LO SPORT "MASTER" E L'ATTIVITA’ FISICA PER LE PERSONE ANZIANE

"L'atleta anziano - l'anziano atleta"


 

 

 

 

Fisiologia dell’Invecchiamento e Modifiche Indotte dall'Attività Fisica

Linee Guida per la Promozione dell’Attività Fisica per le Persone Anziane

Lo Sport Agonistico Master

Bibliografia - Links

 



Classificazione delle età
Encyclopedia of Sports Medicine and Science
www.sportsci.org


GIOVANI   (20-35) massimo picco di efficienza fisica.
GIOVANI ADULTI media età (35-45)  calo dell’attività fisica media con un aumento tendenziale di 5-10 kg di peso corporeo.
ADULTI tarda media età (45-65) l’attività fisica risulta ulteriormente diminuita e il declino delle funzioni fisiche può risultare accelerato.
PRIMA ETA’ ANZIANA (65-75) si assiste a volte ad un modesto aumento dell’attività fisica in relazione alla maggiore disponibilità di tempo libero risultante dal pensionamento.
MEDIA ETA’ ANZIANA (75-85) molti anziani hanno sviluppato diverse disabilità fisiche.
AVANZATA ETA’ ANZIANA (>85) la maggior parte diventa totalmente dipendente
Nelle fasi finali della vita si ha una tipica aspettativa di 8-10 anni di parziale disabilità ed almeno uno di totale dipendenza.

Classificazione degli anziani

ANAGRAFICA

anziani GIOVANI (65-74 anni)
anziani MEDI (75-84 anni)
anziani VECCHI (più di 85 anni)

FUNZIONALE

anziani GIOVANI vivono in modo indipendente senza alcuna limitazione;
anziani MEDI richiedono assistenza per parte delle loro attività quotidiane
anziani VECCHI non più auto sufficienti, richiedono assistenza per tutte le loro attività quotidiane o necessitano di ricovero in residenze assistite

In Medicina dello Sport si può definire tale, il soggetto che non ha patologie che impediscano la partecipazione ad un programma di allenamento o da essere, in qualche modo, aggravate dalla attività fisica.


Fisiologia dell’Invecchiamento e Modifiche Indotte dall'Attività Fisica

 

Alcuni record di atletica per categoria di età:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PARAMETRI DI EFFICIENZA FISICA COINVOLTI NELL’INVECCHIAMENTO          

  • Massa e forza muscolare.
  • Funzione cardiovascolare
  • Capacità e potenza aerobica.
  • Tessuto osseo.
  • Composizione corporea.
  • Flessibilità ed equilibrio.
  • Funzioni cerebrali.
 

DIMINUZIONE MASSA MUSCOLARE

QUALITATIVA
Tra i 25 e i 45 anni si ha una perdita soprattutto a livello della “efficienza” dei meccanismi neuromuscolari, bioenergetici ed enzimatici,  della composizione e del reclutamento delle fibre muscolari.
QUANTITATIVA
Dopo i 45 anni prevarrebbero meccanismi più grossolani con diminuzione della massa muscolare.
Raggiunto il picco alla III-IV decade la massa muscolare progressivamente diminuisce, soprattutto agli arti inferiori. La massa muscolare descresce di una media del 50% tra i 20 e i 90 anni.  
Il numero di fibre nella sezione media del vasto laterale risulta inferiore del 25% nel maschio anziano (70-73 anni) rispetto al giovane (20-35 anni).
Tale calo è più sensibile per le fibre veloci che passano da una media del 60% nel soggetto giovane sedentario al 30% dopo gli 80 anni.  Comunque la diminuzione è a carico di entrambi i tipi di fibre e, soprattutto, della capacità neuromuscolare di reclutamento e sincronizzazione delle fibre muscolari stesse.

DIMINUZIONE  FORZA  MUSCOLARE


La perdita di massa e la minore efficacia degli enzimi muscolari si traducono in un calo del picco di forza isocinetica, della massima velocità di estensione e del massimo sforzo isometrico che, ancora conservato a 45 anni,  decresce del 25% a 65 anni, del 35% a 70 anni, mentre nelle decadi successive la perdita di forza risulta ancora più marcata ed accelerata.

Ad esempio il 40% delle donne tra i 55-64, il 45% tra i 65-74 e il 65% tra i 75-84 anni non è in grado di sollevare un peso di 4.5 kg.
 
