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Trento
- La Badia di San Lorenzo

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a Trento 2008
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LA STORIA
- Una chiesa dedicata a San Lorenzo è
documentata a Trento intorno all'anno
1000,
mentre recenti scavi
archeologici hanno attestato l'esistenza
in
situ
di un edificio ecclesiale già
in epoca alto medievale. La chiesa attuale
sorse tra il 1166 e il 1183 unitamente
all'abbazia benedettina, fondata come
filiazione di quella di Vallalta (Bergamo).
Il complesso era situato sulla sponda destra
dell'Adige, in una zona a vocazione agricola
che consentiva ai monaci di rispettare la
regola dettata dal fondatore San Benedetto
da
Norcia e sintetizzata nel motto
ora et labora
(prega e lavora). L'intera
area, già edificata in età romana, si
trovava al di fuori delle mura urbane ed era
collegata al resto della città da un ponte
coperto in
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legno. Il 10 agosto di ogni anno, per la festa di San
Lorenzo, vi si teneva una fiera. La deviazione dell'alveo
del fiume, attuata dal governo austriaco nel 1858, ha
completamente stravolto l'antico assetto del sito, oggi 'compresso'
tra la stazione ferroviaria e il capolinea delle
autocorriere. Con il trasferimento dei benedettini a
Sant'Apollinare, nel 1234 la badia passò all'Ordine
Domenicano e fu adattata a convento. Qui visse, tra gli
altri, il famoso teologo e agiografo domenicano Bartolomeo
da Trenta. Dopo cinque secoli di cultura e spiritualità, nel
1778
il convento fu soppresso per ordine del
principe vescovo Pietro Vigilia Thun, che lo destinò a sede
del nuovo carcere. Nel corso dell'Ottocento il complesso fu
adibito dapprima a ricovero, poi a lazzaretto per i colerosi
e infine a magazzino militare, cadendo rapidamente in rovina.
Il convento e il chiostro furono completamente demoliti
durante il fascismo. La chiesa, rimasta priva di ogni arredo,
fu colpita dai bombardamenti aerei della seconda guerra
mondiale e anche il campanile subì gravi danni. Nel
dopoguerra fu restaurata a cura della Soprintendenza ai
Monumenti e alle Gallerie di Trenta e nel
1955
poté essere riaperta al culto con il titolo
di Tempio Civico, per iniziativa di padre Eusebio Jori. Da
allora è officiata dai padri cappuccini. Nel
1966
fu
danneggiata dalla grande alluvione dell'Adige. Una nuova
campagna di studi, indagini archeologiche e restauri
promossa dal Comune e dall'Ufficio Beni Archeologici della
Provincia Autonoma di Trenta si è conclusa nel 1998.
IL CONCILIO
-
Durante il Concilio di Trenta
(1545-1563)
il convento
di San Lorenzo ospitò l'ambasciatore imperiale Diego Hurtado
de Mendoza e molti teologi domenicani, tra cui gli spagnoli
Domingo de Soto da Segovia, professore a Salamanca, e Pedro
de Soto da Cordova, confessore di Carlo V (li ricorda una
lapide murata alla parete esterna della sacrestia). A San
Lorenzo furono alloggiati anche vari delegati portoghesi,
come Girolama Oleastro de Zamula, inviato del re di
Portogallo, e Bartolomé dos Martires, arcivescovo di Braga e
futuro beato. Vi furono seppelliti Lodovico Vannino de
Teodoli da Forlì, vescovo di Bertinoro e teologo, che morì a
Trenta l'11 gennaio 1563, e lo stesso Pedro de Soto, morto
il 20 aprile successivo.


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L'ARTE
-
Gioiello di
architettura medioevale, la chiesa presenta una rara unità
stilistica, dovuta anche alle demolizioni, alle spoliazioni
e ai rifacimenti cui è stata sottoposta negli ultimi tre
secoli. L'esterno, di puro stile romanico, è caratterizzato
dall'alternarsi del laterizio a un rivestimento in pietra
bianca. Al centro della facciata si apre una grande trifora,
che sovrasta un portale strombato inserito in un protiro
aggettante a capanna. L'abside è scandita da semicolon ne
con capitelli scolpiti a motivi antropomorfi e fitomorfi,
sorreggenti una teoria di archetti. Sopra i tetti a
spiovente svetta il tiburio a pianta ottagonale. Il
campanile, con le quattro bifore della cella campanaria e i
piccoli obelischi ornamentali in pietra bianca che la
coronano, risale alla prima metà del XVII secolo ed è uno
dei più caratteristici della città. Alla base del fusto sono
inseriti elementi lapidei di reimpiego. L'impianto
architettonico, che si estende per 38 metri in lunghezza e
14 metri in larghezza, presenta analogie con l'architettura
benedettina veneta e lombarda: non a caso l'unico nome
pervenutoci in merito alle maestranze che vi operarono è
quello di un "magister Lanfrancus de Bergoma", menzionato in
un documento del
1177. L'interno
segna il trapasso dal romanico al gotico e si ammira per
l'armonia delle linee architettoniche, improntate a grande
essenzialità. Particolarmente sobri sono gli elementi
decorativi, come i capitelli corinzi dei pilastri e quelli a
dado smussato delle colonne. Lo spazio è suddiviso in tre
ariose navate e in un presbiterio sopraelevato.

La volta
centrale è suddivisa
in quattro campate interrotte da una
cupola. I fastosi altari eretti in età barocca furono
smantellati dopo la soppressione del convento e trasferiti
in altre chiese della diocesi. Gli altari attuali, di linee
essenziali, sono manufatti recenti. La vetrata absidale
raffigurante San Lorenzo e quelle laterali con Santa
Caterina da Siena e San Francesco d'Assisi sono opere di
Remo Wolf. Le sculture di Sant'Ambrogio e della Vergine
Lauretana sono dello scultore Luigi Degasperi.
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