Antica civiltà dissotterrata nell’Asia centrale
Come un insospettato regalo della
fine della Guerra Fredda, un gruppo di archeologi Russi e Statunitensi
dice di aver scoperto un’antica civiltà che visse
nell’Asia Centrale più di 4000 anni or sono.
La popolazione di questa civiltà costruiva insediamenti, oasi
con mattoni di fango e fortificazioni. Allevavano pecore e capre, e
coltivavano frumento e orzo in campi irrigati. Avevano asce di bronzo,
raffinate ceramiche, incisioni di osso e albastro e gioielli
d’oro o anche di pietra semplice. Lasciavano beni lussuosi nelle
tombe delle classi ricche.
L’esistenza di questo popolo sconosciuto in quelle che sono
adesso le repubbliche del Turkmenistan e dell’Uzbekistan
cominciano ad emergere dopo parecchi decenni di scavi da parte degli
archeologi dell’Unione Sovietica, che avevano lavorato in
silenzio accademico, dietro recinti chiusi. Le sorprendenti
caratteristiche di questa civiltà suggeriscono un livello di
sviluppo sociale ed economico generalmente considerato
"civilizzazione". Tutto ciò sembra mancante sono le prove di
sistemi di scrittura o di calcolo. Ora, i russi sostenuti dagli
archeologi americani nell’esplorare la regione hanno trovato
iscrizioni che mostrano come questo popolo potesse avere una scrittura,
o stesse sperimentando una forma di proto-scrittura attorno al 2300 a.C.
"Stiamo riscrivendo il libro della storia riguardo al mondo antico" ha
riferito Fredrik T.Hiebert, un archeologo dell’Università
di Pennsylvania intervistato la scorsa settimana.
Nelle più recenti e provocatorie scoperte, Hiebert ha
dissotterrato un piccolo oggetto di pietra inciso con quattro o cinque
simboli di colore rosso o lettere che apparentemente non hanno
somiglianza con nessun altro sistema di scrittura del tempo. Altri
studenti sono d’accordo nel dire che i simboli sembrano
differenti ai contemporanei scritti della Mesopotamia, Iran o della
Valle del fiume Indo. Questa società è emersa in un tempo
in cui le piramidi egiziane esistevano da tre secoli. Allo stesso tempo
il potere nella valle del Tigri e dell’Eufrate, stava scivolando
dai Sumeri ai Babilonesi e i Cinesi dovevano ancora sviluppare la
scrittura.
Il Dr. Victor H.Mair, uno specialista in antichi linguaggi e culture
asiatiche, che non faceva parte del gruppo di ricerca, ha dichiarato in
merito alle iscrizioni "Credo in modo assoluto si tratti di scrittura".
Il dottor Mair ha detto che la scoperta di una cultura avanzata in una
regione "ove si credeva vi fossero solo spazi aperti e vuoti, riempie
un enorme gap" nella comprensione del passato remoto dell’Asia.
Ciò suggerisce che la regione non fosse isolata come supposto
una volta. Le dozzine di rovine di insediamenti della civiltà
appena trovata, si estendono ad est di Annau attraverso il deserto di
Kara-Kum all’interno dell’Ubzekistan e forse nella parte
settentrionale dell’Afghanistan. Questa è un’area
lunga da 300 a 400 miglia e larga 50 miglia. Poiché nessuno
conosce chi questo popolo fosse e come si chiamassero, gli archeologi
hanno dato alla cultura il nome Complesso Archeologico di Bactria
Margiana, o BMAC (pronunciato Bee-mac), come gli antichi nomi greci
accorpati delle due regioni.
14.05.2001
Sotto accusa le datazioni al carbonio?
Un picco di concentrazione tra 45.000 e 11.000 anni fa imporrebbe di rivedere molti dati considerati acquisiti
Le Scienzie.it
La datazione mediante il carbonio-14 è una tecnica fondamentale
per la geologia e l'archeologia, ma la scoperta di un enorme picco
nell'abbondanza di questo isotopo nell'atmosfera fra 45.000 e 11.000
anni fa mette in dubbio il ciclo biologico del carbonio su cui si basa
il metodo. La scoperta di questo picco è opera di Warren Back
dell'Università dell'Arizona, e verrà pubblicata
prossimamente su «Science».
Gli organismi viventi, e qualche struttura geologica, assorbono
l'isotopo stabile carbonio-12 e quello radioattivo carbonio-14, che
sono presenti nell'aria in un rapporto ben noto. Questo è solo
parte del ciclo del carbonio, che avviene attraverso gli oceani,
l'atmosfera, le piante e gli animali. Gli scienziati usano la datazione
al carbonio per determinare quando un oggetto ha smesso di assorbirlo
misurando quanto del carbonio-14, che ha una vita media di 5730 anni,
è decaduto. Ma Beck e i suoi colleghi credono che il rapporto
fra l'isotopo stabile e quello radioattivo nell'atmosfera possa essere
cambiato, e anche di molto, negli ultimi 50.000 anni. Ovviamente,
questo solleva forti dubbi sull'accuratezza della datazione al carbonio
per oggetti molto antichi.
