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Escursioni nella Val di Cembra
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SEGONZANO Domenica scorsa è venuto a trovarci Carlo e sua moglie Emy in occasione dell'autunno Trentino e per approvvigionarsi di vino locale, mele e carne salada. Il pomeriggio siamo andati in Val di Cembra, per una visita alle Piramidi di Segonzano. Per me è un ritornare per la terza volta in quanto nella prima, ho ammirato i monumenti naturali di pietra dal basso, la seconda volta, in compagnia di Luciano e mamma Gina, di sera di ritorno da Moena, ci siamo arrampicati fin sul primo gruppo e arrivati in alto, col buio, non si era visto gran che. Oggi arrivati nei pressi delle piramidi alle 14,30, giornata serena e leggermente soleggiata, ci accingiamo a risalire il sentiero che si inerpica sulla montagna per un altezza di 600 metri s.l.del m. e che ci dovrebbe portare nei pressi del primo gruppo. Dal parcheggio delle Piramidi di Segonzano s'imbocca un piccolo sentiero che, costeggiando un affluente del rio Regnana, inizia a salire sulla sinistra in un boschetto di latifoglie.
Dopo circa 20 minuti, da una piccola radura, si avvistano alte sulla sinistra le prime piramidi, non ancora aguzze ed erose come le successive, ma già dalla fisionomia curiosa ed inconsueta. Si continua a salire nella boscaglia finché d'improvviso, dopo altri 10 minuti, il sentiero emerge al di sopra della macchia e a ridosso del maggior raggruppamento di guglie. Lasciato il sentiero, ci si può aggirare tra la selva di colossi che sovrastano anche per 50 mt. Proseguendo si risale il corso del torrentello già incontrato in precedenza e si contorna quello che è il gruppo più imponente di Piramidi. Arriviamo alla sommità, sbucando su una stradina asfaltata, distrutti dalla faticosa salita. Io ed Emy decidiamo di ridiscendere a valle per la stradina asfaltata mentre Carlo sceglie la discesa più ripida. Aggira sulla destra del gruppo più numeroso di piramidi e ridiscende sul lato opposto fino a riguadagnare, presso il Rio Regnana, l'itinerario di salita. Dopo poco arriva
nuovamente al parcheggio della macchina e con questa viene su a prenderci. Le piramidi di terra, in continua evoluzione, sono il prodotto di concomitanti circostanze naturali favorevoli e si manifestano in superfici inclinate costituite da depositi di argilla, sabbia, ciottoli e blocchi porfirici. Questi depositi morenici si sono formati dalla disgregazione delle creste e dei fianchi della montagna operata dal movimento dei ghiacciai dell'Avisio nel periodo quaternario (quando è comparso l'uomo sulla terra, circa 50 mila anni fa). Il Rio Regnana ha intaccato longitudinalmente alla base la massa morenica ed i numerosi rivi e ruscelli che scendono dal fianco della montagna hanno inciso la massa suddividendola a pettine in vari settori, l'acqua piovana poi ha prodotto una indefinita serie di crinali. Naturalmente l'azione erosiva dell'acqua cessa quando l'incisione raggiunge il basamento che in questa zona è roccioso (porfirico). Se dentro il materiale di queste
creste sono incorporati dei massi, essi proteggono il terreno sottostante e l'acqua asporta e demolisce il terriccio non protetto. La colonna rastremata prende lentamente forma di piramide. Le precipitazioni giocano un ruolo importante nella formazione delle piramidi. Devono essere, infatti, modeste e distribuite in pochi giorni nel corso dell'anno. Dopo la pioggia il sole deve avere il tempo di asciugare completamente la colonna morenica. I venti, poi, non devono essere più di tanto presenti in quanto venti costanti farebbero inclinare la pioggia portandola sulla colonna e quindi scalfiggendola. Fondamentale per la longevità della piramide, calcolata anche di secoli, è la presenza e