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2003 Viaggio in Terra d'Abruzzo, visto da Donatella

La processione del Cristo Morto che si svolge a Chieti il Venerdì Santo e' una delle piu' suggestive e famose d’Abruzzo. Curata dall’antica "Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti", sopravvive ininterrottamente da secoli con la stessa sacra e solenne drammaticita'. All’imbrunire, per le vie cittadine illuminate dalla fiamma di alti tripodi e dai ceri di migliaia di fedeli, avanzano, distanziati in mezzo al corteo, i Simboli della Passione, artistiche statue lignee realizzate nel 1855 (il gallo, l’Angelo, la scala, le tenaglie, le lance, la borsa e la Croce appena sbozzata). Gli appartenenti alle diverse Confraternite indossano l’abito del proprio sodalizio e procedono incappucciati a passo cadenzato. Dai balconi e dalle finestre che si aprono lungo il percorso della processione pendono coperte di seta. Il Cristo Morto (opera d’arte del Seicento), coperto da un preziosissimo velo bianco, giace su una bara avvolta da un drappo di velluto nero finemente ricamato in oro. E’ portato a spalla dagli "incappucciati" dell’Arciconfraternita della Buona Morte. Segue l’artistica e molto espressiva statua dell’Addolorata, con abito di seta nera ricamato a fili d’oro.

 

 

Un fremito di commozione vibra nella inespressa intimita' dell’anima di ognuno al canto grave e solenne del "Miserere", composto dal Maestro teatino Saverio Selecchy (vissuto tra il XVIII e il XIX sec.). "Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam". E’ una struggente melodia cantata soltanto da centinaia di voci maschili e sorretta dal suono di centocinquanta violini. La potenza corale e la dolcezza melodica creano un’atmosfera di profonda mestizia, capace – come disse D’Annunzio – di far scaturire "una fontana di lacrime".

 

 

 

 

 

 

 

(impossibilitata ad inserire midi di Selecchy ho opatato per Zucchero...è sempre un inno alla vita e alla morte)

 

 

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