E' un progetto attualmente finanziato dal V° Dipartimento, servizio
handicap e finalizzato alla creazione di una Compagnia “stabile “di
teatrodanza, formata da attori e danzatori con e senza disabilità.
Superdiverso è nato nel 2001 ed è cresciuto grazie alla piena
collaborazione con i dirigenti del
V° dip. Servizio Handicap, Fausto Giancaterina e Stefania Galassi
L’attività annuale di” Superdiverso” è articolata in due fasi:
una didattica, con un laboratorio trisettimanale della durata di
nove mesi,
ed una di produzione e distribuzione di spettacoli
multimediali,pubblicazioni e audiovisivi che offrano spunti di
riflessione sui diritti negati e sulle discriminazioni
fisiche,religiose e razziali.
ll Superdiverso
“Io, Solo. Sento il mio cuore,e conosco gli uomini. Io non sono
fatto come alcuno di quelli che ho visto oso credere di non essere
fatto come nessun altro essere esistente.
Se non valgo meglio,almeno sono DIVERSO.
Se la NATURA ha fatto bene o male a rompere la forma in cui mi ha
gettato è ciò di cui non mi si può giudicare Senza avermi letto."
J.J. Rousseau
L’artista per Jean Jacques Rousseau, è un uomo solo con un libro in
mano.
Dargli gli strumenti, significa far leggere quel libro agli
altri,permettendoci di scoprire insospettati paesaggi interiori e, a
volte, mondi di pura poesia.
L’arte è il tentativo dell’artista di rendere universale la propria
visione del mondo.
L’Arte è rivelazione e la sua espressione non dipende certo dal
sesso,dal colore della pelle, dalla conformazione fisica,dalla
presenza o assenza di DISABILITA’.
A Roma ci sono centinaia di scuole, corsi,seminari di Danza,Teatro,
Mimo.
Molti normodotati li frequentano “perché fa fa bene alla
salute”alcuni “per conoscere gente nuova”,almeno la metà perché ha
la speranza di lavorare o già lavora nel mondo dello spettacolo.
I disabili no.
Di solito vengono spinti a studiare le arti dello spettacolo per
fini esclusivamente terapeutici o di sostegno psicologico.
Il disabile non studia danza,ma “Danceability”, non fa teatro, ma
“teatro Integrato
Noi per primi usiamo questi termini per pubblicizzare le nostre
attività.
Lo facciamo per motivi di comprensione, ma ci rendiamo conto che
così facendo, pur in completa buonafede, si scava un solco profondo
tra il mondo dei normali e quello dei diversi.
Il pubblico di uno spettacolo etichettato come “integrato” o “con la
partecipazione di portatori di Handicap” ha l’idea di trovarsi alle
prese con un prodotto di serie “B”.
E’ per questo che il ragazzo disabile, caduto rovinosamente,per
sbaglio,sul palcoscenico,viene applaudito più della danzatrice
normodotata alle prese con una difficilissima coreografia. Il
pubblico di uno spettacolo integrato,più che la bravura o le
capacità espressive,applaude ( non sempre ,ma spesso)perché prova
pietà!