la forma della pietra sulla sommità. La forma più idonea è quella del lastrone un po' squadrato, lievemente inclinato a valle, che fa da tetto naturale alla piramide. Se il masso cade, la piramide assume una forma appuntita facilmente aggredibile dall'acqua: il suo destino è segnato a meno che lungo il suo stelo non si trovi un altro masso futuro "cappello". Anche la presenza della vegetazione sulla cima della piramide è importante per la vita della piramide in quanto le radici, il muschio e le foglie trattengono efficacemente la terra impedendo l'erosione della colonna. A Segonzano le piramidi col cappello sono dette "Omeni de Segonzan"e sulla loro formazione si racconta più di una leggenda. Un'altra tipica forma che si può trovare è quella "a cresta", costituita da una lama di terreno seghettato e affilato, la cui formazione è dovuta all'assottigliamento dello
spartiacque compreso fra due
canaloni. Talvolta le piramidi sono raggruppate a "canna d'organo". Tutto il
fenomeno piramidi di Segonzano è suddiviso in 5 gruppi ognuno con proprie
caratteristiche legate alla presenza degli alvei, alla vegetazione, alla
esposizione e alla composizione della morena. Le piramidi più alte
raggiungono i 20 metri d'altezza e le pareti più imponenti superano i 40.
L'escursione più suggestiva si compie seguendo il sentiero attrezzato che
porta nel cuore della valletta, sotto le colonne e in diversi punti
panoramici per meglio ammirare questo raro e artistico prodotto della
natura, visitato ogni anno da milioni di turisti provenienti da ogni parte
d'Italia e dall'estero. Una gita alle Piramidi di terra di Segonzano è
sicuramente uno dei modi migliori per trascorrere una piacevole giornata
imparando allo stesso tempo a conoscere una delle tante meraviglie create da
madre natura. Ritornati sulla piazza antistante il piccolo cimitero di
Segonzano si può scendere
a fare una visita
ai ruderi del Castello di Segonzano
che è proprio sotto la strada
per Cavalese. I singolari ruderi del Castello di Segonzano attraggono il visitatore che risale la Valle di Cembra seguendo il torrente Avisio. La torre superstite, del castello, che spicca fra il verde del paesaggio circostante è chiamata "romana" o delle "Prigioni" . Lo scenario che si presenta al visitatore è quello di un luogo che ancora emana un passato carico di glorie e splendori. L'aspra bellezza del castello ispirò il pittore tedesco Albrecht Durer che, nel suo viaggio in Italia nel 1494 lo ritrasse in due famosi acquerelli, l'uno "Castello italiano" conservato a Braumschweig e l'altro "Castello in ' riva all'acqua", conservato a Brema. Il castello risalirebbe ancora ai primi secoli dopo Cristo, e quindi all'epoca romana, anche se il primo documento che parla del Castello di Segonzano è datato 16 febbraio 1216 e fu steso a Trento quando il vescovo Federico Vanga investì Rodolfo Scancio di un regolare "feudo". Egli eresse così il castello che in breve tempo divenne Villa Ranzi a Civezzano sede giurisdizionale e fiscale per le merci in transito. Dal XIV secolo agli inizi del XVI il castello passò dai Rottemburg ai Lichtenstein, nel 1533 al principe vescovo di Trento Bernardo Clesio e, due anni dopo, al barone Giovanni Battista a Prato ai cui discendenti appartiene tuttora. Durante la famosa battaglia di Segonzano del 2 novembre 1796, il castello fu saccheggiato e incendiato dalle truppe francesi di Napoleone. Il maniero, già, gravemente danneggiato, venne poi quasi demolito dopo la disastrosa alluvione del 1882 quando diverse famiglie del luogo ne utilizzarono il materiale per ricostruire le proprie abitazioni. I maestosi ruderi merlati del castello sorgono ancor oggi a guardia del passaggio naturale fra le due sponde dell'Avisio.
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