METABOLISMO   MUSCOLARE
L’invecchiamento comporta anche un degrado dei meccanismi biochimici cellulari e quindi muscolari:

diminuisce del 25% attività enzimatica ossidativa, la capacità glicolitica anaerobica rimane pressoché conservata e si ha un rallentamento del metabolismo del calcio con deficit del meccanismo di contrazione

INVECCHIAMENTO APPARATO CARDIACO

1.    Diminuzione volume cardiaco
2.    Aumento spessori pareti cardiache già dai 30 anni per l’aumentata resistenza all’efflusso ventricolare sinistro da maggiore rigidità vascolare
3.    Possibili ( e frequenti) calcificazioni valvolari
4.    Diminuzione patrimonio enzimatico (soprattutto della LDH) con minore resistenza all’ipossia.
5.    Aumento delle fasi di contrazione e rilasciamento da probabile diminuita capacità di captazione del calcio nel reticolo sarcoplasmatico.

DECREMENTO POTENZA AEROBICA
L’efficacia dei sistemi cardio-circolatorio e respiratorio decresce inevitabilmente con l’età. Recentemente alcuni autori hanno proposto una perdita nel massimo consumo di ossigeno di un valore medio annuo di 0.65 ml/kg/min nei soggetti allenati e valori circa doppi, 1.32 ml/kg/min, nei sedentari a partire dalla terza decade di età: nei sedentari tale diminuzione viene accelerata dal sovrappeso. Altri autori hanno altresì dimostrato che dopo i 70 anni la la velocità di declino della potenza aerobica risulta sovrapponibile fra atleti e sedentari per l’impossibilità dei primi di mantenere gli abituali alti carichi di lavoro aerobico.

FATTORI RESPONSABILI DIMINUZIONE POTENZA AEROBICA

1.    Respiratori     La riduzione delle fibre elastiche e del collagene nel tessuto polmonare ne diminuisce l’elasticità; si ha inoltre una maggiore rigidità di tutte le componenti della gabbia toracica: questo causa un calo della massima frequenza respiratoria, della ventilazione minuto e della capacità di diffusione dell’ossigeno.
2.    Periferici     Diminuisce la massa muscolare, con alterazioni metaboliche e calo dell’utilizzo dell’ossigeno.
3.    Cardiovascolari     Per una minore sensibilità cardiaca agli stimoli adrenergici, con l’età diminuisce la FREQUENZA CARDIACA MASSIMA che comunemente è definita dalla formula        FCmax = 220 - anni ma che negli over 65 ha una variabilità individuale più ampia e nei soggetti fisicamente attivi può risultare superiore a quella teorica.
La PORTATA CARDIACA durante sforzo ha un minore incremento rispetto al giovane, anche se il fisiologico incremento da sforzo della gittata sistolica viene conservato grazie ad un aumento del volume di riempimento tele-diastolico.
Considerando un calo medio del °VO2max di circa il 10% ogni decade a partire dai trent’anni e che tale diminuzione è nettamente maggiore nei soggetti sedentari e in sovrappeso, risulta chiaro come il valore di 15 ml/kg/min, considerato come limite dell’autosufficienza sia raggiungibile in molti casi anche prima degli ottanta anni di età.

COMPOSIZIONE CORPOREA
Sino ai 50 anni si osserva generalmente un incremento ponderale, cui segue, a partire dalla settima decade un progressivo declino del peso corporeo con diminuzione della massa magra (FFM) ed un aumento della % di grasso corporeo (FM%) che tende ad accumularsi selettivamente nelle regioni centrali del tronco, specialmente nel compartimento intra-addominale. Questo tipo di distribuzione si è dimostrata indice di previsione di numerosi dismetabolismi e patologie (intolleranza glucidica, iperinsulinismo, diabete, iperlipidemia, aterosclerosi, ipertensione, malattia coronarica ). 
I motivi di questo inevitabile aumento del grasso corporeo sono probabilmente:
    minore efficacia dei recettori lipolitici del tessuto adiposo
    minore secrezione ormonale (testosterone, GH, estrogeni)
    aumento lipo-proteinlipasi
    minore capacità ossidativa dei tessuti per i grassi da limitata attività
fisica

TESSUTO OSSEO
Vi è un progressivo impoverimento del contenuto di calcio e della matrice organica delle ossa con l’età. Comunque il confine tra normalità e patologia non è ben chiaro, ma è certo che la sedentarietà è uno dei principali fattori responsabili. Questa situazione di “osteoporosi” ha una maggiore incidenza e gravità nel sesso femminile soprattutto per i diversi profili ormonali ed ha una brusca accelerazione nel periodo della menopausa a cui segue un periodo lento e prolungato: a 16 anni dalla menopausa si ha una perdita media del 20-25% della massa ossea. Tutto questo si traduce in un alto rischio di fratture anche per traumi banali che portano a prematura perdita dell’autosufficienza o addirittura a morte per le complicanze.

