ALIMENTAZIONE DEL MARATONETA
Fatti e folclore
Sabato 1° maggio 2004
Convegno a FANO (PU) "Aspetti tecnico-scientifici della Maratona"
scarica la
presentazione in pdf ![]()
Vedi come introduzione, le pagine:
Principi di Generali di Alimentazione
Alimentazione “di base”
In relazione alla % di carboidrati
Media o elevata (“piramide”, dieta mediterranea)
Bassa o molto bassa (zona, atkins, “sugar busters”, protein power, ecc)
Altre (“intolleranze”, cronodieta, gruppi sanguigni.,dissociata ecc)
Alimentazione “di gara”
Periodo pregara (carico glicogeno
--> razione d’attesa)
Gara (apporto calorico, idratazione)
Recupero
Integrazione nutrizionale
Classificazione
Effetti dichiarati e reali
Rischi ed effetti indesiderati
DIETE A BASSA O ESTREMAMENTE BASSA % CARBOIDRATI
1972 Atkins “Diet revolution”
1978 Scarsdale Medical Diet
1980 Beverly Hills Diet
1995 Enter the Zone
Critiche alle diete con media o alta % di carboidrati
Aumento incidenza sovrapeso
Eccessiva produzione di insulina
Aumento del rischio delle malattie “metaboliche” (diabete, cardio-vasculopatie, ect.)
LA "MADRE DI TUTTE LE DIETE IPERPROTEICHE":
L’evoluzione della specie umana ha compreso un lungo periodo di decine di migliaia di anni in cui gli umani
erano dei “cacciatori–raccoglitori”, basando la loro dieta soprattutto sulla carne degli animali di grossa e media taglia uccisi con la caccia e in minor misura sulla raccolta di radici, tuberi, noci, frutta e vegetali selvatici,
ecc.
Fra i 10 e i 15 mila anni fa è avvenuta la graduale trasformazione da cacciatori nomadi ad agricoltori stabili.
Questa nuova e infinitamente più grande fonte di approvvigionamento di cibo, basata sulla coltivazione soprattutto dei cereali, ha così permesso la diffusione della razza umana su tutto il pianeta.
Però, secondo i sostenitori della “paleodieta“ tale periodo è stato evolutivamente troppo breve per permettere un efficace adattamento del nostro metabolismo a tale regime alimentare.
Le popolazioni che hanno conservato le abitudini alimentari dei cacciatori-raccoglitori, hanno così ancora oggi una bassissima incidenza di malattie metaboliche e cardiovascolari.
Chi, grazie soprattutto alla agricoltura intensiva, ha a disposizione una grande abbondanza di cibo, la pagherebbe con la comparsa delle cosiddette malattie del “benessere”
Considerazioni sulla "paleodieta"
Le malattie cardiovascolari sono patologie tipiche dell’età adulta e anziana, e i popoli che sono ancora cacciatori-raccoglitori hanno un’attesa di vita molto bassa.
Una bassa incidenza di patologie dismetaboliche è presente anche in popolazioni rurali che basano la loro alimentazione su una agricoltura “non avanzata tecnologicamente”
In ultima analisi, la composizione della dieta, salvo situazioni estreme in un senso o nell’altro, è probabilmente meno importante della fatica che si fa per procurarsi il cibo. Se il rapporto:
Calorie consumate per procurarsi il cibo
Calorie ottenute
è troppo basso, in quella società, inevitabilmente l’incidenza di patologie metaboliche aumenterà.
L'evoluzione dell' "homo tecnologico" :
LA "ZONA"
|
Le regole della Zona:
Il sistema dei blocchi
|

la PIRAMIDE della ZONA
PREGI DELLA “ZONA”
CRITICHE ALLA “ZONA”

