APPARIZIONE
La luna intristiva. Serafini in lacrime
sognando, l'arco levato, nella calma dei fiori
vaporosi, traevano da moribonde viole
bianchi singhiozzi, passando sull'azzurro delle corolle.
- Era il giorno benedetto del tuo primo bacio.
La mia fantasia compiaciuta di martirizzarmi
si inebriava sapientemente al profumo della tristezza,
che anche senza rimpianto e senza disagio lascia
il cogliere un Sogno al cuore di chi l'ha colto.
Vagavo dunque, l'occhio fisso al selciato consunto,
quando col fulgore del sole sui capelli, nella strada
e nella sera, tu mi apparisti ridente,
e io credetti vedere la fata dal cappello di luce
che un tempo nei miei sogni di fanciullo viziato
passava, lasciando sempre dalle sue mani socchiuse
fioccare bianchi mazzetti di stelle odorose.
~ Stéphane Mallarmé ~
(da Mallarmé, Tutte le poesie, Newton) |
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IO SONO VERTICALE
Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un'aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell'uno la lunga vita, dell'altra mi manca l'audacia.
Stasera, all'infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo più perfetto -
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.
~ Sylvia Plath ~ |
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SONETTO XVII
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
~ Pablo Neruda ~ |
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A SATANA
A te, de l'essere
Principio immenso,
Materia e spirito,
Ragione e senso;
Mentre ne' calici
Il vin scintilla
Sì come l'anima
Ne la pupilla;
Mentre sorridono
La terra e il sole
E si ricambiano
D'amor parole,
E corre un fremito
D'imene arcano
Da' monti e palpita
Fecondo il piano;
A te disfrenasi
Il verso ardito,
Te invoco, o Satana,
Re del convito.
Via l'aspersorio,
Prete, e il tuo metro!
No, prete! Satana
Non torna indietro!
Vedi: la ruggine
Rode a Michele
Il brando mistico,
Ed il fedele
Spennato arcangelo
Cade nel vano.
Ghiacciato è il fulmine
A Geova in mano.
Meteore pallide,
Pianeti spenti,
Piovono gli angeli
Da i firmamenti.
Ne la materia
Che mai non dorme,
Re de i fenomeni,
Re de le forme,
Sol vive Satana.
Ei tien l'impero
Nel lampo tremulo
D'un occhio nero,
O ver che languido
Sfugga e resista,
Od acre ed umido
Pròvochi, insista.
Brilla de' grappoli
Nel lieto sangue,
Per cui la rapida
Gioia non langue,
Che la fuggevole
Vita ristora,
Che il dolor proroga,
Che amor ne incora.
Tu spiri, o Satana,
Nel verso mio,
Se dal sen rompemi
Sfidando il dio
De' rei pontefici,
De' re cruenti;
E come fulmine
Scuoti le menti.
A te, Agramainio,
Adone, Astarte,
E marmi vissero
E tele e carte,
Quando le ioniche
Aure serene
Beò la Venere
Anadiomene.
A te del Libano
Fremean le piante!
De l'alma Cipride
Risorto amante
A te ferveano
Le danze e i cori,
A te i virginei
Candidi amori,
Tra le odorifere
Palme d'Idume,
Dove biancheggiano
Le ciprie spume.
Che val se barbaro
Il nazareno
Furor de l'agapi
Dal rito osceno
Con sacra fiaccola
I templi t'arse
E i segni argolici
A terra sparse?
Te accolse profugo
Tra gli dèi lari
La plebe memore
Ne i casolari.
Quindi un femineo
Sen palpitante
Empiendo, fervido
Nurne ed amante,
La strega pallida
D'eterna cura
Volgi a soccorrere
L'egra natura.
Tu a l'occhio immobile
De l'alchimista,
Tu de l'indocile
Mago a la vista,
Del chiostro torpido
Oltre i cancelli,
Riveli i fulgidi
Cieli novelli.