FUNZIONI CEREBRALI
Il declino delle capacità cognitive, il rallentamento dei processi mentali, lo scadimento dell’attenzione selettiva e della memoria recente sono fenomeni legati all’invecchiamento.
Il favorevole effetto di un regolare esercizio fisico è ben documentato in letteratura sia sul tono dell’umore che sulle capacità intellettive. Studi su modelli animali hanno dimostrato come l’attività fisica aumenti la secrezione dei neuro-trasmettitori, dei fattori neutrofici cerebrali e la vascolarizzazione della corteccia cerebellare. Esami strumentali (E.E.G. e potenziali evocati) non hanno messo in evidenza significative variazioni fra persone anziane praticanti attività fisica e giovani adulti, mentre vi era riduzione dell’attività cerebrale negli anziani sedentari.

FLESSIBILITA’
La flessibilità è un termine generico che indica l’ampiezza del movimento (ROM: range of motion) di una singola o multipla articolazione: dipende dalla capacità di muscoli, tendini e legamenti peri-articolari di sostenere le articolazioni e consentirne il movimento. La diminuzione della flessibilità riduce il ROM articolare e si sviluppa in modo lento e progressivo sino ai 65 anni per poi peggiorare rapidamente in relazione al deterioramento della qualità del collagene peri-articolare, della ipotrofia muscolare e dell’inevitabile presenza di dolore articolare. Anche questo si traduce in una progressiva incapacità di eseguire movimenti complessi e quindi in perdita dell’autosufficienza.

STABILITA’ POSTURALE
Il termine di stabilità posturale può definire la capacità di mantenere con sicurezza una determinata posizione statica o dinamica. La stabilità può essere diminuita da alterazioni del sistema sensorio e motorio, sia dei sistemi centrali e periferici di controllo
e di analisi delle informazioni sensoriali di movimento. Numerosi studi hanno dimostrato che la stabilità posturale tende a diminuire dopo i 60 anni e che è un importante componente della multi-fattorialità delle cause associate con il rischio di cadute nell’anziano.


 

MODIFICHE INDOTTE DALL'ALLENAMENTO

 

POTENZIAMENTO MUSCOLARE

VALUTAZIONE DELLA FORZA:      RIPETIZIONI AD INCREMENTO

Si esegue facendo sollevare 10 volte un bilanciere con il massimo carico possibile. Successivamente, dopo adeguato recupero, si incrementa il carico sino a stabilire quello che consente una sola alzata (1RM). Abitualmente abbiamo che la corrispondenza fra numero massimo di ripetizioni possibili e percentuale di forza massimale è:
10 - 11    Ripetizioni :    70% Fmax 
  6 - 7      Ripetizioni:     80% Fmax 
  4 - 5      Ripetizioni:     85% Fmax 
  2 - 3      Ripetizioni:     90% Fmax 

Cicli di allenamento alla forza condotti per periodi variabili (3-12 mesi) e con diverse frequenze ed intensità, hanno determinato significativi aumenti della massa (+11%) e della forza muscolare, dell’attività enzimatica ossidativa e dell’attivazione e sincronizzazione delle unità motorie neuro-muscolari.
Aumenti di forza massimale:
40% 1RM 3serie*14rip per 4 alla settimana:        + 36%
80% 1RM 3serie*8rip per 2-3 alla settimana:       + 70%
Esercizi con carico naturale o pesi di 1-2 kg non aumentano significativamente la forza muscolare.
Indipendentemente dai carichi il miglioramento è massimo verso il quarto mese per poi stabilizzarsi.

TESSUTO OSSEO
L’attività di forza induce, nelle donne anziane in post-menopausa un incremento della densità ossea o, almeno, una diminuzione della velocità di perdita della massa ossea: allenamenti trisettimanali a medio-bassa intensità (60%1RM) condotti per alcuni mesi, sono risultati efficaci nell’aumentare la densità ossea.
Con minore efficacia anche l’allenamento alla resistenza, se sufficientemente intenso e frequente, porta a valori di densità ossea superiori rispetto alle donne sedentarie. In effetti si è evidenziato un effetto positivo per cicli di allenamento costanti (3/settimana) per almeno 12 mesi e per “passeggiate” veloci (80% della massima capacità aerobica) effettuate almeno tre volte la settimana per più di un anno.

FLESSIBILITA’ ed EQUILIBRIO
Gli effetti dell’allenamento sulla flessibilità sono scarsamente documentati, anche se un regolare esercizio fisico, migliorando l’efficacia muscolare e tendinea, rallenta il degrado di tale funzione. Programmi di attività fisica basati sul miglioramento della stabilità posturale si sono dimostrati invece efficaci nel diminuire la frequenza e la gravità degli episodi di caduta, tipici di questa età.

