DANIELA SANTUS
20-2-2008 da La Stampa (un articolo di G. Favro)
La stella di Davide gialla appuntata sul petto, e, sulle spalle, la bandiera di Israele. Così domani si presenteranno a lezione due professori dell’Università torinese. Per denunciare «un clima non più respirabile», passeggeranno nell’atrio di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, portando pure un cartello: «Antisionismo uguale antisemitismo». Il motivo? «Siamo stufi di veder propagandate idee antisemite in uno spazio pubblico universitario che dovrebbe essere un luogo di ricerca e di studio».
Parole di Ugo Volli, professore alla facoltà di Lettere, e Daniela Santus, docente a Lingue. Il primo pochi giorni fa è finito nell’odiosa «black list» diffusa in rete, tra i professori ebrei accusati di fare lobby a favore di Israele. La Santus era invece stata contestata nel 2005 dal Cua, il «Collettivo universitario autonomi», per aver invitato a una lezione il viceambasciatore di Israele Elazar Cohen. E ieri non ha usato mezze misure: «Ormai s’è scatenata una vera e propria caccia all’israeliano». Dietro alla protesta dei professori, c’è pure la tempesta sulla Fiera del Libro, «rea» d’aver invitato Israele come Paese ospite d’onore. Dopo gli inviti al boicottaggio, le offese gridate sui muri, gli appelli e i contro-appelli piovuti da ogni parte, è sceso in campo addirittura il presidente della Repubblica, che inaugurerà la Fiera. Ma, tra quanti continuano ad annunciare iniziative di boicottaggio della manifestazione c’è il Cua, che pochi giorni fa ha occupato gli uffici della Fiera del libro, e che ieri ha invaso l’atrio di Palazzo Nuovo con banchetti, bandiere palestinese e volantini contro Israele. «Boicottare la Fiera non è essere antisemiti, ma schierarsi con il più debole, il popolo palestinese». Nelle dure critiche a Israele, però, per i docenti c’è dell’antisemitismo bello e buono. «Sono sdegnato - dice Volli -. Forse, portando con le bandiere israeliane, saremo aggrediti. Chiediamo che il rettore impedisca la diffusione di scritte e testi antisemiti nell’ateneo. Sono pronto a candidarmi provocatoriamente contro di lui se non provvederà». E la Santus: «Porteremo la bandiera d’Israele come se fosse un talleth, un manto di preghiera, per testimoniare che Israele esiste ed è la casa di tutti di ebrei perseguitati nel mondo».
L’annuncio della loro iniziativa ha subito fatto il giro dell’ateneo. Il Cua replica che «la nostra è dura critica a uno Stato, e non antisemitismo. Forse questi professori vogliono mettersi in mostra». Il rettore Ezio Pelizzetti ricorda invece il documento del Senato accademico dopo la black list in rete, di condanna contro episodi «fascisti e antisemiti. E aggiunge: «Non conosco i testi di cui parlano i colleghi, ma non si può domandarmi di impedire la diffusione del pensiero né di controllare tutti i volantini nelle 120 sedi dell’ateneo».
QUESTO IL VOLANTINO CHE E' STATO DISTRIBUITO:

NON BOICOTTIAMO LA FIERA DEL LIBRO!

In questi giorni, da più parti, si stanno alzando voci che chiedono il boicottaggio della Fiera del Libro di Torino che avrà Israele come Paese ospite perchè - dicono - nel 2008 ricorre l'anniversario della Nakba, di quando cioè 850.000 profughi palestinesi dovettero abbandonare le loro case sotto l'attacco dell'esercito israeliano. E' FALSO. La verità è che, a otto ore dalla nascita dello Stato d'Israele (regolarmente sancita dall'ONU), gli eserciti di ben sette Paesi arabi - incuranti della sorte degli stessi palestinesi - attaccarono il neonato Stato Ebraico al solo scopo, dichiarato, di distruggerlo.

