Se(s)santa-sei  
 
M'allungai sulla poltrona 
pensando che non potevo sfuggire la realtà 
più di quanto i miei piedi non riuscissero a soffiarmi il naso. 

Si era levato un po' di vento, guardavo il budino di more, 
lui allungò il braccio e mi raccolse a sé. 

Contai i bottoni della sua camicia, erano sette ossa 
che premevano il mio seno ciclopico, pensai ai porci 
con la coda biforcuta, chiusi gli occhi in avaria di mare. 

E il lunedì cambiavo sempre le lenzuola, 
spolveravo la biblioteca, pensando di farlo divertire 
attaccandomi al trapezio con una gamba sola. 

Poi squillò il telefono: era mia madre morta 
nel sessantadue. Oggi, adesso, si, adesso 
ti aspetto alla fermata del se(s)santa-sei
 
Donatella Maino        


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