IL DIABETE GIOVANILE

 

Il diabete e l'attività sportiva agonistica

LEGGE 16 MARZO 1987 N°115 G.U. n° 71 del 26/3/87 Art.8

1. La malattia diabetica priva di complicanze invalidanti non costituisce motivo ostativo al rilascio del certificato di idoneità fisica per la iscrizione nelle scuole di ogni ordine e grado, per lo svolgimento di attività sportive a carattere non agonistico e per l’accesso ai posti di lavoro pubblico e privato, salvo i casi per i quali si richiedano specifici, particolari requisiti attitudinali.
2. Il certificato di idoneità fisica per lo svolgimento di ATTIVITA’ sportive agonistiche viene rilasciato previa presentazione di una certificazione del medico diabetologo curante o del medico responsabile dei servizi di cui all’articolo 5, attestante lo stato di malattia diabetica compensata nonché la condizione ottimale di autocontrollo e di terapia da parte del soggetto diabetico.

 

 

Effetti benefici dell’allenamento
1.
  1. Riduzione dei trigliceridi circolanti.
  2. 2.Riduzione del colesterolo totale e LDL.
  3. 3.Aumento del colesterolo HDL.
  4. 4.Riduzione del fibrinogeno.
  5. 5.Riduzione del peso corporeo se l’apporto calorico è controllato.
  6. 6.Riduzione del tessuto adiposo (soprattutto viscerale).
  7. 7.Controllo dell’ipertensione arteriosa lieve.
  8. 8.Miglioramento della risposta cardiovascolare allo sforzo

 

Per far fronte all’aumentata richiesta di energia durante un intenso esercizio, il muscolo utilizza sia i propri depositi di zuccheri (glicogeno) e grassi (trigliceridi) che quelle sostanze che gli arrivano, tramite il sangue, da altri organi e tessuti (glucosio dal fegato e acidi grassi dal tessuto adiposo). Per garantire le funzioni del sistema nervoso centrale la glicemia deve rimanere sufficientemente costante anche durante uno sforzo intenso ed, infatti, l’ipoglicemia da sforzo è un evento abbastanza raro nei non diabetici.
Una glicemia normale durante le prime fasi dello sforzo è ottenuta da una diminuzione della insulina plasmatica e dall’aumento di secrezione di glucagone che causa il  rilascio di glucosio epatico.
Durante l’esercizio prolungato giocano un importante ruolo sia il glucagone che le catecolamine.
Tutti questi adattamenti ormonali sono essenzialmente persi nei soggetti con diabete di tipo I.
Di conseguenza quando, per una terapia sostitutiva non adeguata, i livelli di insulina sono troppo bassi, una prevalenza degli ormoni controinsulinici causa, durante l’esercizio, alti livelli glicemici e può indurre chetoacidosi. Se invece i livelli ematici di insulina sono troppo alti può risultare inefficace la mobilizzazione del glucosio e di altri substrati e quindi verificarsi uno stato ipoglicemico.

 

Position Statement 1996 American Diabetes Association: Esercizio fisico nel diabete di tipo I

  1. 1.Obiettivo primario è la partecipazione sicura ad ogni forma di esercizio fisico.
  2. L’attività fisica non è priva di rischi. Complicanze potenziali sono: ipoglicemia, iperglicemia, chetosi, ischemia cardiaca, aritmie e peggioramento delle complicanze croniche del diabete.
  3. L’allenamento non sempre migliora il compenso glicemico.
  4. La risposta metabolica all’esercizio fisico è influenzata da molte variabili.
  5. Non esistono modalità univoche per prevenire l’ipoglicemia e migliorare la risposta metabolica all’esercizio: la misura della glicemia deve pertanto essere una pratica corrente.
  6. Nonostante le possibili complicanze i diabetici IDDM vanno incoraggiati a svolgere attività fisica per migliorare la funzionalità cardiovascolare, il benessere psico-fisico e favorire i rapporti sociali.

 

Position Statement 2000  American Diabetes Association: Diabete ed esercizio fisico

1 Controllo metabolico prima dell’esercizio.

Evitare l’esercizio se la glicemia è > 250 mg/dl con chetosi, ed usare cautela in sua assenza se la glicemia è >300 mg/dl.

Assumere adeguate quantità di carboidrati se la glicemia è <100 mg/dl.

2 Controllo della glicemia prima e dopo l’esercizio

Individuare quando sono necessari modifiche dell’assunzione di cibo o insulina.

Conoscere la risposta glicemica a differenti condizioni e livelli di esercizio.

Assumere carboidrati quando necessari ad evitare l’ipoglicemia.

Rendere disponibili cibi a base di carboidrati durante e dopo l’esercizio.

3 Idratazione

La disidratazione può essere causa di effetti sfavorevoli sul mantenimento dei livelli glicemici ottimali, sulla funzionalità cardiaca e, quindi, sulla prestazione atletica.

E’ raccomandabile una adeguata idratazione prima dell’esercizio fisico (almeno ½ litro di fluidi nelle due ore precedenti l’attività).

Durante l’esercizio assumere la quantità necessaria di liquidi in base al tipo ed intensità dello sforzo ed alle condizioni ambientali.

 

PRIMA DELL'ESERCIZIO FISICO

 

 

DURANTE L'ESERCIZIO FISICO

Durante un esercizio intenso o prolungato, bisogna effettuare una misura della glicemia e modulare in conseguenza l’apporto di carboidrati, per prevenire l’ipoglicemia.

 

DOPO L'ESERCIZIO FISICO

Anche in questo caso, soprattutto se l’esercizio svolto è diverso dal solito, è necessaria una misura della glicemia per determinare l’apporto di carboidrati. 
La dieta appropriata e la corretta dose di insulina necessari a garantire l’ottimale adattamento all’esercizio dipendono dalle caratteristiche di ciascun atleta, dal tipo di esercizio e dal rigoroso controllo della glicemia e dei chetonuria.

 


A cura del Dr. Danilo Gambarara  
Facoltà Scienze Motorie - Università degli Studi di Urbino
Medicina dello Sport e Promozione dell'Attività Fisica - A.U.S.L.  RIMINI

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ultimo aggiornamento 31 maggio 2005

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