I palestinesi che scelsero di rimanere in Israele ottennero la cittadinanza e la possibilità di eleggere propri rappresentanti al Parlamento israeliano (dove attualmente esistono ben tre partiti arabi...mentre in nessun Paese arabo è neppure immaginabile un partito ebraico!).

Vi dicono che le condizioni dei palestinesi nei campi profughi sono raccapriccianti: E' VERO, ma allora dovrebbero chiedervi di boicottare i responsabili di un simile scempio: Egitto e Giordania in primo luogo (che hanno occupato i Territori Palestinesi dal 1948 al 1967 senza MAI concedere loro la nascita di uno Stato palestinese indipendente), ma anche Libano, Siria e tutti quei Paesi arabi che non hanno MAI concesso cittadinanza né diritti civili ai palestinesi. Incredibilmente l'ha fatto soltanto Israele!

Vi dicono che boicottare la Fiera del Libro significa schierarsi dalla parte dei palestinesi. E' FALSO. Il direttore del Centro PALESTINESE di Monitoraggio per i Diritti Umani di Ramallah, dott. BASSAM EID, proprio da un'aula di questa Università l'ha gridato forte e chiaro: il primo e più feroce nemico dei palestinesi è da ricercarsi tra i loro stessi leaders corrotti, come Arafat prima e Abu Mazen poi, e sanguinari, come i terroristi di Hamas.

Israele ha sgomberato del tutto la Striscia di Gaza nel 2005: non c'è più un ebreo nella Striscia di Gaza (mentre ci sono più di 1 milione e 500.000 arabi in Israele), perchè Hamas non ha incominciato a creare le basi per il nuovo Stato e invece ha sperperato tutte le risorse per condurre un'incessante battaglia contro Israele?

Gli attentati palestinesi più feroci, come anche i lanci di razzi e di missili sulle cittadine israeliane del nord e del sud del Paese, vengono attuati da quando è incominciato il processo di pace, da quando cioè Israele ha incominciato a riconoscere autorità amministrativa ai Territori, si è ritirato dalla fascia di sicurezza del sud del Libano, ha sgomberato per intero la Striscia di Gaza. I leaders palestinesi non hanno fatto altro che continuare nel loro tentativo di annientare Israele sotto gli occhi compiaciuti del resto del mondo, oltre che nell’indottrinare la loro gioventù all’odio antiebraico.

Osama Hamdan, rappresentante di Hamas, non ha usato perifrasi e non si è fatto scrupolo alcuno di chi vorrebbe elevarlo a interlocutore in un improbabile dialogo di pace. Secondo Hamdan gli attacchi suicidi contro Israele, particolarmente quelli contro gli autobus zeppi di donne, vecchi e bambini, sono giustificati dalla sha’ria (la legge islamica), in quanto tutti gli ebrei sono – a suo dire – occupanti. E a furia di ribadirlo viene creduto: inutile ricordare che i musulmani misero piede in Terra d’Israele soltanto alla fine del Settimo secolo dopo Cristo! Hamdan afferma che la “Palestina” è territorio islamico e che, di conseguenza, non possono esserci ebrei. Proprio come non possono esserci ebrei in Arabia Saudita o in Giordania e come, se il processo di islamizzazione dell’Europa continuerà ad avanzare, non potranno esserci ebrei nemmeno in Europa!

Venite dunque alla Fiera del Libro, avvicinatevi alla cultura d'Israele (unico Stato democratico nell'area mediorientale), visitate lo Stato d'Israele. Forse soltanto così potrete riconoscer i diritti degli uni, gli israeliani, e quelli degli altri, i palestinesi."

DAL BALCONE DEL RETTORATO VESTITI DA KAMIKAZE

Il giorno successivo ho acquistato i quotidiani. Più che le parole, mi ha colpita un'immagine. E' stata riportata soltanto da un quotidiano locale "Torino Cronaca Qui", ma è l'immagine più significativa di tutta la giornata di ieri.