POTENZA AEROBICA
Analisi recenti dimostrano che la capacità di miglioramento del VO2max in soggetti con età media intorno ai 70 anni è di circa il 50% di quello che si ottiene nei soggetti più giovani.
Allenamenti particolarmente intensi hanno altresì dimostrato grande efficacia nel migliorare il VO2max, ma tali protocolli erano difficilmente praticabili dalla maggioranza degli anziani.
In considerazione del fatto che lo scopo dell’allenamento non è quello di ottenere alte prestazioni, ma di mantenere, senza eccessivi sacrifici e sofferenze, uno stato di buona condizione fisica, l’uso di programmi tri-settimanali di intensità medio-bassa (45-60% VO2max), da incrementare progressivamente in base alle capacità individuali, sembra essere il più indicato.

ALLENAMENTO CARDIOVASCOLARE
Evitare che la tipologia dell’esercizio possa causare od accentuare patologie osteo-articolari, indicati sono ad esempio la camminata oppure la cyclette e l’acqua-gym.
Intensità Inizialmente dovrebbe essere bassa e la progressione del carico dovrebbe essere il più possibile personalizzata. Indicativamente il lavoro iniziale potrebbe essere del 45-55% della frequenza cardiaca massimale per raggiungere gradualmente, dove possibile, il 75-80%. Questa intensità di lavoro è sicuramente la più efficace, ma può far correre maggior rischi cardiovascolari o di infortuni muscolo-tendinei e risultando più faticosa ed impegnativa comporta il maggior numero di abbandoni. 
Frequenza     Da modulare in base all’intensità degli esercizi (da un minimo di 3 a 5 sedute settimanali).
Durata           Un allenamento continuo e prolungato (30’ e oltre) è sicuramente il mezzo più efficace per migliorare le qualità aerobiche, ma si hanno notevoli benefici anche tramite allenamenti brevi (10’-15’) eseguiti più volte al giorno. Quando si ritiene opportuno aumentare il carico di lavoro è consigliabile incrementarne soprattutto la durata rispetto all’intensità.

ALLENAMENTO ALLA FORZA
L’obiettivo principale è quello di sviluppare e mantenere la forza muscolare necessaria per l’auto-sufficienza.
E’ indispensabile un training accurato per far apprendere la corretta e sicura esecuzione degli esercizi.
Quando possibile utilizzare macchine per pesi con ROM programmabile rispetto ai pesi liberi.
Evitare l’allenamento durante stati patologici acuti.
Intensità                     La scheda dovrebbe comprendere tutti i maggiori gruppi muscolari (addominali, dorsali, pettorali, flessori ed estensori della coscia).Le serie devono comprendere 10-15 ripetizioni con un carico iniziale intorno al 40-50% 1RM. L’aumento del carico si dovrebbe poi basare su un aumento delle ripetizioni e poi del carico raggiungendo, in sicurezza e dove è possibile, il 75-80% 1RM.
Frequenza e Durata         Gli esercizi dovrebbero essere eseguiti almeno due volte alla settimana (con un intervallo minimo tra le sedute di almeno 48 ore) con la fase specifica di 20’-30’ e quella di condizionamento generale di 30’-40’


Linee guida attività fisica adulti ed anziani sedentari o cardiopatici


L’efficacia dei programmi di allenamento alla forza dipende quindi da numerosi fattori:

frequenza
volume (serie x ripetizioni x peso)
modo
   
pesi liberi <--> macchine a resistenza variabile
    dinamico <--> isometrico
    concentrico <--> eccentrico

Abitualmente la scheda-tipo si basa su 3 set (serie) di 8-12 ripetizioni 3 volte alla settimana, ma il numero ottimale dei set di un esercizio per lo sviluppo della forza muscolare rimane ancora controverso.
La gran parte degli studi indica che non ci sono sostanziali variazioni di guadagno della forza fra allenamenti basati su un set rispetto a quelli su due o tre.
Questo suggerisce che è la qualità (intensità) e non la quantità totale del lavoro svolto il più importante fattore per lo sviluppo della forza nei sedentari.
Un altro importante dato è che tutti gli studi concludono che per i primi 3-4 mesi di programmi di potenziamento della forza nei soggetti non allenati quelli basati su single serie di esercizi sono equivalenti a schede comprendenti esercizi multiserie.
Inoltre il tempo richiesto per completare un programma basato su serie singole è inferiore di una volta e mezzo rispetto ad uno multi-serie.
Quindi i programmi mono-serie sono consigliati in quanto producono aumenti simili di forza muscolare con un minore impiego di tempo ed impegno e sono così più facilmente accettati da adulti ed anziani sedentari.
La frequenza dell’allenamento per un gruppo muscolare è anch’essa una importante componente di un programma rivolto allo sviluppo della forza. Abitualmente si consiglia un intervallo di 48 ore tra una seduta e l’altra, il che si traduce in 3 allenamenti alla settimana.
I dati in letteratura ci suggeriscono, però, che non tutti i gruppi muscolari hanno la stessa frequenza ottimale di allenamento. Mentre per il torace, le braccia e le gambe la frequenza ottimale risulta essere 3 o più allenamenti settimanali, i lombari ed altri piccoli muscoli del tronco rispondono in maniera ottimale anche a frequenza inferiori (1-2 / settimana).

