RIFLESSIONI DELL'AUTORE    
       

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Domanda n. 1

 E' più difficile giocare a scacchi o fare il problemista, in altri termini, ci vuole una maggiore forza intellettuale nel primo o nel secondo caso?

Prima di rispondere a questo interrogativo è bene sia accettato e ribadito il concetto che in una disciplina altamente specialistica come quella degli scacchi, chi ha titolo per esprimersi deve necessariamente essere uno scacchista. Scacchista è un termine generico e può essere adatto per individuare sia la figura del giocatore quanto chi si dedica allo studio dei problemi in qualità di solutore o compositore oppure di chi si occupa di studistica. Problemista è chi ha competenze nella soluzione e nella composizione dei problemi. Può essere considerato scacchista versatile chi tratta con competenza  sia il gioco vivo che la problemistica o la studistica o tutti e tre i rami.  Gli studi come sappiamo si distinguono dai problemi perché trattano in modo artistico posizioni attinenti alla fase finale di una ipotetica partita. Fatte queste considerazioni risulta ovvio che un Grande Maestro di scacchi è  colui che ha raggiunto la più alta qualifica in qualità di giocatore di scacchi. Può essere costui considerato come il massimo depositario dello scibile scacchistico? A tutt'oggi non conosco alcun Grande Maestro che possa competere con esperti problemisti nella composizione di  problemi in due mosse che sviluppino i complicatissimi temi della moderna problemistica dove la difficoltà consiste nel realizzare una supersintesi in più fasi di gioco collegate tra loro rispettando i principi dell'economia dei pezzi. Questo aspetto verrà trattato in altra sede. Naturalmente non me la sento di escludere a priori che un Grande Maestro non sarebbe riuscito a realizzarsi con altrettanta creatività in una altra branca degli scacchi, diversa dal gioco vivo, ma le mie osservazioni in proposito propendono a ritenere che non necessariamente debba esserci un parallelismo. Se noi non accettiamo questa singolarità dobbiamo essere pronti a ritenere che i più forti nuotatori sarebbero diventati automaticamente anche i più forti nei tuffi acrobatici dal trampolino o dalla piattaforma. In realtà, come in una strada corrono mezzi con caratteristiche diverse, così nel mondo degli scacchi ci sono scacchisti con  peculiarità diverse. Pertanto mi risulta difficile accettare che un genio della problemistica possa esserlo anche in un altro ramo degli scacchi. Naturalmente vale il ragionamento opposto. Ciò che rimane invece è il livello di creatività raggiunto nel proprio campo. Il termine creatività in questo caso può anche essere sinonimo di forza: la forza per spazzare via tutti gli ostacoli che si frappongono tra lo scacchista e l'obiettivo della sua meta.

 

Domanda n. 2

E' più prestigioso vincere un Torneo di scacchi, un Concorso di soluzione problemi, o un Concorso di composizione?

Prima di rispondere a questo interrogativo è bene sia accettato e ribadito il concetto che chi è competente in uno solo di questi rami non potrà mai riconoscere le altre competenze di pari rango. Risulta ovvio che è da escludersi a priori che un comune mortale non scacchista possa esprimere dei pareri a tal riguardo. Pertanto solo uno scacchista versatile, se accettiamo la logica della risposta alla prima domanda, potrà illuminarci in proposito. Il più forte dei giocatori ha buone possibilità di vincere il torneo, il più forte dei solutori quasi sicuramente vincerà il Concorso di soluzione, ma il più forte o meglio il più virtuoso tra i compositori nel complesso ha poche possibilità di vincere un Concorso di composizione. Pertanto la cosa più difficile in assoluto risulta essere proprio quest'ultima, ma in questo caso difficoltà non è sempre sinonimo di prestigio. Cerchiamo di capire il perché. Innanzi tutto non tentiamo di comparare competenze diverse, in quanto non c'è soluzione alla domanda vale di più un forte problemista, un forte giocatore o un forte studista. Ognuno è libero di raggiungere in   questi rami ciò che è congeniale con le proprie doti, con il proprio carattere e personalità. Considerate le vette da conquistare, nelle varie specialità degli scacchi, a quale livello è giunto ognuno di noi? Ritornando alle aspettative di vittoria, a seconda dei casi prima citati, il più forte dei giocatori ha buone possibilità perché come sappiamo c'e sempre un margine di imprevedibilità derivante in primo luogo dalla moltitudine delle varianti e loro rapporto con la tenuta del giocatore. Un fattore con rilevanza forse da 20 a 40 su 100. Il più forte dei solutori quasi sicuramente vincerà, in quanto il restringimento delle scelte di interpretazione della posizione tendono ad evidenziare maggiormente il percorso logico che porta alla scoperta della verità. Il compositore di problemi paradossalmente potrà fare un lavoro creativo anche ad altissimo livello, ma se il Giudice designato a stilare il verdetto non prende in considerazione il suo problema non ci sarà niente da fare. In questo ramo degli scacchi la fortuna sembra abbia una incidenza superiore, davvero troppa. E' per questo che sono sempre stato un fautore dell'abolizione dei Concorsi di composizione. E' necessario rivedere i criteri di attribuzione dei meriti spettanti ad ogni composizione. Un compositore eccellente potrebbe passare inosservato. Ecco allora che il prestigio deve coniugarsi con un livello notevole di difficoltà da superare e con la certezza di vedere riconosciuto il proprio lavoro di ricerca. Questo accade in modo inconfutabile solo nei Tornei di gioco vivo e nei Campionati di soluzione.