Con la "nuova piramide" si continua a proporre un adeguato uso di carboidrati complessi, ma nella forma integrale, utile sia a fornire un ottimale apporto di fibre che a ridurre lo stimolo alla secrezione di insulina. L'utilizzo di cereali raffinati, patate, zuccheri semplici va dosato con parsimonia. Anche per garantire la dieta più variata possibile, consigliamo inoltre di non limitarsi all'utilizzo del solo frumento, consumando anche prodotti a base di farro, avena, segale, orzo.
Va giustamente valutato l'apporto di grassi vegetali: olio extravergine d'oliva (ricco di acidi grassi mono-insaturi), oli di semi di mais, soia, sesamo, girasole, ricchi di acidi poli-insaturi (evitando invece i grassi "tropicali"), in minore misura frutta secca oleosa.
Sono da usare con moderazione i grassi animali, ma in abbondanza quelli derivati dal pesce (in particolare quello azzurro). Indispensabili ampie quantità di vegetali e di frutta, preziose fonti di antiossidanti naturali. L'apporto proteico deve essere garantito in pari misura dai legumi e da carni (preferibilmente bianche), uova, latte e derivati che assicurano un adeguato apporto di calcio. Se non vi sono specifiche controindicazioni, negli adulti è consentito un consumo molto moderato di vino ai pasti.
La "nuova piramide" infine colloca alla base, in posizione prioritaria, la prescrizione di costante attività fisica, indispensabile per mantenere un ottimale controllo del peso corporeo: ci sembra doveroso aggiungere a questa ultima indicazione, la raccomandazione di assicurare un corretto apporto idro-salino, ancora più necessario nella pratica di attività sportiva in ambienti caldi.
Vedi come argomento introduttivo:
Termoregolazione dur
Nell'immagine sono rappresentati i meccanismi alla base dello scambio termico nel ciclista. Anche se con una incidenza diversa (in rapporto alla velocità di progressione, alla postura, ai gruppi muscolari in azione, ecc.) possiamo considerarli validi anche nel maratoneta.


Esiste una cospicua e consolidata serie di conoscenze scientifiche che ha dimostrato come l'atleta che compie uno sforzo intenso e prolungato produca grandi quantità di sudore e quindi tenda inevitabilmente a disidratarsi.
Questo comporta il rischio di un sensibile calo della propria performance se non addirittura la possibilità di veri e propri stati patologici come il colpo di calore.
Questo ha portato molti autori a suggerire agli atleti di idratarsi il più possibile senza tenere conto del solo sintomo della sete:
Linee
guida dell' American College of Sports Medicine
Prima dell'esercizio: bere ~500 ml nelle 2 ore precedenti
Durante l'esercizio: bere subito ed ad intervalli
regolari (il più possibile)
Durante l'esercizio: bere in eccesso rispetto a quanto
perso durante l'esercizio

International Marathon Medical Directors Association (IMMDA)
Il fisiologo Tim Noakes della "University of Cape Town, South Africa", in qualità di rappresentante dell'associazione dei responsabili medici delle più importanti maratone cittadine mondiali ha pubblicato delle linee guida sull'idratazione durante la maratona che modificano in maniera sostanziale quanto prima affermato contestando la necessità di volumi di reidratazione così alti e mettendo in guardia addirittura della loro potenziale pericolosità. Di seguito ne riportiamo, semplificati e riassunti, i punti principali
Advisory Statement on Guidelines for Fluid Replacement During Marathon Running
Il “colpo di calore” può verificarsi solo quando la velocità di produzione del calore durante l’esercizio è superiore a quella che l’organismo riesce a dissipare nell’ambiente.
Il rischio che tale fenomeno si verifichi aumenta:
La raccomandazione di assumere copiose quantità di liquidi durante la gara può causare paradossalmente situazioni (iponatremia) più pericolose del rischio (disidratazione) che tale consiglio voleva prevenire.
Le principali maratone cittadine di solito si tengono in periodi, orari o località in cui le condizioni climatiche avverse (caldo ed umidità eccessiva) sono rare e quindi il rischio di disidratazione e del conseguente colpo di calore è inferiore rispetto a quello atteso considerando i dati dei test di laboratorio.
ECCESSIVA ASSUNZIONE DI ACQUA DURANTE LA GARA:
“IPONATREMIA”
(Diminuzione del sodio nel sangue)
In relazione, quindi, alla sopravalutazione del rischio di disidratazione e ai possibili, anche se non così frequenti, rischi di “intossicazione” d’acqua, le linee guida IMMD hanno come indicazioni principali:
Numerosi e recenti studi quindi indicano che bere “a piacimento” sia una adeguata strategia di idratazione.
A cura del Dr. Danilo
Gambarara -
Facoltà Scienze Motorie - Università degli Studi di Urbino
Medicina dello Sport e Promozione dell'Attività Fisica - A.U.S.L. RIMINI
riminisportmedicina@yahoo.it
ultimo aggiornamento 31 maggio 2005
Il
sito aderisce ai principi del
The Health on the Net Foundation Code of Conduct (HONcode)