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Linee Guida per la Promozione dell’Attivita’ Fisica per le Persone Anziane 
IV° Congresso Internazionale su Attività Fisica, Invecchiamento e Sport   -Heidelberg , Germania 1996

 

 

EVIDENZA SCIENTIFICA:  
l'attività fisica regolare

* Aumenta il generale stato di benessere
* Migliora globalmente la salute fisica e psicologica.
* Aita a conservare l’autosufficienza.
*  Riduce il rischio di sviluppare alcune malattie non trasmissibili (cardiopatia ischemica, ipertensione, ...).
* Aiuta a controllare specifiche condizioni di vita (stress, obesità) e di patologia (diabete, ipercolesterolemia).
* Aiuta a minimizzare le conseguenze di alcune disabilità e può aiutare nella gestione delle condizioni di dolore cronico.
* Potrebbe aiutare nel modificare l’immagine stereotipata della vecchiaia.


BENEFICI DELL’ATTIVITA’ FISICA

PER L’INDIVIDUO

Fisiologici immediati
   
Controllo ormonale e metabolico  (glicemia, catecolamine, ...).
    Miglioramento qualitativo e quantitativo del sonno.

Fisiologici a lungo termine
    Resistenza aerobica.
    Funzione muscolare
    Flessibilità.
    Equilibrio/coordinazione.
    Velocità di movimento.

Psicologici immediati
  
Rilassamento.
    Riduzione dello stress e dell'ansia
    Aumento del tono dell'umore

Psicologici  a lungo termine
  
Benessere generale.
    Migliore salute mentale.
    Incrementi cognitivi.
    Controllo e prestazioni motorie.
    Acquisizione abilità motorie.

Sociali immediati
    Rafforzamento degli individui anziani.
    Aumentata integrazione sociale.    

Sociali a lungo termine
  
Aumentata integrazione.
     Formazione di nuove amicizie.
     Ampliamento dei rapporti sociali.
     Mantenimento dei rapporti sociali.
     Mantenimento del ruolo ed acquisizione di nuovi ruoli.
     Ampliamento delle attività intergenerazionali.

PER LA SOCIETA’

Ridotti costi di assistenza sociale e sanitaria.
Aumento della produttività degli anziani.
Promozione di una immagine positiva ed attiva dell'anziano.

 

METTERE IN ATTO L’ATTIVITA’ FISICA

L'attrezzatura
    Non sono necessarie attrezzature costose. 
    L’attività fisica può risultare efficace anche in ambienti con spazi e risorse limitati (es. in casa).
    Il posto di lavoro può essere un luogo appropriato per fornire programmi di attività fisica.

Indicazioni per la sicurezza
  
Un controllo medico può essere consigliato per alcuni individui prima di iniziare una attività fisica.
    Un addestramento adeguato a tutti i livelli (partecipanti, istruttori, responsabili dei programmi).
    Ambienti sicuri e confortevoli con abbattimento degli ostacoli ambientali.

Le motivazioni
  
L’attività fisica può essere un divertimento.
    L’amicizia.
    L’aumentato controllo sulla propria esistenza.
    Attività per tutta la durata della vita.
    Aumentato stato di benessere.

Gli ostacoli
  
Scarsa o nulla informazione sull’attività fisica e l’invecchiamento (tra gli anziani, tra i membri della famiglia, nelle strutture sanitarie, nella società).
    Immagini stereotipate dell’invecchiamento.
    Insufficiente supporto sociale.
    Inadeguato supporto ambientale (trasporti. accessi, pianificazione urbana).
    Storie di vita, aspetti biografici incluse cattive esperienze con lo sport.
    Attitudine negativa verso lo sport e l’esercizio fisico.
    Squilibrio tra lo sforzo necessario e gli obiettivi raggiunti.
    Ostacoli di tipo sociale verso uno stile di vita salutare.
    Ambienti sociali e culturali inadatti.
    Determinate condizioni mediche che possono richiedere programmi di attività diversi.