Rappresenta un giovane autonomo che, dalla balconata del Rettorato, sventola un'enorme bandiera palestinese con il volto completamente coperto - a mo' di terrorista - da una keffiah. Fa paura.
Intendiamoci, non fa paura il giovane in sè, ma fa paura l'immagine che evoca. Mi ha ricordato quella degli assassini palestinesi affacciati al balcone dell'appartamento che ospitava gli atleti israeliani durante le tragiche Olimpiadi di Monaco, nel 1972.

E' un'immagine da pugno nello stomaco, che dovrebbe farci riflettere.
Oltretutto, a dimostrazione che gli spazi universitari sono stati colonizzati da questi individui, sta proprio la giornata di ieri. Perchè se è vero che io e il collega Volli siamo riusciti, per la prima volta, a far entrare ben tre bandiere israeliane nel Palazzo Universitario, se è vero che siamo riusciti a distribuire in un'ora circa 200 volantini per rivendicare le ragioni d'Israele, se è vero che gli autonomi - anche in questo caso per la prima volta - hanno incassato ben tre "no" dal Magnifico Rettore, è altrettanto vero che tutto ciò è stato possibile grazie al dispiegamento dell Forze dell'Ordine (veri garanti del diritto di parola in Italia, non mi stancherò mai di ripeterlo).

Noi siamo rimasti un'ora, guardati e protetti a vista, e abbiamo potuto testimoniare un'altra realtà. Loro, gli autonomi, sono rimasti fino a sera e hanno organizzato un'assemblea per gli studenti, dove poter spiegare la loro verità. Lo faranno tutti i giorni, fino alla Fiera del Libro (è evidente che non sono studenti o che, se lo sono, non amano trascorrere molto tempo sui libri...tanto, vista una simile impostazione mentale, più si è disinformati e meglio è, a meno che ci siano schiere di cattivi maestri pronti a vergare dei 30 sui loro libretti per i soli meriti acquisiti sul campo e tanti bravi papà borghesi pronti a mantenere i loro bamboccioni trentenni a far nulla tutto il giorno).

In Università si formano le future generazioni. Temo davvero che il domani sia una keffiah a nascondere il volto e la democrazia in frantumi.

Vorrei lanciare una proposta, da questo sito, al prossimo Ministro dell'Università (che mi auguro - e scusate se sono di parte - che non sia più del centrosinistra!): far sì che gli spazi universitari vengano più proficuamente adoperati per lo studio. I nostri studenti hanno molte volte difficoltà a trovare luoghi in cui poter studiare, noi docenti abbiamo difficoltà a trovare aule dove far sedere i ragazzi - che troppe volte devono star seduti a terra - e questi gruppi (che non sono neppure democraticamente eletti quali rappresentanti degli studenti) hanno aule e spazi propri da gestire senza controllo alcuno. Tutto ciò è una vergogna.

Questa non è libera circolazione delle idee e del sapere: è pura genuflessione nei confronti dell'insurrezionalismo di matrice islamo-comunista.

GLI AUTONOMI CHIEDONO AL RETTORE SOLIDARIETA' PER UN FIANCHEGGIATORE DEL TERRORISMO

Sono appena venuta a conoscenza di un'ulteriore richiesta inquietante che i giovani autonomi hanno fatto al Rettore. E' stata infatti richiesta la solidarietà dell'Ateneo torinese nei confronti dell'arabo-israeliano M. Bakri (in questo caso è un "buono" anche è ha cittadinanza israeliana ed è evidente che non rientra nel novero degli israeliani da boicottare!).

Gli autonomi sostengono che il poveretto è perseguitato dagli israeliani per il suo film-verità "Jenin Jenin".

Il Rettore ha detto che sottoporrà la richiesta al Senato Accademico.

Dopo essermi documentata ho scritto al Rettore quanto segue:

"Gentile Rettore,

innanzi tutto è doveroso il mio ringraziamento per la serietà e il coraggio con cui ha risposto alle richieste del CUA.