A la Tebaide
Te ne le cose
Fuggendo, il monaco
Triste s'ascose.
dal tuo tramite
Alma divisa,
Benigno è Satana;
Ecco Eloisa.
In van ti maceri
Ne l'aspro sacco:
Il verso ei mormora
Di Maro e Flacco
Tra la davidica
Nenia ed il pianto;
E, forme delfiche,
A te da canto,
Rosee ne l'orrida
Compagnia nera
Mena Licoride,
Mena Glicera.
Ma d'altre imagini
D'età più bella
Talor si popola
L'insonne cella.
Ei, da le pagine
Di Livio, ardenti
Tribuni, consoli,
Turbe frementi
Sveglia; e fantastico
D'italo orgoglio
Te spinge, o monaco,
Su 'l Campidoglio.
E voi, che il rabido
Rogo non strusse,
Voci fatidiche,
Wicleff ed Husse,
A l'aura il vigile
Grido mandate:
S'innova il secolo,
Piena è l'etate.
E già già tremano
Mitre e corone:
Dal chiostro brontola
La ribellione,
E pugna e prèdica
Sotto la stola
Di fra' Girolamo
Savonarola.
Gittò la tonaca
Martin Lutero;
Gitta i tuoi vincoli,
Uman pensiero,
E splendi e folgora
Di fiamme cinto;
Materia, inalzati;
Satana ha vinto.
Un bello e orribile
Mostro si sferra,
Corre gli oceani,
Corre la terra:
Corusco e fumido
Come i vulcani,
I monti supera,
Divora i piani;
Sorvola i baratri;
Poi si nasconde
Per antri incogniti,
Per vie profonde;
Ed esce; e indomito
Di lido in lido
Come di turbine
Manda il suo grido,
Come di turbine
L'alito spande:
Ei passa, o popoli,
Satana il grande.
Passa benefico
Di loco in loco
Su l'infrenabile
Carro del foco.
Salute, o Satana
O ribellione
O forza vindice
De la ragione!
Sacri a te salgano
Gl'incensi e i voti!
Hai vinto il Geova
De i sacerdoti.
~ Giosuè Carducci ~ |
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INNO ALLA BELLEZZA
Vieni dal cielo profondo o esci dall'abisso,
Bellezza? Il tuo sguardo, divino e infernale,
dispensa alla rinfusa il sollievo e il crimine,
ed in questo puoi essere paragonata al vino.
Racchiudi nel tuo occhio il tramonto e l'aurora;
profumi l'aria come una sera tempestosa;
i tuoi baci sono un filtro e la tua bocca un'anfora
che fanno vile l'eroe e il bimbo coraggioso.
Esci dal nero baratro o discendi dagli astri?
Il Destino irretito segue la tua gonna
come un cane; semini a caso gioia e disastri,
e governi ogni cosa e di nulla rispondi.
Cammini sui cadaveri, o Bellezza, schernendoli,
dei tuoi gioielli l'Orrore non è il meno attraente,
e l'Assassino, in mezzo ai tuoi più cari ciondoli
sul tuo ventre orgoglioso danza amorosamente.
Verso di te, candela, la falena abbagliata
crepita e arde dicendo: Benedetta la fiamma!
L'innamorato ansante piegato sull'amata
pare un moribondo che accarezza la tomba.
Che tu venga dal cielo o dall'inferno, che importa,
Bellezza! mostro enorme, spaventoso, ingenuo!
se i tuoi occhi, il sorriso, il piede m'aprono la porta
di un Infinito che amo e che non ho mai conosciuto?
Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena,
se tu ci rendi - fata dagli occhi di velluto,
ritmo, profumo, luce, mia unica regina! -
l'universo meno odioso, meno pesante il minuto?