    

TIPI DI L’ATTIVITA’ FISICA

L’attività di gruppo e/o individuale non hanno una assoluta necessità di essere eseguite con un supervisore.
Ci sono benefici associati con i vari tipi di attività fisica che comprendono allungamento, rilassamento, esercizi a corpo libero, esercizi aerobici, rafforzamento.
L’attenzione deve essere posta su forme di attività fisica semplice e moderata  (camminata, ballo, salire le scale, ciclismo in piano, esercizi sulla sedia, ….).
Componenti importanti di un programma di esercizi sono. attività aerobica, rafforzamento muscolare, flessibilità ed equilibrio.
Gli esercizi devono andare incontro ai bisogni ed alle aspettative individuali e di gruppo.
Gli esercizi dovrebbero essere rilassanti e gradevoli. Fateli divertire!
Gli esercizi dovrebbero essere regolari, se possibile giornalieri. 

 

COSA CONSIGLIATO

ATTIVITA’ FISICA SEMPRE ! (Anche non sportiva: giardinaggio, bricolage, ecc.).
ATTIVITA’ IN PICCOLI GRUPPI.
ATTIVITA’ ORGANIZZATA CON ISTRUTTORE.
ALL’APERTO E IN PALESTRA.
GRUPPI OMOGENEI PER CONDIZIONI PSICO-FISICHE
DURATA DI ALMENO 60 minuti
FREQUENZA MINIMA DI 3/settimana.
ATTIVITA’ :

     
   aerobica,
        stretching,
        esercizi coordinativi.


I consigli per una corretta attività fisica

  1. Consulta il tuo medico

  2. Fai di un buon stato di salute il tuo obiettivo

  3. Inizia gradualmente e lentamente

  4. Alimentati in maniera adeguata

  5. Prepara una scheda-diario dei tuoi esercizi

  6. Allenati, quando è possibile, in compagnia

  7. Varia i percorsi se corri o cammini

  8. Usa la musica durante il lavoro

  9. Allenati negli stessi orari per stabilire un’abitudine

  10. Riscaldamento, lavoro e recupero attivo in ogni allenamento

  11. Considera la sicurezza.
       
    Strade con scarso traffico, usa i marciapiedi e abbigliamento facilmente visibile

  12. Prevedi alternative in caso di maltempo
        
    Utilizza videocassette e attrezzi indoor per  lavorare in casa se necessario

  13. Non farti comunque spaventare da una lieve pioggia o un po’ di vento

  14. Varia i tipi di esercizio

  15. Vestiti in maniera adeguata per il tipo di attività

  16. Scegli il giusto tipo di calzature per il tipo di attività scelta

  17. Dormi a sufficienza

  18. Bevi almeno due litri di acqua al giorno

  19. Ascolta il tuo corpo. Se sei stanco o cominci ad avere freddo, interrompi. Il tuo corpo ha bisogno dei giusti tempi di recupero

  20. Aggiungi dell’attività ricreativa (ballo, bowling) alla tua scheda di allenamento

  21. Non lasciare che qualcosa si interponga fra te e il tuo allenamento L’esercizio fisico è una delle cose più importanti per mantenere una buona salute: cerca di eseguirlo a dispetto di qualsiasi inconveniente tu possa incontrare

  22. Segui una dieta salutare

  23. Considera l’esercizio una cosa essenziale come il lavarsi, vestirsi, mangiare e dormire


Indicazioni per una migliore partecipazione all’attività fisica

Physical Activity and Cardiovascular Health
National Institutes of Health Consensus Development Conference Statement December 18-20, 1995 

  1. Percezione di un netto beneficio

  2. Scegliere un’attività piacevole

  3. Sentirsi competenti praticandola

  4. Sentirsi sicuri praticandola

  5. Avere facilità di accesso 

  6. Riuscire a inserirla facilmente tra le proprie attività quotidiane

  7. Non deve avere costi economici o sociali eccessivi

  8. Avere comunque consapevolezza di possibili minimi aspetti negativi come infortuni, perdite di tempo, ecc.

  9. Acquisire la consapevolezza di che l’uso di strumenti “risparmia-fatica” (ascensori, telecomandi, automobili) e attività sedentarie deve essere compensato da un aumento dell’attività fisica


The Recommended Quantity and Quality of Exercise for Developing and Maintaining Cardio-respiratory and Muscular Fitness, and Flexibility in Healthy Adults 

Medicine & Science in Sports & Exercise® Volume 30, Number 6 June 1998 Position Stand 

Fitness cardiovascolare e composizione corporea


Frequenza                  3-5/ settimana
Intensità                    55/65% --> 90% FC max
Durata                       20’-60’ esercizio continuo o intermittente  (almeno 10’ ogni volta)  nei
                                     principianti - intensità con + durata
Tipo                            coinvolgimento principali gruppi muscolari,  attività continua e ritmica,
                                    dove possibile all’aria aperta