Devo tuttavia ammettere che, questa mattina, aprire il quotidiano Torino Cronaca e vedere l'immagine di un giovane con il volto coperto da una keffiah sventolare una bandiera palestinese dalla balconata del Rettorato, mi ha riportato alla mente le immagini dei terroristi palestinesi affacciati al balcone dell'appartamento degli atleti israeliani in quelle terribili olimpiadi di Monaco 1972. E' stato sconfortante.

Mi permetto dunque di farLe presente che la richiesta di questi giovani, relativa all'appoggio che il Senato Accademico dovrebbe offrire al regista M. Bakri, rappresenta un'offesa al Senato Accademico stesso e a tuttol'Ateneo torinese.

Il film "Jenin, Jenin", di Mohammed Bakri, è infatti un falso comprovato. Lo ha ammesso lo stesso regista di fronte a un tribunale israeliano, ammettendo di aver falsificato alcune scene avendo ricevuto finanziamenti dall'Autorità Palestinese. Il film "Jenin, Jenin" accusa infatti i soldati dell'esercito d'Israele di una strage di civili MAI avvenuta, come è stato provato dall'ONU stesso.

E di fatti il canale satellitare franco-tedesco Artè, che pure lo aveva acquistato, si è successivamente rifiutato di mandarlo in onda.

Il regista non è "perseguitato" come afferma il CUA, ma deve difendersi dalla querela di cinque soldati israeliani che hanno combattuto a Jenin e i cui volti sono riconoscibili nelle sequenze del documentario che accusa i militari d’aver ucciso “un grande numero di civili”, mutilato corpi di palestinesi, eseguito esecuzioni a casaccio, bombardato donne bambini e disabili psico-fisici, e d’aver spianato l’intero campo profughi compresa un’ala del locale ospedale.

Ho appreso che il documentario non mostra nessuna immagine delle presunte atrocità, ma in alcune sequenze i volti dei soldati (che hanno querelato Bakri) vengono sovrapposti a presunte “testimonianze oculari” con la chiara indicazioni che essi sarebbero colpevoli di “crimini di guerra”. Ora però Bakri ammette d’aver “prestato fede” a testimonianze selezionate senza procedere a nessun controllo sulle informazioni che gli venivano fornite. “Ho creduto alle cose che mi venivano dette. Le cose a cui non ho creduto non sono state incluse nel film”, ha spiegato il regista.

Ad una domanda relativa alla scena del film in cui si lascia intendere che truppe israeliane siano passate con i loro mezzi sopra civili palestinesi, Bakri ha ammesso d’aver costruito la sequenza come sua propria “scelta artistica”.

Alla domanda se crede davvero che “durante le operazioni a Jenin soldati israeliani abbiano ucciso la gente in modo indiscriminato”, Bakri ha risposto “No, non lo credo”.

La parte forse più clamorosa della deposizione è giunta quando Bakri ha ammesso che il suo documentario, proiettato nei cinema di tutto il mondo, è stato finanziato dall’Autorità Palestinese, spiegando che “parte delle spese per il film sono state coperte da Yasser Abed Rabu, allora ministro palestinese per la cultura e l’informazione nonché membro del comitato esecutivo dell’Olp sotto la direzione dell’allora leader palestinese Yasser Arafat.

Nell’aprile del 2002 le truppe israeliane entrarono a Jenin nel quadro dell’Operazione Scudo Difensivo volta a fermare la sequela ormai quotidiana di attentati suicidi ad opera di Hamas, Jihad Islamica e Brigate Martiri di Al Aqsa.

Israele inviò unità di fanteria alla ricerca di terroristi casa per casa anziché colpire da lontano la “culla” degli attentatori: una scelta che costò la vita a 23 riservisti uccisi da imboscate, cecchini e trappole esplosive palestinesi. Subito dopo la fine dei combattimenti venne fatta circolare dalla dirigenza palestinese l’accusa che Israele avesse commesso un deliberato massacro a sangue freddo di più di 500 civili indifesi.