~ Charles Baudelaire ~
(da I fiori del male, Edizioni BUR) |
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MEMORIA
I
Acqua chiara; come sale di lacrime d'infanzia,
Assalto al sole dei corpi di donna bianchi;
seta, a frotte e giglio puro, d'oriflamme
sotto muri difesi un tempo da pulzelle;
scherzi d'angeli; - No... la corrente d'oro avanza,
muove le nere braccia, e grevi, e soprattutto fresche, d'erba. Ella
cupa, il Cielo azzurro a cielo del letto, chiama
a tendaggi l'ombra della collina e dell'arco.
II
Eh! l'umido ammattonato stende un brodo chiaro! l'acqua
addobba d'oro pallido e senza fondo i giacigli pronti.
Gli abiti delle bambine verdi e stinti
fanno i salici, ne balzano sbrigliati uccelli.
Più puro d'un luigi, palpebra calda e gialla
il ranuncolo d'acqua - la tua fede di moglie, oh Sposa! -
a mezzogiorno invidia, con lo smorto suo specchio,
al cielo grigio di caldo la rosea cara Sfera.
III
La Signora sta troppo eretta nel prato vicino
dove nevicano i fili del lavoro; l'ombrello
fra le dita; calpestando l'umbella; troppo fiera per lei;
e i bambini che leggono nel verde fiorito
il libro di marocchino rosso! Ahimè, Lui, come
mille angeli bianchi per la strada si separano,
si allontana di là dai monti! Ella, tutta
fredda, e nera, corre! verso la partenza dell'uomo!
IV
Rimpianto di braccia dense, giovani d'erba pura!
Oro di lune d'aprile nel cuore del santo letto! Gioia
dei cantieri ripensi all'abbandono, in preda
alle sere d'agosto in cui germinavano putredini!
E pianga ormai sotto i bastioni! l'alito
dei pioppi in alto è per la sola brezza.
Poi la distesa senza riflessi né sorgente, grigia:
un vecchio, cavafango, nell'immobile barca, stenta.
V
In balìa di quest'occhio d'acqua smorta, non so cogliervi,
oh immobile canotto! oh! troppo corte braccia! l'uno
né l'altro fiore: il giallo che m'importuna,
là; né l'azzurro, amico dell'acqua cinerina.
Ah! la polvere dei salici che un'ala scuote!
Le rose dei roseti da tempo divorate!
Il mio canotto, sempre fermo; e la catena presa
in fondo all'occhio d'acqua senza sponde, - a quale melma?
~ Arthur Rimbaud ~
(da Rimbaud, Opere, Oscar Mondadori) |
|
FRASI
Quando il mondo sarà ridotto a un solo bosco nero
per i nostri quattro occhi stupiti, - a una spiaggia per
due ragazzi fedeli, - a una casa musicale per la nostra
chiara simpatia, - ti troverò.
Rimanga quaggiù soltanto un vecchio solitario, calmo e bello,
circondato da un << lusso inaudito >>, - ed eccomi alle tue ginocchia.
Che io abbia compiuto tutti i tuoi ricordi, - che io sia
colei che sa legarti stretto, - ti soffocherò.
_________
Quando siamo veramente forti, - chi arretra? Veramente
lieti - chi casca dal ridicolo? Quando siamo
veramente cattivi, - che fare di noi?
Ornatevi, danzate, ridete. - Non potrò mai buttare
l'Amore dalla finestra.
_________
- Mia compagna, mendicante, bambina e mostro!
quanto poco t'importa, queste infelici e queste manovre,
e i miei impacci. Tu aggrappati a noi con la tua voce impossibile,
la tua voce! unica lusinga di questa disperazione vile.
~ Arthur Rimbaud ~
(da Rimbaud, Opere, Oscar Mondadori) |
|
<< UNA MATTINATA SCURA... >>
Luglio. Una mattinata scura. Un sapore di cenere
vola nell'aria; - un odore di legna che trasuda nel camino,
- i fiori macerati - il massacro delle passeggiate -
la nebbia piovosa dei canali lungo i campi -
perchè non ormai i balocchi e l'incenso?