Forza e resistenza muscolare e composizione corporea

Frequenza                     2-3/ settimana
Ripetizioni                     8-12 ripetizioni (oltre 50 aa ?10-15 )
Serie                              esercizi multi-serie se possibile 
                                       (oltre 50 aa efficacia anche di mono-serie per gruppo muscolare) 


Flessibilità

Sviluppo del ROM articolare con un minimo di 2-3 allenamenti alla settimana con appropriati esercizi statico-dinamici

 

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Lo Sport Agonistico Master

Gli individui che praticano a vari livelli attività fisico-sportiva costituiscono una popolazione alquanto eterogenea, infatti abbiamo:

  • atleti da sempre praticanti a buon o alto livello che continuano a praticare lo stesso sport con impegno simile o di poco inferiore;

  • individui da sempre completamente o semi-sedentari che ad una certa età (dai 40 in poi) iniziano con estrema dedizione a praticare uno sport (di solito ciclismo e podismo) a forte caratterizzazione agonistica;

  • sportivi “non agonisti” che praticano più o meno assiduamente attività amatoriali o di fitness per divertimento o per migliorare lo stato di benessere fisico.

 

ADATTAMENTI CARDIOVASCOLARI NEGLI ATLETI MASTER

Non sono numerosi gli studi che hanno analizzato la performance atletica di anziani sedentari, fisicamente attivi ed “agonisti”: spesso vi è proprio una non netta distinzione tra gli ultimi due gruppi.
Anche negli agonisti vi sono principalmente due gruppi: l’ “agonista anziano” e l’ “anziano agonista” cioè atleti che continuano ad alti livelli dopo una lunga carriera ed altri che hanno iniziato l’attività agonistica tardivamente.
Negli atleti master da sempre praticanti attività di resistenza ad alti livelli si verificano abitualmente gli stessi adattamenti cardiocircolatori riscontrabili negli atleti più giovani.

  • Bradicardia  (riposo e relativa sotto sforzo)

  • F.C. max spesso superiore ai valori prevedibili per età (220-anni) 

  • Aumento del volume cardiaco(dimensioni ventricolari tele-diastoliche, atri e spessori pareti)

  • Aumento della soglia anaerobica

  • Aumento dell’utilizzo tissutale di O2

 

Uno studio relativamente recente (Aging among Elite Distance Runners: A 22-yr Longitudinal Study  -Trappe & coll. 1996  http://home.hia.no/~stephens/oldelite.htm) ha seguito  per 22 anni un gruppo di 53 maratoneti di alto livello di età media circa 30 anni (18-55),  valutandone  la performance aerobica. Nel gruppo erano compresi degli atleti di quarantenni e oltre seguiti per lo stesso periodo. Quindi il campione era così suddiviso:

  • HT (highly trained) allenamento intenso e continuato

  • FT (fitness trained) allenamento solo per “fitness”

  • UT (untrained) sedentari da 5 o più anni

  • FO (fit older) età >60 anni ben allenati negli ultimi 20 anni


Si conclude che un allenamento intenso e continuato può ridurre in maniera altamente significativa il decremento del Vo2 max che si verifica inevitabilmente con l’avanzare dell’età (dal 9-10% di calo ogni decade a valori anche minori del 5% ).Il costo della corsa aumenta in maniera netta nel gruppo dei sedentari (per correre alla stessa velocità ora consumano mediamente il 28% in più di O2) principalmente per l’aumento del peso corporeo.Il gruppo che ha continuato ad allenarsi ad alti livelli, invece, mantenendo circa lo stesso peso corporeo, ha solo una lieve perdita dell’efficienza biomeccanica (<5%) risultando oltre il 20-25% più efficace nella corsa rispetto al gruppo sedentario.

 

Solo alcuni sport hanno un limite anagrafico all'attività agonistica (vedi tabella), mentre la maggior parte non ne prevede. 

Limiti massimi di età agonistica

Arti marziali – Pugilato 35
Ciclismo 40
Rugby 42
Ciclismo amatori 54
Motociclismo 70
Triathlon 79
Altri sport  senza limiti

Tutto questo comporta che sono sempre meno sporadici i casi di over 60-70 che si presentano alla visita di idoneità agonistica partecipando a gare che richiedono notevole impegno atletico.

Quindi la valutazione di una popolazione in cui l'incidenza di patologie cardiovascolari risulta statisticamente non trascurabile richiede una accurata analisi del tipo di sport praticato (vedi CLASSIFICAZIONE DEGLI SPORT IN BASE ALL'IMPEGNO CARDIOVASCOLARE) e della situazione clinica dell'atleta.
 