Successivamente è stato appurato che i morti palestinesi nei durissimi combattimenti erano stati 53, per la maggior parte armati. Resoconti di stampa, prove documentarie, indagini di enti governati, non governativi e di organizzazioni umanitarie hanno presto dimostrato che non aveva avuto luogo nessun massacro di civili.

Il film di Bakri mostra diversi “testimoni” che descrivono “brutalità” da parte delle Forze di Difesa israeliane, sostenendo che Israele avrebbe aggredito e ucciso “numerosissimi” palestinesi con carri armati, aerei e cecchini. L’autore tuttavia si guarda bene dall’indicare chiaramente quale dovrebbe essere, secondo lui, il numero esatto di palestinesi uccisi.

Nel frattempo un altro film, "The Road To Jenin” di Pierre Rehov, è giunto a smentire le accuse di Bakri.

Una di queste era che Israele avrebbe sparato undici missili contro l’ospedale di Jenin spianandone un’intera ala con tutti i pazienti all’interno, e che non avrebbe nemmeno permesso al personale di soccorso di accedere alla zona.

Il direttore dell’ospedale, dottor Mustafa Abo Gali, dice al pubblico del film di Bakri: “Tutta l’ala ovest è stata distrutta. Caccia militari lanciavano i loro missili ogni tre minuti”. Bakri non si prese la briga di controllare. Ma quando Rehov intervistò lo stesso dottor Gali per il suo film e si fece mostrare le dimensioni dei danni, tutto ciò che questi poté mostrare fu un modesto buco sull’esterno dell’ala ovest, completamente intatta. Rehov fornisce anche le immagini aeree dell’ospedale prese l’ultimo giorno della battaglia di Jenin in cui si vede che tutte le sezioni dell’edificio sono normalmente in piedi.

Circa l’accusa di Bakri per cui alle ambulanze non fu permesso di raggiungere la zona, il dottor David Zangen, capo ufficiale medico delle Forze di Difesa israeliane durante l’azione a Jenin, racconta a Rehov come i soldati israeliani hanno soccorso molti combattenti palestinesi feriti, compresi quelli di Hamas. Rehov mostra persino un soldato israeliano che autorizza Gali in persona a ricevere tutto il materiale medico di cui ha bisogno per il suo ospedale.

“Anche lo spettatore più distratto – ha scritto Tamar Sternthal, del Committee for Accuracy in Reporting in the Middle East – si accorgerebbe delle evidenti incongruenze delle presunte testimonianze su cui fa affidamento Bakri”. Bakri sostiene che i soldati avrebbero sparato a una mano di un inerme abitante palestinese, Ali Youssef, per poi sparargli anche alle gambe. Ma Rehov ha rintracciato Youssef e nel suo film rivela che questi venne ferito a una mano mentre stava dentro a un edificio insieme a terroristi armati di Hamas. Medici israeliani medicarono la ferita di Youssef, gli riscontrarono un difetto congenito al cuore e lo inviarono in Israele perché fosse curato nell’ospedale di Afula. Dalle cartelle cliniche dell’ospedale si rileva che Youssef non è mai stato ferito alle gambe.

Secondo Zangen, Bakri fa ampio ricorso a tecniche filmiche ingannevoli per creare il mito del massacro a freddo, cosa che ora Bakri ammette nella sua deposizione. Zangen cita ad esempio la scena di un tank che si dirige verso una folla. La scena quindi si oscura, lasciando la falsa impressione che quella gente sia stata uccisa. Inoltre Bakri, che in nessun momento della battaglia è stato sul posto a filmare, ingannevolmente giustappone le immagini di tank israeliani e quelle di tiratori scelti in posizione di tiro ad immagini di bambini palestinesi: altra circostanza ammessa da Bakri nella sua deposizione.

Alcune di queste immagini giustapposte includono i cinque soldati riservisti che hanno querelato l’autore davanti a un tribunale di Tel Aviv. I cinque accusano Bakri d’averli falsamente accusati di crimini di guerra e spiegano che, oltretutto, nella loro professione civile hanno frequenti contatti con palestinesi che ora potrebbero riconoscere i loro volti per averli visti nel diffamatorio documentario di Bakri, cosa che mette a repentaglio la loro attività professionale e la loro stessa vita.

