Valutazione auxologica

auxologia (pdf)

Per un qualsiasi valore biologico e nello specifico per i parametri auxologici, grazie ad ampi studi su un elevato numero di soggetti in buona salute, si sono stabiliti, per ciascuna fascia di età, gli standard di riferimento della popolazione normale. Non si tratta di riferimenti rigidi e limitativi dal momento che esiste una variabilità individuale elevata, ma la elaborazione statistica dei dati fornisce un ampio intervallo all'interno del quale vi è una elevata probabilità di riscontrare un valore “normale” di quel parametro. Al contrario, un valore al di sopra o al di sotto dei limiti del range di normalità avrà una elevata probabilità di essere patologico, in eccesso o in difetto. In termini statistici questo tipo di interpretazione dei dati, ottenuti dagli studi su popolazioni, si esprime con i percentili relativi a ciascun parametro che ne riportano la distribuzione all'interno della popolazione. Così l'intervallo dei valori compresi tra il 3° ed il 97° percentile (equivalenti al valore mediano ± 2 deviazioni standard) fornisce, sempre in termini probabilistici, il range di normalità; tra questi due estremi il 50° rappresenta il valore mediano che separa il 50% dei soggetti con valore più alto dal 50% dei soggetti con valore più basso.

 Ad esempio se la statura di un bambino corrisponde al 40° percentile significa che, in termini statistici, su 100 coetanei “virtuali” ne ha 60 più alti e 40 più bassi.

Valori al di sotto del 3° o al di sopra del 97° hanno un'elevata probabilità di essere espressione di una condizione alterata e richiederanno degli approfondimenti clinici maggiori.

Per avere una stima della statura adulta, una volta calcolato il percentile di appartenenza, è possibile estrapolare lungo la curva del percentile la statura finale. Maggiore sarà il numero di misure effettuate nel tempo, più elevato sarà il grado di attendibilità della previsione. 

Secondo Tanner la statura adulta si può calcolare sommando, se maschio, o sottraendo se femmina, alla somma in cm della statura dei genitori 13 cm, il tutto diviso 2.
Tale metodo ha però un eccessivo grado di approssimazione (+- 5 cm).

Nelle femmine Frisch ha rilevato che la statura adulta risulta essere quella immediatamente post-menarcale aumentata di 6 cm. In questo caso il range è di circa +-2 cm

 

ETÀ OSSEA


L'età ossea (EO) è la valutazione del grado di sviluppo del sistema scheletrico: i soggetti adulti, pur presentando molte differenze dal punto di vista morfologico, hanno tutti quanti lo stesso livello di maturazione dell'osso (cosa che non può dirsi della statura, del peso e di molte altre variabili). 
Alla nascita le strutture scheletriche sono prevalentemente costituite da tessuto cartilagineo, successivamente, e in tempi diversi per ciascun segmento scheletrico, compaiono, in ciascun osso, uno o più nuclei di ossificazione che via via si ingrandiscono sino a sostituire completamente il tessuto cartilagineo, conferendo all'osso in questione il tipico aspetto dell'osso adulto
In questo senso quindi lo stato di maturazione scheletrica è un ottimo indice della maturazione biologica. Si comprende quindi la sua importanza in auxologia in quanto consente di valutare con buona approssimazione, da sola prima e con l'ausilio del grado di sviluppo dei caratteri sessuali poi, il grado di maturazione biologica dell'individuo.
L'età ossea di un soggetto corrisponde all'età cronologica che quel soggetto avrebbe avuto se il suo grado di maturazione scheletrica fosse stato nella media. Quindi se un bambino ha un'EO corrispondente a quella cronologica la sua maturazione scheletrica è nella norma, se al contrario l'EO è inferiore o superiore a quella cronologica avrà un grado di maturazione scheletrica rispettivamente in ritardo o in anticipo. 
Per l'elevato grado di correlazione tra grado di maturazione ossea e sviluppo somatico generale (crescita staturale, maturazione dei vari organi e dei caratteri sessuali secondari), l'EO è diventata sinonimo di età auxologica. Infatti in entrambi i sessi, durante l'infanzia e la preadolescenza, la velocità di crescita è superiore, nei soggetti più maturi rispetto a quelli che presentano una maturazione più lenta.
Quindi, calcolando i percentili in un soggetto con un’età ossea inferiore a quella anagrafica, il confronto non verrà effettuato con un gruppo di coetanei virtuali ma di età maggiore. 
Questo valore sarà appunto la differenza fra l’età anagrafica e quella ossea del soggetto ed avrà come risultato una sottostima dell’accrescimento con un previsione per difetto della statura adulta.

 

Può l’attività sportiva interferire con l’accrescimento ed influire sulla statura adulta ?

Nello sport di elite si ha una vera e propria “selezione darwiniana”, nel senso che la condizione di partenza per eccellere in un certo sport è determinata geneticamente: “se vuoi diventare un campione scegliti i genitori
Ad esempio, non si diventa alti praticando pallacanestro, ma gli atleti di più alta statura hanno un forte vantaggio rispetto a quelli più bassi e inevitabilmente le squadre di basket di elite saranno composte di giocatori con stature nettamente superiori alla media. 

Ovviamente ogni regola ha la sua eccezione ...........

 

Alcuni studi hanno però riportato che giovani atlete/i di alto livello, sottoposti quindi ad intensi e frequenti carichi di allenamento, hanno mostrato un rallentamento della crescita durante il periodo peri-puberale.
Una prova indiretta del possibile effetto negativo dell’allenamento sull’accrescimento è che si è notato un aumento del ritmo di crescita nei mesi successivi all’interruzione o alla netta diminuzione dei ritmi di attività.

