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Chieti
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Le mummie abruzzesi esposte all’ex Enal
Chieti - 04 - 01 - 2007
Il
fascino della storia antropologica dei
nostri antenati è al centro della nuova
sezione del Museo di Storia delle Scienze
Biomediche dell'Università G.D'Annunzio che
ha ieri inaugurato gli spazi espositivi
dedicati alle mummie ed ai resti umani
abruzzesi. Ad un anno di distanza
dall'apertura della nuova sede nel palazzo
ex Enal, il Museo può contare su un trend
positivo di crescita sia dei suoi spazi
espositivi, che del numero di visitatori,
circa 6mila nel corso del 2005. La mostra
inaugurata |
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giovedì 23 Marzo 2006 e
che occupa una superficie di circa 100 metriquadri,
rappresenta un'esposizione preziosa, perché queste mummie,
sono tutte di origine naturale, formatesi grazie ad un
processo molto raro e ci consentono di studiare, e capire,
ancora meglio le popolazioni del territorio. Pezzi forti
della nuova sezione sono le quattro mummie aquilane,
rinvenute nel Castello Cinquecentesco: si tratta di due
donne e due bambini, un maschio ed una femmina, i cui corpi
si sono conservati spontaneamente e potrebbero risalire ad
individui vissuti tra il XVI ed il XVII secolo d. C.
Altrettanto impressionante è il rinvenimento della testa
mummificata del fanciullo di Celano, forse di un anno di
vita, di cui si sono conservati perfettamente anche i
capelli e le ciglia. E' grande la soddisfazione per il
lavoro svolto dalla Sezione di Antropologia dell'ateneo e la
crescita del Museo di Scienze Biomediche sta raggiungendo
traguardi importanti anche nell'ottica della creazione di un
circuito culturale, che possa richiamare presenze nella
città di Chieti, assicurando un percorso museale valido.
Naturalmente questi sforzi resterebbero fini a se stessi
senza un'adeguata propaganda sui media e sopratutto legando
il biglietto d'ingresso, ora di 1 Euro, grazie al lavoro dei
volontari, a quello degli altri musei della città. Io
naturalmente, nel mio piccolo, parlandone e illustrandolo
sul mio sito web, spero di
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La testa mummificata del bambino di Celano |
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contribuire a questo
scopo. Il primo ritrovamento
di mummie in Abruzzo risale al 1902, quando un militare di
guarnigione al Forte Borbonico fortuitamente individuò
l'accesso ad un sotterraneo segreto. In questo luogo erano
sepolti decine di corpi perfettamente mummificati. La
macabra scoperta assunse alla cronaca nazionale e "La
Domenica del Corriere" dedicò al fatto la controcopertina
con uno dei celebri disegni a colori di Antonio Beltrame. Da
allora ad oggi altre rilevanti scoperte sono state fatte in
Abruzzo ed il novero delle località che hanno restituito
mummie è diventato cospicuo. Queste mummificazioni minori,
dovute alla rapida disidratazione dei tessuti molli o alla
loro impregnazione da parte di sali minerali, sono
relativamente frequenti come è documentato e ci sono casi
anche in contesti archeologici abruzzesi antichissimi ( come
ad esempio, nella necropoli italica di Val Fondillo, nel
Parco Nazionale d'Abruzzo). Tutti questi resti umani
rappresentano un archivio biologico preziosissimo in quanto
eccezionali. Dopo la morte, infatti, la normalità impone
l'avvio


Cliccando sulle miniature si ottengono le stesse
ingrandite
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immediato
ed il rapido progresso di fenomeni di putrefazione,
cosicché nel volgere di pochi anni, ciascun organismo è
ridotto alle sole parti dure, cioè allo scheletro, sul
cui studio sono basate tutte le conoscenze che
riguardano i nostri antenati. L'eccezione a questa
regola è la mummificazione che comporta la conservazione
di ciò che normalmente viene distrutto; dei tessuti
molli, cioè la maggior parte dell'organismo. E' per
questa ragione che lo studio delle mummie è
importantissimo, consentendo all'antropologo di
raccogliere informazioni altrimenti impossibili da
ricostruire riguardo alla biologia degli antichi esseri.
L'apertura della nuova, più ampia, sede del Museo
universitario, il quale ha ovviamente una vocazione
antropologica, rende oggi possibile esporre al pubblico
anche una parte di questo patrimonio che le mummie,
studiate nell'ultimo quarto di secolo, rappresentano.
L'idea di questa esposizione, nasce da una combinazione
di eventi; la consolidata esperienza degli addetti al
museo nel settore specifico, la grande rilevanza
scientifica dei risultati, ultimo e non ultimo, il
grande interesse che le mummie esercitano anche sul
grande pubblico.
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I
resti umani antichi, dunque, sono
realmente il principale materiale di
studio dall'Antropologia. Ciò nonostante
nessuno deve dimenticare che questi
resti appartennero alle persone che ci
hanno preceduto e che hanno attraversato
il drammatico momento che la morte
sempre rappresenta per ciascuno.
Pertanto, nei luoghi in cui si lavora
sui resti umani antichi, così come nei
luoghi dove viene data la possibilità di
avvicinarsi ad essi per motivi culturali,
è necessario osservare e dimostrare il
massimo rispetto. Per aiutare i
visitatori ad esprimere questo rispetto
i |
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resti umani esposti
non sono ostentati, ma seminascosti, appartati, come a
ricordarci che l'opportunità della visita impone al
contempo consapevolezza e contegno. Quando si pronuncia
la parola "mummia" la mente corre ad un certo corpo
umano incartapecorito, macabro. Il processo di
mummificazione naturale, cioè la disidratazione rapida
di un organismo, dipende solo dalle condizioni
ambientali non dall'organismo coinvolto. Ad esempio,
molti ghiacciai alpini hanno restituito mummie di vari
tipi di animali. Nella stessa zona del Giogo della Tisa,
dal quale proviene anche la celebre mummia dell'uomo del
ghiaccio, sono state trovate marmotte congelate in
perfetto stato di conservazione risalenti a vari periodi.
Nel ghiacciaio austriaco dello Stubai, è stato ritrovato
il corpo di un gatto perfettamente mummificato. Queste
mummificazioni naturali avvengono per l'effetto
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Cliccando sulle immagini si ottengono le stesse
ingrandite
delle basse
temperature, che rallentano o bloccano la
proliferazione dei microrganismi della
putrefazione, e dal clima secco, che disidrata i
corpi essiccandoli lentamente, ma completamente.
Il fenomeno della mummificazione di animali è
molto diffuso nelle regioni più fredde della
Terra ed agisce da tempi immemorabili. Cosicché
si conoscono vere e proprie mummie fossili. Ad
esempio i terreni perennemente congelati
dell'Alaska, del nord del Giappone e della
Siberia hanno restituito corpi di animali
vissuti nell'ultima era glaciale ed oggi
completamente estinti, come il Rinoceronte
lanoso, il Bisonte ed il mammuth. Il più
straordinario esempio del genere è senz'altro il
cosiddetto Blu Babe: la mummia di un bisonte
vissuto circa 36000 anni fa trovata intatta in
una miniera d'oro dell'Alaska nel 1979 e
studiata dall'antropologo Dale Guthrie. Il
bisonte morì d'estate, come dimostra lo studio
del suo contenuto gastrico e l'abbondante
pannicolo adiposo sottocutaneo, e fu vittima
dell'aggressione da parte di un grosso
predatore.
Qui sopra
una mummia di gatto trovato perfettamente
mummificato in un ghiacciaio austriaco
dello Stubai. |
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