Chiedo dunque al Senato Accademico e al Magnifico Rettore dell'Università di Torino di verificare le mie affermazioni e, dopo averlo fatto, di non prestare il fianco ai fiancheggiatori del terrorismo anti-israeliano.

Cordialità,

Daniela Santus"
Oggi a Torino Daniela Santus e Ugo Volli hanno protestato esibendo la bandiera israeliana

Un articolo di MAGDI ALLAM (Corriere della Sera, 21-2-2008)

Se nell’Italia democratica che ha istituzionalizzato la “Giornata della Memoria” e il cui capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si è spinto fino a dire “no all’antisemitismo anche se si traveste da antisionismo”, due docenti ebrei dell’Università di Torino hanno deciso di presentarsi oggi in aula avvolti nella bandiera israeliana per denunciare l’intolleranza e l’aggressività di cui sono oggetto per il loro esplicito sostegno a Israele, ebbene dobbiamo prendere atto che c’è un vuoto da colmare tra l’atteggiamento ufficiale e la realtà dei fatti. Se poi consideriamo il contesto che, soltanto nell’ultimo mese, ha registrato l’annullamento della visita dell’imam della Grande Moschea di Roma alla Sinagoga, il boicottaggio degli scrittori arabi alla Fiera del Libro di Torino per la presenza di Israele quale ospite d’onore e la pubblicazione di una lista di proscrizione di docenti ebrei e amici di Israele, ebbene dobbiamo ammettere che l’antiebraismo e l’anti-israelismo sono tratti salienti nella vita religiosa, culturale e accademica del nostro Paese.
La storia di Daniela Santus, docente di Geografia culturale Geografia dei Paesi mediterranei, e di Ugo Volli, docente di Semiotica , coniuga il pregiudizio specifico nei confronti degli ebrei e di Israele con il male ideologico dell’intolleranza e della violenza diffuso nelle nostre università. E di cui si tende ad addossarne la responsabilità principale, se non esclusiva, a una “minoranza”. Come è il caso del sedicente “Collettivo universitario autonomo” che, in un suo comunicato del 9 maggio 2005, diceva: “A Ugo Volli e Daniela Santus: siete degli incompetenti, perché confondete la critica al sionismo con l’antisemitismo. Se non è incompetenza è malafede, perché cerca di farsi vergognosamente scudo di una strumentalizzazione della memoria storica sul genocidio nazista per fomentare il genocidio a danno della popolazione palestinese”. Sempre a Israele viene addebitata una “politica di sterminio e di persecuzione razziale”, nonché il “terrorismo creato, praticato e organizzato scientificamente dallo stato sionista”.
La persecuzione verbale nei confronti della Santus, che ha ricevuto anche una minaccia di morte per le sue simpatie nei confronti di Gianfranco Fini, è riesplosa due giorni fa con la distribuzione all’università di un dossier di una ventina di pagine a cura del “Collettivo universitario autonomo” comprendente, tra l’altro, anche una lettera della Santus al rettore e al preside della Facoltà di Lingue che avrebbe dovuto restare riservata. Di qui la decisione di raccogliere la sfida e uscire allo scoperto denunciando con un gesto simbolico questo clima esasperato di intimidazioni.
A questo punto si impongono due domande: come è possibile che questa “minoranza” aggressiva e violenta, tra cui figurano giovani che nulla hanno a che fare con l’università, disponga di spazi fisici e di risorse operative a Torino, ma è lo stesso anche a Roma e altrove, per perpetrare questo comportamento arbitrario? Come è possibile che il Rettorato consenta ciò nel nome di una equivoca interpretazione della libertà che di fatto è una sottomissione ai violenti?
La seconda domanda: siamo proprio certi che si tratti di una “minoranza cattiva” che sta in mezzo a una “maggioranza buona”? Si era detto lo stesso per i 67 docenti e per il centinaio di studenti della Sapienza che sono riusciti ad annullare la visita del Papa. Poi abbiamo scoperto che i 67 sono diventati circa 1500 e che le adesioni al “no al Papa” crescono. Ebbene la verità è che non c’è solo il bianco e il nero ma c’è una vasta area grigia fatta di collusione ideologica, di reticenza e di opportunismo. Spiace a dirlo ma se ci fosse una “maggioranza buona” non avrebbe permesso il boicottaggio del Papa e la persecuzione dei docenti ebrei.

