M'allungai sulla poltrona
pensando che non potevo sfuggire la realtà
più di quanto i miei piedi non riuscissero a soffiarmi il naso.
Si era levato un po' di vento, guardavo il budino di more,
lui allungò il braccio e mi raccolse a sé.
Contai i bottoni della sua camicia, erano sette ossa
che premevano il mio seno ciclopico, pensai ai porci
con la coda biforcuta, chiusi gli occhi in avaria di mare.
E il lunedì cambiavo sempre le lenzuola,
spolveravo la biblioteca, pensando di farlo divertire
attaccandomi al trapezio con una gamba sola.
Poi squillò il telefono: era mia madre morta
nel sessantadue. Oggi, adesso, si, adesso
ti aspetto alla fermata del se(s)santa-sei
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