 Studies Reporting Attenuated Growth and Maturation Associated With Intense Training in Young Athletes

Study

Design

Subjects

Findings

Laron and
Klinger

Clinical case
report

Male participants in tennis,
athletics, and table tennis;
female swimmer/runner

Height of all athletes was at or below the 50th
percentile prior to training; during intense training,
all exhibited a progressive slowing of growth;
growth accelerated after training was reduced

Tveit-Milligan
et al

Clinical case
report

Triplet sisters (age 11.5 yr at
baseline); triplet A: gymnast training
20-26 hr/wk (retired 8 mo into
study); triplet B: sedentary; triplet C:
recreational athlete

At baseline, triplet A was 150 cm (Tanner stage 3),
triplet B was 154.9 cm (Tanner stage 4), triplet C
was 149.8 cm (Tanner stage 3); at 18 mo, triplet A
was 160.4 cm, triplet B was 159.8 cm, triplet C
was 154.6 cm; age of menarche was 12.8 yr for
triplet A, 11.2 yr for triplet B, and 11.7 yr for triplet C

Constantini
et al

Clinical case
report

Monozygotic female twins (age
13.5 yr); twin A: gymnast training
25 hr/wk; twin B: basketball player
training 6-8 hr/wk

At baseline, twin A was 148 cm, twin B was
154 cm, both were Tanner stage 4; at maturity,
twin A was 155 cm, twin B was 156 cm; age
of menarche was 14.6 yr for twin A, 12 yr for twin B

Ziemilska
et al

Prospective
cohort study
(6.4-yr follow-up)

9 female and 16 male gymnasts
(ages 10-12 yr at baseline) training
20-30 hr/wk; controls derived
from a longitudinal study of Polish
children (ages 8-17 yr)

Annual height increments were lower in gymnasts;
7 of 9 female and 10 of 16 male gymnasts
were shorter than predicted; male and female
gymnasts had later peak height velocity; delayed
menarche in female gymnasts

Bass
et al13

Prospective
cohort study
(2-yr follow-up)

21 female gymnasts (age 11 yr)
training 8-36 hr/wk;
44 age-matched controls

At baseline, gymnasts had delayed bone age (1.3 yr),
reduced height, sitting height, and leg length;
deficit in sitting height increased with years of
training; during follow-up, sitting height deficit
worsened; in 13 gymnasts studied 12 mo after
retirement, catch-up growth occurred primarily
in the trunk; adult retired gymnasts had no deficits

Theintz
et al

Prospective
cohort study
(2.35-yr follow-up)

Females (age 12.3 yr):
22 gymnasts training 22 hr/wk;
21 swimmers training 8 hr/wk

In gymnasts, height SDSs and mean height
predictions decreased with time;
in swimmers, no change

Lindholm
et al

Prospective
cohort study
(5-yr follow-up)

Females (age 11-14 yr):
22 gymnasts training 10-20 hrs/wk,
22 controls

13 of 22 gymnasts had attenuated growth;
6 of 21 gymnasts were 3.5-7.5 cm shorter
than predicted; age of menarche delayed by
1.3 yr in gymnasts compared with controls

Pigeon
et al

Prospective
cohort study
(5-yr follow-up)

Females (mean age 12.6 yr):
97 ballet dancers training 8.8 hr/wk;
30 controls (mean age 12.5 yr)

Mean height decreased by 0.40 SD in all ballet
dancers and by 0.25 SD in controls between ages
6 and 12.6 yr; in 15 ballet dancers, the average
height loss was 1.07 SD

SDSs = standard deviation scores; SD = standard deviation

Ritardo età ossea <--> età anagrafica in ginnaste svedesi 

Numerosi studi scientifici suggeriscono una relazione causa-effetto tra disturbi della crescita e intensi carichi di allenamento, soprattutto nelle atlete.
I dati sono comunque controversi ed non hanno certa evidenza scientifica.
Il menarca nelle atlete compare ad una età mediamente più avanzata rispetto alle non-atlete e gli studi suggeriscono che l’associazione tra questo ritardo ed allenamento non sia casuale.
Dal momento che i fattori che la determinano sono genetici, ormonali ed ambientali tale relazione è difficile da determinare con certezza.
Altri studi hanno evidenziato una significativa correlazione tra ritardo menarcale in ginnaste, ballerine e pattinatrici artistiche dovuta, in parte, a intenso allenamento fisico, basso peso o percentuale di massa grassa corporea, insufficiente apporto calorico-nutrizionale e “stress” psico-fisico. 
E’ da considerare che nella maggior parte degli sport di destrezza, soprattutto nelle atlete, un ritardo dello sviluppo costituisce un vantaggio prestativo: nelle ginnaste di elite sono progressivamente diminuite negli anni l’età, il peso e la statura media.
Questo è il risultato di una selezione sportiva che fa emergere solo atlete con determinate caratteristiche.

In questi sport, costituisce frequentemente un vantaggio, anche un basso peso corporeo.
Ciò comporta atteggiamenti alimentari esasperati con insufficiente apporto calorico e nutrizionale: è sicuramente questo uno dei fattori più importanti a causare ritardi nella maturazione e nello sviluppo di queste atlete
In conclusione non ci sono dati attendibili che indichino che l’intenso allenamento possa di per sé avere effetti negativi sulla statura, la crescita ossea e la “qualità” dei processi maturativi, ma è evidente come questa fase dello sviluppo sia estremamente sensibile e la programmazione del lavoro sportivo richieda attenzione ed esperienza.


A cura del Dr. Danilo Gambarara  
Facoltà Scienze Motorie - Università degli Studi di Urbino
Medicina dello Sport e Promozione dell'Attività Fisica - A.U.S.L.  RIMINI

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ultimo aggiornamento 09 giugno 2005

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