***
Ho steso corde da campanile a campanile; ghirlande
da finestra a finestra; catene d'oro da stella a
stella, e danzo.
***
L'alto stagno fuma di continuo. Quale strega
sta per alzarsi sul tramonto bianco? Quali fronde
violette stanno per scendere?
***
Mentre il denaro pubblico scorre in feste di
fraternità, una campana di roseo fuoco squilla fra le nubi.
***
Rianimando un piacevole sapore d'inchiostro di China,
una polvere nera piove dolcemente sulla mia veglia.
- Attenuo le luci del lampadario, mi butto sul letto, e girato
dalla parte dell'ombra vedo voi, mie ragazze! regine mie!
***
~ Arthur Rimbaud ~
(da Rimbaud, Opere, Oscar Mondadori) |
|
VI
La bianca luna
della sua luce
i boschi inonda;
da ogni ramo
parte una voce
sotto il fogliame...
O tu che amo.
Lo stagno argenteo
specchio profondo
sdoppia la sagoma
del nero salice
da dove il vento
geme ed implora...
Sogniamo, è l'ora.
Un vasto e tenero
appagamento
sembra discendere
dal firmamento
ch'empie di polvere
l'astro, iridata...
L'ora incantata.
~ Paul Verlaine ~
(da Verlaine, Poesie, Edizioni BUR) |
|
BAR MARINO
L'ora in cui il nocchiero picchia sul suo bastardo
Marinai perduti in un sogno di bruma
Fanno rosseggiare la loro pipa sulla soglia del piccolo bar.
I panettieri stanno infornando pani di luna
E io, sotto la rugiada che cade dalla coffa,
Dal grande soffitto imbottito di onischi aspiro
Tutto un carico di stelle in ritardo.
E quella di Gaspard,
Gaspard che si è installato sul fondo della conchiglia,
Ha preso l'ultimo treno, dormito fino al mattino,
E tutto il porto è vagato tra le sue mani.
La regina che voleva salvarmi dal naufragio
Tendeva le sue orecchie al canto di una conchiglia
Quando il brigantino cannoneggiò di primo mattino.
~ Antonin Artaud ~
(da Artaud, Poesie della crudeltà, Stampa Alternativa) |
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MOMENTI ESTREMI DI BEATRICE CENCI
BEATRICE
Fu debolezza farlo. Ma ancora
maggiore debolezza mostreremmo
a piangere per ciò che abbiamo fatto.
Oramai, su, coraggio! E' un'illusione,
un'illusione che nostro Signore
ci abbia abbandonato, Lui, che bene
conosceva la mia vergogna, eppure
ha fatto del mio gesto risoluto
l'annuncio della sua vendetta. Più
non pensiamo alla morte per quel gesto!
Giacomo, siedi qui vicino, e dàmmi
la mano, ma sicura. Hai sempre avuto
pur tanta forza, tu. E tu, signora
mamma, distendi sulle mie ginocchia
il tuo bel viso e addormentati. Prova.
Hai gli occhi vuoti, smorti, sopraffatti
dal peso della veglia e del dolore.
Vieni, ti canterò una cantilena
né allegra né triste. Un'aria antica,
dimenticata, fuori uso, di quelle
che cantano le nostre contadine
e filano finché s'inebetiscono
e scordano la vita. Giù! Distenditi,
ecco! Ma... ho scordato le parole?
Ah, no!... Ma come?... Sono assai più tristi
di quanto non avessi mai pensato...:
CORO
Falso amico, riderai
od invece piangerai
su me stessa al campo santo?
Poco importa là di quanto
rechi di sorriso o pianto!
Ciao tu, ciao tu.
Cosa brontoli laggiù?
Ridi da serpente, caro.
Ma, se piangi, sei più amaro.
Caro sonno, fossi uguale
alla morte, oppur mortale!
Gli occhi tristi chiuderei
e mai più li riaprirei
né mai più mi sveglierei.
