro in mezzo alla fronte, presso a poco là dove sono le cavità orbitali nel cranio umano. Delle scoperte fatte nelle caverne delle coste sicule parla già Empedocle (492-433 a.C.). Egli le riteneva testimonianze sicure di una stirpe di giganti ormai estinta.»


Othenio Abel, Animali del Passato

 

 


L'Etna.


Il più alto vulcano d'Europa è stato menzionato dagli scrittori d'ogni epoca.

 

«L'Etna tuona con spaventose rovine; a volte erutta sino al cielo una nube nera, spire di fumo e di cenere ardente, leva globi di fiamme a lambire le stelle; a volte scaglia macigni, strappando via di slancio le viscere del monte, travolgendo nell'aria con un gemito rocce liquefatte, bollendo nel fondo del suo cuore.»

Virgilio, Enea, III

 

«Le foreste dell'Etna erano rimaste dietro le nostre spalle, e apparivano ora come un oscuro e cupo abisso che cingeva il monte ai nostri piedi. La vista che ci si apriva dinanzi era di ben altra natura; si scorgeva una tale distesa di neve e di ghiaccio che ci allarmammo moltissimo. Al centro, ma ancora a grande distanza, si intravedeva la cima del monte ergere la fiera testa e vomitare torrenti di fumo.»


Patrick Brydone, Viaggio per la Sicilia e Malta

 

 

La Fata Morgana.


Un semplice fenomeno fisico (rifrazione) è la causa di fantastici giochi di forme e colori che, come leggiamo in questo brano di Corrado Alvaro, suscitano stupore e meraviglia.

 

«Il popolo di Reggio chiama sirena del mare il fenomeno magico della Fata Morgana che si osserva qualche volta dalla costa della Calabria. Nelle giornate calde in cui l'aria è trasparente e tranquilla in modo straordinario, il mare dalla parte della Sicilia appare nero e gonfio come una montagna mentre il mare attorno alla costa della Calabria è chiaro e trasparente come uno specchio. In questo specchio appaiono per incanto pilastri, archi, castelli e torri che poi crollano silenziosamente e danno luogo a una intera città coi suoi edifici superbi e i colonnati. Poi le colonne e le case crollano. Lo specchio magico riflette una città in rovina fino a che essa si tramuta in un'immensa foresta con animali strani. La proporzione delle parti, l'armonia dei colori e la naturalezza di questo fantastico miraggio sono portentosi. L'incanto dura qualche minuto. Poi lo specchio ammirabile svanisce e le onde dello stretto tornano alla loro perpetua agitazione.»


Corrado Alvaro, Calabria