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Alpini 9 novembre 2008 - Trento

Quando partono, dal ponte dei Cavalleggeri, ci sono le nuvole e 11 gradi. Quando arrivano, in via Belenzani, davanti al municipio, splende il sole e le temperatura è salita a 20 gradi. Si spiegano anche così le molte penne nere che sfilano in maniche di camicia. Sono diecimila, forse qualcosa meno, ma sempre tante. Un fiume pacifico che inonda la città di Trento. La gente accoglie gli alpini che animano l'Adunata del triveneto con rispetto. E con curiosità. Ma anche con gli applausi. Le strade che attraversano non sono in «ghingheri»: molte delle quasi 1.200 bandiere distribuite in questi giorni non penzolano dalle finestre, anche se al solo palazzo del Commissariato del governo sono esposti sessanta tricolori. Ci sono comunque i cinque chilometri di bandierine che addobbano le vie. Alle 10.30, secondo il programma, il corteo si mette in marcia con in testa il marziale drappello di tre vigili in alta uniforme con il gonfalone giallo-blu del capoluogo. Poi la trentina di elementi della fanfara storica della sezione di Vicenza che transita due volte al cospetto delle autorità (anche per questo c'è un «vuoto» di diversi minuti prima che le penne nere vicentine si affaccino in via Belenzani). Famiglie, bambini, ex alpini e semplici cittadini assistono alla sfilata dei beniamini del volontariato. «In tutta Italia - spiega il consigliere nazionale trentino dell'associazione nazionale Paolo Frizzi, ex ufficiale di complemento - siamo 270mila ed abbiamo calcolato che almeno fino al 2010 continueremo a crescere di numero. E anche senza la leva obbligatoria, l'Ana continuerà ad esistere: perché ci saranno gli aggregati, ovvero quelle persone che pur non avendo svolto il servizio nelle truppe di alpine ne condividono oggi l'impegno ed i valori». Il triveneto da solo vale il 40% degli aderenti all'Ana: una vera potenza. Per questo il raduno è un parente stretto di quello nazionale che, l'anno prossimo, si svolgerà a

Viterbo, una delle sezioni dove il numero di alpini è pari a quello degli aggregati. Le penne nere di Verona si concedono ben due striscioni non proprio «politicamente corretti». Durissimo il primo («Dio creò le montagne, l'uomo elimina gli alpini»), più conciliante il secondo: «Lasciateci la leva, solleveremo il mondo». Da Valdagno ricordano che «lo spirito alpino non invecchia mai» mentre da Bassano sottolineano che sul famoso ponte «noi ci darem la mano». Il gruppo di Cittadella porta a Trento anche alcuni reduci di Russia, due sono sulla sedia a rotelle, il terzo sfila accanto al gagliardetto. Del corteo fanno parte anche sei muli, cinque dei quali sono sopravvissuti alla soppressione della gloriosa brigata Cadore: il più vecchio ha 30 anni, di cui quasi tutti in servizio nel bellunese. Sfilano anche i vessilli di alcuni dei grandi comuni della provincia: Ala, Cles, Malè, Fondo, Rovereto, Arco, Pergine, Borgo. Sulla torre civica sventola il tricolore: quello in piazza Duomo è l'ultimo passaggio prima del «rompete le righe» di via Verdi. La sezione di Trento chiude la lunga rassegna con 4 gruppi e numerosi striscioni preceduti da Remo Gislimberti con il vessillo provinciale (12 medaglie d'oro al valor militare) che fa il suo ingresso in via Belenzani a 8 minuti dopo mezzogiorno, più di un'ora prima era transitato il gonfalone del comune capoluogo. Fra le 270 sezioni (Sorni è l'ultima nata) si distinguono anche un drappello di alpini alpinisti con tanto di corde e piccozze ed alpini paracadutisti. Il saluto delle penne nere è alle autorità ma anche al loro labaro nazionale dal quale penzolano 207 medaglie al valor militare e 2 a quello civile. L'omaggio non è marziale, ma il significato non cambia perché la gente continua ad applaudire. Poi, alle dodici e mezzo, quando il corteo si chiude con il saluto a Rovigo per la prossima edizione e con i mezzi della Protezione civile, i 92 uomini del servizio d'ordine sono già in azione: le transenne vengono rimosse e nel giro di pochi minuti è come se non fosse successo niente. Nel pomeriggio diversi gruppi di alpini sono ancora in città: c'è chi canta e suona davanti al Pedavena (rubicondo in viso) e chi si esibisce in piazza Pasi, sui gradini della fontana. Anche questo, più goliardico, è lo spirito (pure in senso alcolico) alpino. 

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