Ciao, mondo! T'abbandono
di campane a un lungo suono.
Via! Col cuore al cimitero
io pesante, tu leggero.
1819
~ Percy Bysshe Shelley ~
(da Shelley, Poesie, Grandi Tascabili Economici Newton) |
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CANZONE PER LA LUNA
Bianca tartaruga,
luna addormentata,
come cammini
lentamente!
Con una palpebra coperta
d'ombra, guardi
come un'archeologica pupilla.
Sei forse
(Satana è guercio)
una reliquia.
Lezione viva
per anarchici.
Jehova è solito
seminare il suo campo
di occhi morti
e teste
di schiere
nemiche.
Governa severo
la fiaccola divina
col suo turbante
di nebbia fredda,
affidando dolci
astri senza vita
al biondo corvo
del giorno.
Per questo, luna,
luna addormentata,
contesti
secca di brezza,
la tirannia
del grande abuso
di questo Jehova
che v'incammina
per un sentiero,
che è sempre lo stesso,
mentre egli gode
in compagnia
di Donna Morte
che è la sua amante...
Bianca tartaruga,
luna addormentata,
casta Veronica
del sole che rendi limpido
al tramonto
col suo volto rossiccio.
Abbi speranza,
pupilla morta,
che il grande Lenin
della tua campagna
sarà l'Orsa
Maggiore, la fiera
selvaggia del cielo
che andrà calma
a dare il suo abbraccio
di congedo
al vecchio enorme
dei sei giorni.
E allora, luna
bianca, verrà
il regno puro
della cenere.
(Avrete già capito
che sono nichilista.)
~ Federico Garcìa Lorca ~
(da Poesie, Libro de Poemas, Newton) |
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LA PIOGGIA NEL PINETO
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
~ Gabriele D'Annunzio ~
(da Alcyone) |
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ACQUAMORTA
Acqua chiusa, sonno delle paludi
che in larghe lamine maceri veleni,
ora bianca ora verde nei baleni,
sei simile al mio cuore.
Il pioppo ingrigia d'intorno ed il leccio;
le foglie e le ghiande si quietano dentro,
e ognuna ha i suoi cerchi d'un unico centro
sfrangiati dal cupo ronzar del libeccio.
Così, come su acqua allarga
il ricordo i suoi anelli, mio cuore;
si muove da un punto e poi muore:
così t'è sorella acquamorta.
~ Salvatore Quasimodo ~
(da Ed è subito sera, Oscar Mondadori) |
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IL FUSO VERDE
Devi tirare fuori la primavera dal gelo di Febbraio,
Un lungo filamento verde tutto liquido, per così dire,
Mimosa, croco, colore ad ogni costo,
Questo trionfo supremo per tutte le stagioni dell'anno.
~ Peter Russell ~
(da Long Evening Shadows, Edizioni Il Foglio) |
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Occhi cerulei, azzurri
occhi di lago,
limpidi specchi
d'anima lucente
che accende di certezze
le speranze
di un passato lontano
già vissuto.
Occhi di seta,
ali di farfalla.
Petalo di fiore
e poi velluto,
damasco prezioso
e caffettano,
e un tappeto di Persia.
Occhi di giungla verde e tenebrosa,
occhi inquieti, occhi di un caimano
che attende, attende e ancora attende
per far sapere che veramente esiste
se tu lo sfiori solo con la mano.
~ Maribruna Toni ~
(da Un sogno smarrito, Edizioni Il Foglio) |
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MALINCONIA
Un petalo accarezza
le dita dolorose,
il mare echeggiante
richiama, dolce come il miele,
la malinconia taciuta.
~ Andrea Panerini ~
(da Malinconia Taciuta, Edizioni Il Foglio) |
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| Inviate le vostre poesie preferite, saranno pubblicate in questa pagina. |
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O mes petites amoureuses, que je vous hais! Plaquez de fouffes douloureuses vos tétons laids!
(Arthur Rimbaud) |
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