Negli atleti “master” la prevalenza di cardiopatie riguarda soprattutto:

  • Cardiopatia ischemica (C.I.)

  • Ipertensione arteriosa

  • Aritmie ipo- e iper-cinetiche


Nella cardiopatia ischemica alcuni dati sono da porre in evidenza:

  • Correlazione tra C.I. ed età.

  • Alto numero di soggetti con C.I. che praticano attività fisica.

  • Relativa frequenza di forme ”silenti” (asintomatiche e non diagnosticate) di C.I., soprattutto fra gli sportivi.

Alcuni studi stimano che il 50% delle morti improvvise in età adulta matura e avanzata sia legato ad una C.I. silente. E’ proprio l’eventuale presenza di questa patologia, che presenta anche difficoltà di inquadramento diagnostico, che deve essere ben valutata in una popolazione asintomatica e con probabilità a priori minima o moderata come quella sportiva “master”.

Cardiopatia Ischemica Silente nell’atleta

La sindrome di “Highlander”

Soprattutto negli atleti che hanno intrapreso tardivamente, anche se con estremo impegno, l’attività sportiva, l’euforia del ritrovato benessere fisico può frequentemente determinare quello stato mentale definito come “sindrome di highlander o dell’immortalità” .
Si creano sia la convinzione che l’esercizio fisico possa preservare da qualsiasi stato patologico, sia la tendenza a minimizzare sintomi e fattori di rischio pregressi o attuali.
La malattia aterosclerotica ha inizio assai più precoce di quanto comunemente si pensi e quindi l’esercizio fisico in media e tarda età pur essendo un potente fattore preventivo non cancella un passato di vita sedentaria e di cattive abitudini alimentari o di fumo di sigaretta, tenendo altresì presente che la componente genetica gioca spesso un ruolo fondamentale.
In ultimo si è evidenziato che con l’età aumenta la sensibilità e il numero dei recettori per gli oppioidi endogeni (endorfine) con una conseguente elevazione della soglia del dolore in genere e quello ischemico nello specifico.
Tale fenomeno è amplificato dal fatto che l’esercizio fisico prolungato comporta un sensibile aumento della secrezione endorfinica.


Cardiopatia Ischemica: fattori di rischio

La probabilità di soffrire di cardiopatia ischemica è un mix di fattori genetici e ambientali aventi importanza e pesi diversi. Possiamo paragonarla ad una immaginaria "roulette russa" in cui nel tamburo di una pistola siano presenti sin dall'inizio un certo numero di proiettili (determinati da aspetti immodificabili come quelli genetici), mentre altri ne vengono aggiunti (o successivamente, più difficilmente e, solo parzialmente, rimossi) in base a comportamenti e stile di vita. Quindi capirne e conoscerne l'importanza è fondamentale per poter ridurre il rischio ai valori più bassi possibili.

Irreversibili

  • Età

  • Sesso maschile

  • Ereditarietà

Reversibili

  • Fumo di sigaretta

  • Ipertensione arteriosa

  • Obesità

Parzialmente Reversibili

  • Dislipidemie

  • Iperglicemia-diabete

  • Bassi livelli HDL (lipoproteine ad alta densità)

  • Attività fisica

  • Stress emotivi e/o aspetti caratteriali

 

 

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Bibliografia e Links

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IV° Congresso Internazionale su Attività Fisica, Invecchiamento e Sport   -Heidelberg , Germania 1996
da MEDICINA DELLO SPORT Vol. 2, N.4, DIC 1999

The Physician and Sportsmedicine The Physician and Sportsmedicine Back Issues
una rivista on line con interessanti articoli full-text abitualmente free-royalties su vari argomenti di medicina sportiva:

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Overcoming Exercise Barriers in Older Adults James Dunlap, MD; Henry C. Barry, MD, MS

Exercise for Older Patients With Chronic Disease  Robert J. Petrella, MD, PhD

Exercise: A Prescription to Delay the Effects of Aging Loretta DiPietro, PhD, MPH; James Dziura, MPH THE PHYSICIAN AND SPORTSMEDICINE - VOL 28 - NO. 10 - OCTOBER 2000

Fitness for Reducing Osteoporosis Colleen Christmas, MD  THE PHYSICIAN AND SPORTSMEDICINE - VOL 28 - NO. 10 - OCTOBER 2000

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National Policy and Resource Center on Nutrition and Aging

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National Senior Health and Fitness Day

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Physical Activity and Health: A Report of the Surgeon General: Older Adults




A cura del Dr. Danilo Gambarara  
Facoltà Scienze Motorie - Università degli Studi di Urbino
Medicina dello Sport e Promozione dell'Attività Fisica - A.U.S.L.  RIMINI

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ultimo aggiornamento 31 maggio 2005

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