La fattoria sotto la sabbia
Storia di una "Pompei" ghiacciata, colonia vichinga scoperta in Groenlandia
Nuuk, Gronelandia. La sorte delle
colonie del popolo dei Norse, in Groenlandia, costituiva già un
mistero quando gli ultima Scandinavi sparirono dall’Isola, due
generazioni prima che Colombo riscoprisse l’America per gli
Europei.
Secondo un racconto popolare, alcuni pescatori Islandesi che
esploravano un fiordo della Gronelandia verso la metà del 1550,
trovarono il corpo di un vecchio Vichingo, faccia sotto sulla spiaggia,
con una freccia nella schiena. In tempi successivi, pitture eroiche
insistevano sul tema del vecchio uomo di Norse che fronteggiava il suo
ultimo anno solitario, come un Robinson Crusoe dell’Artico,
quando il ghiaccio marino lo aveva bloccato nel suo fiordo dimenticato.
Per secoli gli studiosi hanno dibattuto se i le colonie Vichinghe
fossero state spazzate via da scorrerie di popoli indigeni, da malattie
provenienti dall’Europa, dall’incrocio con altre
popolazioni, dall’impoverimento economico causato dai vescovi
mandati da Roma o dall’abbandono da parte dei mercanti
scandinavi, che ormai rifiutavano di rischiare le proprie imbarcazioni
nelle acque della Groenlandia, sempre più infestate dagli
iceberg. Ora, tramite l’uso di moderne apparecchiature
scientifiche, nuovi scenari si aprono dagli studi di una fattoria
Vichinga nel sita a Nipaatsoq, a circa 80 km ad est di Nook. Questo
sito, "La fattoria sotto la sabbia" è stato sepolto sotto le
sabbie ghiacciate per sei secoli. Oggi è stato ribattezzato la
Pompei dei Vichinghi dalla stampa scandinava.
"E’ come se i Norse avessero semplicemente impacchettato le cose
che volevano portare con sé, e lasciato l’area" ha
riferito Jette Arneborg, archeologo capo del progetto. "Non
c’è traccia di un abbandono caotico." La scoperta di
chiavi e lucchetti fa pensare che conservarono ciò che aveva un
valore, al tempo dell’evacuazione. Gli oggetti lasciati includono
cose ingombranti come panche ricavate da vertebre, e un telaio di legno
con circa 80 pesi per tessitura – che si ritiene essere uno dei
più grandi telai di età medioevale mai trovati nel nord
Atlantico-. La fattoria era parte dell’Insediamento Occidentale,
una comunità stabilitasi attorno al 1000 d.C. che crebbe fino
alle 1500 unità prima che i Norse decidessero di abbandonare
l’area attorno al 1350, rimanendo comunque nel sud della
Groenlandia per un altro secolo.
A Nipaatsoq, il soffiare delle sabbie glaciali, ha ricoperto la
fattoria agli inizi del 1400, lasciandola intatta e sigillata fino al
1990, quando due cacciatori riferirono di avere visto legni antichi
sporgere da un banco eroso dalla corrente. Gli scavi furono completati
nel 1996, e gli studiosi al lavoro stanno analizzando il suolo, i
pollini, le ossa degli animali, i resti degli indumenti, le iscrizioni
runiche, le mosche domestiche, per ricostruire la "storia silente"
della fattoria. "Si tratta di studiare l’integrazione di dati
archeologici e ambientali".
Nel sito vichingo gli artefatti erano sigillati nel permafrost e
seppelliti sotto parecchi piedi di sabbia. Molti artefatti organici
– corna di animali, ossa, pelle e legno - non si sono decomposte.
Tutti gli animali della fattoria sembrano essere stati evacuati, con
l’eccezione di una capra vagante, che aveva trovato rifugio in un
granaio. Sei secoli più tardi, i suoi resti mummificati sono
ancora sotto la copertura di paglia crollata del tetto.
Alla fattoria non vi è indicazione di conflitti con nativi, ora
chiamati popolo Thule, che possano avere affrettato la partenza dei
Norse. Virtualmente tutti gli artefatti Thule scoperti alla fattoria,
sono tracce più recenti dell’occupazione umana, indicando
che i cacciatori nomadi continuavano ad usare la struttura come campo
base per la caccia al caribù.
Quello che sembra avere contribuito all’abbandono
dell’Insediamento Occidentale, hanno riferito gli archeologi,
è il cambiamento climatico. Il verificarsi di una "piccola
età glaciale" ha reso del tutto inospitale la costa groenlandese
verso la metà del 1300, e i Norse non erano preparati ad un
eccessivo raffreddamento della temperatura, che causò la
glaciazione dell’entroterra fino a parecchie miglia. Il
cambiamento climatico non è stato il solo fattore che ha causato
il declino della colonia vichinga. Il commercio dell’Europa con
l’Africa per l’avorio stava diventando più facile,
portando ad una comparativa diminuzione del prezzo dell’avorio
degli elefanti africani. Ancora, tra il 1347 ed il 1350, la Black
Death, epidemia di peste detta la Morte Nera, uccise un terzo della
popolazione mondiale. L’implosione demografica portò le
popolazioni ai margini del mondo medioevale, a trovare nuove
opportunità economiche nel cuore dell’Europa
spopolata.
Nel fronteggiare il raffreddamento climatico, i Norse ebbero come unica
via di sopravvivenza, o "diventare nativi" e vivere come Eschimesi, o
spostarsi verso le terre meridionali della Groenlandia, in Islanda o in
Scandinavia, dove avrebbero potuto mantenere il loro tipo di vita
europeo.
Gli ultimi Norse della Groenlandia si ritirarono probabilmente in
Islanda. Oggi alcuni storici ritengono che Colombo ebbe notizia dei
racconti sul Nord America da navigatori Islandesi, quando navigò
in prossimità dell’Islanda negli anni attorno al 1480.
Fitzhugh, il curatore della mostra sui vichinghi, ha riferito :
"L’idea è che Colombo sia stato nella regione
dell’Islanda prima di arrivare in Nord America".