Beck e i suoi colleghi hanno verificato delle sezioni di stalagmiti
lunghe mezzo metro che crebbero fra 45.000 e 11.000 anni fa in una
caverna delle isole Bahamas. Le stalagmiti sono depositi di carbonato
di calcio rimasti indietro quando l'anidride carbonica evapora
dall'acqua di infiltrazione delle caverne. Essi hanno trovato che in
quel periodo la concentrazione di carbonio-14 era doppia rispetto ai
livelli attuali. In precedenza, si conosceva il livello di questo
isotopo solo fino a 16.000 anni fa.
La maggior parte del carbonio-14 viene creata dai raggi cosmici
galattici, mentre quelli solari ne generano una parte molto piccola. La
Terra è parzialmente schermata dai raggi cosmici galattici da
parte del suo campo magnetico e di quello del Sole, che fluttua con il
ciclo solare, che si suppone sia rimasto sostanzialmente stabile negli
ultimi milioni di anni. Alcune rocce sedimentarie dell'Oceano Atlantico
settentrionale suggeriscono però che il campo magnetico
terrestre possa essersi indebolito, circa 40.000 anni fa, e potrebbero
spiegare le nuove osservazioni.
I cambiamenti nell’Intensità del sole come causa delle ricorrenti siccità nella regione dei Maya.
Science Daily
Gainesville -- I Maya erano astronomi di talento, religiosamente dediti
alle loro osservazioni del sole, della luna e dei pianeti. Ora, nuove
ricerche mostrano qualcosa nel cielo che potrebbe avere influenzato la
loro cultura ed in ultimo anche la loro fine.
In un articolo pubblicato su Science, un gruppo di ricercatori guidato
dai geologi dell’Università della Florida, ha riportato
nuove evidenze secondo le quali la penisola dello Yucatan, sede
dell’antica civiltà Maya, era afflitta da ricorrenti
siccità. La periodica mancanza d’acqua –una delle
quali sembrerebbe avere contribuito al collasso della civiltà
Maya- potrebbe essere stata causata da uno dei brillamenti ciclici del
sole.
"E’ come se i cambiamenti dell’energia solare avessero
avuto effetti diretti sul clima dello Yucatan e causato il ricorrere di
siccità, che influenzarono l’evoluzione dei Maya" ha
riferito David Hodell, un professore di geologia
all’Università della Florida e autore dell’articolo.
Nel 1995 Hodell e due colleghi della Università della Florida
pubblicarono i risultati delle loro ricerche sulla rivista Nature,
suggerendo che il crollo nel nono secolo della civiltà Maya
potrebbe essere stato determinato da una severa siccità che
durò per oltre 150 anni. L’articolo si basava sulle
analisi di carotaggi di sedimento dal lago Chichancanab nel Yucatan
centro settentrionale. I sedimenti si depositano strato per strato,
come una torta nuziale, con il più antico sul fondo. Tali
carotaggi permettono di ottenere un’evoluzione nel tempo e, agli
studiosi, di ottenere registrazioni continue del cambio del clima,
vegetazione e usi della terra.
Per l’ultima ricerca, Hodell ed i suoi colleghi Brenner e Curtis
sono tornati al lago e hanno raccolto una nuova serie di carotaggi. I
ricercatori hanno così scoperto strati di calcio solfato o gesso
idrato, concentrati in certi livelli degli strati. L’acqua del
lago Chichancanab è pressoché satura di gesso idrato.
Durante i periodi siccitosi, l’acqua del lago evaporava ed il
gesso cadeva sul fondo del lago. Gli strati quindi rappresentano
episodi di siccità. I ricercatori hanno trovato la ricorrenza di
depositi ciclici, ogni 208 anni, anche se di intensità variabile.
Il ciclo di 208 anni ha attratto l’attenzione dei ricercatori
perché è quasi identica al noto ciclo di 206 anni
dell’intensità solare. Come parte di questo ciclo, il sole
è più intenso ogni 206 anni, qualcosa che può
essere ricavato mediante la misurazione della produzione di certe
sostanze radioattive come il carbonio 14. I ricercatori hanno trovato
che gli episodi di siccità si verificavano durante la parte
più intensa del ciclo solare.
Non solo questo, i ricercatori hanno trovato che le siccità si
verificavano in tempi in cui le evidenze archeologiche riflettono dei
cali nella cultura Maya, come l’abbandono delle città o il
rallentamento nella costruzione e nelle attività di intaglio, ed
in ultimo anche il collasso del 900 d.C.
Gli archeologi sanno che i Maya erano capaci di misurare con precisione
il movimento del sole, della luna e dei pianeti, incluso Venere. Hodell
ritiene che non si ha conoscenza, comunque di nessuna prova che i Maya
conoscessero il ciclo bicentenario che potrebbe avere giocato un ruolo
chiave nella loro caduta. "E’ quasi ironico che una cultura
ossessionata dal calcolare i movimenti celesti, possa avere incontrato
la sua fine a causa di un ciclo di 206 anni" ha riferito.
Il ciclo continua anche nel momento presente, quando ci troviamo
proprio attorno alla metà del ciclo di 206 anni, ha detto
Hodell. Anche una severa siccità, oggigiorno, comunque non
avrebbe lo stesso impatto che aveva sulle culture dei tempi antichi.
Brenner ha notato che il Nord della Corea attualmente sta soffrendo
un’estrema siccità, ma il paese trae benefici dagli aiuti
internazionali.
Nessuno invece corse in aiuto dei Maya, e le condizioni peggiorarono, e
ciò probabilmente creò una situazione di tensione tra le
varie città Maya in competizione per le poche risorse.