Magdi Allam, Corriere della Sera, 21 febbraio 2008
FIERA DEL LIBRO: bandiere israeliane davanti al Lingotto
AGI) - Torino, 8 mag. - Alcune bandiere israeliane sventolano davanti a Lingotto Fiere di Torino dove si apre oggi la Fiera del Libro, in una edizione caratterizzata dalle polemiche e dalle tensioni per la scelta di Israele come paese ospite della rassegna. Le bandiere sono sventolate da alcuni esponenti politici e della societa' civile che si dichiarano "amici di Israele". Tra loro, Fiamma Nirenstein, Luca Barbareschi, la docente universitaria Daniela Santus e il presidente provinciale di Alleanza nazionale Agostino Ghiglia. "E' un momento di grande gioia - ha detto Fiamma Nirenstein (Pdl) - non dobbiamo lasciare che ombre di un dissenso violento e insensato turbino una festa di liberta' e cultura". "Israele e' un paese dove c'e' liberta' di espressione - ha dichiarato Luca Barbareschi - e' un esempio grandissimo di democrazia. Non mi sembra ci sia la stessa democrazia nello Stato Palestinese e nei paesi dove c'e' il fondamentalismo islamico che ha creato cose che vanno dall'infibulazione al lavaggio del cervello ai bambini a cui viene insegnato a saltare in aria". Agostino Ghiglia ha spiegato che si trova al Lingotto con la bandiera di Israele per "ribadire l'assoluta legittimita' della scelta di dedicare ad Israele la Fiera del Libro". L'area del Lingotto e' controllata da un imponente schieramento di forze dell'ordine.
Ingente il flusso di visitatori che hanno gia' creato le prime code alla biglietteria.
TORINO: pochi, maledetti ed entusiasti (di A. Bellantone)
8 Maggio 2008

Alle nove e trenta del mattino gli amici di Israele sono già di fronte al Lingotto. Un pugno: quando si dice pochi, ma buoni. Daniela Santus, determinata docente dell'ateneo torinese, capeggia il drappello. Le bandiere sono ancora avvolte, ma presto sventoleranno. In barba ai divieti pelosi di funzionari che tutelano il diritto di espressione solo se l'espressione arriva da sinistra.


Quando arriva Fiamma Nirenstein, subito seguita da Giorgio La Malfa, Margherita Boniver, Luca Barbareschi, gli sguardi si fanno meno disperati. Per qualche decina di minuti si era temuto il peggio, il flop. Ma all'apertura delle bandiere israeliane l'entusiasmo arriva subito, tanta gente si avvicina, i giornalisti corrono a fiutare la notizia.


Poi arrivano i rinforzi, da Roma e altre parti d'Italia, che non trasformano il picchetto in un’adunata, ma lo ingrassano quanto basta per sentirsi meno soli. Di fronte al Lingotto sventolano, splendide, le bandiere italiane con quelle israeliane: segno di un'amicizia che tocca in modo nuovo il cuore di tanti italiani, non solo ebrei, non solo di destra.


Anita Friedman, di 'Appuntamento a Gerusalemme', scende di fretta da un taxi che l'aveva fatta ritardare e si avvolge anche lei nella bandiera, come tanti altri manifestanti. Gente coraggiosa, che si è trovata insieme quasi per caso, indifferente alle minacce della sinistra estrema torinese, aggressiva e abituata a praticare un'intolleranza impunita.


Ma ormai il panorama dell'antisionismo, presidiato a Palazzo Nuovo da qualche residuo ancestrale di ideologia sessantottina, è solo deprimente. Ha perso la sua battaglia culturale. A dimostrarlo non sono tanto le decine di amici di Israele ammanatati con bandiere bianche e azzurre, ma le centinaia di persone che all'interno della Fiera applaudono l'ambasciatore israeliano e festeggiano spontaneamente Israele. Spettacolo inedito, che ormai sta diventando usuale in ogni parte d’Italia.


In tarda mattinata arrivano, spelacchiati come dei reduci, i militanti di Free Palestine. Sembrano stravolti, assonnati. Come chi sia appena uscito da un'allucinazione o non si sia ancora risvegliato del tutto da un lungo sonno del meriggiare. Ma ormai il giorno è passato: il tramonto è alle porte. Israele trionfa, i boicotaggi no.
IL CONIGLIO "MANGIA EBREI"
Leggo su www.israele.net:

Dopo la “morte” del pupazzo “Farfur” dall’aspetto di Topolino per mano di uno spietato militare israeliano, la trasmissione per bambini “Pionieri di domani” della tv di Hamas ha recentemente introdotto un nuovo personaggio animato, dall’aspetto di un grande coniglio che proclama: “Divorerò gli ebrei”.
Secondo il Daily Mail di mercoledì, l’emittente controllata da Hamas nella striscia di Gaza ha fatto comparire nella trasmissione per bambini il coniglio “Assud”, dicendo che è riuscito a entrare clandestinamente dall’Egitto dopo che è stata sfondata la barriera di frontiera.
In un precedente episodio del giugno 2007, Farfur, il Topolino di Hamas che invocava attentati terroristici contro gli ebrei, era stato picchiato a morte da un militare israeliano. Gli era subentrata l’ape “Nahul”, fatta poi drammaticamente morire, in un successivo episodio della trasmissione per bambini, per l’impossibilità di ricoverarla in ospedale a causa dell’assedio israeliano.
La tv di Hamas venne severamente criticata un po’ in tutto il mondo per queste forme di indottrinamento dei bambini all’odio, ed anche minacciata di querela dalla Disney per il plagio dei personaggi.
Ora, nel nuovo episodio, il coniglio Assud, dopo aver appreso della morte “da martire” del fratello Nahul, dice alla giovanissima conduttrice Saraa: “Tutti noi siamo aspiranti martiri, vero Saraa? Noi sacrificheremo le nostre anime e tutto ciò che abbiamo per la nostra terra patria”. Saraa risponde: “Noi libereremo [la moschea di Gerusalemme] al-Aqsa dalla sozzura dei sionisti”. E Assud conclude: “Io Assud farò piazza pulita degli ebrei e li divorerò, ad Allah piacendo”.
L’episodio termina con una canzoncina che recita: “Non riconosceremo mai Israele fino a quando avremo liberato la terra patria dalla sozzura sionista”.

Più sotto il link al video:

http://www.memritv.org/clip/en/1679.htm

Buona visione,
Daniela Santus
CONIGLIO MANGIA EBREI
Dalla tv palestinese per i più piccini
www.memritv.org/clip/en/1679.htm
INFORMAZIONE CORRETTA
L'altra faccia dei media
www.informazionecorretta.com
LA VOLONTA' DI DISTRUGGERE ISRAELE
Bruciare le bandiere, confondere la realtà...contro Israele, secondo alcuni, tutto è lecito.
Insegnare l'odio ai bambini, mistificare le carte geografiche per inculcare opinioni errate...contro Israele, per alcuni, tutto è lecito.
L'antisemitismo non ha colore politico né confini...contro Israele, per alcuni, tutto è lecito.
Israele è colpita quotidianamente, in modo incessante, da razzi Qassam e missili Katyusciot a nord e a sud...ma contro Israele, per alcuni, tutto è lecito.
VISITATORE: